avvelenati--e si schiarì la gola due o tre volte, dispettosamente
pensando fra sè, con una gelosia rabbiosa, che, ad onta di tutte
quelle moine, il capitano era ricevuto prima delle dodici, mentre per
lui la porta rimaneva chiusa fino alle due.--Perfida!--Più Lavinia
quel giorno gli sembrava carina, attraente, e più cresceva il suo
malcontento, così ch'egli adesso ritornava infelice, ma di una
infelicità che lo rendeva fiacco, sfinito, sotto il colpo improvviso
di quel gran dolore. Rimproverarla? a che pro? Lei avrebbe negato, lui
non le avrebbe creduto, dunque.... dunque tanto valeva risparmiare il
fiato e mostrarsi invece un uomo di spirito coll'abbandonare quel
posto assediato e forse, Dio non lo volesse, espugnato dallo _stato
maggiore_!--_Nella guerra d'amor vince chi fugge_! e allora chissà,
fuggendo lui, che Lavinia non incominciasse a corrergli dietro.
Michele però non si fermerebbe, continuerebbe a fuggire, ed era tanto
risoluto in quella idea, che già si sentiva le gambe stanche.... forse
per il gran correre che faceva coll'immaginazione.
Lavinia, nel frattempo, sempre colla testa bassa e dopo molta fatica,
era riuscita a levargli un guanto; rimaneva il secondo, ma il buon
Michele, pochissimo compiacente, si ostinava a tener l'altra mano
abbrancata sul bracciuolo del sofà, dalla parte opposta a quella
dov'era seduta la contessa. Questa, ostinata anche lei, non si diede
per vinta, si distese, si allungò, riuscì ad afferrargli il braccio e
si sforzava a tirarsi Michele vicino, mentre la sua testina bionda
passava e ripassava proprio sotto il naso di Michele, il quale, dalla
gran paura che alle volte gli sfuggisse un bacio, piegò il capo
vivamente all'indietro; troppo vivamente, chè colla nuca, battè, tanto
forte da farsi male, contro la cornice a punte dorate del sofà.
Lavinia non potè contenersi, cominciò a ridere, e più quell'altro
faceva la faccia inferocita e più lei rideva. Il buon Michele, sfido
io!, perdette la pazienza, e, un po' per il dolore, un po' per il
dispetto della figura che ci faceva, e per tutto il resto unito
insieme, si alzò, avviandosi risoluto verso l'uscio, e salutandola
appena con un--Buon giorno--che pareva un morso dato nel vuoto.
--Vai via?
--Sì.
--Per ritornare?
--No.
--No?... per sempre?
--Per sempre!
--Tanto meglio!
Lavinia tornò a rannicchiarsi nel suo cantuccio.... ma questa volta
fece il muso anche lei. Il suo però, manco a dirlo, era un musino che
non aveva nulla a che fare coi visacci di Michele, il quale, giunto
sulla porta, sperava che Lavinia lo richiamasse indietro; ma invece la
contessa non fiatò; allora si decise da solo, e piantandosele innanzi,
mentre lei tornava a sorridere, e fissandolo con degli occhietti
furbi, sbarrati, ne imitava a tratti, comicamente, la mimica della
faccia:
--Amleto--egli disse con tragica espressione--Amleto, quando chiamò la
donna perfida come l'onda, non era matto, signora contessa, no, non
era matto.
--Oh! oh! quanta erudizione!--esclamò Lavinia, con poco rispetto per
l'oratore.
--Addio, signora contessa!
--Addio, signor conte!
--Stupida!--brontolò Michele fra i denti, attraversando
l'appartamento, sconcertato per il cattivo esito della sua parlata; ma
quando, nell'anticamera, aiutato dal servo, indossava la pelliccia, si
riaprì la porta interna, e Lavinia, sorridente, scherzosa,
maliziosetta, fece capolino fuor dell'uscio che teneva socchiuso,
colla sua manina bianca quasi coperta dagli anelli ingemmati:
--Se stasera il signor conte si sentirà meglio, l'avverto, per sua
norma, che io vado all'opera. Numero nove, second'ordine, a sinistra.
