CAPITOLO XI

Il figliuolo d’Eutimia escì finalmente dalla cappella, per incamminarsi

sulle tracce del vecchio. Co’ più caldi detti pregò Olimpia, perchè

desistesse dal pensiero di accompagnarlo; ma invano; con qual

coraggio poteva essa vivere incerta un solo istante di più sulla

sorte dello zio? Si avviarono dunque ambedue: ma a misura che i loro

passi allontanavansi dall’Eremo, nuove immagini si moltiplicavano

di desolazione e di lutto. Eran sovente enormi scogli, che caduti

dall’alto delle roccie ingombravan la via: alberi sradicati dalla furia

dei venti giacevano attraverso il terreno su cui poco fa vegetarono:

cadaveri di morti animali galleggiavano sulle acque radunate entro le

cavità dei burroni; ed il fragore dei torrenti che dalle rupi udivansi

precipitare in distanza, misto alle funebri grida degli augelli

notturni, era il solo suono che interrompesse quello spaventevole

silenzio. Invano la languida voce dell’orfana a nome chiamava talvolta

il vecchio eremita: Demetrio ed esse erano i soli esseri viventi

che animavano allora quel loco deserto. — Atterriti per le inutili

ricerche, raccapricciando d’orrore ad ogni volta che l’idea della morte

di Atanasio a loro rappresentavasi, proseguivano taciturni il dirupato

sentiero, allorchè giunsero alle ripe di un torrente, il quale,

attraversando spumoso la vallata, trascinava seco tronchi d’alberi e

sassi. Non ritrovandolo guadabile, già indietro ritornavano dolenti

di aver perduto senza frutto un tempo prezioso; allorquando Demetrio,

rivolgendo ad un sol punto lo sguardo, proruppe in un grido improvviso:

all’istante gli occhi d’Olimpia, postisi nella direzione medesima,

ricercarono naturalmente l’oggetto che avealo cagionato... ahimè!

di quale scena erano mai spettatori! Il corpo dell’estinto vecchio,

seguendo la rapida corrente, si ravvolgeva fra i vortici di un gorgo

profondo. — Sorpreso per via dall’orribile uragano, affrettato erasi

l’infelice d’attraversare il torrente tuttora guadabile, onde asilo

cercarsi sotto la roccia vicina: ma sopraggiunta la piena delle acque,

ed avendolo improvvisamente investito, seco il trasse ed il sommerse.

A vista così luttuosa, che gelar fece da capo a piedi la povera

Olimpia, richiamò Demetrio tutte le forze dell’animo: lanciossi

precipitoso nell’onda; riguadagnò nuotando la riva, e vi ricondusse

fra le robuste sue braccia la innocente vittima della carità. — La luna

che in quel puntò già in alto mostravasi, velossi pietosa di leggiere

nubi: ed i venticelli della notte, inorriditi al miserando spettacolo,

sembraron fremere attraverso gli scogli, ed il cardo selvaggio.

Interrompendo finalmente il cupo silenzio che fino allora conservato

avea, perchè mute sono sempre in sulle prime e grandi passioni,

l’Orfana diè libero sfogo alle lagrime, ed alle querele più commoventi.

Prostesa sul cadavere di suo zio, chiamandolo a nome altamente sembrava

far forza alla stessa natura: imprimeva le sue labbra su quelle

guancie fredde e scolorate; riscaldavale coll’infiammato alito de’

suoi sospiri; ed avriasi detto ch’essa tentava rianimarle, se possa

umana capace fosse di richamare a vita gli estinti. Invano frattanto

con dolci parole studiavasi Demetrio di consolarla, e di toglierla ad

una situazione che la straziava: essa nulla più udiva; e quella voce

sì cara, che in altro tempo richiamato avrebbe tutta la sua attenzione,

penetravale appena in quell’istante le orecchie.

Ma quanto più forte e violento è nell’uomo l’impeto del dolore;

altrettanto è più rapido e breve nella sua durata: la ragione vi

sottentra; ripigliano il loro vigore le oppresse facoltà, e non rimane

che un sentimento ingrato e deprimente sì, ma più mite d’assai. —

Le lagrime versate in copia dalla sventurata, recando un necessario

sollievo al suo cuore, calmata pure ne avevano la mortale angoscia:

Demetrio profittò del momento per isvellerla dalle fredde spoglie del

vecchio; e caricando gli omeri egli stesso del dolce e funesto peso,

ripigliarono finalmente la strada dell’eremo. Qual terribile viaggio!

Prolungati sospiri tratti dal profondo del cuore, ed accompagnati ad

intervalli da gemiti languidi ed indistinti, univansi tristamente al

monotono calpestio de’ loro passi.

— Già l’aurora novella appariva sul balzo d’oriente, quando l’afflitta

coppia diè principio alla funebre ceremonia. Ravvolto entro candido

lino, il corpo di Atanasio fu deposto dietro le mura della cappella:

ivi l’Orfana e Demetrio, rinnovando in copia le lagrime, onorarono

pietosi la memoria di lui, e solennemente si promisero la loro

unione all’epoca stessa in cui egli aveala desiderata. In quel punto,

testimone de’ loro giuramenti, comparve il Sole sull’orizzonte: il

raggio di lui consolatore, rallegrando la natura, sembrò animare un

istante quella scena funesta.

«Addio, misera vittima della vera filantropia! (esclamò Olimpia

energicamente). Tu che fosti già un tempo l’unico appoggio della prima

mia giovinezza trascorsa nella sventura e nel pianto, sperasti pure

vedermi felice fra le braccia del virtuoso che amavi... ah, la morte

nemica de’ buoni troncò in sul nascere speranze per te così belle! Ma

ad onta del crudele destino io saprò farle rivivere: nel loco istesso

che tu abitasti vivente, qui sulla spenta tua salma giuro non esser

d’altri che di Demetrio: egli solo sarà il dolce compagno della mia

vita, e tu dal Cielo esulterai alla vista di un nodo da te stesso

formato!

«Salve, o generoso figlio della Selleide! (riprese Demetrio

intenerito). Riposa tranquillo nel sonno de’ giusti: ed accogli

propizio i puri voti di due cuori, i quali non avranno d’ora innanzi

che un palpito solo! — Addio per sempre, venerando vecchio! Addio!!

Addio!!!»

Queste parole che, pronunciate con tutto il calore del sentimento,

procurarono un grande sfogo alla loro passione, fecero pure che

straziati meno ed oppressi compir potessero quindi gli estremi uffizii

dell’amicizia e dei dovere. Umile monumento della eremitica povertà,

sopra l’angusto loco in cui giaceva l’estinto cressero un monticello di

terra: sparsi sovr’esso gli ultimi fioretti della state, vi collocarono

sulla cima una Croce, ad annunziare che ivi un uomo, pagando alla

natura il necessario tributo, restituito aveva alla madre comune la

mortale sua spoglia.

Olimpia; ossia, L'orfana della Selleide · 第 19 / 39 题