II.

Tra i forestieri venuti a bere le acque, c'era una ricca signora

di B*** sul primo fiorire dell'età, appariscente piuttosto che no;

grandemente amata da' suoi, ell'era da tre anni ammalata e forse

vicina al sepolcro. Dopo aver consultato indarno i primi professori

dell'arte e ricorso a tutti gl'immaginabili rimedi, furono suggerite

a sua madre le acque di Carnia, e la figlia accettò, non perchè le

credesse efficaci, ma per compiacere a' suoi cari, e forse nel suo

secreto per una trista speranza. Nata di seme italiano, in una città

italiana, i suoi genitori avevano creduto di farla distinguere fra

tutte le sue coetanee col procurarle un'educazione peregrina, ed a

tal fine se la tolsero dal seno, e la mandarono ancor bamboletta in

un convento nel cuore della Germania. Povero fiore così acerbamente

trapiantato! Lungi dal suo clima e dalla sua terra natale ella crebbe a

stento. Aveva sortito da natura un carattere timido, un cuore espansivo

e facile all'affetto. Si trovò sola in mezzo a volti stranieri:

lungo tempo incompresa suonò per essa la voce umana, e ad uno ad

uno morirono sulle sue labbra tutti gli accenti del suo armonioso

dialetto. Dicevano che l'uso della stufa, a lei italiana e debole,

era stato cagione della malattia che soffriva. Aveva perduto la voce,

e tutto faceva dubitare che fosse affetta da tisi. Ella stessa n'era

persuasa, e placidamente si rassegnava a lasciare questa bassa terra

di guai dove non aveva còlto che dolore; ma per una contraddizione

inconcepibile nascondeva a tutti la sua malattia. Pareva che cercasse

di velare agli occhi degli altri, ciò ch'era pienamente manifesto

a' suoi. Giunta in Carnia, non volle che fosse chiamato per lei il

dottore, e la madre fu obbligata ad informarlo in secreto ed a fare

che le sue visite fossero come di semplice civiltà, o per l'occasione

di altri forestieri alloggiati nello stesso albergo. Se avveniva che

una notte avesse tossito più delle altre, o se la mattina guardandosi

nello specchio le pareva di essere più sparuta del solito, si chiudeva

nella sua camera e ricusava di lasciarsi vedere. Sul tramontare quasi

ogni giorno la coglieva un po' di febbriciattola: allora i suoi occhi,

per solito muti e come appannati, si animavano, e benchè brillanti di

una luce sinistra, apparivano bellissimi; le sue labbra si colorivano

d'un rosso vivace traente più al chermisino che al corallo, e le sue

gote sempre pallide si facevano serene, e serena mostravasi la sua

ampia fronte italiana, ombrata da nitidi folti capelli castagni, che,

oltre le tempie lasciati liberi, si avvolgevano in due morbide spire

scendenti sulle delicate ma pallide spalle. Il sussulto della febbre

le rimetteva nelle vene il brio della giovinezza per lei già perduto,

e in quell'ora e tutta la sera parlava volontieri, e le facevano

gradita attenzione nel farle visita e giuocare la partita. La madre,

poveretta, lusingata dall'affetto, vedeva con piacere queste ore

d'ilarità, faceva buon viso a tutti, procurava di farla divertire, e

non s'accorgeva di contribuire con ciò a consumare la vita preziosa

per conservar la quale avrebbe dato la propria. Il dottore guardava

con interesse questa gentile creatura già destinata al sepolcro, e

nel vedere che le acque, ch'ella con gran coraggio beveva, lungi dal

recarle danno, come in simili disperati casi suole avvenire, pareva

anzi che l'avessero alquanto migliorata, nel suo intimo nutriva una

lontana lusinga. Quanto avrebb'egli pagato nel veder consolata la

povera madre! Non ardiva peraltro palesare questa sua fievole speranza,

ma faceva più frequenti le visite; e tutto il tempo che gli era libero

la sera, lo passava in loro compagnia, nel pensiero d'osservare più

dappresso l'ammalata, di giovarle se fosse stato possibile coll'arte,

od almeno colla sua presenza impedire ciò che avrebbe potuto accelerare

il punto fatale. Era dunque egli spessissimo da M*** e si fermava fin

tardi, come aveva osservato la Tonina; e Giacomo, che diritto corse là

a vedere di lui, lo trovò infatti, che già montato in carrettino stava

per andarsene. In poche parole narrò il caso della Rosa. Il dottore

lo fece salire nel proprio carrettino, e invece d'avviarsi a Piano

tenne a mancina verso Cedarzis. Faceva un bel chiaro di luna, ed erano

magnifiche quelle montagne vedute così di notte. Tacevano entrambi.