--Grazie, contessa, ma stasera devo andare alla commedia.
--Pazienza: _la sua ferita le duole forse_?
--Punto.... _ma non è bella la vita_!
--Si potrebbe sapere che cosa.... _Jolanda_ ha fatto di male?
Il servitore serio, impalato, che teneva aperta la porta impediva a
Michele di spiegarsi chiaro.
--Ah, contessa!--le rispose con aria diplomatica--_Jolanda_ fa sempre
e tutto bene.
Il peggior passo, quello dell'uscio, fu consumato: l'onore era salvo.
Però il nostro eroe, subito, col freddo della strada, sentì un sincero
rincrescimento pel coraggio dimostrato; ma ormai, pur troppo, era
inutile il pianto; ritornare indietro non si poteva più!... Allora,
guardando atterrito nell'avvenire che gli si preparava, provò la
sensazione di un vuoto così squallido, così debilitante, da essere
costretto a chiudere gli occhi perchè lo prendevano le vertigini.
Ritornò a camminare dinoccolato, sentendosi dentro una prostrazione
tale come s'egli si fosse appena rimesso da una lunga malattia. Invece
la covava addosso, la malattia; erano bastate quelle poche ore a
minare la esistenza di lui; e mentre prevedeva i suoi proprî e
prematuri funerali, mentre figurava la sua tomba bianca con un bel
monumentino sopra, rappresentante l'_amore che uccide_, sentiva
ripetersi in cuor suo, profondo, il melanconico lamento di Edgardo, e
a mezza voce, convinto, mesto, rassegnato, canticchiava anche lui, il
buon Michele--_Mai non passarvi, o barbara_--_Del tuo consorte
allato_.--Qui, l'allato, si sa bene che invece di essere un consorte
era un capitano, ma la situazione rimaneva la stessa.
Il povero infelice non aveva mai amato Lavinia, come allora che non
l'amava più!--Era bellina tanto in quel suo abito così bene
attillato!... Civetta!... Le mancava affatto il cuore, le mancava;
ecco il suo difetto! Lo avrebbe tradito, avrebbe aspettato a riceverlo
alle due suonate, s'ella avesse avuto solamente un po' di cuore?--In
quel punto egli passava dinanzi al _Caffè di Londra_: vi entrò per
ammollire con una limonata l'arsiccio della gola e si incontrò là
dentro, per l'appunto, con un frequentatore platonico della contessa
Lavinia.
--Di' un po', Michelino, la contessa sta in casa stasera?
--No, va all'opera, credo.
--Sai il numero del suo palco?
--Il nove, second'ordine, a sinistra.... credo.
I due amici si strinsero la mano: uno si fermò nel caffè, l'altro,
Michele, ne uscì e ritornò alle sue meditazioni peripatetiche.
--Appena quella gente lì, che adesso schiatta dall'invidia, conoscerà
la mia ritirata, figuriamoci come gongolerà dal piacere!... Ma chi ci
guadagna un tanto, per giunta, è il capitano.... Antipatico! l'unico
che mi faccia dispetto, che mi faccia rabbia, chè, di tutti gli altri,
non me ne importerebbe uno zero. Diranno adesso ch'io sono stato
battuto, vinto, messo alla porta; è falso, falsissimo, perchè l'ho
piantata io, la contessa Lavinia; ma questo fatto chi lo saprà?...
nessuno, e intanto diverrò la favola, il ridicolo del paese.
E il buon Michele si vedeva adesso disonorato per avere appunto voluto
salvare il proprio onore con troppa precipitazione.
--Se mi fossi ingannato--continuava--se i miei sospetti sul capitano
fossero privi di fondamento? Oh! no; pur troppo tento d'illudermi, ma
non ci riesco: stamattina potrei quasi giurare di averlo visto io, coi
miei occhi, uscire da Lavinia. Che cosa faceva dunque in _Via
Nazionale_?... Affari di servizio! li chiama affari di servizio, lui!
