V. appresso la nota 49.

X. — Cintio nobile anconitano, come tutti sanno, specialmente nella sua

patria, dove tuttavia si mantiene nell'antico splendore la famiglia dei

marchesi Benincasa, era cavaliero destro e valente tanto nelle armi

quanto nelle lettere; capitano, oratore e poeta di chiara fama; accetto

nelle corti dei principi, feudatario del re d'Ungheria; ed uomo (secondo

la tempra delle nostre città marittime) atto ad ogni cosa onorata e

forte. Nelle arti marinaresche poi eccellentissimo per tradizione dei

suoi maggiori, tra i quali primeggia Grazioso Benincasa, autore di un

_Portolano_ composto nel 1435, non sopra altre carte, ma (come egli

stesso scrive) tratto dal vero, toccato colle mani e veduto cogli occhi.

Portolano in dieci o dodici esemplari autografi tutti bellissimi, che si

conservano ancora negli scrigni di Ancona, e di altre biblioteche in

Europa; noverandoci anche quello di Andrea, figlio di Grazioso,

custodito nella biblioteca di Ginevra. Non mi dilungo, quantunque

richiesto, appresso agli antichi portolani, e molto meno appresso alle

carte marine dei secoli passati, perchè è impossibile trattarne a dovere

senza il sussidio delle figure e delle tavole, che non rilevano a' miei

editori. Valgami il desiderio di saperle una volta tutte raccolte e

riprodotte a facsimile in grandioso Atlante per soddisfare alle ricerche

degli studiosi ed alle citazioni degli scrittori. Allato alle tavole del

vecchio Torcello, e dell'Anonimo posseduto dal Luxoro; allato a tanti

altri cartografi genovesi e veneziani non disgraderà la comparsa del

Crescentio di Roma, e dei Benincasa d'Ancona; e con essi entrerà quel

Freduccio che primo segnò nel 1497 la declinazione della bussola; e quel

Bonomi, parimente anconitano, che offerì ai Colonnesi la carta portata

da Marcantonio vincitore a Lepanto[42].

Ma frattanto il capitano Cintio era giunto in Rodi, ed aveva presentato

al Grammaestro le lettere di papa Alessandro, del commissario Giacopo, e

del generale Benedetto. Le prime contenevano scuse per l'anno passato e

speranze pel presente. Il Commissario scriveva di essersi congiunto al

Cerigo coll'armata, e aver dovuto cedere alle pressantissime istanze del

Generale di restarsi con lui per dargli mano nell'impresa imminente,

come udirebbe a voce dal messaggiero. Finalmente il Generale con due

lettere, confermando le cose scritte dal Commissario, aggiugneva che

volendo questi a ogni modo andare a Rodi, non aveva altrimenti lasciato

di farlo che per le grandi preghiere dello stesso scrivente, cui non

sembrava nè onesto nè utile perdere il migliore tempo in distrazioni e

viaggi di complimenti, quando si avevano eccellenti opportunità di

combattere, come secretamente gli verrebbe riferito dal Capitano di

Ancona e dai suoi Cavalieri.

Il Grammaestro, udite le relazioni di Cintio, lodavane il bel garbo; e

ponendogli innanzi ricca collana di oro da portare sul petto per amor

suo, gli consegnava le risposte. Al Papa diceva di spedire forze

maggiori, e di procurare il concorso efficace delle grandi potenze: al

Commissario di attendere con buona licenza e di grande animo all'impresa

divisata: e al Generale, le stesse cose ripetendo, aggiungeva buoni

consigli, notizie recenti, e offerte amplissime di sè e dell'Ordine

suo[43].

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 21 / 177 题