10. Filo per cucire ogni altra cosa, oncia una
avvantaggiata
0, 02. —
——————————
scudi 6, 38.58
[370] PANTERO PANTERA (capº. della galea santa Lucia di N. Signore, p.
125 e 230), _L'armata navale_, in-4. Roma, 1614, p. 140: «_Potrà anche
il principe aprire un giuoco pubblico per avere remieri di buona
voglia.... il qual modo è mirabile per far galeotti.... e sebbene pare
che abbia apparenza d'illecito.... nondimeno questo modo si tollera, e
forse giova ai giovani, perchè si domano, ed escono più corretti e più
cauti._»
[371] BOSIO cit., III, 368, A: «_Il Gran Maestro.... tolse a punta
d'onore il riarmare le tre galere.... superando il mancamento delle
ciurme, che era il maggiore ostacolo.... con danari tanti vogadori
maltesi furono accordati, che col rimanente degli schiavi.... furono
bastevoli._»
[372] BARTOLOMMEO CRESCENTIO (romano ed ingegnere idrografo dell'armata
pont. come dalla dedica e dal Portolano, ed alle p. 128, 397, 408) _La
nautica mediterranea_, in-4. Roma, 1607, p. 95: «_Bonevoglie sono gente
vagabonda a chi la fame o il giuoco forzò a vendersi in galèa. I meglio
sono gli Spagnoli et i Napolitani, sì come ancora sono i più._»
[373] BARTOLOMMEO DAL POZZO, _Storia dei cavalieri di Malta_, dal 1570
al 1688, in-4. Verona, 1703, I, 309.
AVVISI di Roma, _Cod. Urbin._ sotto la data 2 marzo 1588.
[374] IL SAGGIATORE, _Giornale romano di storia, belle arti, e
letteratura_, diretto da Achille Gennarelli e Paolo Mazio, in-8. Roma,
1845, IV, 104, e 108: «_Giornale di casa Gaetani delle cose di Roma. —
Cominciano di nuovo a farsi in Banchi altre scommesse sulla promozione
dei cardinali, da farsi a questa Pentecoste: chi dice di sì, chi dice di
no. E quelli che stanno sulla negativa danno il sessanta per cento._»
BENEDETTO VARCHI, _Storie fiorentine_, lib. II, in-8. Firenze, 1843, I,
72: «_Piero Orlandini, come s'usa comunemente nella sede vacante....
aveva scommesso che il card. de Medici non sarebbe papa, e Giovammaria
Benintendi di sì._»
[375] COLLEZIONE di _bolle_, _bandi_, _editti_ e _leggi_ anche in fogli
volanti, dal principio della stampa sino al presente. — Bibl.
Casanatense nel camerino a sinistra, circa sessanta volumi.
[376] AVVISI di Roma, _Codice Urbinate alla Vaticana_, sotto la data del
25 maggio 1588. — (Narra ciò come cosa di fatto, e notissima a tutti in
Roma.)
[1532.]
X. — Nel corso dell'anno trentuno il nostro Capitano aveva apparecchiato
secondo i suoi pensamenti le dodici galèe convenute tra i ministri del
Papa e di Cesare per attaccare gli Ottomani in Levante. Alla buona
stagione del trentadue salpava dalle nostre spiaggie ben fornito d'armi,
di gente e di danaro, e si riduceva nel porto di Messina: luogo
destinato pel ritrovo di tutta l'armata cristiana, che sotto gli ordini
supremi di Andrea Doria doveva operare contro i Turchi. In Messina si
raccolsero insieme più che cento vele: cioè dodici galèe di Roma
condotte da Antonio Doria, quattro di Malta col cavalier Bernardo
Salviati, trentotto imperiali cavate in numero pressochè uguale da
Genova, da Napoli, dalla Sicilia e dalle Spagne; si raccolsero
trentacinque navi, compresa la caracca di Malta, pel trasporto delle
munizioni e degli attrezzi: navi armate in guerra, piene di buoni
soldati, e di grosse artiglierie, e più una ventina di legni minori,
fuste e brigantini, pei servigî minuti[379]. La Caracca di Malta,
chiamata Sant'Anna, fatta costruire dai cavalieri sulle coste di Nizza,
merita di essere specialmente ricordata nelle storie marittime, per
intendere la forma, costruzione, velatura, corazza, forza e armamento
dei grandi vascelli da convoglio nel secolo decimosesto, secondo i
minuti ragguagli lasciatici dai contemporanei. Quanto a grandezza di
scafo, ripeterò le parole del Bosio che la chiama gran macchina,
grandissima nave, e superbissimo vascello da guerra[380]. Sei ponti
coperti: due sott'acqua, uno a livello, e tre al di sopra, compresovi il
cassero e i suoi ripiani di poppa, alti più di venticinque metri
dall'acqua, tanto che il calcese d'una galèa messasi sotto nol
raggiugneva. Attorno logge, gallerie, giardinetti, e vasi d'aranci e di
fiori. Lo scafo per tutta l'opera viva foderato di lastroni di piombo
colla chiovagione di bronzo per manco consumo; e la metallica corazza
molle, secondo la natura del piombo, per difesa dei colpi e degli
squarci in virtù di ammorzamento[381]. La sua capacità si valutava a
diciotto mila salme grosse di Sicilia, cioè tremila tonnellate di
carico, oltre il suo corredo ordinario di artiglierie, armi, e
provvigioni per sei mesi. Tre alberi verticali con tre gabbie
sovrapposte, e grandi pennoni di vele quadre, trevi, parrocchetti, e
pappafichi. Due mezzane alla latina. Gli alberi maggiori imbottati, il
cui piede in coverta misurava dieci metri di circonferenza. Cinquanta
cannoni grossi e colubrine in batteria, altrettanti petrieri, sagri, e
falconetti sul cassero e sulle gabbie, trecento marinari, quattrocento
tra soldati e cavalieri: saloni, camerini, corridoj, cappella, e armeria
con tutto il fornimento di armi offensive e difensive per cinquecento
persone. Gran dire per un vascello che non entrava nella linea, ma
soltanto nei convogli!
