FANFANI, _Vocab. dell'uso._

[194] ORTIZ cit., 381: «_Intempestæ noctis conticinio, ecce tonitrua

bombardarum quibus.... omnes vocabantur ad triremes.... illud signum

omnibus comune.... multos remansisse suspicor.... quorum aliqui postea

evecti sunt.... alii vero ad sua redierunt._»

[195] ORTIZ cit., 381: «_In portu sancti Pauli, (Sampau) ventum est ad

portum qui dicitur La Cala de Calella.... in portum cagnominatum Sancti

Felicis_ (Sanfiliù) _et de Rosas.... promontorium nuncupatum Cap. de

Creus.... Palamox intactum reliquimus quia peste laborabat._»

[196] ORTIZ cit., 383: «_Nostra classis, ne se committeret Francigenis,

transivit.... ad insulas Errojas, inabitatas formidine piratarum._»

[197] ORTIZ cit., 383: «_Fides pubblica data a Rege Franciæ.... Multi ex

familia cum jumentis tum sarcinariis tum vectoriis.... per Gallias

illæsi et incolumes transierunt._»

[198] ORTIZ cit., 383: «_Ante noctis crepusculum magno tubarum

clangore.... cantores Papæ Salveregina solemniter decantabant, quorum

concentus suavissime resonabat._»

CESARE MAGALOTTI, _La legazione del cardinal Barberino nell'anno_ 1625.

Mss. Casanat., XX, IV, 9, sotto il dì 22 marzo 1625, p. 31: «_Al tocco

dell'Avemmaria in ciascuna galera si cantavano le Litanie della Madonna

insieme con altre preci. Di poi si domandava il nome alla Capitana, sì

come si suol fare ne' luoghi pericolosi, acciocchè in caso di burrasca

le galere possano essere unite ed ajutarsi l'una l'altra. Dal Comito

reale, d'ordine di sua Eminenza fu dato il nome di san Giovan

Battista._» — Sono certo di rinvendicare al cav. Cesare Magalotti

giuniore l'opera predetta, quantunque anonima alla Barberiniana ed

altrove; e da alcuni, col signor Lumbroso (_Cassiano dal Pozzo_, in-8.

Torino, 1875, p. 15), attribuita per errore al predetto Cassiano.

L'Autore, a p. 25, nominando Cesare Magalotti seniore, aggiugne _Mio

zio_; ed a p. 353, afferma la sua ambasceria ai signori Lucchesi pel

giorno 13 dicembre 1625. Ora nell'Archivio di Stato in Lucca, codice

intitolato _Libro visite di principi_, Serie B, armadio 50, numero 13

pel detto giorno, mese ed anno, si riscontra Ambasciatore precisamente

lo stesso cav. Cesare Magalotti: dunque il libro è suo. Così io alla

Casanatense (quando ero bibliotecario) ho scritto sulla copertina del

detto codice.

[199] P. A. G., _Marina del Medio èvo_. Firenze, Le Monnier, 1871, vol.

I, p. 420. — Le bussole primitive, e le seguenti.

[13 agosto.]

XIII. — Ridottosi il convoglio all'isola di sant'Onorato, non avrebbero

veduto faccia che di monaci e di pescatori, se non fosse comparso con

una feluca il vescovo di Grasse a inchinare papa Adriano, portandogli in

buon dato frutta, aranci e rinfreschi, graditi ai naviganti nella estiva

stagione, come tutti sanno; e come pur ne scrisse l'Ortisio in lode del

Vescovo a nome di tutti. Indi dalle deserte isole provenzali si

accostarono finalmente alle ridenti riviere d'Italia, e presero terra in

Villafranca. Quivi, perchè paese straniero, e fuori del temuto confine,

era in punto uno ambasciatore del re Francesco, mandato a complire col

Pontefice ed a mettersi nel suo seguito. Passarono oltre insieme, e

fecero un po' di sosta innanzi a Monaco, essendo venuto riccamente e con

grande onore di compagnia, Luciano Grimaldi, principe della terra, a

pregare Adriano di voler discendere nel porto e riposare nella sua casa.

Ma pel gran desiderio dei viaggiatori di esser presto in Roma, ne fu

ringraziato; niuno volendosi più trattenere, che non fosse necessario

per rinnovare le provvigioni e l'acquata.

E perchè meglio ognun veda quanto di questi minuti racconti nautici si

può avvantaggiare la storia generale, narrerò il caso singolarissimo di

Andrea Doria, di che indarno cerchereste altrove, sia nelle storie

comuni, sia nelle particolari biografie di lui, antiche e moderne, dal

Cappelloni al Guerrazzi. Certamente avrei desiderato, oltre alle

scritture del Canonico spagnuolo, aver per le mani il giornale di

navigazione del capitan Vettori e di qualche altro ufficiale del

convoglio, e me ne sarei tenuto più ricco di notizie tecniche da farne

copia anche ai miei lettori: ma perchè non mette conto il cercare quel

che non si può avere, dirò di Andrea coll'Ortisio.

