IV.

In verità, per quel che ne bisbigliavano gl'indiscreti, le faccende

del signor Bernardo Mauri prendevano una cattiva piega. Il credito

cominciava a sfuggirgli e la matassa de' suoi affari era divenuta

così arruffata, che non sarebbe riuscito forse nemmeno ad un uomo più

avveduto di lui di trovarvi il bandolo. Per rimediare a un operazione

cattiva se ne faceva una peggiore, e si camminava sul vuoto, come

avviene pur troppo a' negozianti, che, o non vogliono persuadersi

d'un primo sbilancio, o non sanno fermarsi a tempo. D'altra parte, lo

spreco della famiglia non iscemavasi punto. Senz'avere nè il gusto,

nè le abitudini della vera eleganza, la signora Clara possedeva il

segreto di spendere, per vestirsi male e per addobbare malissimo la sua

casa, più di quanto avrebbe speso una bella damina a mettere sè e il

suo quartiere all'ultima moda. Il signor Bernardo era un uomo debole

e nemico delle beghe domestiche: non istimava sua moglie, ma nemmeno

sapeva resisterle, e piuttosto che sentir le querimonie di lei e della

Nella, allentava i cordoni della borsa. Quelle due benedette donne gli

davano continua molestia per la preferenza da lui mostrata per Angelina

e Matilde, ed egli sperava di farle tacere appagando i loro capricci.

E poi accade assai volte che sull'orlo del precipizio non si badi alle

spese. Quando le cifre del _deficit_ si contano per migliaia, che cosa

fa qualche centinaio di lire più o meno? Ne avvenne che proprio in quei

momenti critici casa Mauri s'era arricchita d'una nuova bestia, e una

carrozza a due cavalli aveva preso il posto del modesto biroccino usato

per tanti anni, e la signora Clara era occupatissima per far mettere un

gallone d'oro alto cinque dita intorno al cappello del suo cocchiere,

quando la bomba scoppiò, e il signor Bernardo dovette sospendere i suoi

pagamenti. Chi avesse veduto il pover'uomo nel giorno che per la prima

volta in sua vita gli toccò respingere una cambiale da lui accettata,

si sarebbe fatto un'idea di certi dolori che vanno a ferire quanto v'è

di più sacro — l'onore. — Il signor Bernardo era lì immobile, seduto

innanzi al suo scrittoio, con la testa fra le mani, pallido, sparuto,

senza lagrime e senza parola. Due commessi silenziosamente sommavano

cifre in due gran libroni aperti, e, dopo averne riportati i risultati

finali sopra un foglio di carta, li mettevano sott'occhio al loro

principale, che nè dava, nè chiedeva spiegazioni. Aveva sembianza di

automa, tanto avea fissa e cristallina la pupilla, tanto macchinali

i movimenti della persona. Nella mattina, appena ebbe sentore della

catastrofe, la signora Clara scese in banco, ma le prime parole che le

furono dette la fecero cadere in deliquio, onde fu mestieri che i due

commessi abbandonassero per un istante i loro libroni, e s'accingessero

a ricondurre ne' suoi appartamenti la venerabile padrona di casa.

Ma nè il deliquio della consorte, nè i baci della figliuola, nè i

conforti dell'Angelina valsero a scuotere il signor Bernardo dal suo

abbattimento. Convenne che la Matilde gli usasse amorevole violenza

per farlo salire al piano superiore nell'ora di pranzo. E che pranzo fu

quello! La signora Clara, presa dalle sue solite convulsioni, era nella

stanza assistita dalla Nella; l'Amalia, povera piccina, usa a correre e

a saltare, piangeva senza sapere il perchè; e la Matilde e l'Angelina

s'affaccendavano inutilmente per far prendere un pochino di brodo al

signor Bernardo, il quale non apriva bocca se non per esclamare: —

Povere creature mie! — Povere creature mie! —

Il dì seguente l'Angelina si alzò per tempissimo, e appena lo zio scese

in banco vi si avviò anch'essa con passo lieve e sollecito, e prima

quasi ch'egli se ne avvedesse gli era seduta vicino e avea strette

nelle sue mani le mani di lui.

— Angelina! — diss'egli con accento di viva sorpresa, non senza fissare

con curiosa tenerezza il volto malinconicamente espressivo della bella

fanciulla.

— Sì, zio, sono io stessa; — rispose ella seria e composta. — Vorrete

voi porgermi ascolto senza dirmi indiscreta?

— Parla, nipote mia.

— Zio, vorrei che m'insegnaste la maniera di farmi dichiarar

maggiore. —

Nella mente conturbata del signor Bernardo balenò in quell'istante un

pensiero ch'egli si peritava ad esprimere.

