In sul mezzo del passato secolo, il trattato di Aquisgrana
rappacificava l'Europa tant'anni travagliata dalla guerra per la
successione al trono di Spagna.
«I popoli respiravano, ma tutti dicevano che non portava il pregio che
si spandesse tanto danaro, si spargesse tanto sangue, si accumulassero
tanti dolori per lasciare poi le cose ad un dipresso com'erano prima.
Ma i popoli non avvertivano (avverte il Botta[4], da cui togliamo
queste giudiziose parole), che quando s'infiammano gli sdegni
guerreschi, e' non si calmano se non dopo le solite evacuazioni.»
Checchè sia di ciò, certa cosa è, come nota acconciamente il Denina[5],
che la vittoria riportata dai Piemontesi sui Francesi al colle
dell'Assietta, e la risoluzione di Carlo Emanuele di ricevere in isposa
di Vittorio Amedeo Duca di Savoia la primogenita delle infanti di
Spagna, conferirono molto al riassetto delle condizioni d'Europa.
Ed ecco in quali contingenze e sotto quali auspici l'abate Regis dettò
questa epigrafe:
HAC IN PROVINCIA
BELLUM VICTORIA PEREGIT
PACEM HYMENÆUS PERENNEM
AUSPICATUR
ANNO MDCCL.
Nelle quali brevi parole sono maestrevolmente toccati i quattro
importanti avvenimenti che alla posterità volevano essere ricordati.
_Bellum Victoria peregit._--La gloriosa giornata dell'Assietta che fe'
cessar le armi.
_Pacem hymenæus perennem._--L'imparentarsi delle corti di Spagna e di
Piemonte che suggellò la pace d'Europa.
Se non che l'abate Regis, se fu buono epigrafista, fu però cattivo
profeta.
Strana coincidenza! Nel vestibolo del già ricordato civico palazzo
di Susa, di riscontro appunto alla lapide del Regis, se ne conserva
un'altra, nella quale la città di Susa, memore forse di essere stata
la sede del Re Cozio e della Contessa Adelaide, così si esprime a nome
di tutto il Piemonte:
LA NAZION PIEMONTESE
DEBITRICE DELLA SUA LIBERTA'
ALLA REPUBBLICA FRANCESE
LE GIURA
SUA ETERNA RICONOSCENZA
LI 16 FRIM. AN. VII. REP. I DELLA LIB. PIEM.
Tanto è! Si sperò che il trattato di Aquisgrana e l'augusto imeneo
festeggiato nella Pieve d'Oulx sarebbero stati auspici di una pace
perpetua, _pacem perennem_!
A mostrare quanto siano corti gli intendimenti umani, ecco sopravvenire
in meno di mezzo secolo la rivoluzione francese, che abbattendo troni,
lacerando trattati e creando repubbliche, non lascia sussistere di
tanti vaticinii che la fallace epigrafe ed il ramoso tiglio al cui
rezzo io meditai e scrissi.
O vecchi Ulciesi! venite a riposare le stanche membra all'ombra del
caro tiglio.
O giovanetti e giovanette Ulciesi! venite ad intrecciar caròle intorno
al mio tiglio, e inaffiatene il ceppo e coronatene i rami colle vostre
mani: imperciocchè il tiglio secolare della deserta Pieve di S.
Lorenzo, ben più che una pianta, è un volume di storia patria.