Sarebbe un po' meglio che il Governo li facesse lavorare davvero,
questi soldati, con delle marcie, con delle grosse manovre, con delle
spedizioni, magari nel centro dell'Affrica. Oh! per Dio! sotto la
_destra_ se lavoravano di più! E poi con che costrutto cercherei
d'illudermi? ormai la è finita: certo, se Lavinia non avesse avuto del
contrabbando, non mi avrebbe proibito di andare da lei prima delle
due!... Però è una gran disgrazia che mi è toccata, sicuro; e siccome
le disgrazie non vengono mai sole, così ho avuta anche quell'altra di
accorgermene troppo presto. Come farò d'ora in poi a passare il mio
tempo?... La sera, pazienza, vuol dire che mi abbonerò al teatro come
un marito qualunque; ma di giorno?... Che cosa farò tutto il santo
giorno? Per oggi, tanto, sono le quattro e mezzo, ci rimedierò
coll'andare a pranzo mezz'ora prima; ma domani?...
Non posso mica andare a pranzo appena alzato da letto, domani!...
Perfida e senza cuore!--
Al _club_ non trovò nulla di pronto e se ne indispettì, quantunque
egli non sentisse la fame, essendosi anche troppo indebolito per causa
della colazione soppressa e per la limonata che lo avea gonfiato come
una rana. Avrebbe fatto bene a cominciare il pranzo con una minestra
al brodo, calda e sostanziosa, e lui, difatti, l'avea domandata; ma
quando il cameriere gli disse che bisognava farla andare apposta,
allora la disordinò brontolando che il servizio del locale era un
servizio pessimo e che bisognava cambiare la direzione. Terminato lo
sfogo, si trovò dinanzi una porzione di carne lessata che opponeva al
dente una ostinazione degna di miglior causa. Michele la voltò, la
rivoltò, ci battè sopra sdegnosamente col piatto del coltello e finì
coll'ingoiarla a stranguglioni.
--Auf!... che vita!... E pensare--continuava fra sè--che quella donna
aveva l'impudenza di ripetermi due volte al giorno, dalle due alle
cinque e dalle nove alle dodici, che mi voleva bene, e poi m'ha
lasciato venir via senza dirmi una parola.... M'avesse scritto almeno,
ma no: cioè no, veramente, non lo posso sapere, perchè in tal caso
avrebbe spedita la lettera a casa mia; anzi è quasi probabile, è
sicuro quasi che lo ha fatto.--
E allora, nella tenebra profonda di quella grande infelicità che lo
aveva preso tutto, dal cuore allo stomaco, la speranza vi alitò un
nuovo raggio di luce benefico e ristoratore.
Lasciò il pranzo da finire; già quella porzione di carne alida e
tigliosa lo aveva affaticato, come se avesse smaltito un bue, e andò a
casa dritto, quasi correndo.
--Ma! è proprio vero che i dolori tolgono affatto l'appetito. In tutto
il giorno non ho preso un boccone, e il cibo invece di solleticarmi,
chè!... mi dà nausea! Avrà scritto sì o no?... Io direi di sì.
Entrò dal portinaio che gli batteva il cuore, gettò un'occhiata sulla
tavoletta per vedere se ci fosse quella tal lettera, che egli
distingueva subito fra cento, ma non c'era nulla.
--Son venute lettere per me?
--Nossignore.
--Portatemele di sopra se vengono.
--Sissignore.
Michele salì nel suo appartamento e fece una teletta minuziosa, lenta,
che non finiva mai; ma ebbe un bell'attendere; ridiscese più
mortificato di prima.
--Nulla?
--Nulla, signor conte.
--Se più tardi arrivassero lettere, portatele al _club_.
--Sissignore....
--Nemmeno una riga! stup.... no! tanto meglio, così sono libero
finalmente--e il buon Michele tirò un sospirone che voleva essere di
sollievo, ma che invece sembrava un rantolo.--Era la schiavitù dei
negri tale e quale: tutti i santissimi giorni dalle due alle cinque e
dalle nove alle dodici comprese le domeniche!... Stasera mi divertirò
come uno scapolo al _Circo Americano_; farò la corte a madamigella
Fayler e sconcerterò il suo esercito di adoratori....