— Potremo pensarvi, ragazza mia;... però, sai, le tue ventimila....

insomma quello che ti hanno lasciato i tuoi genitori, nessuno può

toccarlo:... è intatto. —

Una tristezza profonda, indescrivibile, quale di chi si vede mal

giudicato, si dipinse sul volto dell'Angelina. Ella chinò il capo e

disse con voce sommessa:

— Zio, gli uomini devono esser molto cattivi, devono avervi fatto molto

male.

— Angelina, spiegati per amor di Dio.

— Scusate se sono importuna.... un'altra domanda....

— Quale?

— Potreste dirmi a quanto ascenda la somma che non siete in grado di

pagare ai vostri creditori? —

Il signor Bernardo tornò a figgere gli occhi nel viso dell'Angelina,

cercando inutilmente d'indovinare il senso arcano delle sue parole:

poi, reprimendo un sospiro, presa una carta ch'era sullo scrittoio,

la consegnò senza dir motto alla nipote, e si nascose la faccia tra le

mani.

La cifra segnata in fondo di quel foglio parve maravigliare

dolorosamente la giovine.

— Non basta, — diss'ella con l'accento di chi vede annientarsi un suo

disegno.

— Ma che cosa non basta? — chiese ansiosamente il signor Bernardo.

— Ohi Dio mio! nulla: speravo che le cose nostre potessero accomodarsi,

e mi sono ingannata.... Non basta.

— Ma dunque, — proruppe il signor Bernardo colto da una subita idea; —

ma dunque tu avevi in animo qualche gran sacrifizio?

— Io.... no... O non siete voi il fratello del mio povero babbo? Non

sono io della famiglia? La Matilde non è essa la mia migliore amica?

Io pensavo se vi era modo di rimettere in sesto le nostre faccende,

valendoci di quella piccola somma che mi appartiene. Pur troppo era

un'illusione.

— Ma tu vaneggi, Angelina, — sclamò lo zio. — Tu credevi dunque che io,

tuo tutore, potessi consentire a travolgere nella mia rovina anche la

tua poca sostanza, il frutto di tanti anni di lavoro di tuo padre, di

tanti anni di economia della tua genitrice? Angelina, lo sei un vero

miracolo di bontà e d'abnegazione; ma quando pure ciò che tu mi offri

bastasse a pareggiare fin l'ultimo mio debito, no, Angelina, io non

l'accetterei, io non potrei accettarlo. O che è permesso a un uomo che

affoga di trascinar seco anche quelli che stanno a riva?

— Ebbene, zio, se vi foste creduto umiliato da un mio dono, io vi

avrei pregato di accettare quel danaro come un imprestito. Me l'avreste

restituito più tardi col frutto del vostro lavoro.

— Il mio lavoro! — sclamò il signor Bernardo, soprappreso nuovamente da

funesti pensieri. — E come ricomincierò io la vita a sessant'anni? dove

troverò l'energia che mi basti a superare tutte le difficoltà della

mia nuova esistenza? Oh! Angelina: le molle della mia attività sono

infrante; io lo sento che non sono più buono a nulla....

— Zitto là, zio mio, — interruppe l'Angelina, mettendogli la mano sulla

bocca. — E sarà pure necessario che ci mettiamo tutti a far qualche

cosa, se si vuol campare.

— Ma tu, Angelina, non hai bisogno di nulla. Bene o male, puoi vivere

del frutto di ciò che è tuo, inviolabilmente tuo, di ciò che formerà la

tua dote.

— Oh, non vogliate mortificarmi! Prima delle vostre disgrazie m'avete

voi detto mai: — Questo è tuo, questo è mio? — Non m'avete voi accolto

come una figliuola? Quando io sono entrata nella vostra casa, io non

intesi di entrarvi come ospite, nè d'essere una cosa distinta dagli

altri di famiglia.... Ciò ch'è mio è di tutti.

— Anche di quelli che non ti trattano bene?

— Nessuno mi tratta male, — rispose l'Angelina, abbassando gli occhi.

— Orsù, Angelina, — concluse il signor Bernardo alzandosi in piedi,

— la tua visita mi ha fatto un gran bene.... ho visto che ho una

figliuola di più, e — soggiuns'egli tristamente — forse migliore

di qualchedun.... — Ma qui uno sguardo dell'Angelina gl'impose di

troncare a mezzo la frase. — Insomma, tu lo vedi, la tua offerta non è

accettabile: prima di tutto sarebbe una goccia nel mare; e poi quel tuo

danaro è un deposito sacro.

— E non son forse sacri anche gli altri vostri debiti? —

Il signor Bernardo riflettè un istante, poi disse con voce sicura: —

Meno di questo. — E poichè l'Angelina accennava a voler replicare, —

È proprio inutile che ne discorriamo, nipote mia; — egli concluse. —

Metti in calma quella tua testolina,... e il cielo provvederà. — Ciò

detto, le prese il capo con ambe le mani e la baciò in fronte.

