Fatte da Exilles due miglia di piacevole cammino, giunsi all'allegro
Chiomonte (_caput montis_), bel paese di due mila abitanti, sulla riva
destra della Dora, coronato di eccellenti vigneti, che, in ispezie
quelli della collina meridionale, danno vini squisiti.
S'incontrano ad ogni passo i tralci delle viti, che serpeggiano su
per le pareti delle case, e vi si avviticchiano intorno alle mura;
qua densi pergolati ne ombreggiano la via, colà a modo di tappezzerie
pendono pampinose ghirlande dai tetti e dalle finestre. Insomma
Chiomonte è la festa delle vendemmie, dove Redi e Meli, questi due
poeti dei baccanali di Toscana e di Sicilia, avrebbero facilmente
trovato da aggiungere qualche nuova pagina ai loro celebrati ditirambi.
Sui gioghi vicini sorgono noci e castagni di smisurata grandezza, e
sulle più alte cime veggonsi folte selve di abeti e larici, nido ai
camosci, desiderio ai cacciatori. Presso l'Assietta vi hanno due laghi;
e diversi torrenti mettono foce nella Dora.
Uscito di Chiomonte per avviarti alla vicina Susa, ti si fanno innanzi
a destra due picchi di montagna, dalle cui vette si vede la valle di
Fenestrelle, e a sinistra _Giaglione_, cogli annosi castagni. Indi
si passa pel villaggio _Gravere_, e quivi alpestri spelonche mettono
nell'animo sublime orrore; ed il torrente _Gelassa_ romoreggiando
ricorda i danni che cagionò co' suoi straripamenti, ed ora arginato
da robuste muraglie scorre sino a Susa e va a mescolarsi con le acque
della nostra Dora.