VI.

— Ebbene, Tina! continuò suor Maria Eletta, un uomo che io non avevo

cercato, che certamente non potevo avere offeso, venne su' miei passi,

turbò la calma che con tanta fatica avevo riacquistata, distrusse i

miei sogni e mi precipitò di nuovo nelle lagrime. Oh, cadere colaggiù

tra i vortici di quell'onda perigliosa e, dopo avere lungamente lottato

colla morte, a forza di lena affannata riuscire alla riva, e invece

d'una mano amica trovare chi ti risospinga nel gorgo!... Lungi, lungi

l'uomo! Ci sono dei cuori freddi ed impermeabili che come se fossero

di marmo stanno immobilmente attaccati al loro dovere. Per essi non ci

sono gioie dell'affetto, ma neanche i pericoli: passano incolumi fra le

lusinghe della vita e nulla può infrangerli. Ma i nostri, Tina?... Io

ho messa la mano sul tuo e so come batte.... Oh! poichè non han potuto

battere a bene la prima volta, credi, per noi deboli creature non resta

altro asilo che la solitudine assoluta e il santuario del Signore. —

L'uomo, che ti dicevo, era un dottore di legge, antica conoscenza del

cugino, che teneva allora fra le sue mani molti affari della famiglia.

Nel tornarmene a casa dalla consueta passeggiata del mattino, lo trovai

con la mia buona zia che discorreva di non so che pio istituto. Era

venuto a passare alcuni giorni in campagna con noi, e mostravasi così

rapito della pittoresca bellezza di quelle nostre colline, che si

conciliò subito la mia simpatia. Aggiugni che, benchè avesse di molto

viaggiato e conosciuto il mondo, a differenza in cotesto di tanti altri

suoi colleghi, dalle sue labbra non usciva giammai una parola men che

riverente per tutto ciò che accennasse a credenza od a culto religioso;

anzi nelle pratiche nostre più minute pareva semplice e devoto come la

più umile femminetta. Colla zia s'intratteneva sovente delle cose della

fede, e l'accompagnava alla chiesa e assisteva con essa alla Messa

con una pietà così singolare che al solo vederlo ti sentivi commossa.

Cólto d'altronde e nei modi estremamente politi di una scioltezza

così elegante e così nello stesso tempo riservata e modesta, la sua

conversazione era come un'armonia che dolcemente attraeva. In casa

tutti l'amavano, non eccettuato lo zio che discorreva assai volentieri

con lui, perchè ei sapeva finamente rilevare ciò che v'era di vero in

quelle sue opinioni in apparenza strane e quasi sempre eccentriche.

In quanto a me, un po' alla volta era diventato il compagno ordinario

delle mie escursioni, e come se le nostre anime sentissero all'unisono,

i miei gusti erano sempre anche i suoi. Appassionato per i fiori,

quasi inavvertitamente portava all'occhiello del vestito quelli che

io prediligeva. Che se talvolta mi fermavo a contemplare estatica

qualche bel punto di vista o qualche magnifica scena della natura,

nel ripigliare il passo trovavo che anch'egli l'aveva notata, tanto

apparivano nella sua faccia i segni di una viva commozione. Di certe

leggere attenzioni ch'egli mi andava usando così alla lontana, e con

una delicatezza quasi impercettibile, io mi ero accorta, ma siccome

tutti sapevano che da gran tempo avevo rinunziato a qualunque idea di

matrimonio, le accettavo sempre nel loro più semplice significato,

persuasa che conscio della mia risoluzione ei non potesse nutrire

secondi fini. Non valsi peraltro a scansare ch'egli non mi parlasse

finalmente all'aperta. Invece di rivolgersi a me, avrebbe potuto

chiedere la mia mano ai parenti e suscitarmi, particolarmente per parte

della zia, una di quelle affettuose persecuzioni, dalle quali altre

volte non avevo potuto cavarmi che a forza d'infinite amarezze. Gli

fui quindi riconoscente, e nell'impeto di quella subitanea commozione

stavo già per rivelargli l'anima mia, ma un'invincibile ripugnanza

mi trattenne. Mi avrebbe egli rettamente intesa, o non più tosto

sospettata e calunniato l'angelo ch'io tuttora adoravo con tutta la

devozione di un primo amore? Risposi che non potevo accettare, che

la mia sorte era già irrevocabilmente fissata, che s'ingannava nel

creder puro il mio cuore; e tornata alle antiche memorie piansi per

alcun'istanti inconsolabile. Il mio rifiuto non valse ad allontanarlo;

solo pareva che il suo affetto per me si fosse cangiato in una candida

e quasi fraterna amicizia.

