IX.

Appena potè aver sottomano un nucleo di forze, Garibaldi aveva

spedito in tutta fretta il generale Türr ad Ariano per soffocarvi una

sommossa borbonica suscitata dal Vescovo di colà, e spalleggiata dal

generale Bonanno che presidiava con una brigata l’Abruzzo Ulteriore.

E il valoroso Ungherese se n’era sbrigato presto e bene; costretti i

reazionari a piegar la testa, il Bonanno a render l’armi con tutta la

sua brigata, il Vescovo, divenuto da quel giorno fervente patriotta,

a ringraziarlo della sua umanità e cortesia. Questo felice successo

però nè cansava nè ritardava per nulla l’estrema prova, a cui la

rivoluzione, non ostante la sua corsa vittoriosa, era chiamata.

L’esercito, ritiratosi dietro il Volturno, contava ancora tra Capua

e Gaeta circa cinquantamila[122] uomini, era provveduto d’un ricco

materiale, protetto da un fiume di cui signoreggiava le due sponde,

appoggiato infine, senza dir dell’estremo propugnacolo di Gaeta, da una

fortezza di prim’ordine, quale Capua; e se, come certi indizi facevan

credere, l’appello di Francesco II, il quale da Gaeta invitava i suoi

fedeli alla riscossa, era ascoltato, la partita giuocata allora con

tanta fortuna poteva ridiventare molto combattuta ed incerta.

Garibaldi però ne era impensierito più di quello che volesse

confessare; ma obbligato ad attendere che le sue truppe, disseminate

dal Golfo di Policastro a quelle di Salerno, si rannodassero, molestato

ai fianchi dall’insorgere della reazione e costretto egli stesso dalla

controversia annessionista ad allontanarsi da Napoli ed a partire per

Sicilia, non potè nei primi giorni consacrarsi alle cose della guerra

con l’intera energia del suo spirito, o se anche tutto lo spirito,

non avrebbe potuto consacrarvi soldati. Però soltanto tra il 12 e

il 13 di settembre aveva potuto mandare la divisione Türr, forte non

più di quattromila uomini, ad appostarsi tra Caserta e Santa Maria;

raccomandando però così al suo Comandante, come al generale Sirtori,

capo di Stato Maggiore, di tenersi in sulla difesa, spiccando tutt’al

più delle bande volanti sui fianchi ed alle spalle del nemico, onde

tentare di sollevargli dattorno le popolazioni e turbarne le mosse.

Ma bastò ch’egli fosse lontano, perchè la fortuna, schiava fin allora

del maliardo eroe, scuotesse la chioma e tentasse fuggire dalle sue

insegne.

Il generale Türr (se d’accordo col Sirtori o di suo capo, è

controverso; ma certo frantendendo od oltrepassando gli ordini precisi

del suo Generale) s’era proposto di tentare una grande operazione

strategica; nientemeno che di impadronirsi delle due sponde del

Volturno, e di occuparvi sulla destra il forte luogo di Caiazzo che

domina uno dei suoi passi. Infatti il 19 mattina mentre la brigata

Rustow fingeva un attacco contro la fronte di Capua, spinto poi troppo

a fondo o dall’imprudenza dei capi o dalla foga dei combattenti;

il battaglione Cattabeni marciava per il passo di Limatola sopra

Caiazzo e con poco sforzo se ne impossessava. All’apparenza il colpo

pareva riuscito; molto sangue di prodi era stato versato, ma insomma

i Garibaldini potevan credersi padroni delle due rive del Volturno e

felicemente piantati come una punta aguzza sulla costa sinistra del

nemico. Illusione d’inesperti coraggiosi che sole ventiquattro ore

basteranno a dileguare!

Già reduce da Sicilia e precisamente nella sera del 19 al campo di

Caiazzo, Garibaldi aveva tosto compreso il grosso fallo del generale

Türr, e se n’era accorato; ma o perchè gli repugnasse abbandonare nel

pericolo il battaglione del Cattabeni, uno dei suoi vecchi soldati,

o perchè temesse il triste effetto che sulla accendibile fantasia

dei Napoletani poteva produrre una ritirata; per ragioni insomma di

umanità o di politica, quelle ragioni che furono sempre le peggiori

nemiche dei migliori concetti di guerra, comandò che il Cattabeni,

minacciato d’imminente attacco, fosse soccorso prima con una brigata

del Medici; poi, la brigata non essendo pronta, con un reggimento,

quello che comandava il colonnello Vacchieri. E il preveduto accadde.

Il Cattabeni e il Vacchieri, assaliti il 21 mattina da forze quattro

volte superiori, furono, malgrado la prodezza dei capi e dei soldati,

interamente sbaragliati; ferito e prigioniero col grosso del suo

battaglione lo stesso Cattabeni; salvatosi a stento coll’avanzo dei

suoi il Vacchieri; molti che, cercando scampo nel fiume, tentarono

guadi mal noti, miseramente affogati.

Era il primo errore commesso durante quella campagna; era il primo e

l’unico rovescio. Però se gli ordini lasciati da Garibaldi ai suoi

fossero stati osservati, e l’errore ed il rovescio sarebbero stati

evitati.

Garibaldi aveva certamente ordinato al Türr di lanciar scorribande al

di là del Volturno; ma non gli aveva dato facoltà di prendere posizioni

fisse, molto meno poi di dare battaglia per prenderle. Non si tengono

con iscarse forze le due rive di un fiume privo di ponti, dominato da

una fortezza; e il nostro Capitano l’aveva tosto compreso. Il difficile

non stava tanto nel prendere Caiazzo, quanto nel conservarlo; e poichè

a conservarlo occorrevano una e forse più teste di ponte sul Volturno e

forze pari ai borbonici, così la rotta del 21 settembre era prevedibile

ed inevitabile[123]

Garibaldi, Vol. 2 (of 2) · 第 46 / 147 题