Ed ora torniamo, Signore gentili, fuori del buio dei sepolcri, alla
luce e alla vita.
Dal Comune artigiano alla supremazia medicea, dai Medici cittadini ai
Medici granduchi, da questi ai Lorenesi, Firenze nostra, la Firenze del
sentimento e del pensiero, della scienza e dell'arte, tenne quasi in
grembo una non piccola porzione delle sorti d'Italia; come nel tesoro
della lingua ella custodiva il suggello del nostro esser nazione. Que'
due principati, fatta pur ragione dei meriti o demeriti rispettivi
di quelli undici granduchi, furono nella storia della nostra regione
fenomeno passeggero: non era in essi Firenze, non la Toscana. E quando
sulla torre di Palazzo Vecchio si spiegò al sole dei nuovi tempi, fra
i tre sospirati colori, la Croce della sola monarchia nostra naturale
e legittima, non fu soltanto l'unità d'Italia che si affermava su
quella bandiera, ma anche il diritto rivendicato della nostra gloriosa
Repubblica. E rivendicato il diritto, Firenze ha saputo nobilmente
adempire il dovere.