Egli s'andava intanto destramente insinuando nella mia anima, ch'io

infelice gli abbandonavo quasi a compenso del negato amore. Ed a

cotesto contribuì non poco il conoscere entrambi un pio sacerdote,

che a quell'epoca la voce pubblica venerava come un santo. Egli era

stato al mio letto, quand'io mi trovavo in fin di morte, e la sua

parola di pace in quei terribili momenti di disperata angoscia aveva

lenito le mie lagrime e messomi nel cuore il desiderio di rassegnarmi.

Ora quell'uomo del Signore amava il giovane con viscere di padre e

sapeva della nostra amicizia, e col mezzo di lui, che andava spesso

a visitarlo nel suo romito oratorio, si può dire che teneva entrambe

le nostre anime nelle sue mani. Era col suo assentimento che aveva

stretto il patto fra noi di avvertirci scambievolmente dei nostri

difetti e di renderci l'un l'altro migliori, e il modo franco e nello

stesso tempo pieno di dolcezza con cui egli l'adempiva, mi era gioia

sincera ed accresceva la mia fiducia nella sua amicizia. Una sola

cosa mi rammaricava, ed era ch'egli sempre credeva maggiore del vero

quel po' di bene ch'io andava facendo. Una volta còlti dalla pioggia

entrammo a riparo in un casale dove da più anni giaceva malata una

povera figliuola ch'io conoscevo. Mentr'egli trattenevasi in cucina

colla famiglia, salii alla sua camera. Io la visitavo talora; ma i miei

conforti a quel letto di dolore consistevano più che altro in parole,

essendo assai tenui i soccorsi ch'io era venuta di tratto in tratto

arrecandole. Nel tornarcene a casa egli mostravasi così commosso,

e mi parlava con tanto entusiasmo delle molte beneficenze che mi

permettevano di spargere tra i poverelli le mie non comuni ricchezze,

ch'io mi sentii veramente umiliata. La sera, quando fui sola nella mia

camera, pensavo a cotesto con una amarezza indicibile.

Qualunque somma io avessi chiesta al nostro agente, credo certo che

non mi sarebbe stata negata; ma in realtà era assai poco quello che

per solito io dimandava. Sotto l'incubo di tali riflessioni provai

per la prima volta come un secreto dolore che la mia posizione

non mi lasciasse affatto libera e senza sorveglianza di sorte

nell'amministrare e disporre de' miei beni. Mi entrò nell'anima un

rimorso cocente del bene che non avevo fatto. Dio mi aveva dato un

ricco patrimonio e non mi era mai caduto in mente di rifletterci;

tanti infelici languivano, e per una timidezza che allora mi parve

colpa io trascuravo di alleggerire la loro miseria. Mi piovevano sul

cuore le lagrime dei poveretti che avevo vedute, e risolsi di riparare

a cotesta mia crudele negligenza. Infatti, alla prima notizia che mi

pervenne di non so che tremenda sciagura, vinta ogni ripugnanza chiesi

ed ottenni una grossa somma di danaro, e poichè quella catastrofe era

esagerata e io mi trovavo fra le mani un vistoso residuo, a scansare

nel caso di qualche altra occasione l'impiccio e il rossore di una

nuova domanda, lo depositai col mezzo del mio amico su d'un monte

di pietà, e si convenne che il frutto del capitale fosse infrattanto

impiegato a soccorrere i poveri. Correva già quasi un anno di questa

nostra relazione, quando m'accorsi che il mondo cominciava a far male

interpretazioni; e anche in famiglia alla cordiale amicizia di prima

subentrava adesso una tal quale freddezza che mi fece sospettare

della loro disapprovazione. Colla mia spensieratezza io mi era dunque

attirata sul capo dei ben severi giudizj? Non per me, ma per le care

persone che mi amavano, ma per lui stesso me ne dolse. Compresi

che bisognava smettere e aspettavo che la cosa venisse dalla sua

delicatezza; invece, come se fosse stato affatto cieco, le sue visite

diventavano sempre più frequenti: feci forza a me stessa, e un dì

ch'eravamo soli gli entrai di cotesto.

