E qui mi permetterò una prima digressione: prima di parecchie. Io, mi
piace, come dicono i francesi, di far la _scuola cespugliare_, d'andare
a zonzo. Tanto non ho nessunissima fretta di rabescar la parola _fine_
in calce al quaderno. E, quando al lettore dispiaccia il mio divagare,
ha incontestabilmente il dritto di non leggermi: viva sicuro, che io non
l'obbligherò, come fa pe' suoi madrigali il Rochester, nel _Cromuello_
di Vittorio Hugo, a legger le mie critiche per ordine regio, _de par le
Roi_. Dunque, basta guardarsi intorno e veder quanta roba ferve, bolle
in questa caldaia, ch'è la patria nostra, per convincersi, come al
momento opportuno dovrà pur sorgere l'ingegno destinato ad incarnare in
qualche capolavoro poetico i subbugli, i garbugli ed i guazzabugli
presenti, vene inesauste di tragico e di comico, le quali non deggiono
rimanere inutili, inesplorate, non esercitate per l'Arte, non
_arbitriate_, (per adoperar un sicilianesimo, del quale Vito
D'Ondes-Reggio patrocinava l'uso; guardandosi però bene dall'usarlo pel
primo per non farsi melare.) Sarebbe proprio peccato, che nessun poeta
illustrasse questo Malebolge Italiano, che nessuno cavasse un mondo
poetico da un tanto caos morale. Caos, Malebolge, che bisogna, questo
sì, che bisogna guardare con quell'amore, il quale dischiude
l'intendimento dell'objetto, e senza cui non si combina nulla di
concludente. La baraonda, i vaneggiamenti, le agitazioni, le
superstizioni, le follie, gli spropositi, le melensaggini, le
chiacchiere, e persin le turpitudini nostre, debbono esserci cari: s'ha
a fissare lo sguardo con compiacenza in essi. Non bisogna imitare
alcuni, che si mettono in opposizione con l'intero indirizzo nazionale e
gridano sperpetue e trovan tutto brutto, tutto sconcio, tutto male. E,
piacendomi e garbandomi ed andandomi a sangue gli esempligrazia ed i
fatti personali, quantunque (e forse perchè) proclamati odiosi dalla
plebe e quantunque, come so per prova, procaccino alle palle di pistola
ed alle lame di sciabola il gusto di assaggiare le nostre povere carni;
dirò, per ribadire il mio pensiero, che disconviensi fare come il Cantù,
per esempio. Aprendo la storia della Letteratura Italiana, ch'egli ha
recentemente pubblicata, magra compilazione (al paro di ogni altra opera
di lui) non avvivata da una scintilla di simpatia per le cose nostre;
l'autore vi sembrerà uno di que' cagnacci ringhiosi, che impedito di
addentare dalla catena, sfoga il dispetto latrando, e scombavando, e
divorando almen con gli occhi rossi chiunque passi. Così questo
jettatore pinzochero maledice non solo al presente nostro,
intellettuale, morale e politico, ma (non senza logica, sendo il
presente conseguenza del passato), anche a tutti i nostri grandi
pensatori e scrittori disinvolti da Dante Allighieri a Giuseppe Giusti;
e, non potendo, come il Caro fe' pel Castelvetro, raccomandarli _agli
inquisitori, al bargello et al grandissimo diavolo_, li denunzia
all'esecrazione delle plebi bigotte. Non sa quel, che si faccia; non
comprende l'opera della mente poetica Italiana, perchè non l'ama: merita
pietà, se non perdono, come l'eunuco, che ingenuamente confessasse di
non sapersi capacitare de' gusti del padrone, di non capire cosa il
pascià trovi da ammirare in una biondina od in una brunetta, in una
guancia fresca ed in un seno colmo. Ma noi, (professando col
commediografo latino di non ripudiare alcuna parte umana, protestando
col francese di non venir più commossi dal vedere un uomo furbo,
ingiusto, avido, che dal veder voraci gli avvoltoi, maligni gli
scimmioni e rabbiosi i lupi,) noi (dico) osserveremo con benevoglienza
tutti gli strani così venuti a galla nella rivoluzione, come il zoologo
sorride con simpatia a' più schifosi rettili sorti dal fango, come il
patologo saluta con interesse le ulceri più abominose. In ogni insetto
v'è il tipo animale, in ogni morbo v'è la nosologia e la morte: ed essi
sanno scorgere l'idea nel fenomeno, la forma tipica nel caso singolare.
E così il critico ed il poeta sanno scorgere, esempligrazia in Giovanni
Nicotera o Giacomo Tofano, qualcosa, che, idealizzata, potrà dare
creazioni paragonabili a quel Conte di Culagna, che fu un Conte
Brusantini, a quel _nuovo amico_ di Giuseppe Giusti, il quale, prima di
vivere poeticamente in uno de' suoi scherzi, ch'è di moda il chiamare
immortali, gli si era dato a conoscere nella prosa della vita, com'ebbe
a narrare illustrando il proverbio: _sotto consiglio non richiesto,
gatta ci cova._ Oh Nicotera, oh Tofano, che non potrà cavar da voi uno
scrittore co' fiocchi!