I. I BURATTINI.

Passate le ultime case di Predemano, la fanciulla rimasta sola

affrettava il passo verso l'alveo del torrente. Il sole era già

tramontato, e un ultimo soffio di luce purpurea pareva baciare in

oriente le lontane creste dei monti, mentre il suo riverbero faceva più

gaio il verde delle sottoposte colline. Era la prima volta ch'ell'era

stata a Udine senza la compagnia della madre. Portava sul capo un

grosso fardello di lana, ch'ella s'aveva comprato coi guadagni de'

suoi filati; e la notte imminente, e quella vasta spianata a quell'ora

affatto deserta, tranne un carrettino che a lei dinanzi lentamente

attraversava le ghiaie, le mettevano in cuore un senso di recondita

paura, per cui benchè stanca camminava più lesta, e quando fu alla

cappella della Madonna ella aveva già raggiunto il cavallo che montata

la riva andava a passo riposandosi della fatica dell'alveo. — Giannetta

quasi involontaria posò il suo fardello sulla tavolina dietro il

biroccio, e poi dato un salto anch'ella vi si assise dappresso.

— Ehi! che fai tu lì ragazza? le chiese il padrone del biroccio;

vuoi col tuo peso rompermi la tavolina? — E fermato il cavallo che

zoppicava smontò a liberargli la zampa, chè nel passare il torrente

s'aveva inchiodato un sasso nel ferro. — Sono così stanca, signore,

rispose la Giannetta, che fareste proprio una carità a condurmi sin a

Butrio. — Quell'uomo era una specie di fattore di campagna che amava i

contadini. Ei la fece montar dentro, e continuava la strada guardando

in silenzio quella bella ragazzetta che non mostrava più di quindici

anni, e che tutta rubiconda gli sedeva dappresso tenendo sui ginocchi

il suo grosso fardello di lana. Aveva il capo in un bruno fazzoletto a

croce colle frange colore scarlatto; i cui lembi passati sotto il mento

le riuscivano ad annodarsi al sommo della testa, formando così intorno

a quel grazioso visino una specie di bizzarra aureola che ne accresceva

la vaghezza. Non erano andati appena un tiro di fucile che s'accorsero

come un'altra giovinetta teneva lor dietro correndo, e sforzandosi di

raggiugnerli: — Ehi, signor Biagio! gridava trafelata, fermate signor

Biagio! — E che cosa ti occorre? — Oh bella! fermate il biroccio — E

così? — diss'egli trattenendo le briglie. — Siete in buona compagnia,

signor Biagio! ma mi pare che c'è sito, e che potreste prendere anche

me. — Dove se' stata fino a quest'ora? — A Udine come voialtri, se non

mi inganno, e sono stanca. Vi ho lampato che montavate la riva della

Madonnetta, e vi ho corso dietro sino a qui. Io non peso cinquanta

libbre, signor Biagio, e dico io, quando avete fatto grazia ad una

forestiera, potete meglio farla a me che sono del vostro paese. — Ed

era già montata vicino alla Giannetta, mentre il buon uomo si tirava

alla banda per farle spazio. — Tuo padre è dunque rimasto a Udine? —

Mio padre ha buone gambe, messere, e spero che sarà a casa — rispose

l'ardita mingherlina, mentre sogghignava in aria di mistero. Il fattore

brontolò fra' denti alcune parole brusche, poi fattosi serio toccò il

cavallo, e pareva assorto in qualche grave pensiero. Allora quella

vispa chiacchierina, veduto che il signor Biagio non le badava, si

mise a discorrere colla Giannetta, e: — Hai comperato a Udine quella

lana?... Ci vogliono delle lunghe ore a filarla, capisci?... Oh,

val meglio provvedere alla bella prima in bottega i vestiti; guarda

questo mio com'è bellino!... Sei di Butrio neh? — E poi: — se' stata

quest'oggi sulla piazza dei polli? — Oh no! rispose la Giannetta, non

ci ebbi tempo, o per meglio dire ho perduto il mio tempo nel passare

per la piazza di San Giacomo nel momento di quel gran sussurro.... —

Eri dunque anche tu lì, quando quei brutti cani davano la caccia al

contrabbandiere? — Sperava di trovar una donna del mio paese venuta a

vender frutta, e ho veduto tutta la scena. Se non era quel giovanotto

a liberarlo, voleva passar male al poveretto.... — Ma com'è stata? Io

ero a veder la commedia sulla piazza dei polli, e solo tardi la gente

mi ha raccontato.... — Credo che avesse del tabacco. Aveva venduto

e numerava i soldi, quando le guardie lo hanno adocchiato e gli sono

andati addosso in quattro. Egli si difendeva colle mani e coi piedi,

