[200] GAZZETTA _Ufficiale del Regno_, sabato 30 marzo 1872, n. 90, p. 2,
col. 1.
[201] C. VALERIUS FLACCUS, SETINUS, _Argonaut._, lib. I, vers. 481:
«_Pervigil Arcadico Tiphys pendebat ab astro_
_Hagniades; felix stellis qui segnibus usum_
_Et dedit æquoreos, cælo duce, tendere cursus._»
[202] ORTIZ cit., 386: «_Andreas de Oria, exul a die expugnationis
Genuæ.... cum quatuor triremibus.... parum a portu Monæci descendens,
huc et illuc navigando nostram classem versus, fœdera pacis igneis
tonitruis demonstravit.... Inscio Pontifice, jussu centurionum, omnia
nostra navigia parabantur ad arma.... Eo fortasse Andreas tam cito in
suam stationem se recepit._»
[203] ORTIZ cit., 386: «_Cum multi nobiles cum suis scaphis ad
recipiendam benedictionem Pontificis advenissent, eumdem Andream de Oria
inter eos adventasse ferebatur._»
[204] ORTIZ cit., 387: «_Conspeximus quamdam navem non procul a piratis
captam.... qui nostram classem prospicientes sicut nebulæ repente
evanuerunt._»
[205] ORTIZ cit., 381: «_Nunciatum fuit quædam navigia prope adesse....
oportuit subsistere, quousque per exploratores patesceret..._» 396:
«_Parantur bellica tormenta et milites ad arma, nuncius asserit Turcarum
fustas adesse...._» 399: «_Multæ insulæ circa Plumbin, et crebra
pericula piratarum._»
[27 agosto 1522.]
XIV. — E perchè a quell'ora i viaggiatori e il Pontefice riposavano in
silenzio, essendo bellissima notte di estate, senza vento, quieto mare e
ciel sereno, ordinò Paolo di calumare tacitamente le gomene fuori del
porto, riserbando le visite, gli affari e il solenne ingresso alla
mattina seguente. Già la sera al tramonto i guardiani del porto avevano
scoperto in mare tra il Giglio e l'Argentaro da diciotto a venti vele; e
il Governatore, avvisato in tempo, stava cogli altri alla torre del
fanale, speculando se quelle fossero del convoglio papale, o di pirati,
pronto ad ogni evento. Quando ecco venire avanti leggiadro e snello il
brigantino del Vettori, e portar le notizie certe, e insieme gli ordini
di avere ognicosa in punto pel solenne ingresso alla dimane[207].
Laonde nella notte i cirimonieri finirono gli apparecchi del
ricevimento, con questo che la mattina seguente all'alba andrebbe a
bordo l'arcivescovo di Cosenza, e insieme alquanti prelati e personaggi
per la prima riverenza, e per invitare l'augusto viaggiatore alla
discesa nel porto del suo Stato: poi se a lui piacesse, entrerebbe
innanzi a tutti colla capitana presso al ponte coperto di seta e di
porpora, per venirne agiatamente alla sponda: colà gli si darebbe a
baciare la Croce, e quindi sotto baldacchino, accompagnato dai
cardinali, verrebbe alla chiesa di santa Maria.
Così all'ora stabilita, che fu la mattina del mercoledì ventisette del
mese d'agosto, tuonando le artiglierie della squadra, e rispondendo dal
forte e dalla piazza; sciolte a gloria le campane della terra (che
avevano a essere a ruota, di quella forma antica, la cui bellezza
ammiravo io stesso da fanciullo), squillando le trombe e rullando i
tamburi con grandi voci di plauso e di festa, entrò la capitana e tutte
le altre galèe e navi nel porto[208]. Il Pontefice, sbarcato al ponte, e
quindi dalla romana curia secondo il rito incontrato, cavalcò sopra la
bianca chinèa tra numerosa schiera di personaggi e dignitarî, insieme
coi visconti della città, sino alla chiesa principale; donde, ascoltata
la Messa, si ridusse al suo palagio nella rôcca[209].
