V'è nei favori della rinomanza una solenne ingiustizia che non potrà
torsi giammai, perch'ella deriva dalla natura stessa delle cose. La
fama non guarda alle difficoltà superate, ma agli effetti ottenuti. Uno
scaltro diplomatico, che nato nelle corti s'esercitò di buon'ora alla
flessibilità delle schiene e agli artifizî della parola, corrà senza
dubbio quei lauri, a cui sospirerebbe invano un onesto cittadino sorto
fra mille difficoltà a qualche fortuna coi sudori della fronte e le
forze del fecondo intelletto. È il lamento di Figaro che querelavasi
d'aver dovuto, per vivere, spiegare più ingegno di quanto n'era occorso
per governare la Spagna due secoli; è il lamento di tutti coloro che,
partendo dai gradini più bassi della scala, si vedono precessi da
quelli che pigliarono le mosse dai gradini più alti. Ma l'uomo altero
d'un nobile orgoglio, l'uomo sicuro della propria coscienza dice: —
_Non importa._ — La gloria non dev'essere lo scopo dell'esistenza,
ma sì fare il bene senza desiderio di guiderdone, senza timore di
avversità.
Noi non affermeremo che il giovane signore siasi tenuto precisamente
questo discorso, il quale potrebbe parere un po' troppo solenne per
la occasione; ma gli è certo ch'egli mettevasi, senza speranza di
celebrità, ad un'opera molto più complicata di tante altre che fruttano
plausi ed allori.
Non gli fu difficile sciogliere verso un tenue compenso gli affitti
tuttora in corso, e aumentando i salari de' contadini rialzarne
lo spirito abbattuto e accenderli di nuova lena. Ma nel mentre
questo primo rimescolarsi destava la curiosità del paese e ognuno
pronosticava a suo talento sul nuovo venuto, alcuni atti del conte
Alberto suscitarono un clamore siffatto che ogni uomo meno intrepido
se ne sarebbe impaurito. Prima di tutto, conscio che l'abbondanza del
capitale è condizione _sine qua non_ d'una buona cultura, e che perciò
conviene proporzionare la vastità delle terre al danaro, di cui si può
disporre, egli vendette un buon terzo della sua tenuta, nè gli oracoli
del villaggio sapevano capirne il perchè. Come, apponevasi, egli vuol
restarsi fra noi, vuol fare l'agricoltore e comincia collo spacciare i
suoi fondi? Che logica è questa? Poi commise l'eresia di non permettere
che, secondo il vecchio costume, alcuni animali malati si recassero
alla porta della chiesa per ottenervi miracolosamente la guarigione:
oltraggio manifesto alla libertà di coscienza. Infine osò abolir le
livree e ristringere grandemente il numero dei corsieri di lusso,
mutandone una diecina con umili cavalli da lavoro. Il profeta Geremia
non si dolse con più patetiche note sulla caduta Sionne di quello
che si rammaricasse il sacrestano del villaggio sullo spento decoro
della tenuta di ***. Le generazioni si erano succedute nell'antica
possessione; ma nessuno aveva osato alienare una parte dell'avito
retaggio, nessuno per gretta spilorceria aveva spogliato i servi de'
loro abiti a galloni, nessuno aveva venduto i cavalli ed i cocchi.
Sparpagliate per le circostanti colline erano altre cinque o sei ville.
Appartenevano tutte a famiglie nobili, gonfie dei loro titoli e dei
pregiudizî di casta, le quali, vivente il conte Bernardo predecessore
d'Alberto, convenivano nel castello qualche sera d'autunno a giocarvi
il _tre sette_ o a discutere gravemente sul loro albero genealogico.
La dubbia nobiltà del padrone odierno, le audaci dottrine ch'ei non
peritavasi di sfoggiare, non consentivano certo a quegli aristocratici
puro sangue di varcarne le soglie. Uno soltanto, un vecchio marchese,
vi venne spinto dalla curiosità e fu accollo con gentilezza veramente
squisita; ma nell'uscire, accompagnato da uno degli antichi domestici
che più non aveva l'abito turchino coi bottoni d'oro, non potè
astenersi dal susurrare: — Dov'è il decoro, dov'è la dignità, quando i
servi si lasciano andar vestiti come tutti gli altri? — Ma! — sospirò
il servo quasi commiserandosi; chè pur troppo gli uomini s'attaccano
alla livrea. — E il padrone è molto spilorcio? — proseguì inanimito il
marchese. — Eh! lo dicono, — rispose l'altro; — ma a me in coscienza
non pare; pel salario, pel vivere si sta meglio di prima. — Diavolo! —
soggiunse il marchese stupito, e uscì borbottando.
L'arciprete del luogo era nato per non aver alcuna opinione.
Originario di quei dintorni e assunto da quindici anni alla suprema
dignità ecclesiastica del paese, egli era giunto alla cinquantina non
occupandosi d'altro che delle funzioni obbligatorie della chiesa,
e dell'allevamento d'una schiera numerosissima di polli, i quali
erravano in piena libertà pel verziere e lungo il vestibolo della
casa parrocchiale, senza però che il loro aspetto innocente potesse
temperare la dura condanna a cui erano sortiti. Aveva poco amore
alle prediche e, ci dispiace dirlo, poca eloquenza, nè sappiamo
quanta efficacia avessero i suoi sermoni sui devoti abitanti di
***. All'arrivo del conte Alberto nella villa, egli si recò a fargli
omaggio, e sentendo che il nuovo signore proponevasi di soggiornare
stabilmente colà, gli arrise la speranza di qualche lauto banchetto,
a cui verrebbe senza dubbio invitato. I primi provvedimenti del conte
che parvero sovversivi agli altri, a lui non fecero nè caldo nè freddo,
e con la massima maraviglia udì affermarsi da uno dei signorotti più
autorevoli del paese che il conte era un eresiarca, un emissario di
Satana, e che bisognava osteggiarlo in tutte le guise. — E ciò tocca
soprattutto a lei, — soggiunse il furibondo interlocutore: — a lei che
non deve lasciar che le male piante prendan radice, a lei ch'è preposto
alla cura dell'anime.... — Ma veramente Vossignoria forse esagera....
— Come, vuol insegnare a me, vuol dirmi ch'io non conosco gli uomini?
Glielo ripeto.... un Arnaldo da Brescia, un Lutero.... — Ah! in questo
caso poi, — disse Don Gaudenzio con un certo piglio che voleva essere
risoluto; — in questo caso poi.... — Guerra l'ha da essere. — Ma senza
dubbio, — rispose languidamente il prete, disegnando con la punta
dell'ombrello un circolo sulla sabbia.... — E intanto ella non deve
andare più in quella casa.... — Ma, capisce,... le convenienze.... — La
non ci deve andare, ce ne va del decoro.... — Sì, sì, ha ragione....
intendo, — e il nuovo Don Abbondio si sbarazzò più che in fretta del
fanatico personaggio tentennando il capo dolorosamente.
Le altre _notabilità_ del villaggio erano il farmacista, fine
diplomatico; il maestro di scuola, individuo a cui la fame aveva tolto
quasi il senso comune; il medico, uomo illuminato e in ottime relazioni
col conte Alberto; il sacrestano, pieno d'idee retrive e di virulenza
da energumeno; un certo signor Placido, organista di merito, ma
paurosissimo; un cotale Melchiorre, larva di deputato comunale. Come si
vede da questa rassegna, le massime liberali del conte potevano trovare
ben pochi fautori.