--Signor conte! signor conte!
Michele si volse e vide il suo portinaio che gli correva dietro con
una lettera in mano.
--Ah! ecco! lo dicevo! m'ha scritto! Intanto è la prima a cedere!
Il volto gli si colorì improvvisamente.... ahimè! Si accorse subito
che non era una lettera di Lavinia; era un fornitore che lo pregava,
_stante gli impegni della fine del mese_, di rimettergli prontamente
il saldo della fattura già da tempo consegnata, in lire 1268 75.
--E sempre al _verde_ questo animale!--Cacciò la lettera in tasca e
ritornò a pensare alla contessa.
***
Al Circo Americano non si divertì come aveva sperato. Trovò
madamigella Fayler attorniata da una dozzina di giovanottini che la
corteggiavano, offrendole dei fiori e dei cartocci di _marrons
glacès_. Michele, là in mezzo a quello sciame che ciaramellava, prese
l'aria dell'uomo avvezzo, affettando colla equestre diva una
dimestichezza, un fare d'intimità molto olimpico, ma poco educato, e
per voler parere spiritoso finì coll'essere impertinente. Madamigella
Fayler gli rispose per le rime; Michele si strinse nelle spalle, buttò
là un'insolenza e se ne andò. In istrada tornò da capo a non sapere
come finirebbe la serata. All'opera già non ci poteva andare perchè
c'era la contessa!--Peccato; così bell'opera la _Favorita_!... _A
tanto amor, Leonora, il tuo risponda_..,. Altro che la musica tedesca
e i torci-budella dell'avvenire!... ed io non ci posso andare!...
Cioè, anzi, non andandoci proverei a Lavinia che ho paura di
rivederla; andandoci, invece, senza guardare dalla sua parte, nemmeno
per starnutire, le dimostrerò chiaramente che non me ne importa
un'acca di lei!
Giunto al teatro dell'opera, si sa bene, il numero nove fu il primo
che Michele adocchiò colla scusa di accomodarsi il goletto della
camicia....
--Come mai il capitano non è con lei?
E Michele che aveva notata Lavinia tutta sola, meno la visita innocua
di un piccolo segretario di prefettura, cercò nei palchi a diritta per
scoprire se il capitano Arditi fosse da quella parte a _filare_ con
lei, poi, contento di non avercelo veduto, entrò nella sua
_barcaccia_, dopo di essere passato dal Caffè dove prese un bicchiere
di barolo caldo. Il nostro amico si sentì animato da una elasticità
nuova, fece gli scalini a quattro a quattro e fra gli amici si mostrò
gaio ed espansivo. Si pose sul davanti del _palcone_, guardò a destra,
a sinistra, di su, di giù; insomma il capitano non c'era proprio
davvero!... Ma dunque egli non sapeva che la contessa fosse al teatro?
Dunque non l'aveva veduta quel giorno? dunque lei non l'aveva
avvertito, _ergo_ lui, Michele, aveva avuto torto di sospettare.
Allora si sentì invadere da una contentezza, da una beatitudine che
gli riscaldava l'anima e il cuore, si accusò di essere stato ingiusto
con Lavinia e provò per lei un'effusione di tenerezza così viva da
sentirne le lacrime agli occhi. Aspettò un atto ancora; poi, prima
dell'ultimo, affatto sicuro ormai che il capitano non sarebbe più
venuto al teatro, e perciò anche dell'innocenza della contessa, volò,
proprio come _dal desio portato_, a farle visita. Lavinia, vedendolo
entrare, arrossì tutta dal piacere, e quando un altro signore, molto
intelligente, ch'era nel palco, battè in ritirata lasciandoli soli,
essa, piegandosi tutta innanzi colla vita, per discorrere più piano e
più da vicino con Michele:
--Dunque--gli disse--_sgarbatone_, ti è passata la luna?
