[347] GUICCIARDINI, Stor., lib. XIII, in-4. 1645, senza nota di luogo,
p. 452: «_I fanti spagnuoli e tedeschi entrarono in castello Santangelo,
ma non furono colla medesima facilità consegnate le altre fortezze e
terre; perchè quella di Civitavecchia ricusò consegnare Andrea Doria,
benchè ne avesse comandamento dal Pontefice._»
MURATORI, _Annali_, 1527, post. med.: «_I capitani imperiali fecero
accordo con obbligarsi il Papa a pagare.... e consegnare Castel
Santangelo, e le rocche d'Ostia, di Civitacastellana, e di
Civitavecchia.... Andrea Doria ricusò di consegnare Civitavecchia._»
[348] CAPPELLONI cit., 28, 29: «_Andrea da Napoli fece ritorno in
Civitavecchia.... in questo repentino et inaspettato accidente della
presa di Roma.... si trovava Andrea in Civitavecchia.... pregato dal
Papa a non prestare orecchio agli imperiali.... perchè se si accordava
con loro sarebbe stato cagione di farlo condurre prigione in Spagna o a
Napoli._»
SIGONIO cit., 57: «_Il Papa non potendo in questo tempo servirsi del
Doria.... et saputo che gli erano offerti grandi partiti, perchè
passasse al servizio dell'Imperatore.... lo sollecitò per secreti messi
ad appoggiarsi di nuovo al re di Francia._»
[349] AGOSTINO OLIVIERI, _Monete, medaglie e sigilli dei principi
Doria_, in-8. figur. Genova, 1859, p. 42 e tav. I: «_I sigilli dei
principi Doria che mi vennero alle mani sono pochi. Il primo spetta ad
Andrea I; è su carta bianca, attaccato ad una lettera che quel Principe_
(non ancor tale) _scriveva ai Protettori di San Giorgio l'agosto 1527 da
Civitavecchia. Rappresenta l'aquila distesa sulla croce di
Sant'Andrea._»
[350] CAPPELLONI, 30: «_Et passando da Civitavecchia a Savona, andò a
congiungersi con le altre galèe francesi._»
[351] BOSIO cit., III, 69, C: «_Nell'anno 1528.... il Pontefice aveva
dato intenzione di mandare anche egli all'impresa di Rodi due delle sue
cinque galere._» V. appresso le note segg.
[1528.]
VII. — Continuandomi nel mio subbietto, so di entrare nei pensamenti dei
nostri marini, che, scossi dagli strani ed infelici successi di Roma,
argomentano il termine della loro intramessa nelle guerre intestine,
tanto stranamente governate; e sospirano la levata delle armi a più
degne imprese contro il nemico comune. Dopo la partenza di Andrea, trovo
sei galèe e due brigantini armati e pronti ad ogni fazione nel porto di
Civitavecchia; trovo al governo il capitano Antonio Doria, già
luogotenente del cugino; e vedo intorno a quei legni principi,
ambasciatori, soldati e venturieri fare assegnamento[352]. Vedo altresì
in quel porto i Cavalieri gerosolimitani riarmare la loro squadra, e
costruire galèe di nuovo, come quelli che, tenutisi da parte con savio
consiglio durante il sacco di Roma, meno di ogni altro avean sentito il
peso delle recenti sciagure[353]. Entrati poscia nelle smanie di fare
qualche cosa, e molto più ristucchi della precaria dimora in casa
altrui, fantasticavano sopra Rodi, sperando di potervi ritornare, se pur
riuscisse di ritogliere per forza, per sorpresa e per secrete
intelligenze l'isola dalle mani dei Turchi. Il Grammaestro e i suoi
davansi di ciò gran faccenda: e vedevasi continuo andirivieni di
cavalieri e di emissarî, da levante e da ponente, senza che altri
potesse penetrarne la cagione. Ma ben sapevane papa Clemente, il quale
aveva promesso al balì Salviati, suo nipote, di ajutare l'impresa con
tutte, o con una parte delle sue galere[354].
[29 giugno 1529.]
Se non che la prima mossa di quei legni non poteva non rispondere alle
mutate condizioni della curia, ed al rivolgimento di Clemente verso la
fortuna prepotente di Carlo. Dimentico delle atrocissime ingiurie,
l'istesso Papa sottoscriveva addì ventinove di giugno il famoso
trattato, pel quale l'eletto Carlo doveva venire in Italia, ricevere la
corona dell'imperio, dare la Margherita d'Austria ad Alessandro dei
Medici, rimettere in maggiore grandezza questa Casa, e consentire a
tante altre cose, che non mi torna il ripetere[355]. Però nè le galere
gerosolimitane si volsero a Rodi contro i Turchi, nè le pontificie ad
accompagnarle; ma tutti insieme corsero verso Genova incontro a Cesare,
che aveva a venire per la via del mare di Spagna.
[12 agosto 1529.]
Tra i grandi e dei primi entrò nel porto con tutta la squadra papale di
galèe e di brigantini Alessandro dei Medici, futuro duca di Firenze,
accompagnato dal cardinale Ippolito suo cugino e da solenne ambascerìa
per complire con Cesare a nome di papa Clemente, e per confermarlo nella
opinione della benevolenza sua[356]. Poscia comparvero baroni, prelati,
e ambasciatori di ogni parte di Spagna, di Germania e d'Italia; e
finalmente ai dodici di agosto sull'ora di vespro ecco Carlo d'Austria,
ecco la capitana di Andrea Doria, e trentasei galere in ordinanza, e
settanta vele quadre tra caracche e navi grosse, ed altri ventiquattro
legni sottili, come brigantini, fuste, trafurelle[357], e fregate; in
tutto all'incirca centotrenta bastimenti: più dodicimila soldati di
sbarco, e dumila cinquecento cavalli di guerra[358]. Dunque bellissime
feste in Genova liberata.
Appresso quei signori, con Cesare, e fanti, e cavalli, e bisogni,
andarono verso Bologna, dove nell'ottobre sopravvenne papa Clemente, il
quale di sua mano coronò Carlo re ed imperatore nel mese di febbrajo
dell'anno seguente.
[24 marzo 1530.]
Colà in Bologna, coll'autorità e favore del Papa, il Grammaestro ed i
Cavalieri gerosolimitani ebbero da Carlo V la donazione della città di
Tripoli in Barberia, e per loro residenza l'isola di Malta, donde
presero il nome, col quale anche noi da qui innanzi comincieremo a
chiamarli[359].