NOTE:

[529] JOANNES ETROBIUS, _De Tuneto et Gulleta expugnatis_, ap. CLAUSERUM

_de Reb. Turc._, in-fol. Basilea, 1556, p. 567: «_Est autem Turris

quadrata admirandæ crassitudinis, altitudinis duarum contignationum

ambitu interiori, complectens passus quadraginta, exteriori vero

circiter quinquaginta.... tormenta circiter quadringenta._»

BOSIO, 143, D: «_Era la Goletta, quando Barbarossa la prese, una sola,

ma buona e grossa torre ritonda ed alta.... Barbarossa l'aveva fatta

circondare di bastioni e di fianchi.... La torre in mezzo a guisa di

gran cavaliere.... numero grandissimo di pezzi d'artiglieria._»

[14 luglio 1535.]

VIII. — Ecco addì quattordici del mese di luglio, terminati i lavori di

assedio, e aperto da tre parti il fuoco di breccia, ecco a sollecita

espugnazione venire le galèe dalla parte del mare, secondo il disegno

stabilito nel consiglio di guerra, coll'intervento dei due capitani di

Roma e di Malta[531]. Le navi grosse addietro, e le galèe in prima

linea, disalberate, divise in tre squadre, e ciascuna squadra in due

sezioni a coppia colle gomene da poppa a poppa, per andare, levarsi,

tornare e battere alternatamente, in quel medesimo modo che erasi

osservato, ed ho descritto per l'espugnazione di Corone[532]. Remigavano

a quartieri, or queste or quelle, col palamento proprio per venire

avanti, e col palamento altrui per dare indietro, massime in caso di

avaria: e giuocando l'artiglieria, e volgendosi in distanza, e

ritornando all'attacco per turno, ora la prima, ora la seconda sezione,

l'una caricando i pezzi nella ritirata, e l'altra scaricandoli a furia

nell'attacco, con un girar continuo da terra al largo, e viceversa, come

farebbero le fanterie ordinate in colonna per fuochi di drappelli[533].

Questa manovra, eseguita con rara precisione dai marinari, ammirata da

Cesare e dagli altri osservatori, riduceva a disperazione i Turchi: i

quali non potevano accertare la punteria, nè vedere l'effetto d'un sol

colpo sopra quei legni giranti che senza risquitto li tormentavano.

Di più merita essere ricordata, perchè conforme agli stessi principî, la

bella manovra di Giorgio da Conversano, già ajutante del Martinengo in

Rodi, il quale sur una grossa barcaccia con una quindicina di serventi

volle mettersi in batteria. Aveva sulla poppa appostato un cannone da

ventiquattro, e sulla prua due sagri da otto; e girandosi sopra due

ancorotti con due destre presentava or poppa or prua, facendo fuoco

continuo da una parte e dall'altra, caricando di là mentre di qua

sparava. In questo modo, senza mai ricevere danno, conciava a punto

fermo i bombardieri nemici e toglievali dalle difese[534].

In somma dopo otto ore continue di fuoco vivissimo dalle batterie di

terra, e dopo il simultaneo ronzare delle galèe, come si è detto

dall'alba al mezzodì dalla parte del mare, dove tra i primi sovrastava

l'Orsino[535]; fattasi densissima la caligine, non altro più vedendosi

che lampi e fumo, e il sole non più lucente di una languida pittura

tinta di rosso, cessano da una parte e dall'altra le scariche; e tutti

intenti affrettano il momento di venirsi a riconoscere. Il Ponente a

grado a grado dissipa l'atro nuvolone, e quando finalmente si può

coll'occhio correre sull'orizzonte, eccoti dinanzi la Goletta presso che

rasata; abbasso il mastio, sossopra i baluardi, rotta qua e là la cinta.

A quella vista i soldati e i marinari chiedono di presente l'assalto: i

sacerdoti distendono l'assoluzione generale, squillano le trombe, e le

colonne gittansi concitate all'ultima prova. Corrono dal campo i soldati

tra i solchi del sabbione; guazzano alla riva i marinari coll'acqua alla

cintura. Non grido, non colpo, non parola vanitosa o superba: profondo

silenzio fino al piè delle brecce. Ma giunti a quel segno tutti insieme

levano il grido di guerra: ripetono le nazionali invocazioni a Santiago,

a san Giovanni, a san Pietro, a san Giorgio: irrompono, e con tanta

prestezza e con tanto impeto, che il Giudèo, il Cacciadiavoli, e quanti

erano pirati di nome e di fatto infernali, trovano a pena la strada e il

tempo di fuggirsi verso Tunisi pel ponte di legno, quando gli assalitori

vi entrano da ogni altra parte, e vi piantano le loro bandiere[536].

Non si potrebbero noverare facilmente tutti i vantaggi della vittoria:

acquisto della principal fortezza e chiave del regno, riputazione

cresciuta alle armi cristiane, avvilimento dei nemici, disordine portato

dai fuggitivi dentro Tunisi; e sopra ogni altra cosa, cattura di tutti i

bastimenti barbareschi, senza perderne pur uno. In somma conseguìto in

un giorno il fine prossimo della spedizione, e annichilate sul mare le

forze navali dei maggiori pirati.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 159 / 177 题