--Si, ma sono stato molto male!
--E il motivo, adesso, si potrebbe saperlo?
--Quattordici ore senza vederti! Da mezzanotte alle due è una tirata
troppo lunga!
--Hai delle fissazioni, dei capricci proprio da bambino. Lo sai bene
che fino a quell'ora non ho mai ricevuto nessuno, e che facendo
un'eccezione per te, darebbe subito nell'occhio e farebbe sparlare.
--Verrò travestito, con una barba finta.
--Quanto sei caro!--esclamò Lavinia sorridendo e guardandolo con due
occhioni colmi di tenerezza.--Ma, vedi, se non teniamo un'ora fissa,
tu, a forza di voler anticipare di dieci minuti tutti i giorni,
termineresti col capitarmi in casa appena fa giorno!... Io sono una
pigrona, mi alzo tardi, ho i miei interessi da vedere, la casa da
dirigere, mille bricciche da fare, e sbrigo tutto prima delle due
apposta per essere dopo affatto libera.
--Sì, hai ragione, sono indiscreto e ti domando per..do..n.. Michele
non finì la parola: un rumore di sciabola e di sproni, che si
ripercoteva nel corridoio, si avvicinò e si fermò proprio sull'uscio
del numero nove, poi l'uscio si aprì, ed entrò in palco il capitano
Arditi. Il buon Michele diventò pallido, Lavinia ch'era donna e che
perciò se le godeva assai tutte queste scenette, sorrise
impercettibilmente, più cogli occhi che colla bocca. Il capitano
salutò Michele, questi gli rispose colla voce rauca, e il barolo caldo
con un impeto subitaneo gli risali dallo stomaco alla gola, mentre il
tenore sul palco scenico cantava il romantico: _Spirto gentil, de'
sogni miei_!...
--Che musica ispirata, divina!--esclamò il capitano dondolandosi dalla
commozione.
--Sarà benissimo; in quanto a me--brontolò Michele, tenendo le gambe
dispettosamente piegate sotto lo sgabello per isfuggire i piedini
della contessa che cercavano i suoi--in quanto a me è roba da
organetti; patrimonio del passato!
--Non vi fate sentire, per amor di Dio, caro Michele: è uno
sproposito, un'eresia, questo che dite; e poi noi italiani non
dobbiamo disprezzarci in tal modo. La musica è forse l'unica arte
nella quale conserviamo ancora il primato, e prima di Paisiello e di
Cimarosa, ma dopo Palestrina, il fiorentino Lulli alla Corte di Luigi
XIV....
--Scusate, capitano, è una lezioncina che mi volete dare?
Arditi si morse le labbra, ma si contenne, e coll'aria di dire uno
scherzo, più che un'impertinenza:
--No, no; caro Michele--gli rispose sorridendo--non ho tempo da
perdere.
Il vino caldo fece un altro viaggio, quasi avesse preso un biglietto
circolare. In questo frattempo entrava nel palchetto un vecchio
parente di Lavinia, che aveva avuto l'incarico di ricondurla dopo lo
spettacolo. Michele si alzò e stese la mano alla contessa per
salutarla; Lavinia gliela strinse con una di quelle strette nervose
che parlano così bene e così chiaro, levando i suoi occhi cilestri
negli occhi foschi cattivi di Michele, con quell'effusione di amorosa
inquietudine colla quale la donna si rivela madre o amante: moglie no,
perchè le donne, a quel modo, non guardano quasi mai i loro mariti.
Michele, fatto un saluto col chinar del capo, saluto che comprendeva
tutti e non era particolare a nessuno, uscì dal palchetto, passò nel
Caffè a bere un secondo bicchiere di vino caldo per istordirsi, dopo
con un _brougham_ si fece condurre al _Caffè di Londra_, al _club_, al
_Circo Americano_, poi di nuovo al _club_, dove finalmente incontrò il
barone di Sant'Arduino, che Michele cercava in tutti quei giri, per
mandarlo a sfidare, insieme ad un altro amico, scelto d'accordo, il
capitano Arditi.
