Nessuna cosa al mondo può far parer tanto bella la vita, quanto il
compimento d'una buona azione. L'uomo più stanco, più infastidito dalle
noie diuturne, nel momento che ha la coscienza di aver operato il bene,
d'aver sollevato un infelice, d'aver salvato un amico, sente che in
questo fiume amaro della esistenza v'è qualche vena di dolce, e che, se
la vostra fortuna vi dà di trovarla, o la vostra virtù di scoprirla, ne
avete un largo compenso a mille giorni di tedio e d'ambascia. V'ha poi
certe nature venturose, per le quali la compiacenza del bene operato
s'accresce in ragione dei rischi affrontati per compierlo. Per anime di
questa tempra il pericolo è di per sè solo una voluttà e un'attrattiva:
l'averlo sfidato senza impallidire le riempie d'una nobile fiducia, le
arma d'un generoso disdegno contro le insidie dei vili e le calunnie
dei tristi.
A sollevare gli spiriti abbattuti di Vittorio nulla poteva capitar
più a proposito dell'avvenimento, nel quale per poco non perdette la
vita. Dopo il suo colloquio con l'Angelina egli si sentiva umiliato,
rimpiccolito a' suoi proprî occhi, e se lo avessero chiamato a dir la
sua opinione sul modo, in cui s'era condotto, si sarebbe qualificato
egli medesimo per un collegiale senza giudizio. Ed ecco ad un tratto
mutarsi la scena. In pochi minuti era parsa l'indole risoluta della
sua anima, la vigoria del suo braccio, la sua freddezza in mezzo a'
cimenti. La famiglia, dalla quale egli presentiva di dover allontanarsi
come ospite increscioso, gli era invece prodiga meritamente d'ogni
dimostrazione di riconoscenza; la fanciulla, verso la quale egli aveva
operato con sì imperdonabile leggerezza, gli andava debitrice del più
grande dei benefizî, e colei, di cui temeva il disprezzo, non poteva a
meno di mitigare il suo giudizio dopo una di quelle prove d'audacia che
tanto piacciono a un cuore di donna.
Però questo non era l'unico cangiamento che si fosse fatto in Vittorio.
Nè le grazie della Matilde, nè il sapersi amato da lei, erano bastati
a vincere la sua freddezza. Ma ora un vincolo nuovo erasi stretto fra
lui e quella fanciulla; tra le anime loro erasi formato un ricambio di
commozioni e d'affetti: avevano entrambi palpitato l'uno per l'altro:
egli, nel sottrarla al pericolo; ella, nel vederlo sfidare la morte per
lei. E Vittorio, seduto alla sponda del suo letto di convalescente,
mirava con un senso di dolcezza ineffabile i rosei colori della
salute ritornarle alle guance, e il primiero sorriso spuntarle sul
labbro; e gli pareva che la voce di lei suonasse inusatamente soave,
e che una insolita luce le brillasse negli occhi. Ed era ben egli che
l'aveva salvata, senza di lui la gentile creatura poserebbe immobile
sotto un pugno di terra, nè il lieve incarnato colorirebbe più le
sue gote, nè intorno alle labbra le scherzerebbe il sorriso, nè le
sue pupille risplenderebbero di fulgidi raggi. Ella era opera sua:
egli l'aveva richiamata alle dolci aure vitali, l'aveva restituita
al mondo che si contrista, quando la falce di morte miete la gioventù
e la bellezza. Ella era opera sua; era parte di lui, come il profumo
è parte del fiore, come la statua è parte dell'ingegno che la evocò
dal gelido marmo. Per questo il beneficio avvince più tenacemente
chi lo compie che chi lo riceve: nel trepido amore che ci lega alla
persona beneficata da noi, è quell'arcana e pur possente attrazione
che ci tira verso tutte quelle cose, nelle quali abbiamo spirato un
soffio dell'anima nostra. Così nella simpatia che la Matilde destava
in Vittorio, era una commozione intensa e profonda, ben diversa dalla
leggiera galanterìa, che in altri tempi l'aveva avvicinato a lei.
