Due giorni dopo, una delle migliori discepole dell'Angelina la
trascinava quasi a forza in un suo luogo di villeggiatura, poco
discosto dalla città, affinch'ella vi passasse una settimana.
L'Angelina non soleva accettare nessuno de' mille inviti che le erano
fatti: ma questa volta le istanze furono sì vive, che il rifiuto le
sarebbe parso troppo scortese. La famiglia della sua amica villeggiava
in una tenuta con vaste adiacenze, e nel visitarne lo varie parti
l'Angelina corse tosto col pensiero alla descrizione che dei suoi
poderi le avea fatta Vittorio. Anche qui v'erano le ampie praterie
cinte da lunghi filari d'alberi, anche qui le sale spaziose per
l'allevamento del baco da seta, anche qui la cascina col continuo
andirivieni delle gaie contadinelle. E quella vita sempre operosa,
eppur sempre tranquilla, della campagna le piaceva fuor di misura, e
senza volerlo ella andava dicendo a sè stessa, che ove si fosse dato
il caso improbabilissimo che si avverasse un certo suo sogno, avrebbe
avuto campo di far mostra della sua attività e delle sue abitudini
massaie. Allorchè queste idee le frullavano pel capo, ella diventava
riflessiva e meditabonda, e la sua scolara, vispa fanciulla di 14
anni, che le faceva da Cicerone, e ora la conduceva nel tepidario, ora
sulle sponde della riviera artificiale che attraversava il giardino,
ora nel boschetto d'acacie che fronteggiava la strada maestra, non
sapeva intendere la distrazione di lei e delicatamente gliene moveva
rimprovero. Ella risentivasi a guisa di chi si desta di balzo, e
sorrideva delle proprie fantasie. Pure quei pochi giorni le trascorsero
rapidissimi e deliziosi. Alla vigilia della sua partenza, il fattorino
della posta le recò una lettera della Matilde, che le mise nell'animo
una curiosità mista d'inquietudine. La lettera suonava così:
«Angelina mia cara,
«Vo contando le ore e i minuti che passeranno prima del tuo ritorno,
giacchè puoi immaginarti che vuoto ci sia in casa nostra quando ci
manchi. Ho visto il povero babbo bussare due volte all'uscio della tua
stanza, non ricordandosi più della tua assenza, e venirne via tutto
sconcertato. Egli ti tiene in conto di sua figliuola.
»E di me che dovrò dirti, cara Angelina? Sai ch'io ti voglio più bene
che a una sorella, e per questo serbo a te la prima confidenza d'una
grandissima novità.... una confidenza che non ebbero da me nè il babbo,
nè la mamma, nè nessuno al mondo. È vero che fo fondamento sul tuo
aiuto!... Sei stata tante volte il mio angelo tutelare, che tal sarai
certo una volta di più. Debbo dirti di che si tratta?... Ma no, ma no.
Vi sono cose che vengono più facilmente sul labbro che sulla penna.
Dunque a domani.
»Io non so se mi sia malinconica o allegra. È un misto curioso. Ora
vedo tutto bello, ora grossi nuvoloni mi passano innanzi agli occhi,
e mi viene una gran voglia di piangere. Quando tu mi sarai vicina,
prenderò da te un po' di quella calma, ch'è tanto necessaria allo
spirito.
»L'Amalia e il babbo ti mandano un bacio. La mamma e la Nella sono
sempre un pochino bisbetiche, ma ci vuol pazienza.
»A domani: fa di essere a casa per l'ora del pranzo.
»Un abbraccio
_dalla tua_