III. -- _Digressione._

E qui mi permetterò una prima digressione: prima di parecchie. Io, mi

piace, come dicono i francesi, di far la _scuola cespugliare_, d'andare

a zonzo. Tanto non ho nessunissima fretta di rabescar la parola _fine_

in calce al quaderno. E, quando al lettore dispiaccia il mio divagare,

ha incontestabilmente il dritto di non leggermi: viva sicuro, che io non

l'obbligherò, come fa pe' suoi madrigali il Rochester, nel _Cromuello_

di Vittorio Hugo, a legger le mie critiche per ordine regio, _de par le

Roi_. Dunque, basta guardarsi intorno e veder quanta roba ferve, bolle

in questa caldaia, ch'è la patria nostra, per convincersi, come al

momento opportuno dovrà pur sorgere l'ingegno destinato ad incarnare in

qualche capolavoro poetico i subbugli, i garbugli ed i guazzabugli

presenti, vene inesauste di tragico e di comico, le quali non deggiono

rimanere inutili, inesplorate, non esercitate per l'Arte, non

_arbitriate_, (per adoperar un sicilianesimo, del quale Vito

D'Ondes-Reggio patrocinava l'uso; guardandosi però bene dall'usarlo pel

primo per non farsi melare.) Sarebbe proprio peccato, che nessun poeta

illustrasse questo Malebolge Italiano, che nessuno cavasse un mondo

poetico da un tanto caos morale. Caos, Malebolge, che bisogna, questo

sì, che bisogna guardare con quell'amore, il quale dischiude

l'intendimento dell'objetto, e senza cui non si combina nulla di

concludente. La baraonda, i vaneggiamenti, le agitazioni, le

superstizioni, le follie, gli spropositi, le melensaggini, le

chiacchiere, e persin le turpitudini nostre, debbono esserci cari: s'ha

a fissare lo sguardo con compiacenza in essi. Non bisogna imitare

alcuni, che si mettono in opposizione con l'intero indirizzo nazionale e

gridano sperpetue e trovan tutto brutto, tutto sconcio, tutto male. E,

piacendomi e garbandomi ed andandomi a sangue gli esempligrazia ed i

fatti personali, quantunque (e forse perchè) proclamati odiosi dalla

plebe e quantunque, come so per prova, procaccino alle palle di pistola

ed alle lame di sciabola il gusto di assaggiare le nostre povere carni;

dirò, per ribadire il mio pensiero, che disconviensi fare come il Cantù,

per esempio. Aprendo la storia della Letteratura Italiana, ch'egli ha

recentemente pubblicata, magra compilazione (al paro di ogni altra opera

di lui) non avvivata da una scintilla di simpatia per le cose nostre;

l'autore vi sembrerà uno di que' cagnacci ringhiosi, che impedito di

addentare dalla catena, sfoga il dispetto latrando, e scombavando, e

divorando almen con gli occhi rossi chiunque passi. Così questo

jettatore pinzochero maledice non solo al presente nostro,

intellettuale, morale e politico, ma (non senza logica, sendo il

presente conseguenza del passato), anche a tutti i nostri grandi

pensatori e scrittori disinvolti da Dante Allighieri a Giuseppe Giusti;

e, non potendo, come il Caro fe' pel Castelvetro, raccomandarli _agli

inquisitori, al bargello et al grandissimo diavolo_, li denunzia

all'esecrazione delle plebi bigotte. Non sa quel, che si faccia; non

comprende l'opera della mente poetica Italiana, perchè non l'ama: merita

pietà, se non perdono, come l'eunuco, che ingenuamente confessasse di

non sapersi capacitare de' gusti del padrone, di non capire cosa il

pascià trovi da ammirare in una biondina od in una brunetta, in una

guancia fresca ed in un seno colmo. Ma noi, (professando col

commediografo latino di non ripudiare alcuna parte umana, protestando

col francese di non venir più commossi dal vedere un uomo furbo,

ingiusto, avido, che dal veder voraci gli avvoltoi, maligni gli

scimmioni e rabbiosi i lupi,) noi (dico) osserveremo con benevoglienza

tutti gli strani così venuti a galla nella rivoluzione, come il zoologo

sorride con simpatia a' più schifosi rettili sorti dal fango, come il

patologo saluta con interesse le ulceri più abominose. In ogni insetto

v'è il tipo animale, in ogni morbo v'è la nosologia e la morte: ed essi

sanno scorgere l'idea nel fenomeno, la forma tipica nel caso singolare.

E così il critico ed il poeta sanno scorgere, esempligrazia in Giovanni

Nicotera o Giacomo Tofano, qualcosa, che, idealizzata, potrà dare

creazioni paragonabili a quel Conte di Culagna, che fu un Conte

Brusantini, a quel _nuovo amico_ di Giuseppe Giusti, il quale, prima di

vivere poeticamente in uno de' suoi scherzi, ch'è di moda il chiamare

immortali, gli si era dato a conoscere nella prosa della vita, com'ebbe

a narrare illustrando il proverbio: _sotto consiglio non richiesto,

gatta ci cova._ Oh Nicotera, oh Tofano, che non potrà cavar da voi uno

scrittore co' fiocchi!

Fame usurpate · 第 26 / 72 题