RAYNALDUS, _Ann._, 1535, n. 49.
[528] CORONELLI, _Atlante Veneto_, in gran fol. Venezia, 1697. — Tavole
e carte di Barberia.
NICHOLAS DU BELLIN, _Atlas maritime_, in-4. Parigi, 1774, III, 71:
«_Côtes de Barberie; 81, Golphes de Tunis; 82, Plan de la ville de
Tunis; 83 Plan du fort et canal de la Goulette._»
THOMAS A. HULL, R. N., _Bay of Tunis_, in-fol. _Published at the
Admiralty_, June, 1st 1867, _Sold by J. D. Potter Agent of Admiralty
charts_, 31, Poultry et 11, King Street, Tower Hill.
WILLIAM, H. SMITH, _Mediteranean_, 92.
[6 luglio 1535.]
VII. — La fortificazione della Goletta, infino ai primi decennali del
secolo decimosesto, non era più che una sola torre quadrata, ma grande
di trenta metri per ogni lato, grossa di sette metri nella sezione, e
munita di batterie alte e basse in tutto il giro: in somma un antico
tipo delle moderne torri massimiliane[529]. Ma ciò non bastando a
calmare le inquiete apprensioni, Barbarossa vi aveva aggiunto intorno un
pentagono regolare, fortificato con bastioni, fianchi e cortine,
lasciandovi nel mezzo la torre a guisa di mastio o cavaliere; presso a
poco in quel modo che prima era stato disegnato, e poi fu ridotto il
castello di Roma. Ciò non pertanto le opere nuove non erano compiute; ma
in tanta brevità di tempo solamente imbastite di terra bagnata e battuta
tra salsiccioni di ulivi e di palme ben stretti e incatenati di dentro e
di fuori con travi, pali e remi di galere; divisando poi Barbarossa di
poter rivestire tutta l'opera con buona incamiciatura di muraglia,
ancorchè giudicasse che già da sè, come era, farebbe in ogni caso lunga
resistenza. Per questo si mise in cuore di volerla difendere a tutto suo
potere: molto più che di necessità doveva proibire ai nostri l'entrata
dello stagno, se voleva salvare gli ottanta bastimenti; i quali oramai
non potevano più uscirne, ma in ogni modo salvarsi o perdersi tutti
insieme colla Goletta. Errore capitale, di che il celebre pirata portò,
finchè visse, acerba ricordanza e pentimento; scusandosi soltanto col
dire che niuno avrebbe potuto mai prevedere la venuta dell'imperatore
dei Cristiani con tanto sforzo in Africa. Veramente quando dai
prigionieri e da qualche fuggitivo venne accertato che Carlo V conduceva
da sè la spedizione, si turbò tutto, e capì subito la gravità del caso e
l'importanza della Goletta. Fece il possibile: cavò artiglierie dalle
navi e dalle galere; e ne guarnì non pure i fianchi e la fronte dei
baluardi, ma le cortine, e infino ai fossi, con tanta copia che più non
ve ne capiva; e posevi di presidio seimila turchi sceltissimi, sotto il
comando del Giudèo, e per luogotenente Cacciadiavoli. Pose di più un
grosso nervo di gente in Tunisi sotto Assàn-Agà, trentamila mori a
cavallo per la campagna; ed egli si tenne pronto a riconoscere le
difese, e a dirigere i soccorsi, massime della Goletta; dove per maggior
comodità aveva fatto gittare un ponte di legno a cavallo del canale,
tanto da tenere aperte le comunicazioni con Tunisi per la riva
meridionale, essendo l'altra occupata dai nostri.
[8 luglio 1535.]
Intanto il marchese del Vasto, venuto a campo sotto la piazza, stringeva
l'assedio, compiva le trincere, e mediante le strade coperte e le vie
ritorte andavasi appressando ai baluardi. Lavori lenti, terreno
sabbioso, clima insolito, stagione caldissima, e pertinace resistenza
degli assediati, sempre intesi nel contrabbattere e nel sortire, tutte
le volte che loro si offeriva una occasione. In quei combattimenti
perdette la vita molta gente: anche per qualche ruggine di rivalità che
nudrivano tra loro i soldati delle diverse nazioni. Devo però ricordare
la morte di quel Girolamo Tuttavilla conte di Sarno, già tanto chiaro
all'impresa di Corone; il quale, abbandonato dagli altri, cadde per una
archibugiata in testa, alla fronte delle compagnie italiane, mentre
caricava arditamente e ricacciava una sortita del presidio. Perdita
gravissima di valoroso giovane, che altrimenti sarebbe divenuto il gran
capitano dell'età sua. Cadde Girolamo Spinola per un colpo di zagaglia
nel fianco; e allato al marchese del Vasto cadde Fabrizio del Carretto.
Noverate pur tra i morti Cesare Benimbene e Luca Savelli romani; Cesare
Berlinghieri, Costanzo di Costanzo, Baldassarre Caracciolo napolitani;
Luca e Antonio Sicardi piemontesi; Ottavio Monaci, due colonnelli e
molti principali delle milizie italiane[530]. Dunque dalla parte di
terra si menavano ferocemente le mani: ma io mi devo stringere alla
marina.