--Mi ammazzerà--pensava Michele--ma almeno, dopo un fatto simile, il
ministro della guerra si deciderà a farlo cambiare di guarnigione.
Alla cena, ad uno spuntino, non ci pensò nemmeno. La testa gli girava,
era stravolto; il tradimento di quella donna ormai appariva
evidente:--Arditi lo sapeva certo che Lavinia era al teatro,
altrimenti non ci sarebbe capitato all'ultim'atto.... con quel freddo
cane!...
--Cercavo di te--disse Michele al barone incontrandolo.
--Lo so, e so pure che cosa vuoi dirmi. Il capitano Arditi m'ha
lasciato or ora, m'ha detto che gli è sembrato di vederti risentito
per una sua freddura, e m'incaricò di dichiararti francamente ch'egli
non aveva proprio nessuna intenzione di offenderti.
--Non si tratta di una freddura, ma di un'insolenza bella e buona,
ch'egli gratuitamente mi ha diretto in presenza di una signora.
--Via, siamo giusti, anche tu però....
--Voleva rifarmi la storia della musica italiana all'estero: sfido io,
l'ho fermato appena ho potuto.
--Va bene, ma insomma, gli estremi per battersi non ci sono!
--Vuol dire, in tal caso, che tu non accetti d'essere il mio
secondo?... Pazienza, me ne dispiacerà moltissimo, te lo assicuro, ma
ne cercherò un altro.
Sant'Arduino era amico di Michele, e prevedendo che se lo avesse
abbandonato sarebbe stato più difficile l'accomodar la faccenda o il
risolverla alla meno peggio:
--Io accetto--gli rispose--senza discutere i tuoi motivi. Solamente ti
fo considerare che abbiamo ventiquattr'ore di tempo dinanzi a noi.
Stasera sei troppo irritato e nervoso, domattina alle dieci vieni a
casa mia, discorreremo e combineremo tutto.
I due amici si separarono, e Michele si avviò verso casa. Colà giunto,
trovò il servitore che lo aspettava.
--È arrivata una lettera per lei, signor conte, mezz'ora fa.
--Datemela.
Questa volta il presentimento non ingannò Michele, che lacerò la busta
e lesse con un sogghigno d'incredulità: «Domani vi aspetto prima delle
due, prima dell'una ed anche prima di mezzogiorno se volete. Bambino,
bambino, bambino!--L.»
--Troppo tardi, cara!...--si svestì con fretta concitata, strappandosi
i bottoni, si cacciò nel letto e spense il lume senza nemmeno leggere
la gazzetta. Sotto l'inaspettata dichiarazione del capitano egli ci
vedeva chiaro lo zampino di Lavinia, la quale, volendo salvare la
propria riputazione, aveva scritto a lui quel bigliettino per
adescarlo, e aveva ottenuto nello stesso tempo dal capitano che gli
facesse delle scuse.--Oh! era una scaltra, quella là, e sapeva menare
per il naso tutto il mondo. Con lui però non ci sarebbe riuscita, oh
no! piuttosto se lo sarebbe tagliato!... Se non fosse per lei, il
capitano Arditi che contava tre campagne, due medaglie al valor
militare e tanti duelli quanti non bastavano le dita di una mano a
numerarli, si sarebbe indotto ad un passo simile?... Perfida!... ma
egli si sarebbe vendicato facendosi uccidere ad ogni costo!
Il buon Michele non poteva pigliar sonno: si rivoltava nel letto
smaniando, colla gola secca, bruciata dalla sete, e si sentiva nelle
orecchie un ronzio fastidioso come se la camera fosse tutta piena di
zanzare.
