NILS LYKKE (_solo_).
LYKKE. (tace un momento, va su e giù per la stanza). Eccomi finalmente
ad Östrot. Il vecchio possesso dei nobili Jnger, del quale una
fanciulla due anni fa mi raccontò tante cose. Sì, due anni fa era
ancora bambina, adesso... adesso... è morta (canticchia a mezza voce)
«Le rose fioriscono e poi muoiono» (guarda intorno) Östrot! Mi pare
di averlo già veduto, come se fosse casa mia. Là c’è la sala dei
cavalieri; e qui sotto sono i sepolcri della famiglia. Di certo anche
Lucia giace là. (più adagio, serio e sforzandosi di scherzare) Se io
fossi un uomo pauroso, potrei immaginarmi che essa si sia rivoltata
nella tomba, quando io ho messo il piede in questa casa. Quando io
traversai il cortile mi sembrò si sollevasse il coperchio dell’avello,
e quando adesso pronunciai il suo nome mi sembrò di udire una voce
chiamarla per uscire dalla tomba. Forse essa monta le scale. Forse il
sudario le impedisce d’andare, ma essa avanza sempre e gradatamente;
essa è là nella sala dei cavalieri forse; si appoggia ad una colonna e
mi guarda. (alza la testa) Vieni Lucia, intrattienti un poco con me.
Tua madre mi fa aspettare. È noiosa l’aspettativa, e tu mi hai fatto
passare la noia di molte ore. (si passa la mano sulla fronte e va in
su e in giù) To’, appunto, ecco la finestra bassa coi panneggiamenti.
Là, Jnger Gyldenlöve suole stare a guardare sulla via, come aspettando
uno che non viene mai. Là (guarda la porta a sinistra) è la stanza
della sorella Elina. Elina? Sì, si chiama Elina. Posso credere che essa
sia così strana, intelligente e coraggiosa come diceva Lucia? Deve
essere anche bella... ma come moglie? Non avrei dovuto scrivere così
apertamente. (vuol sedere alla tavola ma si alza) Come mi riceverà la
signora Jnger? Spero che non farà crollare il castello sopra di noi,
spero che non mi farà cadere in un trabocchetto e nemmeno sorprendermi
con un pugnale.