In verità, per quel che ne bisbigliavano gl'indiscreti, le faccende
del signor Bernardo Mauri prendevano una cattiva piega. Il credito
cominciava a sfuggirgli e la matassa de' suoi affari era divenuta
così arruffata, che non sarebbe riuscito forse nemmeno ad un uomo più
avveduto di lui di trovarvi il bandolo. Per rimediare a un operazione
cattiva se ne faceva una peggiore, e si camminava sul vuoto, come
avviene pur troppo a' negozianti, che, o non vogliono persuadersi
d'un primo sbilancio, o non sanno fermarsi a tempo. D'altra parte, lo
spreco della famiglia non iscemavasi punto. Senz'avere nè il gusto,
nè le abitudini della vera eleganza, la signora Clara possedeva il
segreto di spendere, per vestirsi male e per addobbare malissimo la sua
casa, più di quanto avrebbe speso una bella damina a mettere sè e il
suo quartiere all'ultima moda. Il signor Bernardo era un uomo debole
e nemico delle beghe domestiche: non istimava sua moglie, ma nemmeno
sapeva resisterle, e piuttosto che sentir le querimonie di lei e della
Nella, allentava i cordoni della borsa. Quelle due benedette donne gli
davano continua molestia per la preferenza da lui mostrata per Angelina
e Matilde, ed egli sperava di farle tacere appagando i loro capricci.
E poi accade assai volte che sull'orlo del precipizio non si badi alle
spese. Quando le cifre del _deficit_ si contano per migliaia, che cosa
fa qualche centinaio di lire più o meno? Ne avvenne che proprio in quei
momenti critici casa Mauri s'era arricchita d'una nuova bestia, e una
carrozza a due cavalli aveva preso il posto del modesto biroccino usato
per tanti anni, e la signora Clara era occupatissima per far mettere un
gallone d'oro alto cinque dita intorno al cappello del suo cocchiere,
quando la bomba scoppiò, e il signor Bernardo dovette sospendere i suoi
pagamenti. Chi avesse veduto il pover'uomo nel giorno che per la prima
volta in sua vita gli toccò respingere una cambiale da lui accettata,
si sarebbe fatto un'idea di certi dolori che vanno a ferire quanto v'è
di più sacro — l'onore. — Il signor Bernardo era lì immobile, seduto
innanzi al suo scrittoio, con la testa fra le mani, pallido, sparuto,
senza lagrime e senza parola. Due commessi silenziosamente sommavano
cifre in due gran libroni aperti, e, dopo averne riportati i risultati
finali sopra un foglio di carta, li mettevano sott'occhio al loro
principale, che nè dava, nè chiedeva spiegazioni. Aveva sembianza di
automa, tanto avea fissa e cristallina la pupilla, tanto macchinali
i movimenti della persona. Nella mattina, appena ebbe sentore della
catastrofe, la signora Clara scese in banco, ma le prime parole che le
furono dette la fecero cadere in deliquio, onde fu mestieri che i due
commessi abbandonassero per un istante i loro libroni, e s'accingessero
a ricondurre ne' suoi appartamenti la venerabile padrona di casa.
Ma nè il deliquio della consorte, nè i baci della figliuola, nè i
conforti dell'Angelina valsero a scuotere il signor Bernardo dal suo
abbattimento. Convenne che la Matilde gli usasse amorevole violenza
per farlo salire al piano superiore nell'ora di pranzo. E che pranzo fu
quello! La signora Clara, presa dalle sue solite convulsioni, era nella
stanza assistita dalla Nella; l'Amalia, povera piccina, usa a correre e
a saltare, piangeva senza sapere il perchè; e la Matilde e l'Angelina
s'affaccendavano inutilmente per far prendere un pochino di brodo al
signor Bernardo, il quale non apriva bocca se non per esclamare: —
Povere creature mie! — Povere creature mie! —
Il dì seguente l'Angelina si alzò per tempissimo, e appena lo zio scese
in banco vi si avviò anch'essa con passo lieve e sollecito, e prima
quasi ch'egli se ne avvedesse gli era seduta vicino e avea strette
nelle sue mani le mani di lui.
— Angelina! — diss'egli con accento di viva sorpresa, non senza fissare
con curiosa tenerezza il volto malinconicamente espressivo della bella
fanciulla.
— Sì, zio, sono io stessa; — rispose ella seria e composta. — Vorrete
voi porgermi ascolto senza dirmi indiscreta?
— Parla, nipote mia.
— Zio, vorrei che m'insegnaste la maniera di farmi dichiarar
maggiore. —
Nella mente conturbata del signor Bernardo balenò in quell'istante un
pensiero ch'egli si peritava ad esprimere.