Quando alla fine si addormentò, fu sconcertato dai sogni più strani:
Lavinia, in mezzo alle tenebre, con una veste scolorita, i capelli di
un bigio chiaro, pallida, gli si avvicinava, allungandosi,
assottigliandosi, finchè, come una mignatta, attaccava la sua bocca al
petto di Michele e ne succhiava il cuore.... e il povero paziente
soffriva la sensazione di un vuoto strano e molesto; poi, d'un tratto,
la scena variava. Egli era in mezzo ad una campagna sterminata
coll'erba e gli alberi color cenere di sigaro, e vedeva contro di sè
il capitano, ch'era diventato magro e lungo come Don Chisciotte, con
uno spadone che teneva a due mani; ed egli si lasciava infilare colla
stoica tranquillità di un dindio morto; ma poi si avanzava lentamente,
con isforzi inauditi, che lo facevano sudare, sulla lama che gli
attraversava il corpo, finchè giungeva ad abbrancare il suo rivale
fortunato: allora, con ugolinesca rabbia, cacciava i denti nelle carni
del capitano e, cosa orribile a narrarsi, Michele, di solito tanto
schifiltoso, trovava quella carne saporitissima!...
***
Sì svegliò che erano le nove e mezzo, si vestì alla lesta e alle dieci
in punto entrava in casa di Sant'Arduino che faceva colazione; Michele
annusò con intima compiacenza il profumo dì un _consommè_ di pollo,
che davvero doveva essere eccellente.
--Mi fai compagnia?
--No, grazie.
--Sei ancora ostinato come ieri sera?
--Più che mai!
--Allora mi porrò d'accordo con Giuliani per andare insieme dal ca....
Ma tu non ti senti bene?...
--È stato un capogiro.... momentaneo!
--Sei pallidissimo.... che cos'hai?
--Ho fame.... cioè, ho sete del suo sangue!
Il buon Michele alludeva certamente al sangue del capitano, ma però,
con gli occhi imbambolati, fissava ostinatamente un piatto di
prosciutto cotto, dal taglio fresco, soffice, spumoso.
Sant'Arduino se ne accorse.--Tu non hai fatto colazione?--gli domandò.
--Non ho appetito.
--Chè! l'appetito viene mangiando, non lo sai?--così dicendo il barone
aveva fatto cenno al cameriere di servire Michele. Questi poco dopo si
sentiva la faccia avvolta dal fumo denso, caldo e profumato del
_consommé_. Cominciò a sorbire le prime cucchiaiate adagio e
svogliato, ma poi a poco a poco i suoi movimenti acquistarono una
insolita vivacità. Sant'Arduino gli versava del _Chablis_ e del
_Médoc_ e Michele lo lasciava fare, mentre prendeva due volte del
prosciutto, ingollava una bistecca all'ovo e, dopo di essersi battuto
con selvaggio accanimento contro lo stracchino di Gorgonzola,
distruggeva adesso un vassoio colmo di tigliate. Il suo volto intanto
si rischiarava, l'occhio avea ripreso la vivacità abituale, Michele
tornava a sentirsi sano, robusto, contento, e provava una certa
contrarietà, pensando di finire ammazzato prima di sera.
Dal _consommé_ al prosciutto e dal prosciutto alla bistecca, egli
aveva cominciato a dubitare del tradimento di Lavinia, la cui figura
gli si riaffacciava bionda, colorita, colle sue vaghe linee
tondeggianti come nell'originale; allo stracchino, era certo della
innocenza di lei, e giunto alle tigliate, una cosa sola non riusciva a
spiegarsi: come mai egli ne aveva potuto dubitare.
--Lavinia innamorarsi d'un capitano.... delle armi dotte?... Lasciarsi
fare un po' di corte, _transeat_, ma amarlo? Chi lo sospettava era
strambo davvero! Se lo avesse amato, per qual motivo allora fingerebbe
con me?... Cento volte, anche ieri, le avrei offerto un pretesto
validissimo per mettermi in libertà, caso mai mi preferisse un altro,
e lei invece tutti i giorni si fa con me più buona, più paziente, più
affettuosa. E poi, bisogna essere giusti; Lavinia non sa fingere e non
mi sopporterebbe dalle due alle cinque e dalle nove alle dodici, in
media sei ore al giorno, se proprio non mi volesse bene.