Stavano intenti gli uomini per vedere quale avesse a essere l'aspetto
del nuovo Pontefice, e restavano tutti negli occhi e nell'animo ripieni
della onorata presenza sua. Un bel volto, grave e verecondo, e molto
riguardevole per santa letizia, che gli sfavillava dagli occhi; così che
alle cortesie e profferte altrui, ed ai rallegramenti, rispondeva
piuttosto tranquillo che giulivo; e con parlare dolce e dilettevole per
la brevità e pel senno: di modo che non usando familiarità negli atti e
nelle parole, non però fuor di proposito diceva cosa alcuna che fosse
rozza o superba. Solo un neo posso rilevare dai contemporanei, ripetendo
le istesse loro parole, che pareva ai cardinali ed agli altri avvezzi
alle costumanze romane, che il nuovo Papa si portasse con loro poco
domesticamente: perchè mangiava solo, e solo quando lo chiamavano a
navigare tanto desiderosamente e in fretta scendeva alla marina, che non
avvisava nè aspettava alcuno: e una volta i cardinali, che cenavano
insieme, dovettero levarsi da tavola e corrergli dietro con poco decoro
in gran fretta e confusione. Non dico nulla degli artisti, pittori,
scultori e architetti: perchè costoro, già in auge con Leone e con
Giulio, all'improvviso tutti messi da parte, non ci fanno maravigliare
se ne hanno in più modi straziata la memoria oltre misura.
Egli intanto con alcuni più intimi, e tra essi l'Ortisio, visitava la
città, specialmente la fortezza di Bramante non ancora condotta a
compimento, visitava le fortificazioni imbastite dal Sangallo, le nuove
artiglierie, la darsena, il porto, e presso la spianata della fortezza
le antiche celle navali; di che oggi (se ne togli l'incorrotto nome
latino della città) quasi non resta più vestigio. Ma allora duravano le
forme dei cantieri cellulari, ricordati in questa visita dall'Ortisio,
testimonio di veduta[210]; e fatti scolpire da papa Giulio nelle due
medaglie commemorative della fortezza, edificata proprio in quel sito.
Celle mal ripetute nelle tavole del Litta, del Bonanni, e di altri
numismatici e incisori[211]; i quali, non sapendo che fossero quei segni
minuti alla estremità della spianata sul lido, li ritrassero in figura
di cespugli, di funghi o di scogli. Ma in sostanza, quantunque a
piccolissimi punti, esprimono i seni incavati sul lido a rimessa di
navigli; e me ne appello agli originali della zecca romana, ed ai
campioni del cardinal Tosti che ho avuto per le mani, e più alla
medaglia di Giulio III per l'istesse celle col motto[212]: «Porto e
rifugio delle nazioni». In quest'ultima i medesimi seni spiccano senza
equivoco, perchè a punti maggiori e rispondenti al soggetto principale
della medaglia, come dirò largamente in alcun luogo. Basti intanto
ricordare le forme, gli scrittori e i prolegomeni delle future
dimostrazioni[213].
[28 agosto 1522.]
La sera istessa del ventisette il convoglio scioglieva da Civitavecchia,
e la mattina seguente le sole galèe imboccavano la Fiumara con qualche
stento: segno d'interrimento progressivo[214]. Le navi di alto bordo
restavansi al largo; e papa Adriano con un palischermo procedeva
rapidamente sul Tevere, ed entrava nella rôcca d'Ostia, ben accolto dal
Carvajal, vescovo e castellano. Tra i grandi personaggi convenuti per
incontrare il nuovo Pontefice al termine della navigazione, e per
accompagnarlo la sera stessa al monastero di san Paolo, e il dì seguente
con solenne cavalcata per entro alla città insino al Vaticano[215], non
vuolsi tacere la presenza del cardinale de' Medici, grandemente
affezionato all'Ordine gerosolimitano, cavaliero altresì e protettore
del medesimo nella curia, il quale insieme col cardinal Cesarino e con
molte ragioni dimostrava la necessità di mandare immediatamente
gagliardo soccorso a Rodi, strettamente assediata dai Turchi. Ambedue
pregavano che tutta quell'armata di navi e di galere, schierate sulla
foce del Tevere, dopo aver così bene servito la Santità sua nel
tragitto, dovessero essere di presente dirette alla difesa di una piazza
tanto importante per la sicurezza del cristianesimo in Oriente[216].