BJÖRN _e_ FINN _siedono al camino; quest’ultimo è occupato a pulire
un elmo. Diverse armi sono presso di loro e tra queste una spada ed
uno scudo._
FINN. (dopo una pausa) Chi era Knut Alfson?
BJÖRN. La leggenda dice che egli sia stato l’ultimo cavaliere norvegese.
FINN. Ed i danesi lo uccisero nel fiord di Oslo?
BJÖRN. Domandalo ad un fanciullo di cinque anni, se non lo sai.
FINN. Dunque Knut Alfson fu il nostro ultimo cavaliere? Ed è morto
là? (solleva l’elmo) Sì, adesso tu devi essere lucente, e far la tua
figura bianco e pulito nella sala dei cavalieri; tu adesso non sei che
un vuoto guscio di noce, il cui nocciolo fu divorato dai vermi, durante
l’inverno. Senti Björn, non si potrebbe paragonare la Norvegia ad un
guscio di noce vuoto, come questo elmo, che di fuori è pulito e di
dentro è roso dai vermi?
BJÖRN. Finiscila e continua il tuo lavoro. Hai terminato con l’elmo?
FINN. Luccica come l’argento al chiaro della luna.
BJÖRN. Mettilo da parte, e leva la ruggine alla spada.
FINN. (la prende e la rigira fra le mani) Ma ne val proprio la pena?
BJÖRN. Che cosa vuoi dire?
FINN. Non ha filo.
BJÖRN. Fa niente, dalla a me. Prendi lo scudo.
FINN. (c. s. colla spada) A questo mancano i bracciali.
BJÖRN. (mormora) Sì, vorrei, potrei prender anche te come...
FINN. (lo guarda cantarellando).
BJÖRN. Che c’è di nuovo?
FINN. Un elmo vuoto, una spada senza filo ed uno scudo senza bracciali,
ecco le armi della casa. Io credo che la signora Jnger non avrà a
censurare nessuno, se queste armi sebbene pulite, rimangano nella sala,
invece di rugginirsi nel sangue dei Danesi.
BJÖRN. Queste son chiacchiere; adesso regna nel paese la pace, a quello
che so.
FINN. Pace? Sì, quando il contadino ha consumato l’ultima freccia
e quando il lupo ha rapito l’ultima pecora del greggie, allora ci è
pace fra di loro. Ma questa è una pace ben strana. Lasciamo questi
discorsi, tutto è in ordine, la panoplia splende nella sala. Tu conosci
il vecchio proverbio: _Solo il cavaliere è un uomo_. Or non essendoci
adesso nel paese cavalieri e quindi non veri uomini, è la donna che
deve comandare; perciò vedi...
BJÖRN. Perciò, perciò io ti ordino di smettere con tutte queste
chiacchiere. (si alza) La sera si avvicina, vedi, va dunque a rimettere
le armi nella sala.
FINN. (forzato) No, preferisco farlo domani.
BJÖRN. Non sei mai stato pauroso!?
FINN. Di giorno no, ma quando viene la sera non mi piace star solo. Sì,
tu mi guardi; ma tu devi sapere, che nella camera dei servi si parla
spesso di ciò. (piano) Si dice che ogni notte venga una grande figura
vestita di nero.
BJÖRN. Vecchie chiacchiere di donnicciuole.
FINN. Ma tutti giurano che è la verità.
BJÖRN. Allora lo credo.
FINN. La stranezza sta in ciò, che lo crede anche la signora Jnger.
BJÖRN. (meravigliato) La signora Jnger? Ebbene che cosa crede?
FINN. Questa è una cosa che non sanno molti. Ciò che è certo però è che
la Signora non è troppo tranquilla. Non la vedi di giorno in giorno,
diventare più pallida e magra? (con uno sguardo pauroso) La gente dice
che essa non dorme mai e teme gli spettri.
ELINA GYLDENLÖVE. (appare durante le ultime parole sulla soglia della
porta semi-aperta di sinistra, si ferma ed ascolta inosservata).