La mammetta.
La giornata, tanto burrascosa a Milano per il Roero e per l'Olivieri,
non era passata molto serenamente nemmeno alla Casa Vecchia. Elena era
stata tutto il giorno dispettosa, di pessimo umore e per la prima volta
aveva risposto male alla mammetta.
La signora Eugenia, a colazione, le aveva chiesto se si sentisse poco
bene, che cosa aveva, perchè non mangiava, ed Elena a risponderle che
stava benissimo, che non aveva niente e che non mangiava... perchè...
non aveva fame! Poi Elena porta il piatto a Rolando... e non torna più
in saletta. Va in camera sua e vi si chiude, a studiare, dice lei, a
scrivere, a lavorare.
La signora Eugenia fa mille domande alla Luisa, che sa sempre tutto, ma
questa volta anche la Luisa dichiara di non saper niente.
-- Chi sa? Estri!... Un cattivo quarto di luna!... Del resto è sempre
stata così, e anche lei, in quanto a guastarla, ha compito l'opera!
Tutti tremano dalla paura di non fare abbastanza presto a contentarla, e
che cosa succede?... Quando si fissa una cosa in mente e non può
ottenerla, fa i capricci!
-- Ma che cosa s'è fissata in mente?
-- Di andare stamattina a Valpiana! Il signor Francesco, invece di venire
a prenderla colla carrozza, è partito per Milano, e la signorina,
subito, fa il musone! Scusi sa, signora, se glielo dico, ma lei ha
sempre avuto un cattivissimo sistema! L'ha troppo abituata a fare a suo
modo, ad accontentarla in tutto, a seguirla in tutto!... Ci vuol altro!
Provi questa volta a non badarle!
Fatta la sua brava predica, la Luisa va in cucina e studia colla Pinella
ciò che può andar più a genio alla signorina per il pranzo.
Ma a pranzo siamo daccapo. Elena non mangia. La signora Eugenia diventa
inquietissima: la Luisa guarda la signorina con una faccia esterrefatta
e non ha più nemmeno il coraggio di brontolare.
Ricomincia l'interrogatorio della mammetta:
-- Che hai?...
-- Niente.
-- Ma perchè non mangi, se non hai niente?
-- Perchè non ho fame.
Un lungo silenzio, una grande occhiata furtiva alla Luisa, poi la
signora Eugenia torna daccapo:
-- Ma perchè non hai fame?
-- Perchè di no!... Perchè non posso sempre aver fame, non posso sempre
aver voglia di ridere, di parlare come una macchinetta!
Scoppia in lacrime, e corre di sopra: si chiude nella sua camera e va a
letto.
Questa volta è la Luisa che, ad onta di tutte le sue prediche, ha
bisogno di essere confortata dalla signora Eugenia.
-- No, no! Non c'è da impressionarsi, Luisa, non è niente!... Forse è
arrabbiata perchè il signor Francesco è andato via, senza nemmeno
venirci a salutare.
-- E in questo la signorina ha ragione! Un momento... poteva lasciarsi
vedere!
La mattina dopo la signora Eugenia, già vestita per partire, in
cappellino e colla borsetta solita dei suoi viaggi a Milano, entra in
camera di Elena e spalanca le finestre.
Elena non dorme e vedendo la signora Eugenia in cappellino, si rizza sui
gomiti, domandandole stupita:
-- Dove va?
-- A Milano. Oggi è l'undici d'agosto. Prendo la diligenza al Molino
Nuovo, senza andare in paese, per far più presto.
-- Torna per il pranzo?
-- Prima, prima! Spero prima! Ti ho svegliata io?
-- No, no.
-- Non volevo partire senza vederti, senza darti un bacio. Ieri... -- La
signora Eugenia si china sul letto, passa un braccio attorno la vita di
Elena e le dà il bacio stringendola forte contro il cuore: -- Ieri non ti
si poteva parlare... eri in collera anche colla mammetta... Lasciami col
cuor tranquillo; dimmi tutto, gioia cara... Che hai?
Elena bacia la signora Eugenia sui capelli, la bacia più forte sulla
bocca: poi fa uno scatto, come un singulto, le butta le braccia al collo
e piange.
-- Gioia! Gioia! Gioia mia! Gioia cara! Ma che hai? Che hai? -- La signora
Eugenia si dispera e piange anche lei.
Elena solleva la testolina scotendola per liberarsi la faccia dai
capelli che la coprono tutta e coprono anche il cuscino come un'onda
nera rilucente, e guarda fissa verso la finestra dalla quale si scorge
la villa Roero.
-- È partito! Non torna più!
-- Chi? -- Esclama la signora Eugenia spaventata, pensando al Nino Moro.
Elena continua a fissare la finestra e le lacrime le cadono copiose
dagli occhi:
-- Non torna più, più, più!... Oh lo sento! È stata lei, di nuovo lei!
Sempre lei!
La signora Eugenia si rizza attonita, osservando Elena. Finalmente
comincia a capire qualche cosa.
