JNGER. (viene dal mezzo freddamente) Vi presento i miei saluti, signor
ambasciatore.
LYKKE. (s’inchina profondamente) Ah! La signora di Östrot!
JNGER. E i miei ringraziamenti per avermi annunciata la vostra visita.
LYKKE. Niente di più del mio dovere. Aveva ben ragione di credere che
la mia venuta vi avrebbe sorpresa.
JNGER. In verità, signor ambasciatore, non avete sbagliato. Non avrei
mai pensato d’aver l’onore di ospitare il sig. Nils Lykke.
LYKKE. E ancora meno che venissi come amico.
JNGER. Come amico? Voi aggiungete anche lo scherno alla vergogna, e
alla miseria, che avete accumulata sulla mia casa! Dopo avermi portato
nella tomba una bambina, osate ancora...?
LYKKE. Perdonate signora Jnger, su questo punto non saremo mai
d’accordo. Voi non considerate ciò che io ho perduto in quella
disgraziata occasione. Le mie intenzioni erano oneste. Io era stanco
della vita disordinata. Io aveva già più di 30 anni e desiderava una
buona e cara moglie; a ciò aggiungete la speranza sulla fortuna di
diventare vostro genero.
JNGER. Siate cauto, signor ambasciatore. Io ho taciuto su ciò che
accadde a mia figlia, ma non crediate che mi sia ignoto nulla. Verrà
forse l’occasione...
LYKKE. Vi avevo offerto la mia mano per un accordo. Voi rifiutaste
d’accettarla e adesso volete fra noi guerra aperta, l’intendete proprio
così?
JNGER. Non ho mai saputo, che sia stato altrimenti prima.
LYKKE. Da parte vostra forse, ma io non sono stato mai vostro nemico.
Quantunque come suddito del re di Danimarca, avessi avuto le mie buone
ragioni.
JNGER. Capisco, io non sono stata abbastanza sottomessa. Non è andato
come desideravate, che io passassi nel vostro campo; ma mi sembra
che voi non avete da lagnarvi di me. Il marito di mia figlia Merete
è vostro compatriota. Più in là non posso andare. La mia posizione è
difficile, Nils Lykke.
LYKKE. Comprendo benissimo. La nobiltà, il popolo credono di avere
delle pretese su voi, pretese che voi non avete soddisfatte che a metà.
JNGER. Scusate signore, io non rendo conto delle mie azioni che a Dio
ed a me stessa. Se vi piace, ditemi che cosa vi conduce.
LYKKE. Subito, signora Jnger. Lo scopo della mia visita non vi può
essere sconosciuto.
JNGER. Io so che compito dovete adempiere. È di grande importanza per
voi l’aver notizie della nobiltà norvegese.
LYKKE. Certo.
JNGER. E per questo venite ad Östrot?
LYKKE. In parte sì. Ma io non vengo per esigere un assentimento da voi.
JNGER. Ebbene?
LYKKE. Ascoltatemi signora Jnger. Voi dicevate or ora che la vostra
posizione è difficile. Voi siete tra due campi nemici, che osano
fidarsi soltanto a metà di voi. Il vostro interesse personale vi lega
necessariamente a noi. D’altra parte siete legata ai malcontenti come
compatriota e forse anche per altre secrete convenzioni.
JNGER. (piano) Secrete convenzioni? Dio! Dovesse egli?...
LYKKE. (vede le sue mosse ed aggiunge con calma) Voi vedete benissimo
che questa posizione non può più durare. Mettete il caso che sia in mio
potere di liberarvi da questa posizione che...
JNGER. In vostro potere, dite?
LYKKE. Prima di tutto signora Jnger, vi prego di non dar importanza
alle parole che vi ho detto, su ciò che riguarda noi due personalmente.
Non crediate che io trascuri un momento il debito che ho verso di voi.
Fu sempre mia intenzione di rimediare all’offesa che vi ho fatta.
JNGER. Spiegatevi esattamente signor ambasciatore, adesso non vi
capisco.
