NILS LYKKE E JENS BJELKE.

BJELKE. Ascoltate, fedele amico e fratello; questa è una cattiva

spedizione per noi due.

LYKKE. (ridendo) Oh! per me spero di no.

BJELKE. No? Primieramente c’è poco onore nel far la caccia a Nils

Sture. Devo crederlo un sapiente od un pazzo dal suo modo d’agire?

Prima suscita la rivolta fra i contadini, quindi promette loro aiuto

ed infine scappa e va a nascondersi dietro una sottana. Davvero io mi

pento, lo dico francamente, d’aver seguito il vostro consiglio e non

aver agito secondo le mie proprie intenzioni.

LYKKE. (sottovoce) Il pentimento viene assai tardi, caro fratello.

BJELKE. Non fu mai mia passione quella di scovare i tassi. Io mi

aspettava tutta un’altra cosa. Sono venuto coi miei cavalieri da

Jämteland. Ho ricevuta la lettera del comandante di Drontheim, che mi

ordina di cercare dove mi piace il ribelle. Tutte le traccie indicano

che egli si è nascosto ad Östrot.

LYKKE. È qui, è qui, vi dico.

BJELKE. Niente di più naturale, se avessimo trovato la porta ben

custodita! Io avrei potuto almeno impiegare i miei cavalieri.

LYKKE. Invece di questo ci si apre gentilmente la porta. State attento:

se la signora Jnger corrisponde alla sua fama, non lascierà mancare di

nulla i suoi ospiti.

BJELKE. Per farmi allontanare dalle mie idee, nevvero! Come vi è venuto

in mente di farmi lasciare indietro i miei cavalieri? Se li avessimo

condotti qui...

LYKKE. Essa ci avrebbe ricevuti lo stesso come graditi ospiti,

ma pensate però, che questa visita avrebbe fatto gran chiasso; i

contadini avrebbero visto in ciò un insulto alla signora Jnger. Essa

avrebbe riacquistato il favore della moltitudine e questo non è da

consigliarsi.

BJELKE. Può essere; ma adesso che facciamo? Voi dite che Sture è qui. A

che mi serve? La signora Jnger avrà certamente più d’una via d’uscita.

Noi due possiamo restare qui fin che vogliamo; non scopriremo mai

niente.

LYKKE. Ebbene, caro signore; se non vi piace la piega che la nostra

spedizione ha preso, lasciate a me il campo.

BJELKE. A voi? Che volete fare?

LYKKE. Astuzia e finezza possono fare ciò, che non possono le armi.

Ebbene, parlando francamente, Sig. Bjelke, io avevo già questo

pensiero, quando ci siamo trovati a Drontheim.

BJELKE. Mi avete perciò persuaso a separarmi dai miei uomini?

LYKKE. Così i nostri affari possono essere meglio finiti e poi...

BJELKE. Andate al diavolo... l’avrei quasi detto! Io avrei dovuto

sapere, che voi siete astuto come una volpe.

LYKKE. Sì, ma badate; qui bisogna fare come la volpe, se si vuol

combattere colle stesse armi ed io vi dirò che è per me di una grande

importanza, di disimpegnarmi con prudenza del mio incarico. Dovete

sapere che il re mio padrone, alla mia partenza è stato poco gentile

con me. Egli ha creduto d’avere le sue ragioni quantunque io abbia la

convinzione d’essergli stato utile in più d’una difficile impresa, come

pochi lo furono.

BJELKE. Voi potete credervi. Dio e tutto il mondo sa che voi siete il

più astuto dei tre Regni.

LYKKE. Grazie. Ciò non dice molto. Quel che voglio fare qui, sarà il

mio capolavoro perchè qui si tratta d’ingannare una donna.

BJELKE. In questo caso voi ne avete fatti degli altri capolavori.

Credete che noi non conosciamo anche in Isvezia la canzone:

«In Norvegia sospiran le vergini pure»

«Dio volesse che Nils Lykke mi amasse»

LYKKE. Questi versi valgono per le giovinette di venti anni, ma la

signora Jnger ne ha cinquanta ed è astutissima. Sarà difficile il

vincerla, ma riescirò ad ogni costo. Se riesco a procurare al re certi

vantaggi, che egli desidera da lungo tempo, posso calcolare che nella

vicina primavera a me confiderà la legazione di Francia. Voi sapete

bene ch’io passai tre anni alla Università di Parigi. Tutte le mie idee

sono rivolte là; vorrei presentarmivi come ambasciatore del re. Ebbene,

non è vero?... Voi mi lascerete trattare colla signora Jnger. Pensate,

quando voi eravate alla corte di Copenaghen, io vi ho abbandonate molte

damigelle.

BJELKE. Voi sapete che la vostra generosità non è stata molto grande,

perchè avevate in vostra mano tutte quelle ragazze, ma è tutt’uno...

Dal momento ch’io ho sbagliato l’indirizzo della cosa, preferisco che

continuiate voi solo; però voglio la vostra parola che, se il conte

Sture sarà preso, è inteso, che lo rimetterete vivo o morto nelle mie

mani.

LYKKE. L’avrete vivo, io non voglio ucciderlo. Ma adesso ritornate dai

vostri cavalieri; occupate la via. In caso ch’io veda qualche cosa di

sospetto, sarete subito avvisato.

BJELKE. Bene, bene; ma come posso andare via?

LYKKE. Il servitore che ci ha condotti qui, vi aiuterà; ma nel più

grande silenzio.

BJELKE. Va bene. Buona fortuna.

LYKKE. La fortuna non mi ha mai abbandonato nella lotta colle donne.

BJELKE. (parte a destra).

La signora Inger di Östrot · 第 29 / 74 题