FERD. UGHELLI, BOVIO, CIACCONIO, BOLLANDISTI.

CIVILTÀ CATTOLICA, 15 marzo 1873, p. 726, 732.

E qui le note 19, 21.

[27] BURCARDUS cit., ap. ECCHARDVM, II, 2137; _«Sanctissimus Dominus

noster exivit Urbem, iturus Cerveterem, Cornetum, et per mare Plombinum.

Erant paratæ pro eo sex galeæ, pro quarum usu missi fuerant quasi omnes

carcerati Urbis,... et multi capti per plateas et tabernas.... prout

fieri potuit.»_

AMMIRATO cit., 265: _«Il Papa arrivato a Piombino a' ventisei di febrajo

con tre galere, tre fuste, tre brigantini, due galeoni, e un

baloniere.»_

[28] CRONACHE E STATUTI DI VITERBO, tra i Documenti pubblicati dalla

Società di Storia Patria per Toscana, Umbria e Marche, in-4. Firenze,

1872, p. 171. _Ricordi_ del cap. PIER GIAN PAOLO SACCHI giuniore:

_«1438. Io stei in Corneto fino ad otto di febraro del 1439 dove per

commissione di sua Signoria reverendissima di esso mio signore patriarca

Gio. Vitelleschi feci finire il palazzo suo in Corneto.... dalli

fondamenti che io ne ebbi particolar cura.»_

[29] ALEXANDER PP. VI, _Tuscaniensibus_, Datum Corneti die XIX februarii

MDII, pont. an. x, pubblicata nell'originale latino da Secondiano

Campanari. _Tuscania e i suoi Monumenti_, in-8. Montefiascone, tip. del

Seminario, 1856, t. II, p. 280, doc. 85.

[30] MARINO SANUDO, _Diarî Veneziani_, mss. alla Marciana, IV, 81: _«Si

have da Roma che il Papa è andato per mare a Piombino acquistato per suo

figliuolo.... In Roma dicevano questa fosse una fuga per non aspettare

il re di Francia, dubitando essere deposto dal papato.»_

SEBASTIANO BRANCA DE' TELLINI, _Diario romano dal 1497 al 1517_. Mss. —

COD. VATIC., 6388. — COD. CAPITOL. cred. XIV, 7. — COD. BARBER. XXVIII,

22, n. 1103. — Breve scrittura, tuttavia inedita, notizie di Roma, e

certezza di date.

[25 febbrajo 1502.]

VII. — Io seguo il Mosca, che a' venticinque di buon mattino si rimette

alla vela, e trasporta Alessandro, Cesare, e la corte all'Elba, distante

circa dieci miglia da Piombino[31]. Dopo un'ora, traversato il canale

co' venti di Levantescirocco a mezza nave, entra nel sicurissimo seno di

Portoferrajo, donde i viaggiatori passano quel giorno e il seguente in

feste e in visite, alle borgate e ai luoghi vicini, specialmente alle

inesauste miniere del ferro. La sera del sabato ventisei tornano tutti a

Piombino, e finalmente il martedì primo di marzo prendono congedo per

tornarsene a Roma. Alessandro coi sei cardinali, i prelati e la famiglia

sulla Capitana; Cesare per sua maggior comodità sulla Padrona, e gli

altri si allogano sui diversi legni, tra la consueta gazzarra degli

spari e dei suoni, pensandosi a gran diletto navigare.

[1-5 marzo 1502.]

Ma il mese di marzo, che tutti sappiamo stravagante più d'ogni altro

nell'anno, entrava proprio di quel giorno a confondere le vane speranze:

e lo Scirocco regnante nel Tirreno, che si era infino a lì tenuto

maneggevole, cresceva furioso, e più che mai contrario al ritorno. Gran

vento, grosso mare, dirotta pioggia; cielo scuro, orizzonte ristretto e

vergato per ogni parte dai fili spessi ed obbliqui dell'acqua a vento.

In somma tetra prospettiva, adombrata dal fosco colore che pigliano le

vele sempre che siano bagnate. Archeggiavano e prueggiavano di piccole

bordate: ma certi ormai di non avanzare nel viaggio, e risoluti di non

voler tornare indietro a Piombino, gittavansi stentatamente nei ridossi

deserti di quelle maremme: prima nel golfo della Follonica, poi alla

cala del Forno, dove passavano tre giorni senza riposo e senza conforto.

Intanto le provvigioni, che non erano fatte per sopperire a lungo,

cominciavano a mancare; nè si poteva far cucina. Di che smagati i

cortigiani, e conquisi dallo spavento, dal disagio e dal digiuno,

cadevano ammalati; e qualcuno in compendio ne moriva. Tutti soffrivano,

e più d'ogni altro il Mosca, non essendoci persona che da lui non

volesse qualcosa d'impossibile; ed egli di notte e di giorno, all'acqua

e al vento, in mezzo a tutti in faccenda. Finalmente senza dir verbo,

faceva risolutamente salpare i ferri, e con tutto lo sforzo dei remi, e

qualche scossa di vela nel momento opportuno, pigliava rifugio a

Santostefano sulla bocca dello stagno d'Orbetello la sera del cinque;

menandosi appresso la brigata tanto avvilita, che niuno si ardì toccare

tromba o tamburo, nè dar voce, nè ammettere visita o invito dei

terrazzani, per non lasciarsi vedere in quello stato.