— Potremo pensarvi, ragazza mia;... però, sai, le tue ventimila....
insomma quello che ti hanno lasciato i tuoi genitori, nessuno può
toccarlo:... è intatto. —
Una tristezza profonda, indescrivibile, quale di chi si vede mal
giudicato, si dipinse sul volto dell'Angelina. Ella chinò il capo e
disse con voce sommessa:
— Zio, gli uomini devono esser molto cattivi, devono avervi fatto molto
male.
— Angelina, spiegati per amor di Dio.
— Scusate se sono importuna.... un'altra domanda....
— Quale?
— Potreste dirmi a quanto ascenda la somma che non siete in grado di
pagare ai vostri creditori? —
Il signor Bernardo tornò a figgere gli occhi nel viso dell'Angelina,
cercando inutilmente d'indovinare il senso arcano delle sue parole:
poi, reprimendo un sospiro, presa una carta ch'era sullo scrittoio,
la consegnò senza dir motto alla nipote, e si nascose la faccia tra le
mani.
La cifra segnata in fondo di quel foglio parve maravigliare
dolorosamente la giovine.
— Non basta, — diss'ella con l'accento di chi vede annientarsi un suo
disegno.
— Ma che cosa non basta? — chiese ansiosamente il signor Bernardo.
— Ohi Dio mio! nulla: speravo che le cose nostre potessero accomodarsi,
e mi sono ingannata.... Non basta.
— Ma dunque, — proruppe il signor Bernardo colto da una subita idea; —
ma dunque tu avevi in animo qualche gran sacrifizio?
— Io.... no... O non siete voi il fratello del mio povero babbo? Non
sono io della famiglia? La Matilde non è essa la mia migliore amica?
Io pensavo se vi era modo di rimettere in sesto le nostre faccende,
valendoci di quella piccola somma che mi appartiene. Pur troppo era
un'illusione.
— Ma tu vaneggi, Angelina, — sclamò lo zio. — Tu credevi dunque che io,
tuo tutore, potessi consentire a travolgere nella mia rovina anche la
tua poca sostanza, il frutto di tanti anni di lavoro di tuo padre, di
tanti anni di economia della tua genitrice? Angelina, lo sei un vero
miracolo di bontà e d'abnegazione; ma quando pure ciò che tu mi offri
bastasse a pareggiare fin l'ultimo mio debito, no, Angelina, io non
l'accetterei, io non potrei accettarlo. O che è permesso a un uomo che
affoga di trascinar seco anche quelli che stanno a riva?
— Ebbene, zio, se vi foste creduto umiliato da un mio dono, io vi
avrei pregato di accettare quel danaro come un imprestito. Me l'avreste
restituito più tardi col frutto del vostro lavoro.
— Il mio lavoro! — sclamò il signor Bernardo, soprappreso nuovamente da
funesti pensieri. — E come ricomincierò io la vita a sessant'anni? dove
troverò l'energia che mi basti a superare tutte le difficoltà della
mia nuova esistenza? Oh! Angelina: le molle della mia attività sono
infrante; io lo sento che non sono più buono a nulla....
— Zitto là, zio mio, — interruppe l'Angelina, mettendogli la mano sulla
bocca. — E sarà pure necessario che ci mettiamo tutti a far qualche
cosa, se si vuol campare.
— Ma tu, Angelina, non hai bisogno di nulla. Bene o male, puoi vivere
del frutto di ciò che è tuo, inviolabilmente tuo, di ciò che formerà la
tua dote.
— Oh, non vogliate mortificarmi! Prima delle vostre disgrazie m'avete
voi detto mai: — Questo è tuo, questo è mio? — Non m'avete voi accolto
come una figliuola? Quando io sono entrata nella vostra casa, io non
intesi di entrarvi come ospite, nè d'essere una cosa distinta dagli
altri di famiglia.... Ciò ch'è mio è di tutti.
— Anche di quelli che non ti trattano bene?
— Nessuno mi tratta male, — rispose l'Angelina, abbassando gli occhi.
— Orsù, Angelina, — concluse il signor Bernardo alzandosi in piedi,
— la tua visita mi ha fatto un gran bene.... ho visto che ho una
figliuola di più, e — soggiuns'egli tristamente — forse migliore
di qualchedun.... — Ma qui uno sguardo dell'Angelina gl'impose di
troncare a mezzo la frase. — Insomma, tu lo vedi, la tua offerta non è
accettabile: prima di tutto sarebbe una goccia nel mare; e poi quel tuo
danaro è un deposito sacro.
— E non son forse sacri anche gli altri vostri debiti? —
Il signor Bernardo riflettè un istante, poi disse con voce sicura: —
Meno di questo. — E poichè l'Angelina accennava a voler replicare, —
È proprio inutile che ne discorriamo, nipote mia; — egli concluse. —
Metti in calma quella tua testolina,... e il cielo provvederà. — Ciò
detto, le prese il capo con ambe le mani e la baciò in fronte.
