Nel dimani, prima che il dì fosse ben chiaro, ell'era già sulla strada,
ad aspettava che s'aprisse la casa che le avevano accennata.
Mostrava di voler farsi una gran bella giornata: il cielo era nitido;
i monti spiccavano azzurri nell'atmosfera purissima e leggermente
dorata dai primi crepuscoli; un fresco venticello foriero dell'aurora
increspava il verde allegro dei cólti di frumento che dalla parte di
ponente le si dilatavano dinanzi come l'ondeggiare d'una vasta marina.
Il cannone tuonava ancora, ma questa volta i colpi partivano dalla
fortezza e parevano i nitriti di un immenso cavallo da guerra che
laggiù nel folto della campagna schizzando fiamme dalle narici
e percotendo colle gambe il terreno sfidasse l'ira dell'inimico.
Quando il sole fu sorto, apparve la fortezza, ed ella distingueva
sui baluardi il lampeggiare del fucile delle vedette: il culmine del
duomo scintillava, e più in alto nell'aria serena inondati di luce
sventolavano i tre colori della bandiera italiana.
— Povera Palma! sclamò la donna commossa, almeno tu se' viva ancora!
— e s'inginocchiò a ringraziarne il Signore. Sia che la solenne
maestà dell'ora le infondesse un religioso raccoglimento, o che ve
la spignesse un ignoto affetto del cuore, lungamente pianse e pregò.
Ella amava Palma come si amano le memorie dei giorni più lieti. Là
era stata insieme collo sposo a scegliersi gli anelli delle nozze; là
aveva comperato il suo primo fazzoletto di tulle e i vestiti dei giorni
festivi. Su quella bella piazza circolare, all'ombra degli odorosi
acaci che le fanno viale all'intorno, ell'era stata tante volte a
vendere le uova delle sue galline, i pulcini primaticci, i paperottoli,
gli erbaggi dell'orticello. Anzi quando stava nella sua casuccia a
Jalmicco, e non sapeva come raggranellare qualche carantano per i
bisogni della crescente famigliola, presto faceva un mazzolino di timo,
di maggiorana, di salvia e di altre erbucce fragranti, o raccoglieva un
bel piatto d'insalata od alcuni cavoli fiori, e giù a Palma, e sempre a
tornare col denaro desiderato. Or ella sentiva gratitudine per quelle
note e care contrade, e pregava il Signore che le salvasse dal ferro
e dal fuoco che avevano sterminato il suo povero villaggio. Usciva
intanto da una casa vicina una bella giovinetta e coll'arconcello sulle
spalle avviavasi ad attignere. Quando furono l'una appresso dell'altra
si guardarono entrambe un istante perplesse, e la giovane, deposte le
secchie — Oliva! gridò, siete veramente Oliva?
— Mariuccia, mia buona Mariuccia, che gusto di rivederti dopo tanto
tempo bella ed allegra...! E corse ad abbracciarla con tutto l'affetto
dell'animo.
— Ma voi siete così patita, Oliva, che quasi stentava a ravvisarvi...
— Eh! dopo tante disgrazie, è miracolo esser vivi, — diceva la
poveretta, e sul pozzo e per la via l'accompagnava narrandole i tanti
flagelli che l'avevano colpita e la vita raminga e desolata che da più
mesi conduceva. La Mariuccia la fece entrare co' bambini nella casa
dov'era a servire, e parlato co' padroni si mise insieme con essa a
preparare un po' di foglia pei bachi. Quando furono sole, — La è andata
più bene di quel che credeva, disse la Mariuccia. Avevo paura che
non vi vedessero volentieri, perchè qui, non l'hanno mica troppo con
voialtri Italiani... Vi trattano, che so io, da gente turbolenta, da
ribelli...
— Lo so, Mariuccia...! Credi tu che se la necessità di stendere la
mano, per non vedermi morire di fame queste povere creature, non mi
avesse da lungo tempo fatta dura la pelle, ch'io sarei stata mai capace
d'affrontare i sarcasmi con che, appena passato il confine, si fanno
tutti un dovere di punire la nostra sventura? Oh! ma che cosa abbiamo
fatto? Che cosa ha fatto, dico io, il nostro povero villaggio? In che
mai possono avervi offesi questi meschini fanciulletti, che non sanno
ancora neanche parlare?
— Dicono, che vi siete dichiarati Italiani....
— Diacine! E voialtri, che cosa siete voialtri?
— Qui siamo Imperiali.
— Imperiali! Oh sì! perchè v'è colà su d'una via comune, in mezzo
a' campi nostri e vostri senza distinzione, un vecchio confine di
pietra, che i fanciulli di ambi i paesi avranno rovesciato, se basta,
almeno almeno un migliaio di volte! Ma senti, ti prego, come parlate,
come vestite, che Signore si prega nelle vostre chiese? Io trovo che
siamo tutti cristiani e fratelli, perchè voi intendete me, io intendo
voialtri, e preghiamo tutti insieme quell'istesso Iddio e quell'istessa
benedetta Madonna. Quei cani di soldati, vedi, che sono venuti ad
abbruciarci, bestemmiavano in una lingua che a noi poveretti pareva
tutto l'abbaiare delle bestie, ed avevano certi visi tutti differenti
dai nostri, e bisogna poi che non pregassero niente affatto il nostro
Signore e la nostra Madonna, perchè altrimenti non avrebbero osato far
tutti quegli orrori nella nostra chiesa dinanzi al Sacramento; anzi
contro la Chiesa e contro il Sacramento!
