E in primo luogo chi sono questi avventurieri? quali sono? hanno
caratteri proprii da non poterli confondere con altri, o basta qualche
singolarità di vita e di vicende per gratificare di questo titolo
un qualunque personaggio, come oggi si direbbe, un po' eccentrico?
come si distingue l'avventuriere da quello che si suole chiamare uno
strambo, un cervello balzano, un _originale?_ e cotesti avventurieri
appartengono in proprio al Settecento, o possono appartenere a
qualunque tempo? hanno sempre la stessa indole e la stessa apparenza
esteriore, o modificano questa e quella e l'adattano a tempi diversi?
A me pare che non si possa andar oltre, senza cercare di rispondere, se
non a tutte, a qualcuna almeno di tali domande. Diciamo quindi subito
quali sono i tipi, che nell'Italia del Settecento mostrano carattere
d'avventuriere così spiccato e lineamenti e contorni così precisi da
non poter cader dubbio che sono ben dessi e non altri. Alcuni dei loro
nomi rivengono immediatamente alla memoria di tutti, Giacomo Casanova
di Seingalt, Giuseppe Balsamo, o, com'egli si faceva chiamare, il
Conte di Cagliostro, ed altri men noti sono il Da Ponte, il Gorani, il
Piattoli, il Mazzei, fra i quali nomi però abbiamo già (notate bene)
molte varietà della specie e non più soltanto il tipo così schietto,
com'è nel Casanova e nel Cagliostro.
Le varietà poi si moltiplicano, se consideriamo che nel Settecento un
qualche sprazzo dell'indole di costoro si avverte in moltissimi uomini
d'ingegno alle prese colla fortuna, o vagheggiatori di novità, o per un
caso, per una vicenda qualunque sbalzati fuori d'improvviso dall'umile
e consueto solco, pel quale forse senza quel caso o quella vicenda
si sarebbero rassegnati a mettere con tutta regolarità un piede dopo
l'altro, durante l'intiera lor vita, senza mai affrettarsi, o prendere
una scorciatoia di traverso, o provarsi di rovesciare quelli che erano
davanti a loro.
A tale stregua, e fatta una prima distinzione importantissima fra
l'avventuriere canaglia, l'avventuriere galantuomo e quello così così,
si possono classificare fra gli avventurieri anche il Goldoni, per
esempio (il quale del resto s'è titolato da per sè l'_Avventuriere
Onorato_), il Baretti, l'Algarotti, il Galiani, il Gamerra, il
Calsabigi, il Lalli, il Coltellini, il Cicognara e tanti altri,
che sarebbe lungo ed inutile di nominare, ma che ci forniscono
l'opportunità di fare una seconda distinzione fra l'avventuriere
letterato e il letterato avventuriere ed enciclopedista alla francese,
tipi non nuovissimi neppur essi, perchè nulla è mai nuovo del tutto
sotto il sole, ma che il Settecento ha certamente perfezionati o per lo
meno foggiati ad immagine e similitudine sua.
V'ha dunque, sì, fra tutte queste gradazioni d'avventurieri, che son
venuto ricordando, molti lineamenti comuni e prettamente Settecentisti,
e tali lineamenti li troveremmo non negli Italiani soltanto, ma nei
numerosi avventurieri d'ogni nazione, che nel Settecento erravano in
lungo e in largo per l'Europa coi pochi mezzi di locomozione allora
conosciuti e spesso spesso colle proprie gambe, perchè quella specie
di continua irrequietezza e di continua ribellione individuale, che
essi rappresentano, scorre come un fluido magnetico per tutt'Europa
ed eccita ovunque vibrazioni isolate, finchè condensandosi a un tratto
determinerà poi lo scoppio finale.