Le campane della vecchia cattedrale di S. Giusto squillavano a festa
(22 maggio 1854), e Monsignor Vescovo in abito pontificale usciva di
chiesa, circondato dai canonici del Capitolo e con lungo seguito di
cherici e divoti.
Suonava a distesa la campana del Comune, e dal palazzo civico movevano
il sindaco e i consiglieri, preceduti dal mazziere e seguiti dal
banditore con dietro le spalle a tracolla lo stemma gentilizio di Susa,
rappresentante due torri con attorno le famose parole _in flammis
probatus amor_, che ricordano gli incendi del Barbarossa e la concordia
dei Susini nel riedificare la smantellata loro patria.
Rullavano i tamburi della guardia nazionale, e indi a poco i militi
cittadini si mostravano schierati in bella ordinanza, preceduti dalle
musiche, che spandevano liete armonie per le strade e per le piazze
frequenti di popolo non pur della città e dei dintorni, ma delle più
rimote parti della provincia.