— Eh, voi avrete ragione, rispose la Mariuccia. Ma vi so dire che qui
la pensano bene altrimenti. Bisognerebbe che sentiste le belle prediche
che fa su questo argomento il nostro bravo pievano.
— Oh, io non so di lettera! conchiuse Oliva alquanto corrucciata;
ma credo che tutto il latino di questo mondo non potrebbe giammai
persuadermi che sia ben fatto maltrattare quelli che patiscono!
Allora la Mariuccia procurò di barattare discorso, e le chiese d'un
loro vecchio zio, che quando vivevano insieme era sempre malaticcio.
— È morto, rispose mestamente Oliva, ed anche la povera zia Giustina è
morta.
— Forse laggiù?... allora dell'incendio?
— No: dappoi; egli a Claujano, e la zia all'ospitale... Oh, la è
un'orribile istoria! Tu sai, ella continuò dopo un momento di pausa,
che quando la nostra famiglia si divise, egli e la zia Giustina,
che non erano maritati, fecero casa insieme. Coi loro risparmi
avevano comperato a Jalmicco una picciola casuccia, tre camerette;
la zia tesseva, e se la campavano abbastanza bene. Ultimamente il
pover'uomo era quasi sempre ammalato, e quando vennero i soldati,
trovavasi a letto e non poteva fuggire. La zia non volle abbandonarlo,
e s'inginocchiò sulla porta della camera sperando di commuoverli
a misericordia. Oh sì! misericordia. Vennero; lo cavarono nudo dal
letto, lo gettarono da una finestra nel cortile ed appiccarono fuoco.
Ella, raccolte le lenzuola, le coperte e quel più che poteva di filati
e di cenci, e con essi ravvolto alla meglio quel misero corpo tutto
insanguinato e pesto dalla caduta, s'ingegnava di strascinarlo fuori
dalle fiamme in riva al torrentello che attraversa il villaggio. Alcuni
fuggenti, impietositi dalle grida del pover'uomo, lo trasportarono con
loro a Claujano, dove morì narrando tali orrori da far raddrizzare
i capelli. Ella stette lì diversi giorni immobile come mentecatta a
guardare l'incendio. Quando tornarono i nostri a cercar nelle rovine,
la trovarono che più non conosceva nessuno. Teneva a sè dappresso
alcuni pezzi mezzo abbruciati del suo telaio ed un gran mucchio di
filati cavati fuori dal fuoco, a cui stava appoggiata. I soldati,
forse per dileggio, le avevano messo a' piedi una scodella di vino
con della salsiccia tagliata dentro a mo' di zuppa. Non poterono farle
pronunziare una sola parola. Guardava stralunata con un certo sorriso
così strano che cavava proprio le lacrime. Pareva che i suoi occhi,
dinanzi ai quali era passata tutta quella orrenda scena di distruzione,
non potessero più ravvisare anima viva. Volevano menarla via, ma non
fu possibile; strillava, si strappava i capelli, mordevasi le dita. Il
nostro buon parroco, che in tutta quella tremenda disgrazia non ci ha
mai abbandonati, avvisato del caso, venne a vedere di lei. Parve un
istante riconoscerlo, perchè gli prese il lembo del vestito e glielo
baciò con grande affetto; ma non fu nulla di farla muovere di lì, e
dovette andarsene com'era venuto. Egli si adoperò per trovarle un posto
nell'ospitale di Udine. Quando vennero a levarla, comprese e si mise a
piagnere e s'inginocchiò, e tornatole l'uso della parola, scongiurava
per le viscere di Cristo che non volessero metterla all'ospitale! La
condussero per forza, e tre giorni dopo era morta!
— Povero zio Coletto! povera zia Giustina!.. Che fine deplorabile! Ah,
per pietà, Oliva, non parliamo altro di queste brutte vicende! — disse
tutta rattristata la ragazza. E Oliva con quel suo accento indurato da'
patimenti,
— Ti fa male eh? pensa poi chi le vede coi propri occhi; chi ne fu
parte! E s'intende, non ti ho narrato che di due soli. Sai tu quante
storie di lagrime e di sangue potrei ancora accumulare?... Oh! cotesto
non è appena il _quartese_. Chi potrebbe numerare i tanti periti
miseramente dopo proprio scappati dal fuoco? E quelli che periranno in
grazia degli stenti e della miseria? Lascia che venga l'inverno!...
