_Detti_, NILS LYKKE _e_ SOLDATI.
LYKKE. Egli è salvo. Io ho l’assentimento di Jens Bielke! Signora
Jnger, sappiate...
JNGER. Silenzio, dico. Udite il tumulto? (dalla camera a sinistra
s’intona un salmo dei morti) Adesso s’avanza il corteggio
dell’incoronamento. Quanta gente! Tutti s’inchinano davanti alla madre
del re. Sì, sì, essa ha pur lottato pel suo figliuolo, così a lungo,
che le sue mani son diventate rosse di sangue. Dove sono le mie figlie?
Non le vedo.
LYKKE. In nome di Dio, che cosa è qui accaduto?
JNGER. Mie figlie, mie adorate figlie! Io non le ho più, me ne era
rimasta una e l’ho perduta, quando volle andare al talamo. Il cadavere
di Lucia riposa colà. Non v’era posto per due.
LYKKE. Ah! siamo dunque a questo punto! La vendetta del signore mi ha
colpito!
JNGER. Lo vedete? Vedete, vedete! Ecco il re. Esso è il figlio di Jnger
Gyldenlöve! Lo riconosco alla corona, all’anello di Steno Sture ch’egli
porta al collo. Ei s’avvicina. Presto lo stringeranno le mie braccia.
Ah, ah!... Chi trionfa Dio ovvero io?