[377] P. A. G., _Marcantonio Colonna alla battaglia di Lepanto_.
Firenze, Le Monnier, 1862, p. 157. (Queste cose medesime in poche
parole.)
[378] IL SAGGIATORE, _Giornale romano_ cit., 1845, t. IV, da p. 65 a 75.
[379] Prese le cifre e le varianti dagli storici che cito continuamente,
Giovio, Sigonio, Cappelloni, Bosio, Bizzarro, Foglietta, ed altri, si
può formare il seguente
SPECCHIO _dell'armata navale e della sua forza nell'anno 1532_.
Colonne:
S: Soldati.
M: Marinari.
R: Rematori.
G: Galere.
N: Navi.
L: Legni min.
Cav: Cavalli.
Can: Cannoni.
| ||
Contingente | PERSONALE || MATERIALE
di |—————————————————————||———————————————————————————
| S | M | R || G | N | L | Cav | Can
———————————————————————————————————————————————————————————————
1. Roma | 1200 | 720 | 1800 || 12 | » | 2 | » | 60
2. Genova | 3600 | 1440 | 1800 || 12 | 12 | 5 | 100 | 348
3. Napoli | 3000 | 1200 | 1500 || 10 | 10 | 6 | 100 | 290
4. Sicilia | 1800 | 700 | 1200 || 6 | 5 | 3 | 100 | 160
5. Malta | 800 | 240 | 450 || 4 | 1 | 1 | » | 65
6. Spagna | 2400 | 1020 | 1500 || 10 | 7 | 4 | 100 | 218
| | | || | | | |
|—————————————————————||———————————————————————————
_Totale_ | 12800 | 5320 | 8250 || 54 | 35 | 21 | 400 | 1141
———————————————————————————————————————————————————————————————
Uomini 26,370
Legni 110
Cannoni 1141
Cavalli 400
[380] Bosio cit., III, 150. — (Di _Caracca_, vedi indietro a p. 84.)
[381] P. A. G., _Medio èvo_, alla voce _Corazza_. — E _Navi romane_,
terza ediz., p. 7.
[382] BOSIO, III, 114, B: «_Generale dell'armata turchesca Imer Ali._» I
cronisti, e i latinisti in vece di Omer-Aly scrivono _Omerale_,
_Umerale_, e simili.
DE HAMMER cit., IX, 211, lo chiama _Ahmed-beg_.
[383] BIZARUS cit., 491: «_Acierum ordo explicatur.... Antonius Auria,
qui primo præerat agmini, in dexteram sensim deflectit.... Andreas
introrsum.... Salviatus ad lævam concitavit remiges.... Æquata omnium
triremium fronte._»
GIOVIO cit., 269.
[Settembre 1532.]
XI. — Vedendo pertanto gli alleati non esserci modo di venire a naval
battaglia, e già certi della propria superiorità per la ritirata del
nemico, volsero l'animo ad alcuna impresa di terra. E chi un luogo, e
chi un altro proponendo, finalmente la maggioranza deliberò seguire il
parere di Antonio Doria generale di Roma, anzi che del Salviati generale
di Malta, il quale per onore della sua bandiera avrebbe voluto tornare a
Modone, inutilmente da lui preso e perduto l'anno avanti. I voti adunque
furono per espugnare la fortezza e città di Corone nella Messenia,
presso alle rive del Pamiso. La città sorge sulla pendice estrema del
monte Termazio, che fa punta avanzata dentro il mare a scirocco, ed è in
due parti distinta: la bassa alla riva, chiamata Isola, ma non è tale; e
l'alta verso il monte detta Castello, perchè afforzata da una rôcca:
divise tra loro da una muraglia intermedia; ed ambedue recinte di
antiche cortine, ma forti; fiancheggiate da torrioni rotondi, grossi ed
alti. Dista quindici miglia da Modone, seguendo la via spedita di terra;
e più del doppio dista per mare, dovendosi tutta circuire la sporgenza
che da quella parte fa il capo Gallo. Le due insenate al piè della città
offrono due buoni ancoraggi, che l'uno ha per traverso i Libecci, e
l'altro i Grecali; tanto che passando dall'uno all'altro ogni naviglio
facilmente si mette a ridosso; e di più in quest'ultima parte, che è
alla sinistra della piazza, restano ancora gli avanzi di un vecchio molo
e di sponde murate con fondale e capacità sufficiente per otto o dieci
galèe[386]. La profondità del mare è sempre direttamente proporzionale
all'altura del terreno e dei monti circostanti[387].
I nostri capitani che ben conoscevano ed avevano rivedute le condizioni
della piazza, le qualità del terreno, e gli scandagli delle rive
circostanti (notizie di prima levata per questa specie imprese)
ordinarono l'attacco da ogni parte, cioè dalla terra e dal mare, con
tutte le forze. Lo sbarco a destra e a sinistra: di qua gl'Italiani,
sotto Girolamo Tuttavilla conte di Sarno; di là gli Spagnuoli, sotto don
Girolamo di Mendoza: gli uni e gli altri di notte ad aprire le trincere
ed a piantare le batterie contro la piazza.