Entrò nella stanza la figlia della padrona di casa, e con bel garbo
invitò le donne e i fanciulli in cucina a far colezione. Le due cugine
si sedettero l'una appresso dell'altra, e così mangiando, la Mariuccia
tirò fuori il discorso del suo fidanzato. Oliva si rasserenò alquanto
pensando alla fortuna della ragazza, e questa, finita la colezione,
la fece salire nella sua cameretta per mostrarle quel po' di mobile
che aveva apparecchiato, e di quella strada nell'intenzione di cercare
nelle sue robe se trovava qualche cencio pe' bambini e uno straccio
di camicia per lei. Erano lì tutte intente a sciorinare vestiti,
biancheria, quando Oliva diede d'occhio alla coltrice pulitamente
piegata in quattro nell'armadio. L'afferrò colle mani tremanti, la
dispiegò tutta quanta.
— Questa è la mia coltrice! gridò meravigliata.
— Oh! vostra..., balbettò Mariuccia.
— Eh! mio Dio, non vuoi che la riconosca, se la ho cucita colle mie
mani? Aspetta, aspetta.... e cotesta, diss'ella, è la copertina del
mio letto nuziale!... Ma come va questa faccenda? Mio Dio! e qui, se
non isbaglio, hai la lentima del mio pagliericcio? Ma non ho mica le
traveggole, sai; questa è tutta roba mia...
— Come diacine volete che sia vostra, se la ho comperata?...
L'altra fuori di sè per la contentezza non l'ascoltava. Fatta rossa in
volto come una bragia, piangeva, rideva, baciava or l'uno or l'altro
di quei capi. — E chi mi avrebbe detto, sclamava, di trovar qui le mie
povere robe che ho tanto piante.... che credeva abbruciate!... Ah mio
Dio, me lo sono bene sognata io questa notte! E poi diranno che non
s'ha da credere a' sogni! Oh Mariuccia, che consolazione! Và che tu lo
sapevi, ed hai voluto farmi una sorpresa!
— Se vi dico che le ho comperate.... Mi costa due fiorini la
coltrice!...
— Due fiorini?... Ma non capisci che la ne vale almeno almeno quindici?
La pura fodera l'ho pagata io in bottega a Palma dieci belle svanziche.
La ragazza mortificata piangeva.
— Or via, non ti affliggere. Sai che cosa faremo? Anderò da' miei
fratelli, dalla sorella ch'è gastalda del conte, da tutti quelli
che conosco; narrerò il caso: è possibile che qualche buon'anima
non m'aiuti, e che non arrivi ad accumulare il denaro che puoi avere
sborsato?
— Ma io non posso cedervela! disse la fanciulla costernata. Si tratta
della mia fortuna.... Mio Dio! Gli è tanto tempo che stillo per
prepararmi un po' di mobile, e adesso che il Signore mi ha aiutata col
mandarmi una tal base, dovrei perderla?... Se anche voi mi restituiste
i quattrini che ho spesi, dove più comperare a così buon mercato?
— Vorresti dunque tenerti ciò ch'è mio? Ti trovo mille testimoni che
conoscono questa roba. Ella è evidentemente rubata, capisci?
— Oh no rubata!
— Come no? Basta a provarlo i prezzi vili che dicesti. O Mariuccia,
non voler essere cattiva! Pensa alla mia situazione.... alle mie
creature che sono nude! Verrà l'inverno; a me povera mendica toccherà
di partorire sulla strada, o su qualche fenile esposta a tutte le
intemperie: e tu potresti in buona coscienza tenerti questa roba ch'è
sangue mio?
Mariuccia non rispondeva, ma nel pensiero le tornavano tutti i suoi
pensieri di felicità. Che cosa avrebbe detto il fidanzato, quando
l'avesse saputa spogliata di quel po' di mobile di cui tante volte ella
gli aveva parlato? Che la famiglia di lui? Doveva dunque andar in casa
proprio nuda di tutto?...
— Non rispondi? replicò Oliva. Oh! se ti ostini, pensa che il Signore
ti castigherà. Egli ha lunghe le mani, vè!
— Ma perchè ha da castigarmi? In fin dei conti, io ho comperato in
pubblico, che tutti han veduto. Se questa roba era vostra, aggiunse
ella colla voce tremante e tutta rossa in viso, voi foste ribelli! e il
saccheggio e l'incendio, io l'ho sentito in predica le cento volte, fu
una giusta punizione di cui possono approfittare i sudditi fedeli del
nostro buon sovrano.
— E tu Mariuccia, tu mia cugina, tu che mi volevi tanto bene, ardisci
proferire una sì orribile bestemmia?... gridò la donna indignata.
Ebbene! tienti pure cotesta roba, la ti farà buon pro! Io nuda e
raminga, non vorrei per certo sulla coscienza di simili acquisti.
Mentre tu dormirai tranquilla sotto quella coltrice ch'è mia, io mi
morirò forse di freddo; ma ogni volta che la ti toccherà la pelle,
tientelo bene a mente, tu avrai sull'anima, non uno, ma sette peccati
mortali! — E corse giù per le scale a precipizio, e presi i suoi
figliuolini uscì da quella casa pregando Iddio che facesse giustizia.