Seguendo sul territorio di Gravere il corso del torrente Gelassa
(memorabile per lo scontro avvenutovi il dì dell'Ascensione del 1800
fra le milizie austro-sarde e i soldati di Bonaparte, che sotto il
comando del generale Taureau calavano dall'alto Delfinato, mentre
il grosso esercito valicava il San-Bernardo), fatte dal Monginevra
sedici miglia, rientrai lieto e ricco di memorie nella regale città
di Cozio, e tosto corsi a salutare l'arguto poeta delle Alpi, il
caro Norberto Rosa, forte con lui rammaricandomi, che una valle così
illustre per guerre e per paci gloriose, così poetica per tremende e
pietose istorie, una valle così simpatica per la maestà de' suoi monti
e delle foreste, per la varietà de' colli, la vivace e cortese indole
degli abitanti, come questa dell'alta Dora, sia corsa e visitata così
poco da chi cerca acque fresche, aure soavi, ameni luoghi e salubri
nelle estive pellegrinazioni. Colpa forse del non trovarvisi, neppure
nei villaggi più frequenti di commercio, in bene acconce locande e
altri luoghi di tal fatta, quei conforti, che oggimai sono diventati
necessità della vita.
La quale cosa io ho voluto toccare con quel singolare affetto che
il pellegrino porta ai luoghi che visita, acciocchè provvedano per
avventura al difetto coloro che al proprio interesse e a quel della
patria intendono.
Addio, intanto, o amenissima valle! Addio, o gioghi del Monginevra e
del Chiabertone! castelli di Cesana e di Exilles, e voi, memorande
secolari piante di Oulx, e voi ridenti vigneti di Chiomonte e di
Gravere, abbiatevi il mio affettuoso addio qui in Susa, dalle sponde
della Dora, che fra noi nasce e discorre portando vita perenne, e che
io accompagnerò con religioso amore fin là dove si disposa al regale
Eridano.