Egli tornò allora al suo antico progetto come quello che poteva

riparare ogni cosa, e mi persuase a rimettermi alla decisione del

santo uomo che già conosceva il mio cuore. Era il punto dove si voleva

tirarmi, ed io misera ci venni strascinata dalla lunga insistenza

e dalla prepotente volontà di quest'uomo, così come il povero fiore

ch'io getto adesso nel torrente, voglia o non voglia, fra poch'istanti

passerà sotto l'arco del ponte. Perchè sapevo bene qual sarebbe stata

la parola del ministro di Dio che avevo promesso di consultare! Da

molto tempo egli soleva considerare come un gran bene per me l'amore

del giovane, e dolcemente mi consigliava a non resistere più oltre alla

Provvidenza che mi offeriva nella santità del Sacramento una guida

sicura agli affetti inesperti ed un amico che mi avrebbe protetta

e salvata dalle memorie del mio passato che talvolta venivano così

crudelmente a turbarmi. Avevo dunque risolto. Fidata nelle speranze

di un incerto avvenire, donavo con quella parola il mio cuore, le

dolci abitudini della famiglia e dei luoghi in cui vivevo, la libertà

illimitata della mia vita e le mie più intime convinzioni. Come un

albero che ha di già attecchito e che si vuole trapiantare troppo

tardi, mi avevo lasciato a poco a poco scalzare tutte le radici

e aspettavo peritante di andarmene nell'ignoto terreno. Ma ahimè!

l'albero infelice che con tanto studio s'erano ingegnati di cavare dal

suolo nativo non era stato che per lasciarlo da parte.

— Da parecchie settimane nulla io sapevo di lui. In famiglia sempre

più freddi, e io bisognava di effondere l'anima travagliata da troppo

gravi pensieri. Ardisco e gli scrivo. Viene una lettera studiata che

schiva tutti i punti toccati dalla mia. Era malato, da più giorni

guardava il letto, doveva nel dimani farsi salassare. Peraltro era cosa

passeggera, e chiudeva col promettere fra giorni una visita. Dormii

poche ore inquiete e sognavo di vederlo, ma era pallido e la sua mano

agghiacciata come quella di un cadavere; strinse un momento la mia, poi

l'abbandonava in un subito e mi volgeva le spalle, senza che valessero

a richiamarlo nè le mie preghiere nè le mie lagrime. Appena giorno

volli portarmi alla città, addussi non so che pretesto, ma era per

sapere di lui. — Seppi più di quanto voleva. Invece del letto e del

salasso era uscito per una gita ad un villaggio vicino, dove trovavasi

una giovinetta, la cui mano da gran tempo egli sollecitava, appunto

così come faceva con me. Gran parte della sua giovinezza egli l'aveva

spesa in quelle che il mondo chiama fortune d'amore, e conosceva

molto bene l'arte d'impadronirsi d'un povero cuore di donna. Quando

le lagrime di taluna delle vittime gli suscitavano qualche impiccio,

egli cambiava paese. Ora pareva che volesse trar profitto di questa

sua scienza per iscegliersi a suo modo una sposa. Avevamo avuto la

disgrazia di fissare in due la sua attuale attenzione, e a guisa di

perito mercatante, dopo aver ben pesati i vantaggi di entrambe, era

per lei ch'egli s'aveva finalmente deciso. Se tu sapessi il male che

mi fece questa scoperta! Misera cosa il cuore umano, e ogni passo

della giovinezza seminato di mille idoli fallaci che fanno insidia

alla nostra frale virtù. Avrei potuto perdonargli l'incostanza; i

traviamenti stessi della passione: sì! anche tradita avrei avuto

lagrime per compiangerlo; ma venire a turbare la pace altrui per mero

progetto, ma assumere cotesta maschera d'ipocrito affetto per niente

altro che per un miserabile interesse personale!... Quando guardo alla

gente che passa colaggiù su quella via lontana, o alle tante teste

che vanno e vengono per la riga del ponte, e penso che fra esse può

trovarsi un uomo simile, benedico quest'asilo inviolabile, dove non

giugne il loro alito avvelenato. Tornai a casa coll'anima infranta.