La notte del trenta di maggio di quest'anno Genova era stata presa e

saccheggiata dalle milizie di Carlo V, e Andrea capitano di quel porto

colle quattro galèe del suo comando aveva dovuto fuggirsi dalla patria,

dove insieme cogli imperiali era entrata la fazione contraria degli

Adorni. Ridottosi in Monaco, presso i Grimaldi aspettava gli eventi

futuri, e viveva in esilio. Ciò non per tanto in quella occasione,

vedendo tante feste per quei rivaggi, e concorrere a gara legni e

persone intorno alla capitana del romano Pontefice, pensò cavare dal

porto le sue quattro galèe, e venire in mezzo per salutare più

degnamente cui tutti onoravano. Sciolse gli ormeggi, uscì fuori, schierò

le galèe, spalò i remi, posesi in giolito, e prese a fare una bella

salva d'artiglierie, e gala di bandiere, e tutti quegli altri rispetti

che si usano in mare. Se non che gli Spagnuoli del corteggio, pieni di

sospetto contro di lui, tanto notissimo avversario, quanto si era

dimostro nel caso di Genova, presero le armi, caricarono a palla, e si

apparecchiarono a combatterlo con sì grande circospezione e silenzio,

che papa Adriano dalla sua camera nè pure se ne avvide. Ma lo notò bene

l'Ortisio, che passeggiava in coverta dalla spalliera alle rembate; e

meglio lo capì Andrea che squadrava da lungi, e ben intendeva i segni e

gli umori. Perciò, salve, bandiere, voci, trombe: ma sempre alla larga.

Poi sciascorre, aggiaccio alla banda, e via nel porto di Monaco[202].

Così mutano le condizioni degli uomini nel corso delle umane vicende,

che quello stesso Andrea, il quale era tenuto lontano come pubblico

nemico, tanto che nè pure all'ombra del pacifico stendardo papale non

era lasciato, nè si ardiva egli medesimo, accostare per rendere onori e

saluti, proprio desso aveva tra poco a essere capitan generale della

marineria pontificia, e poscia comandante supremo ed arbitro di tutte le

armate spagnole ed imperiali nel Mediterraneo; e doveva a un batter di

ciglio far tremare quegli stessi che avevano caricato le artiglierie

contro di lui. E ben egli sapeva apparecchiarsi all'avventuroso trionfo,

superando le difficoltà oppostegli dagli uomini e dalla sorte: chè a

dispetto degli avversarî volle cavarsi la voglia di essere a ogni modo

innanzi al nuovo Papa, e di vederlo bene cogli occhi suoi. Staccavansi a

ogni tratto da quella riviera feluche e navicelli pieni di signori e di

popolani colle donne e co' fanciulli per ricevere dappresso la

benedizione del Pontefice: tra tanta gente si cacciò mescolatamente

anche Andrea in abito dimesso e spalleggiato dai suoi fidi; e così senza

altrui sospetto, entrò ed uscì, vide e parlò, come aveva divisato[203].

Appresso, volendo Adriano liberarsi dai nojosi indugi delle visite di

tanti sconosciuti, ordinò che il convoglio da quindi innanzi dovesse

allargarsi da terra durante la giornata, e la notte soltanto accostarsi

a qualche porto o ridosso per riposare quietamente, ed anche per

assicurarsi dagli insulti dei pirati, che molti e arditissimi ronzavano

intorno, tenendo il capitano Vettori, il Velasco, e gli altri in

perpetui sospetti. Tutti i naviganti potevano in quei tempi vedere cogli

occhi propri la desolazione delle riviere iberiche, francesi ed italiane

per le pertinaci infestazioni dei ladroni: le spiaggie squallide, le

isole disabitate, le capanne in cenere, i pescatori in fuga, e le fuste

dei barbareschi a zonzo sul mare, sempre fuggenti innanzi ai legni

militari, e sempre piombanti dovunque appariva facile la preda. Adriano

istesso fremeva vedendosi costoro alla coda pei canali e attorno alle

isole: ma non gli conveniva il dar la caccia, nè il crescere gli stenti

e gli indugi del viaggio. Ciò non pertanto recossi ad onore il poter

liberare dalle mani degli infedeli una grossa nave, già quasi da loro

sottomessa; e senza troppo dilungarsi dal cammino, tener dietro a quei

furfanti che fuggivano disperatamente dal suo cospetto[204]. Continue le

guardie, le esplorazioni, e le cautele, in più luoghi ricordate

dall'Ortisio[205]: «Ecco, egli dice, alcune vele alla vista. Bisogna

aspettare che siano riconosciute dalle vedette. Ora mettono i pezzi in

batteria, e i soldati pigliano l'armi. Avvisano fuste di Turchi. Dove

molte isole, ivi cresce il pericolo dei pirati.» Però affrettiamci ancor

noi al termine della navigazione, e mettiamo in compendio i giorni, i

luoghi e i rilievi maggiori del viaggio.

Quattordici di agosto, vigilia della Assunzione, riposo alla cala di

Santostefano presso a capo dell'Arma: Adriano di buon mattino celebra il

sacrificio nella chiesa parrocchiale.

Quindici del mese, solennità dell'Assunta, in Portomaurizio: la Messa

nella chiesa dei Minori, fuori di città per evitare la folla. Cinque

galèe di Genovesi si uniscono al convoglio.

Sedici, stazione al capo di Noli.

Diciassette, ingresso solenne in Savona. Il nipote di papa Giulio

accoglie nella sua casa il successore dello zio. Lautissima cena, e lodi

dei cortigiani al buon gusto ed alla magnificenza dei signori della

Rovere.

Diciotto all'alba, in Genova. La città costernata pel recente saccheggio

accoglie il Pontefice con pietosa mestizia. L'Ortisio ricorda molti

particolari non indegni, precedenti e seguenti l'espugnazione[206]

Diciannove, a Portofino tempesta e stazione per quattro giorni.

Ventidue a Portovenere. Armamento tumultuario: avvisano la comparsa di

alcune fuste piratiche.

Ventitrè, presso Livorno. Incontro di cinque cardinali sur un

brigantino: montano tutti sulla capitana ed entrano insieme col Papa nel

porto.

Ventisei a levata di sole nelle acque di Piombino, sul mezzodì a

Portercole, di mezzanotte all'altura di Civitavecchia.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 76 / 177 题