SENAREGA, _S. R. I._, XXIV, 602, 605.

XII. — Ora non posso passarmi dei progressi dell'artiglieria, per quel

che ne dice a proposito di questi fatti marinareschi il nostro autore.

Parlando del Biassa, del Grillo e di Piergianni egli distingue cannoni

da trenta, da cinquanta, e da cento; e indica il calibro ragguagliato al

peso della palla di ferro. Dunque non più bombarde o bombardelle,

secondo ciò che ho detto nel Medioèvo. Veniamo al cannone.

In principio il cannone era la parte posteriore della bombarda, dove si

metteva la polvere e il coccone: poscia allungato diveniva artiglieria

compiuta, e manteneva il nome di Pezzo. Se ne facevano dei grandi e dei

piccoli d'ogni maniera, e li chiamavano basilischi, aspidi, dragoni,

sagri, falconi: nomi spaventevoli di uccelli rapaci, di bestie

imaginarie, di mostri favolosi. In somma più che trenta tra specie e

varietà che ricordo qui in ordine di grandezza: basilisco, dragone,

possavolante, serpentino, colubrina, cacciacornacchi, aspido, girifalco,

sagro, pernice, pellicano, sagretto, falcone, falconetto, smeriglio,

ribadocchino, cerbottana, saltamartino: oltracciò le artiglierie di

canna corta; cioè bastardi, rebuffi, crepanti, veratti, aquile, mojane,

cortane, vugleri, tarabusti; e le molte varietà denominate dagli uffici

speciali, onde dicevansi spacciafossi, spazzacampagne, traditori,

trabucchi, redèni, forlini, e più altri nomi che uscivano dall'arbitrio

dei fonditori, e dei capitani, come ne dice per questi tempi

l'Ariosto[97].

Arrogi il composto di ciascuna di queste forme coll'altra; e più le

artiglierie di molte canne unite insieme, che chiamavano organi: pezzi

fusi con due o tre anime, o con più camere giranti attorno a una tromba

sola per moltiplicare i colpi, e si dicevano cannoni composti o

compagni; di che abbiamo i disegni nel Valturio di Rimini, e nelle

cartelle di Leonardo all'Ambrosiana; e abbiamo i campioni nei musei di

Europa. Tra i quali niuno ch'io sappia novera un vecchio cannone da

ventiquattro che ho veduto all'arsenale di Tophanè in Costantinopoli, di

tromba aperta ad entrambe le estremità, e alla culatta una gran ruota

massiccia e girante dietro la tromba, in guisa da presentarle

successivamente dodici incamerature cavate nell'istesso massiccio della

gran ruota, capaci di altrettante cariche, e però di dodici colpi in

punto.

Intanto le arti belle, già risorte, piaceansi adornare di nobili disegni

le terribili bocche da fuoco: fiori, fogliami, festoni, corone, delfini,

figure d'uomini e di animali, stemmi e imprese di squisito lavoro si

spiegano e s'intrecciano sulle maniglie, sulle gioje, sulle fascie, e

sui bottoni de' pezzi; tanto da renderli preziosi anche come monumenti

delle arti del disegno, e degni di stare nei musei allato alle statue e

alle sculture.

Appresso il criterio filosofico si applica, a toglier via la confusione,

i ghiribizzi, e l'arbitrio; e forma ordinatamente sopra norme stabili i

generi e le specie. Primo genere il cannon prototipo, lungo venti bocche

a palla di ferro da libbre cinquanta; e gli si dà l'aggiunto di Cannone

intiero, ordinario, comune: tutti gli altri a un bel circa multipli o

summultipli del primo. Onde cannon doppio da cento, mezzocannone da

ventiquattro, quarto cannone da dodici, ottavo cannone da sei. Neglette

le piccole differenze, come si usa delle frazioni.

Secondo genere i cannoni di canna lunga, che pigliano nome di Colubrine:

e tra queste l'ordinaria o comune di trentadue bocche, traente palla da

libbre trentadue. Indi coi multipli la doppia da sessantaquattro, la

mezza da sedici, la terza da dieci, e la quarta da otto; senza contare

le straordinarie di bocche quaranta, e le bastarde di ventisei.

Terzo genere i cannoni di canna corta, da due a otto bocche, che

pigliano nome di mortaj e di petrieri per scaraventare palle cariche,

carcasse, scaglie, ferracci, e catene.

Le specie subalterne e le varietà traevano dalle forme e condizioni

accessorie, e le esprimevano con aggiunti diversi: onde cannoni

colubrinati o serpentini dicevano i più lunghi di canna al di sopra

delle venti bocche in calibro di misura. Gli altri dicevano bastardi,

sottili, rinforzati, poveri o ricchi di metallo, reali, seguenti,

incamerati, lisci o rigati. Davano altresì aggiunti diversi secondo

l'ufficio: e nomavano cannoni da campo che ora diciamo da campagna;

cannoni da batteria, che ora diciamo da breccia; e cannoni da muro, che

ora diciamo da piazza e costa.

Questo valga per chiarire tutta insieme la nuova nomenclatura che mano

mano ci verrà innanzi nella storia e nei documenti, secondo il metodo

fin qui tenuto. Penso di spiegare da me le ragioni del mio racconto, e

di scusare le altrui postille. Penso a Tito Livio (mi si perdoni

l'altezza del paragone) che se avesse creduti necessarî i discorsi degli

altri sopra le sue _Deche_, egli avrebbe fatti da se i commentarî; e

certamente meglio, rispetto alle sue intenzioni.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 45 / 177 题