Tra i forestieri venuti a bere le acque, c'era una ricca signora
di B*** sul primo fiorire dell'età, appariscente piuttosto che no;
grandemente amata da' suoi, ell'era da tre anni ammalata e forse
vicina al sepolcro. Dopo aver consultato indarno i primi professori
dell'arte e ricorso a tutti gl'immaginabili rimedi, furono suggerite
a sua madre le acque di Carnia, e la figlia accettò, non perchè le
credesse efficaci, ma per compiacere a' suoi cari, e forse nel suo
secreto per una trista speranza. Nata di seme italiano, in una città
italiana, i suoi genitori avevano creduto di farla distinguere fra
tutte le sue coetanee col procurarle un'educazione peregrina, ed a
tal fine se la tolsero dal seno, e la mandarono ancor bamboletta in
un convento nel cuore della Germania. Povero fiore così acerbamente
trapiantato! Lungi dal suo clima e dalla sua terra natale ella crebbe a
stento. Aveva sortito da natura un carattere timido, un cuore espansivo
e facile all'affetto. Si trovò sola in mezzo a volti stranieri:
lungo tempo incompresa suonò per essa la voce umana, e ad uno ad
uno morirono sulle sue labbra tutti gli accenti del suo armonioso
dialetto. Dicevano che l'uso della stufa, a lei italiana e debole,
era stato cagione della malattia che soffriva. Aveva perduto la voce,
e tutto faceva dubitare che fosse affetta da tisi. Ella stessa n'era
persuasa, e placidamente si rassegnava a lasciare questa bassa terra
di guai dove non aveva còlto che dolore; ma per una contraddizione
inconcepibile nascondeva a tutti la sua malattia. Pareva che cercasse
di velare agli occhi degli altri, ciò ch'era pienamente manifesto
a' suoi. Giunta in Carnia, non volle che fosse chiamato per lei il
dottore, e la madre fu obbligata ad informarlo in secreto ed a fare
che le sue visite fossero come di semplice civiltà, o per l'occasione
di altri forestieri alloggiati nello stesso albergo. Se avveniva che
una notte avesse tossito più delle altre, o se la mattina guardandosi
nello specchio le pareva di essere più sparuta del solito, si chiudeva
nella sua camera e ricusava di lasciarsi vedere. Sul tramontare quasi
ogni giorno la coglieva un po' di febbriciattola: allora i suoi occhi,
per solito muti e come appannati, si animavano, e benchè brillanti di
una luce sinistra, apparivano bellissimi; le sue labbra si colorivano
d'un rosso vivace traente più al chermisino che al corallo, e le sue
gote sempre pallide si facevano serene, e serena mostravasi la sua
ampia fronte italiana, ombrata da nitidi folti capelli castagni, che,
oltre le tempie lasciati liberi, si avvolgevano in due morbide spire
scendenti sulle delicate ma pallide spalle. Il sussulto della febbre
le rimetteva nelle vene il brio della giovinezza per lei già perduto,
e in quell'ora e tutta la sera parlava volontieri, e le facevano
gradita attenzione nel farle visita e giuocare la partita. La madre,
poveretta, lusingata dall'affetto, vedeva con piacere queste ore
d'ilarità, faceva buon viso a tutti, procurava di farla divertire, e
non s'accorgeva di contribuire con ciò a consumare la vita preziosa
per conservar la quale avrebbe dato la propria. Il dottore guardava
con interesse questa gentile creatura già destinata al sepolcro, e
nel vedere che le acque, ch'ella con gran coraggio beveva, lungi dal
recarle danno, come in simili disperati casi suole avvenire, pareva
anzi che l'avessero alquanto migliorata, nel suo intimo nutriva una
lontana lusinga. Quanto avrebb'egli pagato nel veder consolata la
povera madre! Non ardiva peraltro palesare questa sua fievole speranza,
ma faceva più frequenti le visite; e tutto il tempo che gli era libero
la sera, lo passava in loro compagnia, nel pensiero d'osservare più
dappresso l'ammalata, di giovarle se fosse stato possibile coll'arte,
od almeno colla sua presenza impedire ciò che avrebbe potuto accelerare
il punto fatale. Era dunque egli spessissimo da M*** e si fermava fin
tardi, come aveva osservato la Tonina; e Giacomo, che diritto corse là
a vedere di lui, lo trovò infatti, che già montato in carrettino stava
per andarsene. In poche parole narrò il caso della Rosa. Il dottore
lo fece salire nel proprio carrettino, e invece d'avviarsi a Piano
tenne a mancina verso Cedarzis. Faceva un bel chiaro di luna, ed erano
magnifiche quelle montagne vedute così di notte. Tacevano entrambi.
