Noi sostammo presso quella del nº 6 a contemplare il piano di S.
Niccolò, in fondo al quale si scernevano gli spaziosi andirivieni del
passo detto la _Scala_, che fra le rocce solcate dal lavoro delle mine
mette alla sommità del monte; inoltre sei ordini di allineati pilastri,
uno a cavaliere dell'altro per assicurare la via alle carrozze; ed
abbondanti acque, che spumeggiando in allegre cascate, per acconce
petrose docce giù scendono, imprimendo nell'aria una dolce festività.
Quelle acque con dolce mormorio qua e là si perdevano entro bacini di
grotticelle, e, dove altri meno immaginava, con vividi getti riuscivano
luccicanti fra 'l musco e le piante, quasi lavorii di argento in
filigrana fra lo splendore degli smeraldi; ed accolte insieme andavano
ad ingrossare la Cenisia, che, precipitando anch'essa in sonante
cascata a sinistra della _Scala_, scorre alle falde dell'orrida
montagna detta il _Palazzo Madama_, e varcato il piano di S. Niccolò,
abbandona la nostra via per nascondersi nella valle della _Ferriera_,
e alfine irrigati i campi della _Novalesa_, di sotto alla Brunetta,
lasciato il proprio nome, va a mescolarsi nelle acque della Dora.
Il Botta dice che le acque della Cenisia sono di colore cinereo; a me
invece ed all'amico Norberto parvero così limpide, che ci fecero col
Petrarca esclamare:
Chiare, fresche e dolci acque!