GOLD. — Ho capito, anche una recita! che cari matti! _(seggono tutti)_

ARLEC. _(uscito fuori dai paraventi e inchinatosi)_. — Cittadine belle

ed amabili sempre, e cittadini... amabili... qualche volta e belli... io

ho l'onore di annunziarvi quale capocomico — molto comico e niente capo

— delle principali maschere dell'antica commedia dell'arte, non meno

ragguardevoli per l'abilità — modestia a parte — quanto per la nobiltà

di ventidue secoli, tutte proprietarie..... d'una infinità di generi

brighelleschi tanto d'entrata che d'uscita — che non pagano dazio — che

avremo l'onore di recitare colle principali maschere prima un prologo di

nostra composizione e poi, senza papere e senza suggeritore, la commedia

di Carlo Goldoni _Il Burbero benefico_, per rendere il maggior omaggio

possibile al principe dei poeti comici italiani, al riformatore

immortale delle nostre scene.

GLI ALTRI _(meno Goldoni)_. — Bravi! Bravi!

GOLD. — O quante sorprese!

NICOL. — Che buoni amici!

ARLEC. — Quanto ai costumi, si sa, in tempo di rivoluzione si tira via e

le migliori intenzioni se ne vanno troppo sovente a monte..... di pietà;

ma, in un'epoca così sbracata, loro sono ormai avvezzi a non badare

troppo al sottile. _(apre i paraventi, ripiegandoli in modo che il primo

serva di quinta alla porta al proscenio a sinistra, e l'altro copra il

pianoforte)_ La scena rappresenta al vivo, come vedete, la città di

Venezia: di qua a sinistra, il palazzo ducale tutto duro come un marmo,

e così vero, che pare dipinto. Lì accosto, San Marco, che si metterebbe

sotto una campana di vetro, tant'è meraviglioso e originale..... Lei di

lì non lo vede... e neanche più in là... e glielo dico in segreto il

perchè: San Marco, modesto, sa che siamo in tempi di rivoluzione e per

timore di essere confuso colla gente che si fa avanti, preferisce di

starsene indietro... bel caso! Poi la torre dell'orologio e le

Procuratie... Qui Marco e Todero; dinnanzi il mare infinito; bucintori,

gondole, peote e barche rotte — che sono giusto le meglio dipinte. Ora

do il segnale per la sinfonia.

GOLD. — Anche la sinfonia?

ARLEC. — Diamine, un capocomico che rispetta l'arte!... Ma, stante il

gran concorso, ho messo i suonatori fra le quinte, violini e violoni,

tube e catube, fagotti, corni e pifferi, speriamo senza ritorno, ma

tutti al vostro servizio.

NICOL. — Ma non vedo gli istrumenti.

ARLEC. — Oh gli istrumenti... si ommettono per brevità; ma non ci

perderete nulla, anzi! La sinfonia, per il gradimento universale della

musica e la fortunata allusione del titolo, è quella di _Giannina e

Bernardone_ _(s'inchina a Carlo e Nicoletta)_ Ora giù il sipario... cioè

no, niente sipario... se il sipario non va nè su, nè giù, ma che non lo

sappia neanche l'aria, sopratutto l'aria che potrebbe averselo a male, è

soltanto per risparmiare all'illustre poeta ed alla gentile udienza un

raffreddore, col quale, inchinandomi, ho il piacere di lasciarvi!

(S'inchina verso tre parti e poi sparisce dietro il

paravento che ha alla sua destra)

Gli ultimi giorni di Goldoni Le Commedie, vol. 1 · 第 37 / 97 题