Quante volte, dopo averla a lungo contemplata nel suo letticciuolo
con mezza la persona fuori delle coltri, col suo candido giubboncino
succinto fino al collo, coi capelli raccolti entro una rete bianca di
filo, con la testa sorretta da due o tre guanciali che le formavano
una specie di nicchia intorno al capo ed al busto, quante volte,
dopo averla contemplata silenziosa, serena, raggiante in viso d'una
dolce speranza, si sentì gli occhi pieni di lagrime e non seppe il
perchè! Non una parola di quanto era successo precedentemente alla
sera avventurosa, che abbiamo descritta, si ricambiava tra la Matilde
e Vittorio: si sarebbe detto che la loro conoscenza non risalisse
più in là di quel giorno. E invero, perchè la Matilde avrebbe
dovuto ricordarsi delle contraddizioni, delle reticenze, delle mille
incertezze di una settimana addietro, se l'idea d'essere stata salvata
dall'uomo ch'ella aveva sì caro la riempiva d'una ineffabile voluttà?
Ed egli perchè avrebbe favellato di que' giorni, che gli rammentavano
soltanto la sua frivolezza e la sua continua mutabilità di propositi?
Così pure, benchè talvolta rimanessero soli per qualche minuto, e
tal'altra avessero agio di parlarsi all'orecchio, non correva tra loro
parola alcuna d'amore. Non ne avevano bisogno. Amore era l'atmosfera
che gli avvolgeva, amore era nei loro sguardi, nel loro sorriso, nella
dolcezza infinita del loro accento: il dirsi scambievolmente — io ti
amo — era proprio una cosa superflua. Il medico, uomo esperimentato,
che visitò la Matilde ne' due o tre dì della sua convalescenza,
mentre tastava per consuetudine il polso alla fiorente ammalata, non
poteva trattenersi dal mandare un'occhiatina a Vittorio, e si lasciava
scappare maliziosamente un — Va benissimo: è stata una malattia acuta
che le ha conferito. — Il curioso si era che la Matilde non voleva
guarire. Stava tanto bene così! Era circondata di cure: aveva quasi
sempre Vittorio al suo fianco: che poteva desiderare di più?
In casa Mauri l'era omai una cosa intesa. A una spiegazione formale
niuno era ancora venuto, ma eran corse fra Vittorio e la signora Clara
quelle mezze parole, che equivalgono alle note ufficiose dei giornali
governativi e indicano lo stato delle cose. Il signor Bernardo se
ne stava in disparte: aveva l'idea fissa che quel matrimonio darebbe
l'ultimo crollo alla povera Angelina. Intanto alcuni dei così detti
amici di famiglia, che non s'eran fatti vedere dopo il fallimento,
avendo inteso che la Matilde trovava un eccellente partito, tornavano
a far capolino nella casa e si profondevano in elogî de' due
fidanzati, e in tenerissime dimostrazioni d'affetto verso la Matilde,
che dicevano degna d'ogni fortuna. Non mancava poi chi, per iscavar
terreno, susurrava all'orecchio della signora Clara, che persone
pettegole avevano nel passato sparso la voce di qualche simpatia tra
il signor Vittorio e la giovinetta Angelina, ma che già nessuno vi
aveva prestato fede, visto la manifesta superiorità della Matilde su
tutte le ragazze immaginabili. La signora Clara rispondeva con certe
smorfie particolari, borbottando: — S'imagini, si figuri, non faccio
per dire, ma ho due figliuole in casa che lasciano poco adito ad
ammirare le estranie. — Qualcheduno allora cadeva in una goffaggine
grandissima, obiettando timidamente: — Però l'Amalia è ancor fanciulla.