Giacomo stanco di quella troppo combattuta giornata, e presso ad un di

quei momenti solenni che s'imprimono nell'anima per poi colorare gran

parte della nostra futura esistenza, pensava alla Rosa; ma era calma

la sua fronte, e il cuore lungi dall'essere agitato batteva placido,

e l'aria fresca del torrente gl'irrigava le membra d'una dolcezza

tranquilla e soave. Sia che la finita nostra natura non ci permetta

le agitazioni del dolore che sino a un punto oltre il quale tornano i

nervi nella quiete di prima, o che l'interno dell'uomo rassomigli alla

faccia esterna del globo che abita, sulla quale, prima della procella,

regna sempre la calma più perfetta, fatto si è che il povero giovane,

lontano pochi minuti dalla terribile catastrofe che poteva infrangere

la sua anima, si lasciava andare a una soavità di pensieri e ad una

pacatezza d'immagini, quasi simile al sopore d'innocente bambino. I

pensieri del dottore erano quali da qualche tempo solevano essere ogni

sera a quell'ora. Riandava il saluto, gli atti, il portamento, ogni

parola della forestiera. Erasi fitto in mente, che la malattia di lei

derivasse da più recondita fonte che non si diceva. Quell'ostinato

fuggire ogni rimedio, quella sua disperazione di guarire unita alla

strana cura di dissimulare e nascondere i propri patimenti, alcune

espressioni a cui egli aveva dato un senso assai lontano forse

dall'idea di chi le aveva proferite, la malinconia, l'abbandono

e un cupo desiderio ch'egli credeva d'aver talvolta sorpreso ne'

languenti suoi sguardi, qualche sospiro, qualche istante di astrazione

involontaria, tutto questo ingigantito e colorato poeticamente dalla

sua fantasia di giovanotto, gli faceva vedere in quella interessante

creatura la vittima di qualche tremenda passione. Qual era la spina

che s'era fitta in questo cuore di vergine? Amava ella colla veemenza

d'un primo affetto forse contrastato, forse illecito? più facilmente,

come dicevano i suoi occhi lenti e freddi, avrebb'ella così giovanetta

percorso un lungo stadio, e disingannata, piegherebbe la frale

esistenza oppressa dal peso dell'umana malizia? La prima volta che

la vide restò colpito dal singolare contrasto che la sua educazione

faceva coll'esteriore sua forma. Infatti guardando Massimina, chi mai

avrebbe immaginato di ritrovare nelle sue labbra, mobilissime come

quelle di tutti i meridionali, il barbaro accento e le aspirazioni del

settentrione? Anche le sue maniere avevano un non so che di esotico;

e v'era ne' suoi detti, nel suo vestire, in ogni suo tratto una tal

quale bizzarria, che tuo malgrado ti feriva; ond'egli avvezzo a tutto

notomizzare avrebbe voluto squarciar il mistero e contando ad una ad

una le fibre di quel cuore, scoprire donde proveniva il veleno che

così distruggeva quella macchina gentile. E non s'avvedeva, che i

soli cadaveri ponno venir sottomessi a tale disamina, e che a misura

che ti avanzi colla face della scienza nella mano, fugge ritrosa la

vita, e che se v'ha qualche cosa per cui la sottile osservazione sia

un'arte affatto vana, gli è appunto il cuore della donna! Giunsero

intanto a Cedarzis, smontarono dinanzi una casetta che Giacomo additò,

e picchiato, chiesero della Rosa.

La povera fanciulla giaceva in una cameruccia a pian terreno; sul

meschino letticciuolo le vesti della malata facevano uffizio di

coperta; da più ore niuno era stato a vedere di lei. Era nel delirio

della febbre, il suo volto infocato ardeva, le carni inaridite

scottavano; non conobbe il dottore, non s'accorse di Giacomo, sempre

nella stessa positura cogli occhi impietriti e fisi in un punto

continuava a delirare, e le parole tronche e sconnesse uscivano dalla

sua bocca tutte di un tuono e senza che mai perciò movesse le labbra.

Fu indarno il farle mostrare la lingua: il dottore le prese il braccio

per forza, e mentre tacito contava il rapido battere dell'arteria,

diede un'occhiata a Giacomo che finì di sconcertarlo. Si pose a

scrivere. Prima di terminare la ricetta, si volse alla padrona di casa,

e le disse di trovar tosto chi andasse in Piano a farla spedire. —

Non basterebbe doman mattina? dimandò quella femmina mezzo assonnata

e vogliosa di presto sbrigarsi. — No, rispose il dottore, s'è già

anche di troppo ritardato.... e stava per dire alcunchè di brusco: ma

guardatala, s'accorse che l'inchiesta non proveniva da cattivo cuore,

bensì da quel fatale pregiudizio per cui la maggior parte dei villici

riguardano la medicina come scienza inutile. — Non avete alcuno,

buona donna, ripigliò egli con voce più mansueta, da mandar tosto

alla spezieria? perchè, vedete, questa povera fanciulla è di molto

aggravata, e un'ora perduta potrebbe forse decidere della sua vita.

