V.

Era di moda il poema didattico. Alla scioperataggine artistica sembrava

gran che saper descrivere tutto, insegnare tutto, in una serie di

sillabe numerate e regolate da accenti. La versione del poema di

Lucrezio, condotta con tanta eleganza dal Marchetti, aveva dato a

quel genere fallace un impulso nuovo; e di tutto lo scibile ecco fatti

maestri i verseggiatori, dalle leggi che regolano il moto dei pianeti

all'accortezza con la quale giova inzuccherarsi le fragole. Le dame

e i cavalieri si erudivano così, durante la pettinatura, su libri che

avevano le apparenze dell'arte. Già nel 1719 un patrizio pisano aveva

messo in versi tutto quanto il _Cuoco in villa_; dove potreste imparare

a far minestra di triglie, o burro di mandorle, o salsa di gelsomini

sopra il pesce fritto, da ricette di endecasillabi che hanno talvolta,

per curioso incontro del serio con l'ironico, intonazione pariniana:

Or queste son le file onde si ordisce

De' pasticcini tuoi la tela industre.

Il Parini, che vuole ammaestrare, lascerà ad altri poi la cura di

sdottoreggiare a quel modo in poemi didattici sull'educazione: egli

fingerà, soltanto, di accettare dalla moda le forme; dentro esse forme

infonderà lo spirito sarcastico che ha visto far mirabile prova nelle

satire latine del Sergardi, del Lucchesini, del Cordara. Piace, per

esempio, la _Coltivazione del riso_ in endecasillabi sciolti, leggiadra

opera del marchese Spolverini? Vi do, par ch'egli dica, vi do anch'io

un poema didattico, _L'educazione del gentiluomo_; e sarò anch'io un

versiscioltaio come vuole la moda. Ma quel ch'egli dice veramente è

questo:

Spesso gli uomini scuote un acre riso,

Ed io con ciò tentai frenar gli errori

De' fortunati e de gl'illustri, fonte

Onde nel popol poi discorre il vizio.

Notate qui due cose, la distinzione tra i fortunati e gl'illustri, e

l'intendimento di frenarne gli errori. Tale distinzione è in riscontro

a quella sul principio del poema, là dove si fa la supposizione doppia,

che il giovin signore discenda o da antica famiglia o da un padre

arricchito in pochi anni a furia di far lo strozzino. Gl'illustri

saran dunque i nobili, i fortunati quelli che per censo s'imbrancano

tra loro: con cinquecento fiorini si diventava un _don_, con duemila

cinquecento si diventava marchese. Agli uni e agli altri, non a'

nobili soli di data antica, si volge dunque la satira del Parini. Ed

anche a' ricchi borghesi. Tanto è vero, che nel descrivere il Corso

non ommetterà le figurine comiche delle Naiadi e delle Napèe, ninfe

silvestri, che vorrebbero farsi credere delle Dee maggiori. Hanno

un bel pompeggiare costoro, dopo aver fatto indossare le livree di

cocchiere e di staffiere al cuoco e al ragazzo di stalla, e aver forse

chiuso a chiave, solo in casa, il vecchio padre! Anche queste maschere

ei conosce; e di quei nobili, e de' borghesi che ostentano i vizii

de' nobili, vuole il poeta frenare gli errori: correggerli, cioè, e

tentare che volgano al bene il tempo, il danaro, le forze sprecate sì

malamente.

Non si correggono gli adulti; si educa meglio o peggio il fanciullo.

Il Parini educatore disse chiare le idee sue nell'ode per la guarigione

dell'Imbonati, nè mi è necessario rammentarle a voi, che tutti avete in

mente i precetti di Chirone ad Achille ne' versi gloriosi. Nobiltà vera

non è quella che si eredita dagli avi; è quella che ci acquistiamo noi

stessi col merito delle opere nostre. A divenir nobili occorre quindi

l'esercizio di tutte le facoltà migliori delle membra e dell'animo;

anche delle membra, perchè senza il vigor loro non si ha virtù attiva

ed efficace. Membra sane non valgono al bene se non son rette e mosse

da un'idealità morale; e di tutte le idealità la più alta è la fede,

purchè non sia nè ipocrita nè intollerante. Nobile vero e compiuto

è quegli solo che adopera corpo ed anima, con sacrificio di sè, pel

vantaggio degli altri.

La Vita Italiana nel Settecento: Conferenze tenute a Firenze nel 1895 · 第 70 / 100 题