Allorchè l'Angelina ebbe risalite le scale, pensando in quale altro
modo le sarebbe dato giovare alla famiglia dello zio, trovò nella sua
stanza una donna venuta a visitarla. Era la Filomena. Com'era naturale,
la catastrofe di casa Mauri fu il primo argomento dei suoi discorsi.
— Giù quando in una casa non c'è ordine, nulla fa maraviglia.
Figuratevi! Con le idee della signora Clara sarebbe andato in rovina
anche il più ricco uomo di questa terra.... E quel grullo di suo
marito, scusi sa, che pur di levarsi le seccature le avrebbe dato anche
il Duomo di Milano! Oh! si doveva vedere. Già io lo diceva sempre. In
quella famiglia c'è venuto il capogiro.... la non può durare.... E ora,
padroncina, s'ella volesse badare a me, che pur troppo, con tutto il
rispetto, lei ha un cervellino che vuol fare a suo modo, s'ella volesse
badare a me, non ci starebbe più un momento in questa Babele....
— Oh! Filomena...
— Mi lasci dire... ella non ci starebbe più un momento, e col frutto
di quel po' di ben di Dio che ha ereditato da suo padre, ci sarebbe
da campare in santa pace.... Io verrei a servirla per nulla.... sì,
giuro alla Madonna santissima, che non vorrei un centesimo pur di stare
vicino alla mia padroncina.
— Ma insomma, Filomena, finiamola.
— Eh! capisco.... son gusti.... lei si trova meglio con quelli che la
maltrattano....
— Basta così, Filomena, tu vaneggi....
— Punto, punto, — incalzò la fantesca, concitando la voce e piantandosi
le mani ai fianchi: — o in fin dei conti crede che non sappia io come
stanno le cose? Me ne informo sempre dalla donna di casa, dalla Teresa,
che quella è una donna a modo.... seppur nelle spese qualche volta....
ma basta.... nessuno è senza peccato,... e so per filo e per segno
tutto quello che fanno, tutto quello che dicono, e tutto quello che
pensano....
— Ma è una parte odiosa codesta....
— Oh! quando ci va di mezzo il bene della mia padroncina! E la Teresa
mi dice che la trattano come un cane.... oh! non stupisca,... e che
soprattutto fra la signora Clara e quel bel mobile della Nelluccia,
per rincarare la dose, vanno dicendo male di lei.... sì signora.... e
spargono ai quattro venti che lei è un'egoista, e che non pensa che a
sè, e a guardar la luna, e a far venire delle ubbie in capo.... —
L'Angelina s'era ritta in piedi pallida pallida, e con tuono
tranquillo, ma risoluto, si rivolse alla Filomena:
— Non una parola di più.... Checchè dicano, e checchè pensino sul conto
mio, io non voglio saperlo.... so quello che faccio io, e mi basta....
E se tu hai a venire a riferirmi de' pettegolezzi, senti, Filomena,
sebbene m'hai vista bambina, e mi hai tenuta fra le tue braccia, e hai
assistito i miei poveri genitori, te lo giuro, che non ti vo' veder più
in vita mia.... Per quello che hai detto oggi ti perdono, e va via. —
Ella stese la mano alla vecchia che la baciò tutta in lagrime, e usci
mortificata borbottando: — Che bel compenso! Che bel compenso! Oh la
gioventù! —
Rimasta sola, l'Angelina si lasciò ricader sulla seggiola nei più
profondo abbattimento. Ella aveva avvilito, aveva quasi scacciato
da sè come calunniatrice e pettegola una donna, della cui fede non
poteva dubitare; aveva spezzato forse per sempre l'ultimo anello che
la ricongiungeva ai dolci giorni della sua fanciullezza, e quale era
il guiderdone de' suoi sacrificî? No, tutto ciò che quella donna avea
detto non era falso. In quella casa v'era alcuno che non l'amava,
che mentr'ella spontanea voleva immolare la sua fortuna al bene della
famiglia, la diceva egoista e insidiatrice della quiete domestica....
Ma a che pro dunque?... Questo dubbio s'affacciò un istante allo
spirito della giovinetta, ma l'indole generosa di lei prevalse ai
freddi calcoli della ragione, ed ella uscì dalla lotta più gagliarda
di prima. Si alzò con subito movimento per cercare della Matilde.
Sennonchè essa entrò in quel punto nella stanza, e l'Angelina con
affettuoso abbandono le gettò le braccia al collo.
— Come va, Matilde?
— Così.... sono stata fino adesso presso alla mamma, che è a letto co'
suoi soliti incomodi.... Ma tu che cos'hai?... mi sembri commossa.
— Nulla.... ti do un bacio. — E sorridendo fra le lagrime, soggiunse: —
Non te n'hai mica a male?... —