XII.

In sul mezzo del passato secolo, il trattato di Aquisgrana

rappacificava l'Europa tant'anni travagliata dalla guerra per la

successione al trono di Spagna.

«I popoli respiravano, ma tutti dicevano che non portava il pregio che

si spandesse tanto danaro, si spargesse tanto sangue, si accumulassero

tanti dolori per lasciare poi le cose ad un dipresso com'erano prima.

Ma i popoli non avvertivano (avverte il Botta[4], da cui togliamo

queste giudiziose parole), che quando s'infiammano gli sdegni

guerreschi, e' non si calmano se non dopo le solite evacuazioni.»

Checchè sia di ciò, certa cosa è, come nota acconciamente il Denina[5],

che la vittoria riportata dai Piemontesi sui Francesi al colle

dell'Assietta, e la risoluzione di Carlo Emanuele di ricevere in isposa

di Vittorio Amedeo Duca di Savoia la primogenita delle infanti di

Spagna, conferirono molto al riassetto delle condizioni d'Europa.

Ed ecco in quali contingenze e sotto quali auspici l'abate Regis dettò

questa epigrafe:

HAC IN PROVINCIA

BELLUM VICTORIA PEREGIT

PACEM HYMENÆUS PERENNEM

AUSPICATUR

ANNO MDCCL.

Nelle quali brevi parole sono maestrevolmente toccati i quattro

importanti avvenimenti che alla posterità volevano essere ricordati.

_Bellum Victoria peregit._--La gloriosa giornata dell'Assietta che fe'

cessar le armi.

_Pacem hymenæus perennem._--L'imparentarsi delle corti di Spagna e di

Piemonte che suggellò la pace d'Europa.

Se non che l'abate Regis, se fu buono epigrafista, fu però cattivo

profeta.

Strana coincidenza! Nel vestibolo del già ricordato civico palazzo

di Susa, di riscontro appunto alla lapide del Regis, se ne conserva

un'altra, nella quale la città di Susa, memore forse di essere stata

la sede del Re Cozio e della Contessa Adelaide, così si esprime a nome

di tutto il Piemonte:

LA NAZION PIEMONTESE

DEBITRICE DELLA SUA LIBERTA'

ALLA REPUBBLICA FRANCESE

LE GIURA

SUA ETERNA RICONOSCENZA

LI 16 FRIM. AN. VII. REP. I DELLA LIB. PIEM.

Tanto è! Si sperò che il trattato di Aquisgrana e l'augusto imeneo

festeggiato nella Pieve d'Oulx sarebbero stati auspici di una pace

perpetua, _pacem perennem_!

A mostrare quanto siano corti gli intendimenti umani, ecco sopravvenire

in meno di mezzo secolo la rivoluzione francese, che abbattendo troni,

lacerando trattati e creando repubbliche, non lascia sussistere di

tanti vaticinii che la fallace epigrafe ed il ramoso tiglio al cui

rezzo io meditai e scrissi.

O vecchi Ulciesi! venite a riposare le stanche membra all'ombra del

caro tiglio.

O giovanetti e giovanette Ulciesi! venite ad intrecciar caròle intorno

al mio tiglio, e inaffiatene il ceppo e coronatene i rami colle vostre

mani: imperciocchè il tiglio secolare della deserta Pieve di S.

Lorenzo, ben più che una pianta, è un volume di storia patria.

La Dora · 第 30 / 267 题