[Agosto 1532.]
Dopo gli indugi consueti nel mettere insieme tante cose e tante persone,
finalmente usciva dal porto di Messina l'armata cristiana: Antonio Doria
e le galèe romane di vanguardia, Andrea nel corpo di battaglia con
trentotto galèe, al retroguardo il Salviati colle quattro galèe di
Malta, appresso tutto il convoglio a vela. Navigavano secondo i rilievi
dei promontorî maggiori, dal capo dell'Arme allo Spartivento, al
Rizzuto, alla Leuca, e finalmente allo Schinario del Zante.
Dall'altra parte Omer-Aly (notate il nome[382]) con ottanta galere
rasentava le marine della Grecia per tenere quei popoli in rispetto, e
l'Italia in apprensione. Ed i Veneziani, allora in pace col Turco, non
facevano lamento; ma sotto il comando di Vincenzo Cappello dal Zante con
sessanta galèe ben armate codiavano i movimenti degli Ottomani, senza
molestarli. Venezia, tuttochè sola, e per semplice cautela, aveva sul
mare un'armata più potente che non tutto il resto della Spagna,
dell'Imperio, e dell'Italia in guerra viva. Avvicinandosi i nostri al
Zante, uscivano incontro i Veneziani per fare i saluti: tre divisioni di
venti galèe l'una in ordine di fronte, tutte a remo, e pavesate a festa.
Le nostre galèe appressavansi in tre colonne di tre righe e sei file per
ciascuna: di vanguardia Antonio, nella battaglia il Principe, al
retroguardo il Salviati: le navi alla coda sotto vela a scacchiere.
Venuti a giusta distanza, le colonne passavano tantosto all'ordine di
fronte, così: l'antiguardo di fianco poggiando alla destra stendevasi in
ala da quel lato; la battaglia sottentrava sur una linea nel mezzo, e il
retroguardo arrancando a sinistra quasi a un tratto apriva l'altra ala,
e compiva l'ordinanza di battaglia[383]. Appresso una ventina di palate
per farsi più vicini e meglio e ordinati tutti insieme; e allora spala
remi, affrenella, issa pavesi, fiato alle trombe, e fuoco ai pezzi. I
Veneziani al modo stesso in ordinanza, spalati, affrenellati, e
pavesati, salutavano; e offrivano quanto lor fosse lecito pei trattati:
porti, vettuaglia e ricovero.
Tale il primo incontro di Andrea Doria, divenuto principe e capitano
generale del Mediterraneo per Carlo V, coll'armata navale dei Signori
veneziani al Zante: incontro amichevole e cortese dall'una e dall'altra
parte. Alcuni storici gli mettono in bocca oltracciò una bella parlata,
invitando quei Signori a unirsi seco contro il nemico comune; e un'altra
orazione non meno bella appiccano a Girolamo da Canale, capitano del
golfo e luogotenente del Cappello, per iscusarsene. Baje coteste: niuno
meglio di Andrea doveva sapere non esser lecito, nè onesto, per arbitrio
di private suggestioni tentare la fede dei capitani contro gli ordini
del loro governo in materia così grave come la guerra; niuno conoscere
meglio di lui doversi in tal caso le belle parole portare in senato a
Venezia, non in galèa al Zante.
Dunque passò oltre verso la Grecia, deliberato di cercare e di
combattere l'armata nemica, e di sbrattare il campo di operazione. Ora
per renderci sicuri della viltà dei Turchi sul mare in questo tempo,
basti dire che Omer-Aly, grande ammiraglio, con ottanta galere, non ebbe
ardimento di aspettare le nostre cinquantaquattro: anzi uscito dal golfo
dell'Arta, prima che i nostri si accostassero al Zante, filava rasente i
lidi della Morèa, fuggendo verso Costantinopoli[384]. Andrea seguivalo
lentamente fino a Modone, rimburchiandosi appresso le navi; non senza
mandargli dietro a bello studio sette galere delle migliori, cioè sei di
Roma e una di Malta, tutte sotto il comando del nostro Antonio, perchè
diligentemente osservassero e riferissero del cammino che fatto
avrebbero i fuggitivi; e potendo anche li trattenessero[385]. Ed essendo
arrivato Antonio fino a capo Malèo, e di là all'altura di Nauplia, ed
avendo saputo dai Greci e dai marinari incontrati per via, che Omer-Aly
se n'era passato a Negroponte, e tuttavia più oltre accennava verso i
Dardanelli; tornò a darne contezza al Principe, surto ai ridossi di
Sfragia, che ora diciamo l'isola della Sapienza.