LYKKE. Forse non mi sbaglio, supponendo che vi inquietino le rivolte
che minacciano la Svezia. Voi sapete o l’immaginerete in ogni caso, che
queste rivolte hanno uno scopo più grande, di quello che in generale
s’attribuisce; e voi capirete che il nostro re non può vedere questo
tranquillamente; se tali fatti non cessano... Non è vero?
JNGER. Continuate.
LYKKE. (pensando dopo una breve pausa) Può darsi il caso che il trono
di Gustavo sia in pericolo.
JNGER. (piano) A che vuol venire?
LYKKE. Il caso stesso, che si trovi in Svezia un uomo capace di
sollevare il popolo contro il sovrano.....
JNGER. (indietreggia) La nobiltà svedese è tanto avvilita e degradata
quanto la nostra sig. ambasciatore!... Dove volete andare a cercare...
LYKKE. (sorridendo) Cercare? L’uomo è trovato.
JNGER. Ah! già trovato?
LYKKE. Ed egli è vicino a voi, nobile signora, sebbene i vostri
pensieri non possano cadere su lui. (la guarda impassibile) Il defunto
conte Sture aveva lasciato un figlio.
JNGER. (con un grido) Dio mio, come lo sapete voi?
LYKKE. Calmatevi, nobile signora, lasciatemi finire. Questo giovane
signore ha vissuto fin qui nascosto presso sua madre, la vedova di
Steno Sture.
JNGER. (c. s.) Presso? Ah! sì — sì — certo!
LYKKE. Ora è entrato in azione. In Dalekarlia si è atteggiato a capo
dei contadini. I suoi fatti crescono ogni giorno, e — come voi forse
saprete, essi trovano partigiani nel popolo.
JNGER. (rimettendosi) Signor ambasciatore, voi richiamate tutte queste
cose, sapendo benissimo che io le so. A che scopo lo fate voi? Non lo
so e non voglio saperlo. La mia intenzione è di vivere tranquilla nei
miei possessi; io non stimo i seminatori di discordie, dunque se avete
la mente a ciò, vi prego di renunziarvi.
LYKKE. (impazientito) Vorrete restare estranea ed inoperosa se io
pensassi di parteggiare per voi?
JNGER. Come vi posso capire?
LYKKE. Non avete dunque compreso su che cosa si aggira il mio discorso?
Ebbene, vi dirò tutto apertamente. Sappiate dunque che il re ed il suo
ministro hanno compreso che noi non possiamo essere sicuri in Norvegia,
finchè nobiltà e popolo continuano nelle ribellioni. Abbiamo capito che
questi sarebbero più volentieri alleati che sudditi forzati e noi non
desideriamo di meglio, che sciogliere questo legame, che in fondo ci
opprime come voi. Ma voi riconoscerete facilmente che il sentimento dei
Norvegesi per un tal passo dà molto da pensare — finchè non avremo un
appoggio sicuro.
JNGER. E questo appoggio?
LYKKE. Prima di tutto bisogna cercarlo in Svezia. Ma là non può
succedere finchè governa Gustavo Wasa. Perchè il suo conto colla
Danimarca non è finito e non lo sarà mai. Ma un nuovo re di Svezia
che avesse l’appoggio del popolo e la corona della Danimarca... Sì,
voi cominciate a comprendermi. Allora potremo dire a voi Norvegesi:
«Riprendete i vostri vecchi diritti. Sceglietevi un re di vostro
aggradimento, siate nostri amici nel bisogno tanto, quanto lo siamo
stati per voi!» Osservate signora Jnger questa generosità in fondo, non
è grande come forse pare, perchè vedete voi stessa, che noi diverremo
forti sebbene lontani. Ed ora che ho parlato francamente con voi,
abbandonate ogni sospetto. Dunque (con sicurezza) il cavaliere svedese
che è entrato un’ora prima di me...
JNGER. Allora voi sapete già?
LYKKE. Completamente. È lui che cerco.
JNGER. (fra sè) Strano. Dunque è vero ciò che ha detto Olaf Skaktavl!
(a Lykke) Vi prego d’aspettare qui, signor ambasciatore. Vado per
condurvelo (esce per la sala dei cavalieri).