— A cui la signora Clara, punta sul vivo, replicava: — Ma io ho inteso
parlare della Nella! — E il mal capitato interlocutore si mordeva
le labbra. Intanto giravano intorno i vassoi coi rinfreschi pegli
amabili visitatori, e chi sapeva che molta parte della spesa domestica
aggravava il bilancio dell'Angelina, poteva trarne argomento a curiose
riflessioni. Insomma l'agiatezza pareva ritornata in famiglia. La
signora Clara, che su Vittorio aveva fatto tutt'altri conti, andavasi a
poco a poco rassegnando: alla fin fine, l'era madre tanto della Matilde
quanto della Nella, e seppure prediligeva una delle sue figliuole, non
poteva dolersi della buona ventura dell'altra. E poi ella si gonfiava
all'idea di andare in qualità di suocera nella villa di Vittorio,
di approfittare delle sue carrozze, de' suoi cavalli, e soprattutto
de' suoi servitori in livrea. Ah! quest'affare della livrea le stava
proprio sul cuore, e le venivano le lagrime agli occhi quando si
ricordava che giusto in que' giorni, in cui ella avea trasformato in un
cocchiere _comme il faut_ lo zotico servitore di casa, era successa la
disgrazia del fallimento. E la Nella? La Nella assicurava che Vittorio
non le piaceva punto punto, e confortavasi ricambiando patetici sospiri
coi maturi celibi, che venivano talvolta a visitare sua madre.
Nell'autunno capitò il padre di Vittorio. Le lettere del figlio, il
suo prolungato soggiorno in città nella stagione delle vacanze, lo
avevano insospettito del vero, ed era veniva di persona a vedere come
stavano le cose. Era un uomo sulla cinquantina, alto, rubizzo, pieno
di salute e di vigorìa. Dissimile dal signor Bernardo nella naturale
intelligenza, nell'attività indefessa, pure ricordava i bei tempi di
quello nella onesta giovialità del carattere, e nella squisita bontà
che avea comune con esso. Non vedeva che cogli occhi del suo Vittorio,
e perciò se gli altri si sgomentarono del suo arrivo, Vittorio non se
ne sgomentò punto, conscio che i suoi desiderî erano legge al padre
suo. Il signor Antonio, che così nomavasi, sapeva benissimo che in casa
Mauri v'erano due ragazze da marito; ma sapeva anche che vi si trovava
una cugina non priva di dote, e non gli sarebbe spiaciuto che, se il
suo figliuolo doveva innamorarsi, s'innamorasse almeno di quella che
aveva quattro soldi da parte, invece che della Matilde, la quale, senza
sua colpa, era, come dicono, al verde. Sicchè vi furono, e più forse
che Vittorio non se l'aspettasse, obiezioni, prediche, paternali, musi
lunghi tre palmi, e soprattutto un certo ritornello, che al giovane
non faceva punto buon sangue: — Ma perchè non ti sei innamorato di
quell'altra? — Però, alla fine dei conti, il signor Antonio non volle
smentire la riputazione dei padri di commedia, e diede il consenso.
La cosa doveva rimaner segreta per qualche tempo, ma figuratevi!
tutti la sapevano già prima che avvenisse. Allora si centuplicarono
le congratulazioni, le visite, i rinfreschi, e nella casa si fece
quel brio, quel movimento che s'accompagnano sempre cogli sponsali
d'una ragazza. Prima i regali del fidanzato, poi un andirivieni di
scatole d'ogni misura, con pizzi e oggetti di biancheria pel corredo,
ed ora c'era da attendere alla crestaia, ora alla modista, o che so
io. Quanto al danaro, era Vittorio che lo provvedeva in gran parte;
e per procurarselo, gli convenne ricorrere allo strattagemma di far
credere a suo padre di avere vecchi debiti da saldare. Il buon uomo
strepitava, s'imbestialiva, dava dello scapestrato a Vittorio; ma poi
rabbonivasi, e, secondo il solito, finiva col pagare, dicendo: — Io li
guadagno e tu li mangi, bemobile che sei. — L'umiliazione reale era per
la famiglia Mauri, ma il solo signor Bernardo la sentiva profondamente:
la signora Clara non davasene nemmeno per intesa; la Nella aveva ben
altro pel capo, occupata com'era a un dotto parallelo fra gli uomini
maturi e i giovinastri della giornata, e quanto alla Matilde, o non
se n'accorgeva, o faceva le viste di non se ne accorgere. L'Amalia si
rimpinzava di dolci, e se ne metteva anche nelle tasche del vestito
per portarne all'Angelina, la quale scendeva molto mal volentieri nel
salotto comune. E siccome a proposito dell'Angelina e di Vittorio mi
aspetto dai lettori un nugolo di domande, così piglio fiato e rispondo.