DE HAMMER cit., X, 444. — Barbarossa nella sua autobiografia tace, come
convenivagli, la primitiva religione di suo padre, asserita nondimeno da
tutti i contemporanei: e nomina gli altri due fratelli Isacco ed Elia.
[492] Vedi sopra, p. 277.
[493] DE HAMMER cit., X, 448.
GIOVIO, RICHER, aliiq. Nota 79.
[20 agosto 1534.]
XIII. — Il possesso dell'ammiragliato ha a essere famoso per inganni e
ruine a doppio contro Cristiani e contro Musulmani, presi insieme
all'istesso tranello con un tiro il più solenne di quanti mai ne possano
balenare alla mente d'un ribaldo. Eccone il filo. Era il regno di Tunisi
altresì lacerato dalla rivalità di due fratelli, Rossetto e Muleasse,
dell'antica dinastia berbera degli Hafsiti già ricordati, e indipendenti
dai Turchi[494]. Il maggiore dei pretendenti, discacciato dall'altro,
avendo fatto ricorso a Barbarossa, quale stupido pecorone al lupo
rapace, dettegli l'occasione sommamente desiderata di divorarli ambedue,
e di menare a un tempo il randello in Italia. Barbarossa fece grossa
armata più che ottanta vele; e perchè Muleasse non avesse a pigliar
sospetto, nè a mettersi sulle difese, sparse voce di voler tentare
imprese nel regno di Napoli per vendicare gli oltraggi ricevuti poc'anzi
a Corone. E non volendo che niuno avesse a tacciarlo di bugiardo, nè
Maleasse mai a dubitare delle sue parole; anzi perchè si rendesse
ciascuno più sicuro dei fatti suoi, venne realmente a Messina con tutta
l'armata, passò lo stretto, e tirando su marina marina, come turbine
menato da procelloso vento, disperse, disfece, incenerì bastimenti,
castella, città. In Calabria saccheggiò Sanlucido, e ne trasse tutto il
popolo in schiavitù. Scórse di là al Cetraro, ove trovò la terra
abbandonata, e vi fece appiccare il fuoco, bruciandovi insieme alcuni
corpi di galere, tra i quali erano tre già finiti per conto di papa
Clemente. Per tale incidente veniamo a sapere quanti modi teneansi a
crescere la forza materiale della nostra marineria, e come da ogni parte
i pirati eranle infesti[495].
Barbarossa venne avanti, sbarcò in Procida, pose lo spavento in Napoli,
bruciò bastimenti nel golfo, prese prigioni e roba da ogni parte:
bombardò Gaeta, distrusse Sperlonga, e per tradimento ebbe Fondi,
fuggendone a stento la celebre Giulia Gonzaga, vedova di Vespasiano
Colonna, duca di Trajetto, e riputata la più bella donna d'Italia[496].
Dicono che Barbarossa sarebbe riuscito nell'intento di presentare beltà
tanto rara in dono a Solimano, se la giovane Contessa non fosse stata
tra i primi a riscuotersi dal sonno, ed a fuggire seminuda dalle branche
del ladrone. Il quale nondimeno vendicossi saccheggiando la terra,
battendo e bruciando Terracina. Finalmente comparve alli venti d'agosto
sulle marine di Roma presso alla foce del Tevere; con tale sbigottimento
dei popoli, che gli scrittori contemporanei comunemente asseriscono, che
Barbarossa avrebbe preso di certo Roma e Napoli, se ne avesse fatto la
prova[497].