E questa è forse la morale del nostro _Signore possibile_. Egli non
ha vinto battaglie, non ha soggiogato popoli, nè impiccato ribelli;
egli non ha ritratto con sublime pennello l'estasi dell'Assunta o la
tenerezza materna della Madonna della Seggiola, non ha cantato la fame
d'Ugolino o i begli occhi di Laura, non ha scoperto la rotazione della
terra intorno al sole; ma ha fatto del bene, perchè credeva nel bene,
perchè non gli era mai venuto in mente quell'aforismo: — _O esser
tutto o esser nulla_; — gli è bastato essere qualcosa e giovare a'
suoi simili. Perciò noi lo proponiamo a modello a tutti coloro che non
possiedono nè l'indole di Tamerlano (citiamo esempi antichi per non
comprometterci), nè l'ingegno di Dante, del Petrarca, del Tiziano, del
Copernico; ma che pur sentono di poter essere in questo dramma della
vita personaggi meno inutili de' _servi che non parlano_.
Che se tornassimo per un istante al nostro protagonista, diremmo
ch'egli coll'andare degli anni vendette parte delle sue terre ad alcuni
tra' suoi coloni più onesti e più abili, e a questa piccola proprietà,
sorta per opera di lui, fu largo di consigli e d'aiuti; che al
diffondersi di nuove macchine non tardò ad introdurle nella sua tenuta;
che divenne membro d'una importante associazione agraria; che infine
dopo avere, tra la sua famiglia, le sue occupazioni, i suoi studî,
vissuto come molti non fanno, fece quello che fanno tutti, morì.... E
se non fosse vissuto mai? Oh! allora il nostro scritto avrebbe almeno
un elemento di originalità; anzichè essere la biografia d'un morto,
sarebbe quella di un nascituro.
_1864._