E vedete quanti, non nel romanzo, ma nella realtà, cominciano, se non
altro, come avventurieri, dato anche che poi non finiscano come tali.
Potrei dimostrarlo a lungo, ma me ne manca il tempo e mi contento di
finire, ricordando alcuni dei nomi, che ho accennati in principio.
Non è una vita d'avventuriere quella del Da Ponte, che da romanzetti
erotici di gondola e di _Ridotto_ in Venezia passa a sfoggiare teorie
alla Rousseau in un seminario di Treviso, scrive versi incendiari,
è bandito, capita a Vienna alla morte del Metastasio, rivaleggia
col Casti, scrive il bellissimo melodramma del _Don Giovanni_ pel
Mozart, cade in disgrazia per amore d'una cantante, erra per un
pezzo fra l'Olanda, il Belgio, la Francia e l'Inghilterra, fallisce
come impresario di teatro a Londra, si mette a fare il libraio, e
finalmente va a cercar fortuna in America cogli abiti che ha indosso e
possedendo per tutto viatico una cassetta di corde da violino? Non sono
vite d'avventurieri quelle del Piattoli e del Mazzei, semiaffaristi,
semipoliticanti e appartenenti entrambi a quel gruppetto di piccoli
e grossi avventurieri italiani, che si stringe intorno a Stanislao
Augusto re di Polonia, salito anch'esso dall'alcova di Caterina di
Russia al trono dei Batory e dei Wasa? Il Piattoli è fiorentino, e
della sua vita finora poco si sa. Ma certo è che di abate e maestro
un po' enciclopedico a Modena, lo si trova poi a Varsavia mescolato
ai grandi imbrogli diplomatici pei successivi sbrani della Polonia,
pare l'autore della costituzione Polacca del 1791; ed il Thiers, che
nella sua storia lo indica per uno di quegli ingegnosi avventurieri
recanti nel Nord _l'esprit et le savoir du Midi_, pretende che entrato
poi nelle grazie di Alessandro I abbia occultamente suggerite non
poche delle idee, che prevalsero nei trattati di Vienna del 1815. Una
Krüdener uomo!!
Fiorentino è pure il Mazzei, che di apprendista nello spedale di Santa
Maria Nova va chirurgo a Costantinopoli e a Smirne, commerciante di
vino e di letteratura toscana a Londra, colonizzatore nel Kentuky in
America, dove porta contadini Lucchesi, contrae amicizia e coopera
cogli uomini più eminenti dell'indipendenza Americana, torna loro
agente segreto in Europa, e quindi entrato così nella diplomazia,
diviene agente segreto del re di Polonia, e in tale qualità assiste
alle prime grandi scene della rivoluzione francese, fonda con altri in
opposizione al _club_ dei forsennati Giacobini un _club_ di moderati,
che _naturalmente_ non fece nè caldo nè freddo, dopo di che ritornato
in Toscana a vita privata, scrive senz'arte alcuna, ma con una certa
ingenuità non ispiacevole i ricordi delle sue peregrinazioni.
Non è una vita d'avventuriere quella del Gorani, Milanese, il quale
dopo aver militato in Germania aspira al trono di Corsica, senza
scoraggiarsi della trista fine di quell'altro grande avventuriere
tedesco, che era stato Teodoro di Neuhof, gira mezzo mondo in cerca
d'aderenti al suo progetto, non li trova, si contenta d'essere dal
Pombal nominato generale in Portogallo e guastatosi con lui corre
sotto la bandiera dei filosofi enciclopedisti a Parigi, scrive di
tutto, si getta nella rivoluzione, se ne disgusta e finisce a Ginevra,
scrivendo i ricordi d'una vita, a cui non erano mancati i prestigi alla
Cagliostro e gli amori alla Casanova?
Non è una vita d'avventuriere quella del Goldoni, fino a che nel 1762
si posa finalmente a Parigi e vi dimora fino alla morte, accaduta, chi
sa tra che squallore e che angosce, durante l'interregno del _Terrore_.