— Ma.... diss'ella, son tutti a dormire.

— Ebbene! fateli alzare. — Giacomo allora richiamò tutta la sua energia

e fece un passo come per proferirsi.

— Buon giovanotto! gli disse il dottore che lo intese, monta nel mio

carrettino, trotta, ti aspetto qui: forse intanto dechinerà l'accesso,

e potrò somministrarle io stesso la prima pillola.

Non ringraziò, non rispose Giacomo; ma era già nel calesse e volava.

Il dottore fece alcune interrogazioni a quella donna; ma accortosi che

ne cavava poco costrutto, si rivolse all'ammalata e tornò a sentirle

il polso. La vecchia intanto aggiustò il lucignolo alla candela,

poi si assise su di una cassa, e tiratosi il fazzoletto sugli occhi,

dormicchiava. La malata continuava nel suo terribile vaneggiamento:

solamente, dopochè le si aveva per forza fatto cavare il braccio,

all'immobilità di prima aveva sostituito un sinistro movimento, come

se, dato una volta l'impulso ai nervi, fosse per lei impossibile di

frenarli. Se ne accorse il dottore, e più volte fe' prova di coprirla,

ma indarno; ella tornava sempre a quel moto convulsivo, e presentava

fuori delle coperte quella mano pallida e tremolante. A tal sintomo,

che annunziava in modo così evidente la presenza del sussulto nervoso,

scosse il capo il dottore, e tremò di non essere forse più in tempo

d'arrestare la tremenda malattia. Concentrato camminava su e giù per

la cameretta, gli parve l'aria soffocante, e pensò che negli otto

giorni dacchè ella giaceva forse non si erano aperte mai le finestre.

Mentre colla mano allontanava la rozza imposta di una di esse, gli

corse alle nari un lieve profumo, come di garofano. Era una cassetta

con un bel pedale di questo fiore e due bottoni già quasi dischiusi. Ma

sbocciavano languidi, ed anche la pianta era imbianchita. Dacchè Rosa

giaceva, niuno s'era più ricordato de' suoi fiori, ed essi crescevano

all'oscuro, senz'aria e senz'acqua. Nella rude sua vita di fatica e

di travaglio, forse quella cassetta era il suo unico sollievo. Forse

ell'era un dono dell'amante, e chi sa con quanta gioia avrà veduto

spuntare que' due bottoni sperando di adornarsene nella vicina festa

della Madonna; ed ahi! pensò il dottore, non fiorivano forse che

per venir gettati sulla sua bara. I loro petali scoloriti, il gambo

sottile, e quell'esile fragranza che spandevano, tornarono nella mente

del dottore un'altra creatura che grandemente li somigliava. Anch'ella

pareva cresciuta all'oscuro; la sua giovanezza era come quella di

que' garofani, avvizzita prima di sbocciare, senza un soffio d'aura

vitale, senza un raggio di sole che la confortasse, senza una stilla

di benefico umore che la rinverdisse!... Eppure così languida e così

morente, spandeva anch'ella un effluvio di gentilezza che dolcemente

rapiva. — Tornò ad osservare la malata. Il rosso infocato delle sue

guance cominciava a dar giù, a poco a poco tranquillossi il delirio e

il sussulto, e parve come conspersa d'un lieve madore. Di lì a pochi

minuti Giacomo di ritorno entrava con in mano la scatola delle pillole.

Il dottore guardò l'orologio, e vôlto alla vecchia:

— Su, madonna, disse, portate un cucchiaio e una tazza d'acqua. Ma come

faremo, continuava, a provvedere che venga bene assistita questa povera

fanciulla? Bisognerebbe cambiarla di biancheria, farle del brodo; e qui

in casa, o non hanno, o non vorranno, e se ci fidiamo di loro.... Dite,

madonna, diss'egli alla femmina che ritornava, chi assisterà quest'oggi

la malata?

— Che c'è da fare? rispos'ella. — Allora il dottore prese Giacomo

in disparte, e restarono intesi di mandar tosto a chiamare una brava

donna del villaggio che faceva da levatrice, e che questa assisterebbe

la malata, senza che quei di casa s'impicciassero nè punto nè poco.

Indi tornato al letto di lei, le fece prendere la pillola. Più non

delirava, ma non era peraltro in sè, e mostravasi abbattuta. Giacomo

la chiamò più volte per nome; ella non fece che aprire i suoi grandi

occhi languenti, lo fisò come mentecatta, e poi di nuovo assopì. Venne

intanto la Maddalena, il dottore le diede i suoi ordini, le lasciò il

proprio orologio perchè fossero eseguiti colla massima esattezza, e

partiva accompagnato da Giacomo, che non sapeva come ringraziarlo, se

non col pregare per lui e consecrargli tutto sè stesso.

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