Que' sguaiati discorsi al cuore dell'infelice furono coltellate. A che
tornare in un paese dove non avrebbe più trovato la sua povera madre?
Tutto il desiderio che lo aveva fino allora infiammato gli si cangiò
in ritrosia insuperabile. Meglio, pensava, non sentir più mai nominare
nè la sua casa nè la sciagurata creatura che ne lo aveva cacciato, nè
lei perduta per sempre, e che un amaro rimorso gli rappresentava come
vittima ch'egli stesso aveva immolata. Nel dimani peraltro, benchè
desolato e coll'anima piena di pianti, quasi per istinto e' si trovò
avviato verso la patria. Per la stessa strada, accompagnando il carro
con la macina comperata, veniva anche il mugnaio di Cividale. Fu di
tal maniera che gli si offrì l'occasione di accettare servigio in
quel molino. Così senza ch'ei lo sapesse, anzi quasi suo malgrado, il
caso lo avvicinò alla fanciulla, come se l'amore dei loro cuori fosse
stato una potente calamita la cui forza attraente non avevano potuto
distruggere nè il tempo nè le tante sventure. Senza metterci tempo in
mezzo, in luogo di tornare a casa, in compagnia del mugnaio egli era
venuto in quella stessa sera a Cividale, ed aveva cominciato subito
a disimpegnare le diverse faccende del suo nuovo mestiere. Lavorava
indefesso procurando così di attutire le dolorose memorie del passato.
A giorni peraltro esse tornavano, e allora il pensiero gli vagava
lontano a figurargli la perduta fanciulla in mezzo allo strepito e alla
folla di qualcuna delle tante città che aveva veduto. Non immaginava
ch'ella potesse pregar nella solitudine in cima al dirupo che gli
stava sospeso sul capo! Passarono così alcuni anni, nei quali, mercè
la sua molta attività ed alcuni fortunati eventi ch'ei seppe volgere a
proprio vantaggio, gli riuscì di stabilmente associarsi al proprietario
dell'edifizio, di modo che la sua sorte poteva dirsi dal lato materiale
onestamente fissata; quando avvenne la sciagura che abbiamo descritta.
Avvezzo nelle piene del torrente a trovarsi nel molino, subito che
l'acqua minacciava il pian terreno, era suo costume trasportare sui
granai le farine e quanto credevano potesse andar soggetto a guasti;
poi a misura che la fiumana s'alzava salivano a' piani superiori, e
passata la burrasca tornavano tutti come prima al lavoro. Ma questa
volta un macigno staccatosi dall'alto e venuto a percuotere nella
cantonata dell'edifizio aveva aperto una breccia che produsse il
disastro. I compagni s'erano tutti salvati a tempo; egli solo rimasto
ultimo trovossi prigioniero delle acque; e se l'inopinato soccorso
venutogli dal convento valse a scamparlo da una morte che oramai pareva
indubitata, colla distruzione del molino perdeva ogni sua fortuna e
tornava nella misera condizione di prima, cioè colle sole braccia,
tanto più che gli scarsi mezzi del mugnaio con cui era entrato in
società non avrebbero permesso la rifabbrica. Erano questi pensieri che
gli facevano guerra, quando il meraviglioso ritrovo della fanciulla e
quella per lui insperata manifestazione d'amore unita alle dolci parole
di suor Maria Eletta tornarono a suscitargli nell'anima in tutta la sua
forza il sogno di felicità de' suoi giovani anni.
La Tina nella beatitudine del rivederlo si lasciava andare a tanta
ingenua espansione che il giovane alla perfine le aprì con confidenza
tutte queste sue angustie; la monaca in mezzo ai due faceva carezze
alla fanciulla e la guardava commossa come se si avesse trattato
di affetto tutto suo, poi col fare mansueto e coi miti propositi si
studiava di richiamare la speranza nell'animo travagliato di lui e
di appianargli le tante difficoltà ch'egli andava mettendo innanzi;
ma più spesso, sollevati gli occhi al cielo, ascoltava meditabonda
i loro discorsi e pareva che aspettasse di lassù una inspirazione
che valesse al vero bene di quelle due povere creature ch'ella già
amava con viscere di madre. Ma nel mentre queste tre anime amorose
s'andavano così tra loro confortando, nell'interno del convento
succedeva una tutt'altra scena ed inspirata da ben diversi sentimenti.
Le monache, che la Badessa aveva mandate in coro, dopo un'assai
breve orazione fatta per obbedienza, posato uno dei loro lumicini
sul sarcofago della principessa longobarda, si riunirono tutte tre
sullo stesso banco e davano sfogo all'esuberanza del loro zelo con
una miriade d'osservazioni intorno al caso accaduto. Ed avevano un
non so che di sinistro quelle teste velate che confabulavano sotto
voce lì in quell'angolo nell'ombra fantastica progettata dagli emblemi
della morte, mentre al di fuori fremeva iracondo il Nadisone. Appena
poi s'accorsero che cominciavano ad uscire dall'orticello, corsero
curiose incontro per sapere della fine. Se avevano già prima ardito
censurare la condotta della Badessa, ora che udirono narrare dello
scandolo della Tina non ebbero più ritegno. Vi fu chi propose di
convocare sull'istante il capitolo e obbligar la Badessa a render
conto dell'infranta clausura. Suonarono infatti la campana, e le più
autorevoli andate ad assidersi sui loro scanni aspettavano accigliate.
Quella campana suonata così nel cuor della notte, finì di mettere in
iscompiglio il convento. Dalle celle, dove alcune si erano ritirate,
dall'orticello, dove altre erano rimaste, lungo i porticati, giù
pei dormitòri, tutte accorsero obbedienti al segno convenuto, e
nell'incontrarsi s'interrogavano a guisa di formiche quando s'ammusano.