Il dì seguente cedeva alquanto la furia del vento, ma non del mare: ed

Alessandro, smanioso di levarsi al più presto da tanto travaglio,

ordinava la partenza, e cresceva lo schianto. Imperciocchè doppiato

l'Argentaro, e venuti all'altura di Corneto, non potevano accostarsi a

terra: anzi per quanto incalzassero di remo, di vela, e di manovra, e

vie più facessero di spingere i legni a riva; di tanto il mare

fluttuante ricacciavali indietro[32]. Fenomeno non raro, nè ignoto ai

marini e agli idraulici, diverso dal tormentoso sussulto dei colpi

riverberati dalle risacche; e propriamente chiamato Deflusso: il quale

si produce in certe condizioni di lido, quando il mare gonfio, sollevato

sulle battigie, e incalzato continuamente dai flutti seguenti sotto un

angolo di obliquità (come nel caso nostro dalla furia sinistra dello

Scirocco), perduto l'equilibrio e l'oscillazione, ricade fuggendo dal

lato di minor resistenza; e indi in poi piglia natura di corrente

straordinaria, che mena i galleggianti nella sua direzione con violenza

proporzionale alla massa e velocità del deflusso medesimo. Entrati

adunque i nostri legni nella zona della detta corrente, dopo lunghi ed

inutili sforzi delle misere ciurme, vedendosi sempre più andar lungi in

deriva, presero il partito di rendere il bordo, e di poggiare per

rifugio a Portercole. Nel qual tragitto corsero come perduti, imbarcando

da poppa, e talvolta anche da prua, tanto mare, che non fu passeggiero

alcuno che non si tenesse spacciato. Solo il Valentino, prima di virare,

saltando sopra un grosso palischermo con quattordici robusti rematori,

riuscì ad afferrare la spiaggia: e solo Alessandro tornandosi addietro

mantenne l'aria intrepida, seduto in un seggiolone di scarlatto, e

segnandosi in fronte ad ogni colpo di mare.

A bello studio ho scritto Deriva, parlando qui avanti dei nostri

bastimenti, menati a ritroso dalla corrente del mare: e quando mi

accaderà altrimenti alcun trasporto violento per causa di vento

laterale, dirò Scarroccio. Vocaboli diversi di cose differenti: ambedue

tecnici, nostrani, e necessarî; che non si vogliono nè confondere per

sinonimi, nè rifiutare per forestieri, come taluno ha tentato. La Crusca

registra al mascolino il Derivo, esprimente il Derivare intransitivo,

cioè l'Andar giù come il rivo, il Discendere, il Deviare: però i

marinari chiamano con proprietà di lingua Deriva, quella Anomalia di

trasporto oltre o fuori del rombo assegnato che soffre nella navigazione

un bastimento menato dalla corrente del mare. L'etimologia sprizza

evidente dal Rivo, perchè le correnti marine vanno come i fiumi; e

l'effetto si pare quel desso, in ambedue i casi, di spingere in giù, di

ritardare in su, e di volgere da lato i galleggianti, o inerti o

semoventi, secondo la risultante delle diverse forze e direzioni. Il

fenomeno presso alle ripe è visibile pel rilievo dei punti fermi: ma in

alto mare, il flutto, la scia, il bastimento, e tutto va dalla stessa

parte; e non puoi addartene coi sensi, ma devi seguire l'invisibile

carro di Nettuno con risultamenti proporzionali alla direzione e

velocità della corrente e della rotta, sommate, sottratte o composte,

secondo l'angolo. Qui approdano gli studî del Maury in America, del

Cialdi in Italia, e di altri maestri a gara in ogni parte. Onde cresce a

maggior importanza l'intendimento di questa voce, alla quale mi ha

condotto la stessa corrente che respinse i reduci dal lido di Tarquinia,

e ricacciolli a Portercole.

[11 marzo 1502.]

Vi giunsero la sera dello stesso giorno sei di marzo: e non vedendo

segno vicino di miglior fortuna, volsero le spalle al mare. Tutti quelli

che sentivansi in forza di cavalcare seguirono Alessandro per le

medesime strade, donde erano venuti: gl'infermi in gran numero restarono

negli alberghi lungo la via, e i viaggiatori senza le consuete

accoglienze rientrarono in Roma agli undici del mese[33]. Navigazione

certamente straordinaria, che dette da dire alla gente: e non pochi si

fecero lecito di salire fino ai superni consigli, pensando e scrivendo

che in quel modo si fosse voluta ricordare la caducità delle cose

mondane a chiunque dimenticata l'avesse.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 17 / 177 题