Giacomo stanco di quella troppo combattuta giornata, e presso ad un di
quei momenti solenni che s'imprimono nell'anima per poi colorare gran
parte della nostra futura esistenza, pensava alla Rosa; ma era calma
la sua fronte, e il cuore lungi dall'essere agitato batteva placido,
e l'aria fresca del torrente gl'irrigava le membra d'una dolcezza
tranquilla e soave. Sia che la finita nostra natura non ci permetta
le agitazioni del dolore che sino a un punto oltre il quale tornano i
nervi nella quiete di prima, o che l'interno dell'uomo rassomigli alla
faccia esterna del globo che abita, sulla quale, prima della procella,
regna sempre la calma più perfetta, fatto si è che il povero giovane,
lontano pochi minuti dalla terribile catastrofe che poteva infrangere
la sua anima, si lasciava andare a una soavità di pensieri e ad una
pacatezza d'immagini, quasi simile al sopore d'innocente bambino. I
pensieri del dottore erano quali da qualche tempo solevano essere ogni
sera a quell'ora. Riandava il saluto, gli atti, il portamento, ogni
parola della forestiera. Erasi fitto in mente, che la malattia di lei
derivasse da più recondita fonte che non si diceva. Quell'ostinato
fuggire ogni rimedio, quella sua disperazione di guarire unita alla
strana cura di dissimulare e nascondere i propri patimenti, alcune
espressioni a cui egli aveva dato un senso assai lontano forse
dall'idea di chi le aveva proferite, la malinconia, l'abbandono
e un cupo desiderio ch'egli credeva d'aver talvolta sorpreso ne'
languenti suoi sguardi, qualche sospiro, qualche istante di astrazione
involontaria, tutto questo ingigantito e colorato poeticamente dalla
sua fantasia di giovanotto, gli faceva vedere in quella interessante
creatura la vittima di qualche tremenda passione. Qual era la spina
che s'era fitta in questo cuore di vergine? Amava ella colla veemenza
d'un primo affetto forse contrastato, forse illecito? più facilmente,
come dicevano i suoi occhi lenti e freddi, avrebb'ella così giovanetta
percorso un lungo stadio, e disingannata, piegherebbe la frale
esistenza oppressa dal peso dell'umana malizia? La prima volta che
la vide restò colpito dal singolare contrasto che la sua educazione
faceva coll'esteriore sua forma. Infatti guardando Massimina, chi mai
avrebbe immaginato di ritrovare nelle sue labbra, mobilissime come
quelle di tutti i meridionali, il barbaro accento e le aspirazioni del
settentrione? Anche le sue maniere avevano un non so che di esotico;
e v'era ne' suoi detti, nel suo vestire, in ogni suo tratto una tal
quale bizzarria, che tuo malgrado ti feriva; ond'egli avvezzo a tutto
notomizzare avrebbe voluto squarciar il mistero e contando ad una ad
una le fibre di quel cuore, scoprire donde proveniva il veleno che
così distruggeva quella macchina gentile. E non s'avvedeva, che i
soli cadaveri ponno venir sottomessi a tale disamina, e che a misura
che ti avanzi colla face della scienza nella mano, fugge ritrosa la
vita, e che se v'ha qualche cosa per cui la sottile osservazione sia
un'arte affatto vana, gli è appunto il cuore della donna! Giunsero
intanto a Cedarzis, smontarono dinanzi una casetta che Giacomo additò,
e picchiato, chiesero della Rosa.
La povera fanciulla giaceva in una cameruccia a pian terreno; sul
meschino letticciuolo le vesti della malata facevano uffizio di
coperta; da più ore niuno era stato a vedere di lei. Era nel delirio
della febbre, il suo volto infocato ardeva, le carni inaridite
scottavano; non conobbe il dottore, non s'accorse di Giacomo, sempre
nella stessa positura cogli occhi impietriti e fisi in un punto
continuava a delirare, e le parole tronche e sconnesse uscivano dalla
sua bocca tutte di un tuono e senza che mai perciò movesse le labbra.
Fu indarno il farle mostrare la lingua: il dottore le prese il braccio
per forza, e mentre tacito contava il rapido battere dell'arteria,
diede un'occhiata a Giacomo che finì di sconcertarlo. Si pose a
scrivere. Prima di terminare la ricetta, si volse alla padrona di casa,
e le disse di trovar tosto chi andasse in Piano a farla spedire. —
Non basterebbe doman mattina? dimandò quella femmina mezzo assonnata
e vogliosa di presto sbrigarsi. — No, rispose il dottore, s'è già
anche di troppo ritardato.... e stava per dire alcunchè di brusco: ma
guardatala, s'accorse che l'inchiesta non proveniva da cattivo cuore,
bensì da quel fatale pregiudizio per cui la maggior parte dei villici
riguardano la medicina come scienza inutile. — Non avete alcuno,
buona donna, ripigliò egli con voce più mansueta, da mandar tosto
alla spezieria? perchè, vedete, questa povera fanciulla è di molto
aggravata, e un'ora perduta potrebbe forse decidere della sua vita.
