Giorno per me gratissimo fu pur quello in cui salii la prima volta il
Moncenisio.
Norberto Rosa (14 agosto 1854) in una carrozzetta a tre cavalli
cortesemente mi accompagnò alle vette dell'ardua montagna, mentre i
primi albori indoravano le rovine della Brunetta e scintillavano nelle
acque del torrente Cenisia, che a destra romoreggiava per le valli di
Venaus e della Novalesa.
Quanto più guadagnavamo della salita, più vivamente ci percoteva
l'aria delle Alpi, e un vento del nord fischiando fra le selve dei
castagni e dei pini, e sollevando la polvere, scemava la dolcezza che
si suole provare nel salire gli alti monti nella stagione estiva. Fra
i buffi del vento toccammo diversi villaggi; Giaglione che ricorda
scene di fattucchiere, Molaretto che ha ne' suoi macigni una galleria
per ricoverare il viaggiatore nelle traversìe del verno, e quello di
Bar attergato ad una balza folta di pini silvestri e lieta di due
pittoresche cascate di acque.
Lungo la via e su per le rupi si vedono in gran numero pilastri di
legno e di pietra posti lì ad impedire disastri; e casette di ricovero
distinte da numeri, date gratuitamente dal Governo ai cantonieri, con
obbligo di dimorarvi con provvigioni, e vegliare alla sicurezza del
cammino.