Dalla parte del mare, volendo io descrivere la manovra dell'armata, mi
bisognerà mettere insieme il racconto dei contemporanei, le teorie
dell'antica tattica navale, e il dipinto dell'attacco, opera di Lazzaro
Calvi sopra certe grandiose tele che una volta stavano nel guardaroba
del palazzo Doria a Fassuolo, ed ora incorniciate adornano la galleria
del palazzo di Pegli[388]. Il chiaro archeologo della marina francese A.
Jal, che le ebbe vedute in Genova assai prima del trasporto, e molto
meno danneggiate, descrive la rappresentanza dell'attacco, dipinto nella
più antica tra le predette tele, e dice così[389]: «Si vedono le navi
sotto vela battere le fortificazioni alla destra di Corone, ed alla
sinistra combattere le galere. Una squadretta di sei galere si avanza di
fronte, e un'altra squadretta di sei vedesi appresso, attaccate ambedue
di rovescio da poppa a poppa con due gomene. Non intendo questa
ordinanza, e la mia sagacità non arriva a comprenderne la ragione.... Ma
cose simili non si inventano, massime quando si dipinge in casa Doria.»
Mi fido io di mettere adesso all'evidenza tutta intiera la spiegazione
del dipinto e della manovra, come altrove ho promesso[390]. E quantunque
già n'abbia dato indizio sufficiente, comparirà ora meglio il merito dei
pittori genovesi e dei principi Doria: per opera dei quali, artisti e
mecenati, noi vedremo che non solo in quella casa e sotto gli occhi di
tali padroni non si dipingevano assurdità nautiche, ma che di proposito
si voleva conservare il ricordo dell'arte antica, perchè avesse a
tornare utile agli studiosi del tempo futuro, come è stata più volte
posta in opera con felice successo nei tempi passati.
Dunque se vuoi comprendere gli ordini che si preparano per battere la
città dalla parte del mare, guarda prima le navi che di verso libeccio,
scorrendo e ronzando sotto vela, dovranno aprire il fuoco, come sempre
si costuma. Poi vedi i barconi maggiori dell'armata, coperti da doppio
tavolato a pendìo per difesa della gente e dei rematori, che dovranno a
tempo opportuno cacciarsi sotto alle scarpate della piazza, e gittare i
ferri tra gli scogli, perchè le galèe dell'assalto vi si possano
facilmente tonneggiare[391]. Appresso considera i ponti volanti
preparati sulle stesse galèe colle antenne loro medesime appajate, e
sostenute, e condotte qua e là dalle medesime loro manovre rinforzate,
cioè dagli amanti, dalle oste, e dai bracotti di orza e di poggia[392].
Finalmente osserva le galèe scelte per la batteria, colle antenne
abbassate, secondo il sistema dei nostri maggiori, i quali usavano
mainare tutto ed anche disalberare, quando navigavano celatamente a
remo, o battevano fortezze; e ciò per rendere più difficile la scoperta,
e per ricevere danni minori nell'attrezzatura[393].
Attendi meglio al punto capitale, dove incontri assortite per battere
trentasei galèe divise in tre gruppi di dodici l'uno, ed ogni gruppo in
due sezioni di sei galèe addossate a rovescio da poppa a poppa; e vedi
due gomene distese tra ogni coppia: e intenderai che tutte le galèe di
batteria, sempre pronte ad ajutarsi vicendevolmente di rimburchio,
avranno a moversi del continuo per non restarsi a punto fermo come
bersaglio sotto al fuoco del nemico. La prima sezione di sei andrà
contro la piazza di prua per battere, e la seconda starà di poppa per
tirar fuori la prima; e quindi per voltarsi, sempre a contrasto chi
dalla destra chi dalla sinistra, a riguardo di tenersi sempre appoppati
e di non impigliar mai il palamento tra i calumi laschi delle gomene; ma
di poter liberamente sottentrar di prua, e ribattere, e ritirarsi, e
poscia ritornare; movendosi sempre in giro, caricando, e sparando
alternamente or l'una or l'altra sezione; e aiutandosi a vicenda, ora
col remeggio proprio, ora col rimburchio altrui: e ciò specialmente nel
caso di avaria. Partiti ingegnosi dei nostri marini del tempo andato,
che non hanno bisogno di troppa sagacità per essere intesi, come ci
vengono dalle teorie tecniche, dagli storici contemporanei e dai
dipinti[394]. Partiti che vedremo ripetuti più volte, specialmente alla
Goletta di Tunisi e al Castelnovo di Dalmazia. Partiti, che si
pigliavano quando si avevano molte galèe, e piccola fronte da battere;
non volendo fare troppo lungo raggio nè troppo lontano il cerchio della
batteria; nè mettere troppo da presso e fermo il navilio alle percosse
dei nemici. In somma tutto questo è l'apparecchio precisamente per
Corone, dove vogliamo entrare.