_Detti_, ELINA GYLDENLÖVE (_non vista, attenta_).
BJÖRN. E tu credi a simili stupidaggini?
FINN. Io si. Del resto ci sono delle persone che possono provarlo. Ma
vedi, questa è pura malvagità. Senti, Björn, conosci la canzone del
paese?
BJÖRN. Una canzone?
FINN. Popolarissima. E’ una satira vergognosa, si capisce. Ma è
conosciuta da tutti. Senti: (canta con voce sommessa).
Donna Jnger a Östrot, nei suoi castelli
Sta sola, circondata da splendori.
S’ammanta nel velluto e sui capelli
Vezzi ha di perle e scintillanti fiori...
Pur soffre, e per l’angoscia è triste e muta,
Al danese signore s’è venduta.
Ha venduto sè stessa e la sua gente
E si ha il compenso...
BJÖRN. (lo prende pel petto).
ELINA (si ritira non veduta).
BJÖRN. Ed io ti mando senza ricompensa al diavolo, se parli ancora
della signora Jnger.
FINN. (ritirandosi) Ma l’ho composta io quella canzone? (a destra di
fuori si sente un corno).
BJÖRN. Senti? Che è ciò?
FINN. Un corno. Saranno degli altri ospiti che arrivano.
BJÖRN. (alla finestra di dentro) Aprono il portone. Sento il rumore
delle armi nel cortile. Dev’essere un cavaliere.
FINN. Un cavaliere? O che è possibile?
BJÖRN. Perchè no?
FINN. L’hai detto tu stesso. Il nostro ultimo cavaliere è morto (parte
a destra).