Così indettate, al comparire della Badessa una delle anziane a nome
delle consorelle fece la mozione. La buona vecchia rispose poche
precise parole: doversi ringraziare il Signore che loro aveva concesso
di salvare la vita a quell'infelice: se rotta la clausura, ella sola
come Badessa trovarsi responsabile: in quanto alla Tina, non aveva voti
di sorte; peraltro avrebb'ella pensato a custodirla: andava intanto ad
aprir la porta al giovane. — E senz'altri rispetti sciolse il capitolo,
lieta in suo cuore che l'imbroglio fosse avvenuto a guerra finita.
Ma nel mentre con passo concitato attraversava la corte per recarsi
dal giovane e vedere se fosse in istato di finalmente andarsene, in
fra sè stessa non poteva astenersi dal riflettere: Che faccenda vuol
essere cotesta? Pare che la Eletta sia affatto cieca! E quest'altre
poi vogliono vedere più di me che sono la Badessa. Eh! saprò metterci
riparo senza dei loro capitoli. Pettegole! a mezzanotte convocare il
capitolo... Pur troppo ci vedo anch'io; non l'hanno tutto il torto,
perchè il contegno di quella ragazza è stato uno sproposito... Saranno
conoscenti, saranno amici.... ma se anche fosse un fratello c'era
proprio da scandolezzarsi. Modi riprovevoli, sentimenti profani;
mondana fin nelle midolla.... e volevano farmi credere che desiderasse
il velo? Bella vocazione! Basta, dimani parlerò col confessore, e se
sarà correggibile.... Intanto sbrighiamoci del giovane e mandiamolo
pe' fatti suoi. Questo giovane è proprio stato una tentazione del
demonio.... Peraltro sono così contenta d'averlo salvato che tornerei
sempre a fare lo stesso, oh sì! dovessero dimettermi di Badessa
issofatto! Caspita, si trattava della vita d'un uomo! — Ma quando fu
sulla porta della cucina, dove suor Maria Eletta aveva fatto entrare
l'Armellino, e la Tina ad asciugargli le vesti fradice gli aveva acceso
un buon fuoco, e li vide ch'erano tutti tre in dolci confabulazioni, e
la monaca gestiva animata come se avesse esposto qualche progetto a cui
i giovani prestavano la massima attenzione, e ora commossi fino alle
lagrime ringraziavano, ora raggianti di gioia assumevano un'espressione
di felicità ch'ella non aveva immaginato, se non sulla faccia dei
beati che stanno in paradiso, sentì che tutti i suoi severi propositi
le si sfumavano e veniva col cuore e colle braccia aperte — a mettersi
anch'ella in compagnia. Suor Maria Eletta le corse incontro.
— Abbiamo combinato tutto, le disse; il molino si rifabbricherà, egli
sposerà la Tina, lavoreranno insieme, in pochi anni potranno restituire
ai poveri il capitale.... Oh Madre mia, come è buono il Signore!
Un tale orribile disastro! e' c'era il dito della sua provvidenza
che voleva ravvicinare queste creature! Poverini! e pensare ch'essi
si amavano con tutta l'anima e nol sapevano.... ma ora ogni cosa è
chiarita, nè ci sono più malintesi. — La Badessa fece una carezza alla
Tina quasi per rappattumarsi dell'averla in cor suo così facilmente
condannata, e guardando sottecchi il mugnaio mormorò a mezza voce:
— Ma colle monache come faremo? Si sono formalizzate, capite?
— Le non sapevano ch'era il suo fidanzato, rispose Maria Eletta. Ora,
voi potete far aprire la porta e il giovane va via subito.
— Oh sì, galantuomo! Cotesto è il meglio. Perchè, alla fin dei conti
siamo in convento, e certi contatti... Dio lo sa, se sono lieta d'aver
potuto salvarvi! ma se questa fraschetta non vi rivedeva si sarebbe
fatta monaca, e invece, ecco, in un attimo volta bandiera e addio
che ci siamo visti! A rubarla al Signore ha bastato il vostro alito,
giovinotto! —
— Ma ella sarà una buona cristiana allo stesso, e crescerà la sua prole
nel santo timore di Dio. Oh, il mondo ha bisogno di brave donne, e nei
giorni che rimarrà ancora qui con noi, vogliamo istruirci, pregare e
prepararci a cotesto, non è vero, Tina?
— Ahi! sospirò la Badessa, preveggo persecuzioni, e come difenderla?
— La darete a me, la custodirò nella mia camera. È convenuto, Madre
mia, la non può uscire, finchè il giovane non abbia fatto fare le gride
e allestito ogni cosa per le nozze. Allora viene a levarla....
— Meglio, figliuolo, che mandiate una qualche buona comare del vostro
villaggio, e noi intanto le prepareremo un po' di mobile.
— Io ti darò le carte, continuò Maria Eletta, e anderete insieme a
Pordenone dalla persona che ti dicevo e che troverai indicata.
— Siamo dunque intesi, conchiuse la Badessa. E guardò con compiacenza
l'affettuoso addio che i due giovani si davano; indi rimessa nella
gravità del suo grado, stese loro la mano ch'essi baciarono colla più
viva riconoscenza. Partito il mugnaio si ritirarono nelle loro celle,
e la buona vecchia prima di coricarsi s'inginocchiò a' piedi del
Crocifisso, e lo ringraziò della misericordia che le aveva usata, e
pregò per la felicità di quelle due creature, e, così come aveva detto
Maria Eletta, che fossero cristiani e che vivessero insieme nel santo
timore di Dio.