con un coraggio!... e tutta la gente affollata intorno, che mai più

tanta calca. A forza di dargli, te l'han gittato in terra, gli han

tolto il cesto; e stavano per legarlo, quando un giovinotto, un bel

giovinotto che non dimenticherò se vivessi mille anni, salta in mezzo,

un calcio all'uno, un pugno all'altro, li sbalordisce, gli dà tempo

di rialzarsi; egli riprende il suo cesto; e via come la folgore tra

mezzo i _bravo!_ della folla meravigliata. Lo inseguono, egli entra

in una casa, trova la chiave su d'un cancello, si precipita e chiude

il cancello; ma un di que' dannati che gli era dietro al pelo passa la

mano tra i ferri e lo piglia pe' capelli. Egli allora si volge e colle

unghie e co' denti tenta di sbrigarsi, indarno; era tutto insanguinato

il braccio, e nondimeno colui resisteva. Il contrabbandiere allora

cava la ronca, e affè ho creduto che gli tagliasse la mano, se non

era pronto l'altro a ritirarla. Quando hanno aperto, egli se l'aveva,

grazie al cielo, di già svignata scalando il muro di un orto; e se tu

avessi veduto come sono rimasti con tanto di naso! — Brutti _pilucchi_!

— mormorò l'altra. — Ma che commedia se' tu stata a vedere sulla

piazza dei polli? — chiese la Giannetta che infervorata nel racconto

di quell'avventura aveva preso un po' di confidenza con la compagna.

— Non hai tu mai veduto la commedia? — Io no, diss'ella. In città io

ci bazzico poco: ci vo talvolta con mia madre, ma spedite le nostre

faccenduole torniamo presto a casa; soltanto quest'oggi ch'ero sola

ho fatto un tantino più tardi. — La commedia! Oh io ci ho un gusto

matto. Se m'accorgo che ci sia la commedia, io ve' ci vado se credessi

di tornarmene a casa dopo la mezza notte. Immaginati un palchetto

alto così come il pulpito dove predica nei dì di sagra il nostro

piovano.... — L'ho veduto io un giorno passando per la piazza, e c'era

tanta gente! Ma mia madre non ha voluto fermarsi; diceva che le sono

fattucchierie, e che quelle meraviglie le fanno in virtù del demonio.

— Sarà stato in dì di mercato, quando Pagliaccio mangia le stoppe e

le digerisce in cordella, si caccia in corpo uno spiedo, inghiottisce

fuoco ed altre simili gherminelle; ma la commedia è un'altra istoria.

Ci sono degli omiciattoli niente più alti del tuo cubito, e là su quel

palchetto parlano fra loro, camminano, ballano ch'ell'è una gloria a

vederli. Oggi ce n'era uno cattivo e brutto come un satanasso, e aveva

nome.... aspetta; aveva nome Brighella. Questo signor Brighella con

una vocina tutta nel collo bestemmiava.... Oh mio Dio, se tu avessi

sentito che razza di bestemmie! I nostri uomini, neanche quando vengono

a casa ubbriachi non ne sanno di così fiorite. Aveva sposato una certa

signora Colombina, e gliene faceva di tutti i colori. La disgraziata

aveva un bel piangere; per tutto conforto ei le regalava delle buone

busse, e non mica coi pugni ve', con tanto di mazzafrusto! e a forza di

dargliene ei te l'ha finalmente accoppata; allora il birbante la getta

a cavalcioni del suo mazzafrusto e la porta via così a seppellire senza

neanche metterla nella bara. Un altro omiciattolo con tanto di barbetta

grigia cápita a dimandargliene conto. Vestiva una zimarra negra e

lunga fin quasi alle calcagna, sott'abito di scarlatto, un coltellaccio

nella cintura, e in testa una berretta a borsa ripiegata sulle spalle

così come quella che si mette talvolta qui il signor Biagio l'inverno,

quando viene a farci visita nelle nostre file; e dietro aveva un

servitore col viso nero come il carbone, e l'abito a cento mila

colori. Costui, un capo nuovo, ne diceva delle pazzie da farci crepar

dalle risa. Io contenta sperava di veder fatta giustizia. Ma invece,

indovina mo! vien fuori Brighella col suo mazzafrusto, si attaccano,

si picchiano, si pigliano pel collo. Parevano due galli d'India ben

bene arrovellati; e il perfido l'ha vinta, e invece di veder giustizia,

ho veduto accoppati e stesi per terra tanto il buon vecchietto dalla

zimarra come quella cara gioia di quel matto moretto del suo servitore.

— Intanto erano arrivati a Butrio; Giannetta smontò ringraziando, e gli

altri due continuarono la strada fino a Manzano.

Racconti(#49510) · 第 63 / 90 题