-- Il signor Francesco?
Elena raggrotta le ciglia, i suoi occhi hanno un lampo di collera mentre
continua a fissare la finestra:
-- Donna Stefania, capisce?... È stata lei!
-- Donna Stefania?... -- La signora Eugenia passa dallo stringimento di
cuore alla maraviglia. -- Che cosa ne sai?... Chi ti ha detto?... -- In
fatti, il nome di quella signora non era mai stato pronunziato fra loro
due.
-- Gli ha telegrafato lei!... Quella là! È stata lei a chiamarlo a
Milano!.. Ancora, da capo! Ancora lei! Sempre lei!
-- Ma.... come hai potuto sapere di chi era il dispaccio arrivato al
signor Francesco?... Chi t'ha detto....
-- Niente! Nessuno!.... Si capisce da sè! È tanto chiaro! Vuole una
prova?... La prova è questa: che non è venuto a salutarmi!... Non è
venuto a salutarmi perchè il dispaccio era di donna Stefania!... Non è
venuto a salutarmi perchè non torna più! -- Elena dà un grido disperato
che squarcia il cuore alla povera signora Eugenia. -- Non torna più! No!
No! Non torna più! -- E la povera fanciulla si scioglie con impeto dalla
signora Eugenia e si butta attraverso il letto singhiozzando
convulsamente.
La signora Eugenia è rimasta immota, come impietrita, fissando Elena.
Elena ama! Elena è innamorata! Innamorata del signor Francesco!
La verità si fa strada, a poco a poco, si fa chiara in lei, nel suo
cuore, con una commozione profonda.
Elena è innamorata!... È innamorata del signor Francesco!
Ella continua a fissare quel corpo così giovine e fiorente che si
dibatte attraverso il letto nello spasimo, nella convulsione dei
singhiozzi e ripensa con angoscia indicibile a sè stessa, ad un giorno
ormai lontano. Lo ha amato anche lei il signor Francesco, ma lei non ha
mai potuto piangere così dirottamente, non ha mai potuto abbandonarsi
così francamente, così apertamente, nella bella schiettezza dell'amore e
del dolore.... Oh, se anche lei avesse conosciuto a vent'anni il signor
Francesco e avesse potuto disperarsi così!.... Allora sarebbe stata come
Elena, nel pieno diritto di amare, nel pieno diritto di soffrire.... Ad
un tratto si sente un nodo di pianto salire dal cuore alla gola..... Ha
un impeto, uno slancio, una frenesia, si butta addosso ad Elena, la
solleva, scosta tutti i capelli che ostinatamente gliela nascondono, e
le copre la bocca, le gote, il collo, il seno di baci e di lacrime,
stringendola con passione, con ardore, con violenza:
-- Ama! Ama! Ama! Creatura mia! Gioia! Tesoro! È l'amore tutta la
bellezza della vita! È l'amore tutta la vita! Gioia! Tesoro! Cara! Ama!
Ama! Dovesse l'amore farti versare tutte le tue lacrime, benedette le
lacrime!... Ama sempre, a costo di morire! Oh meglio per una donna
morire d'amore che vivere senza amore!
Elena si acqueta un po' e comincia a poter dire qualche parola
balbettando:
-- Pensi... vedrò ancora la villa chiusa... tutta chiusa... Dio! Dio! Che
silenzio! Che vuoto! Che angoscia!
-- Spera...
-- Che cosa posso sperare?
-- Non so.... non so dirti.... Ma oggi voglio vederlo.... a Milano....
vado a cercarlo a Milano....
Elena ha un lampo negli occhi e arrossisce con un moto istintivo di
pudore.
-- No!... No!... E poi?... Ci sarà sempre _quella là_!
-- Ma ci sei tu adesso! Tu così giovine, tu così bella!
La signora Eugenia ha detto ciò con un grido di ansietà e anche di
speranza. È proprio vero: _quella là_ fa paura anche a lei; ma tosto
sembra rasserenarsi e una gran luce, una gran fede le illumina gli
occhi.
-- La mia mamma.... m'ispirerà... Andrò prima dalla mia mamma!... Sentirò
la mia mamma, e quello che mi dirà lei di fare.... farò!
La povera bimba guarda la signora Eugenia, e tutta quella bontà, quella
sicurezza, diffondono anche nella sua anima un raggio di speranza.
-- La saluti anche per me, la sua bella mamma... tanto tanto! Le dia un
bacio anche per me!
Si alza sul letto, si stringe con un braccio al collo della signora
Eugenia e le bisbiglia in un orecchio:
-- _Quella là_... ha fatto piangere anche lei, signora Eugenia!
La signora Eugenia si scosta fissando Elena. Elena risponde accennando
di sì colla bella testina rotonda:
-- Sì, Lulù.... ha sempre capito tutto!
Le due donne si abbracciano ancor più strettamente e i bei capelli
bianchi e i bei capelli neri si confondono insieme, come si confondono
le due anime in un solo dolore, in un solo amore.