XII. — Ora non posso passarmi dei progressi dell'artiglieria, per quel
che ne dice a proposito di questi fatti marinareschi il nostro autore.
Parlando del Biassa, del Grillo e di Piergianni egli distingue cannoni
da trenta, da cinquanta, e da cento; e indica il calibro ragguagliato al
peso della palla di ferro. Dunque non più bombarde o bombardelle,
secondo ciò che ho detto nel Medioèvo. Veniamo al cannone.
In principio il cannone era la parte posteriore della bombarda, dove si
metteva la polvere e il coccone: poscia allungato diveniva artiglieria
compiuta, e manteneva il nome di Pezzo. Se ne facevano dei grandi e dei
piccoli d'ogni maniera, e li chiamavano basilischi, aspidi, dragoni,
sagri, falconi: nomi spaventevoli di uccelli rapaci, di bestie
imaginarie, di mostri favolosi. In somma più che trenta tra specie e
varietà che ricordo qui in ordine di grandezza: basilisco, dragone,
possavolante, serpentino, colubrina, cacciacornacchi, aspido, girifalco,
sagro, pernice, pellicano, sagretto, falcone, falconetto, smeriglio,
ribadocchino, cerbottana, saltamartino: oltracciò le artiglierie di
canna corta; cioè bastardi, rebuffi, crepanti, veratti, aquile, mojane,
cortane, vugleri, tarabusti; e le molte varietà denominate dagli uffici
speciali, onde dicevansi spacciafossi, spazzacampagne, traditori,
trabucchi, redèni, forlini, e più altri nomi che uscivano dall'arbitrio
dei fonditori, e dei capitani, come ne dice per questi tempi
l'Ariosto[97].
Arrogi il composto di ciascuna di queste forme coll'altra; e più le
artiglierie di molte canne unite insieme, che chiamavano organi: pezzi
fusi con due o tre anime, o con più camere giranti attorno a una tromba
sola per moltiplicare i colpi, e si dicevano cannoni composti o
compagni; di che abbiamo i disegni nel Valturio di Rimini, e nelle
cartelle di Leonardo all'Ambrosiana; e abbiamo i campioni nei musei di
Europa. Tra i quali niuno ch'io sappia novera un vecchio cannone da
ventiquattro che ho veduto all'arsenale di Tophanè in Costantinopoli, di
tromba aperta ad entrambe le estremità, e alla culatta una gran ruota
massiccia e girante dietro la tromba, in guisa da presentarle
successivamente dodici incamerature cavate nell'istesso massiccio della
gran ruota, capaci di altrettante cariche, e però di dodici colpi in
punto.
Intanto le arti belle, già risorte, piaceansi adornare di nobili disegni
le terribili bocche da fuoco: fiori, fogliami, festoni, corone, delfini,
figure d'uomini e di animali, stemmi e imprese di squisito lavoro si
spiegano e s'intrecciano sulle maniglie, sulle gioje, sulle fascie, e
sui bottoni de' pezzi; tanto da renderli preziosi anche come monumenti
delle arti del disegno, e degni di stare nei musei allato alle statue e
alle sculture.
Appresso il criterio filosofico si applica, a toglier via la confusione,
i ghiribizzi, e l'arbitrio; e forma ordinatamente sopra norme stabili i
generi e le specie. Primo genere il cannon prototipo, lungo venti bocche
a palla di ferro da libbre cinquanta; e gli si dà l'aggiunto di Cannone
intiero, ordinario, comune: tutti gli altri a un bel circa multipli o
summultipli del primo. Onde cannon doppio da cento, mezzocannone da
ventiquattro, quarto cannone da dodici, ottavo cannone da sei. Neglette
le piccole differenze, come si usa delle frazioni.
Secondo genere i cannoni di canna lunga, che pigliano nome di Colubrine:
e tra queste l'ordinaria o comune di trentadue bocche, traente palla da
libbre trentadue. Indi coi multipli la doppia da sessantaquattro, la
mezza da sedici, la terza da dieci, e la quarta da otto; senza contare
le straordinarie di bocche quaranta, e le bastarde di ventisei.
Terzo genere i cannoni di canna corta, da due a otto bocche, che
pigliano nome di mortaj e di petrieri per scaraventare palle cariche,
carcasse, scaglie, ferracci, e catene.
Le specie subalterne e le varietà traevano dalle forme e condizioni
accessorie, e le esprimevano con aggiunti diversi: onde cannoni
colubrinati o serpentini dicevano i più lunghi di canna al di sopra
delle venti bocche in calibro di misura. Gli altri dicevano bastardi,
sottili, rinforzati, poveri o ricchi di metallo, reali, seguenti,
incamerati, lisci o rigati. Davano altresì aggiunti diversi secondo
l'ufficio: e nomavano cannoni da campo che ora diciamo da campagna;
cannoni da batteria, che ora diciamo da breccia; e cannoni da muro, che
ora diciamo da piazza e costa.
Questo valga per chiarire tutta insieme la nuova nomenclatura che mano
mano ci verrà innanzi nella storia e nei documenti, secondo il metodo
fin qui tenuto. Penso di spiegare da me le ragioni del mio racconto, e
di scusare le altrui postille. Penso a Tito Livio (mi si perdoni
l'altezza del paragone) che se avesse creduti necessarî i discorsi degli
altri sopra le sue _Deche_, egli avrebbe fatti da se i commentarî; e
certamente meglio, rispetto alle sue intenzioni.