Appena smontata dalla carrozza mi dicono che lo zio mi chiamava nel

suo gabinetto. Salgo le scale in fretta e lo trovo seduto dinanzi alla

scrivania sulla quale stavano aperti diversi libri di conti. Il buon

uomo aveva l'aspetto commosso. Si tolse gli occhiali, stette un pezzo

guardandomi senza proferire sillaba, mi fece sedere a sè dappresso, mi

prese la mano e dopo averla lungamente accarezzata fra le sue, scosse

la testa, e,

— Non è possibile, disse, si sono ingannati, questa poverina ci vuol

bene! Non è vero, figliuola mia, che tu mi ami? e ami anche la zia,

anche i cugini? — A sì impensate parole un impeto di pianto mi strinse

le fauci, e per tutta risposta mi portai alle labbra la benedetta sua

mano paterna.

— Oh lo sapevo bene! perchè il povero vecchio non ti ha mai

contristata. Ma è un affare dilicato; tocca l'onore, figliuola, ed

essi pensano colla loro testa, nè io voglio farli pensare a mio modo,

no! liberi tutti e liberi anch'essi. Fortuna che cotesto è un fatto

che già doveva avvenire in breve allo stesso! Ecco qui il resoconto

della facoltà che ti hanno lasciato i tuoi genitori. Queste cedole

e questo danaro sono roba tua. La tua casa l'ho fatta ammobiliare di

nuovo: troverai un appartamento che spero sarà di tuo gusto, così pure

l'equipaggio e la servitù che ti aspetta. Ci ho messo la stessa premura

che per i cugini, perchè già anche voi altri due io vi considero come

figliuoli; ed è un buon giovane e ti farà felice, e saremo sempre

amici, forse meglio così divisi che se si avesse trattato di far tutta

una famiglia.

Dio! Dio mio! queste parole mi laceravano fuor di misura. Che avevo

io fatto per meritarmele? Dunque adesso ch'io era abbandonata e sola a

questo mondo, anch'essi mi scacciavano dalla loro casa? Che m'importava

delle mie ricchezze, se non avevo più un'anima che mi amasse? Caddi a'

suoi piedi e stendeva le mani tremanti ad implorare pietà. Oh! egli che

aveva raccolto l'orfana, non doveva ributtarla così nel momento della

sventura.... Ma il buon vecchio non m'intendeva. Partiva sempre dalla

persuasione che il mio matrimonio fosse già cosa stabilita.

— No, figliuola, tu non mi hai offeso, tu non devi chiedermi perdono

di nulla. Nè su te nè su persona al mondo io non mi sono mai arrogato

una simile autorità: a' miei occhi essa è affatto odiosa, perchè

tu eri libera e potevi liberamente scegliere, nè c'era bisogno di

partecipazioni. In quanto ai cugini, essi si sono offesi pel denaro

che facesti depositare sul Monte; ma passerà, e celebrate le nozze,

quando sarai stabilita nella tua casa, vedrai che torneremo tutti in

buona armonia.... — Allora compresi ch'era inutile ogni spiegazione,

e che se anche fossi giunta a vincerlo dal lato del cuore, non sarebbe

stato che a spese della sua pace domestica. Rimanermi in famiglia non

era più dunque possibile: vi si opponeva la mia stessa dignità. Presi

una penna e segnai la rinunzia ai cugini di tutti i miei stabili;

poi inginocchiata a lui dinanzi, lo pregai della sua benedizione,

perchè nel dimani io mi sarei chiusa per sempre in questo monistero.

Fu inconsolabile; ma io nella notte ebbi agio di ben meditare la mia

posizione, e il mio partito fu irrevocabilmente preso, nè più valsero

a smuovermi nè le sue lagrime nè quelle della povera zia. Debole,

malata e sola, come vivere in un villaggio per me affatto nuovo, in una

casa dove non ero cresciuta e dove non avrei trovato nessuna creatura

che potesse compiangere la mia sorte, e circondarmi di quelle cure

affettuose di cui allora più che mai sentivo il bisogno? Qui conoscevo

la buona Abbadessa, qui erano anime pure che nella loro santa carità

avrebbero curato i mali di una misera sorella che si rifugiava fra

le loro braccia: per non turbare il sereno della vergine loro vita

non avrei potuto narrare la trista mia istoria, ma potevo io piangere

dinanzi al Signore e pregare insieme con esse.

Racconti(#49510) · 第 83 / 90 题