— Ma.... diss'ella, son tutti a dormire.
— Ebbene! fateli alzare. — Giacomo allora richiamò tutta la sua energia
e fece un passo come per proferirsi.
— Buon giovanotto! gli disse il dottore che lo intese, monta nel mio
carrettino, trotta, ti aspetto qui: forse intanto dechinerà l'accesso,
e potrò somministrarle io stesso la prima pillola.
Non ringraziò, non rispose Giacomo; ma era già nel calesse e volava.
Il dottore fece alcune interrogazioni a quella donna; ma accortosi che
ne cavava poco costrutto, si rivolse all'ammalata e tornò a sentirle
il polso. La vecchia intanto aggiustò il lucignolo alla candela,
poi si assise su di una cassa, e tiratosi il fazzoletto sugli occhi,
dormicchiava. La malata continuava nel suo terribile vaneggiamento:
solamente, dopochè le si aveva per forza fatto cavare il braccio,
all'immobilità di prima aveva sostituito un sinistro movimento, come
se, dato una volta l'impulso ai nervi, fosse per lei impossibile di
frenarli. Se ne accorse il dottore, e più volte fe' prova di coprirla,
ma indarno; ella tornava sempre a quel moto convulsivo, e presentava
fuori delle coperte quella mano pallida e tremolante. A tal sintomo,
che annunziava in modo così evidente la presenza del sussulto nervoso,
scosse il capo il dottore, e tremò di non essere forse più in tempo
d'arrestare la tremenda malattia. Concentrato camminava su e giù per
la cameretta, gli parve l'aria soffocante, e pensò che negli otto
giorni dacchè ella giaceva forse non si erano aperte mai le finestre.
Mentre colla mano allontanava la rozza imposta di una di esse, gli
corse alle nari un lieve profumo, come di garofano. Era una cassetta
con un bel pedale di questo fiore e due bottoni già quasi dischiusi. Ma
sbocciavano languidi, ed anche la pianta era imbianchita. Dacchè Rosa
giaceva, niuno s'era più ricordato de' suoi fiori, ed essi crescevano
all'oscuro, senz'aria e senz'acqua. Nella rude sua vita di fatica e
di travaglio, forse quella cassetta era il suo unico sollievo. Forse
ell'era un dono dell'amante, e chi sa con quanta gioia avrà veduto
spuntare que' due bottoni sperando di adornarsene nella vicina festa
della Madonna; ed ahi! pensò il dottore, non fiorivano forse che
per venir gettati sulla sua bara. I loro petali scoloriti, il gambo
sottile, e quell'esile fragranza che spandevano, tornarono nella mente
del dottore un'altra creatura che grandemente li somigliava. Anch'ella
pareva cresciuta all'oscuro; la sua giovanezza era come quella di
que' garofani, avvizzita prima di sbocciare, senza un soffio d'aura
vitale, senza un raggio di sole che la confortasse, senza una stilla
di benefico umore che la rinverdisse!... Eppure così languida e così
morente, spandeva anch'ella un effluvio di gentilezza che dolcemente
rapiva. — Tornò ad osservare la malata. Il rosso infocato delle sue
guance cominciava a dar giù, a poco a poco tranquillossi il delirio e
il sussulto, e parve come conspersa d'un lieve madore. Di lì a pochi
minuti Giacomo di ritorno entrava con in mano la scatola delle pillole.
Il dottore guardò l'orologio, e vôlto alla vecchia:
— Su, madonna, disse, portate un cucchiaio e una tazza d'acqua. Ma come
faremo, continuava, a provvedere che venga bene assistita questa povera
fanciulla? Bisognerebbe cambiarla di biancheria, farle del brodo; e qui
in casa, o non hanno, o non vorranno, e se ci fidiamo di loro.... Dite,
madonna, diss'egli alla femmina che ritornava, chi assisterà quest'oggi
la malata?
— Che c'è da fare? rispos'ella. — Allora il dottore prese Giacomo
in disparte, e restarono intesi di mandar tosto a chiamare una brava
donna del villaggio che faceva da levatrice, e che questa assisterebbe
la malata, senza che quei di casa s'impicciassero nè punto nè poco.
Indi tornato al letto di lei, le fece prendere la pillola. Più non
delirava, ma non era peraltro in sè, e mostravasi abbattuta. Giacomo
la chiamò più volte per nome; ella non fece che aprire i suoi grandi
occhi languenti, lo fisò come mentecatta, e poi di nuovo assopì. Venne
intanto la Maddalena, il dottore le diede i suoi ordini, le lasciò il
proprio orologio perchè fossero eseguiti colla massima esattezza, e
partiva accompagnato da Giacomo, che non sapeva come ringraziarlo, se
non col pregare per lui e consecrargli tutto sè stesso.