_ANTONIO dal fondo con mazza e cappello. DETTI._
GOLD. — E allora, caro Balletti, bisogna che ti contenti di un lettuccio
fatto sulle seggiole.
ANT. — Caro zio, è impossibile: non c'è altre materassa che quelle
necessarie ai nostri letti. Buon giorno a tutti.
GOLD. — Senti, caro Tonino, per pochi giorni...
ANT. — Anche Paolo Bernardi l'avevi ospitato per un giorno e poi è
rimasto a tuo carico per mesi e mesi!
GOLD. — Spero non mi vorrai rimproverare una buona azione!
ANT. — Voglio risparmiarti il dolore di doverlo licenziare domattina.
GOLD. — Domattina? Non potrei invitarlo a desinare con me?
ANT. — La vita è troppo cara!
GOLD. — Ed è quando la vita è troppo cara che io devo respingere un
infelice?
ANT. — Quando non se n'ha più per sè!
GOLD. — Ah!
ANT. — Perdonami se ti do questo dolore... ma per risparmiartelo non
sarebbe bastato che io mi fossi privato d'ogni cosa per darla a lui,
sull'onor mio! _(esce dalla destra)_
NICOL. — Povero Antonio!
GOLD. — Povero Balletti! Povero Goldoni!
BALL. _(commosso)_. — No, Carlo, non ti crucciare... Benchè vecchio... e
idiota... so come farla finita e subito! Sì, vado al Palazzo Reale... al
convegno di tutti i disordini, per gridarvi con quanta voce ho in petto
che sono stati sei Re di Francia che hanno protetto i comici italiani...
GLI ALTRI _(con preghiera)_. — Balletti!
BALL. _(seguitando)_. — È stato un Re di Francia che ha protetto il
primo poeta comico dell'Italia... Viva dunque il Re di Francia!
GLI ALTRI _(affollandoglisi attorno)_. — Per carità!