Allorchè l'Angelina ebbe risalite le scale, pensando in quale altro

modo le sarebbe dato giovare alla famiglia dello zio, trovò nella sua

stanza una donna venuta a visitarla. Era la Filomena. Com'era naturale,

la catastrofe di casa Mauri fu il primo argomento dei suoi discorsi.

— Giù quando in una casa non c'è ordine, nulla fa maraviglia.

Figuratevi! Con le idee della signora Clara sarebbe andato in rovina

anche il più ricco uomo di questa terra.... E quel grullo di suo

marito, scusi sa, che pur di levarsi le seccature le avrebbe dato anche

il Duomo di Milano! Oh! si doveva vedere. Già io lo diceva sempre. In

quella famiglia c'è venuto il capogiro.... la non può durare.... E ora,

padroncina, s'ella volesse badare a me, che pur troppo, con tutto il

rispetto, lei ha un cervellino che vuol fare a suo modo, s'ella volesse

badare a me, non ci starebbe più un momento in questa Babele....

— Oh! Filomena...

— Mi lasci dire... ella non ci starebbe più un momento, e col frutto

di quel po' di ben di Dio che ha ereditato da suo padre, ci sarebbe

da campare in santa pace.... Io verrei a servirla per nulla.... sì,

giuro alla Madonna santissima, che non vorrei un centesimo pur di stare

vicino alla mia padroncina.

— Ma insomma, Filomena, finiamola.

— Eh! capisco.... son gusti.... lei si trova meglio con quelli che la

maltrattano....

— Basta così, Filomena, tu vaneggi....

— Punto, punto, — incalzò la fantesca, concitando la voce e piantandosi

le mani ai fianchi: — o in fin dei conti crede che non sappia io come

stanno le cose? Me ne informo sempre dalla donna di casa, dalla Teresa,

che quella è una donna a modo.... seppur nelle spese qualche volta....

ma basta.... nessuno è senza peccato,... e so per filo e per segno

tutto quello che fanno, tutto quello che dicono, e tutto quello che

pensano....

— Ma è una parte odiosa codesta....

— Oh! quando ci va di mezzo il bene della mia padroncina! E la Teresa

mi dice che la trattano come un cane.... oh! non stupisca,... e che

soprattutto fra la signora Clara e quel bel mobile della Nelluccia,

per rincarare la dose, vanno dicendo male di lei.... sì signora.... e

spargono ai quattro venti che lei è un'egoista, e che non pensa che a

sè, e a guardar la luna, e a far venire delle ubbie in capo.... —

L'Angelina s'era ritta in piedi pallida pallida, e con tuono

tranquillo, ma risoluto, si rivolse alla Filomena:

— Non una parola di più.... Checchè dicano, e checchè pensino sul conto

mio, io non voglio saperlo.... so quello che faccio io, e mi basta....

E se tu hai a venire a riferirmi de' pettegolezzi, senti, Filomena,

sebbene m'hai vista bambina, e mi hai tenuta fra le tue braccia, e hai

assistito i miei poveri genitori, te lo giuro, che non ti vo' veder più

in vita mia.... Per quello che hai detto oggi ti perdono, e va via. —

Ella stese la mano alla vecchia che la baciò tutta in lagrime, e usci

mortificata borbottando: — Che bel compenso! Che bel compenso! Oh la

gioventù! —

Rimasta sola, l'Angelina si lasciò ricader sulla seggiola nei più

profondo abbattimento. Ella aveva avvilito, aveva quasi scacciato

da sè come calunniatrice e pettegola una donna, della cui fede non

poteva dubitare; aveva spezzato forse per sempre l'ultimo anello che

la ricongiungeva ai dolci giorni della sua fanciullezza, e quale era

il guiderdone de' suoi sacrificî? No, tutto ciò che quella donna avea

detto non era falso. In quella casa v'era alcuno che non l'amava,

che mentr'ella spontanea voleva immolare la sua fortuna al bene della

famiglia, la diceva egoista e insidiatrice della quiete domestica....

Ma a che pro dunque?... Questo dubbio s'affacciò un istante allo

spirito della giovinetta, ma l'indole generosa di lei prevalse ai

freddi calcoli della ragione, ed ella uscì dalla lotta più gagliarda

di prima. Si alzò con subito movimento per cercare della Matilde.

Sennonchè essa entrò in quel punto nella stanza, e l'Angelina con

affettuoso abbandono le gettò le braccia al collo.

— Come va, Matilde?

— Così.... sono stata fino adesso presso alla mamma, che è a letto co'

suoi soliti incomodi.... Ma tu che cos'hai?... mi sembri commossa.

— Nulla.... ti do un bacio. — E sorridendo fra le lagrime, soggiunse: —

Non te n'hai mica a male?... —

Racconti e bozzetti · 第 25 / 60 题