II.

Malinconia.

In quell'estate, col gran caldo, la signora Eugenia ha cominciato a

prendere un piccolo vizio: dopo colazione siede nell'angolo fresco della

finestra, sotto la scrivania, sfoglia un vecchio fascicolo della _Revue

des Deux Mondes_, e poi subito -- trac -- piega la testa e fa il suo bravo

pisolino d'una mezz'oretta.

Un giorno, per altro, mentre la _Revue_ le è appena caduta dalle mani

sulle ginocchia, è destata bruscamente da un'interrogazione della Luisa.

-- Ma lei, signora, dica un po'... non ha proprio capito che cosa c'è di

nuovo?

-- Capito?.... Di nuovo?.... Che cosa c'è?

La Luisa, che ha quasi finito di sparecchiare, si avvicina con aria di

mistero, ripiegando un tovagliolo:

-- Ma sicuro! Non ha capito il vero motivo di tutte le lune, di tutte le

stranezze del signor Nino? Non ha ancora capito niente?

-- Io no... cioè sì! A Milano gli hanno montato la testa colla politica!

-- Ma che politica! Ma che Milano! Qui! -- La Luisa abbassa la voce, e si

curva un poco, parlando all'orecchio della padrona: -- La signorina

Elena!

-- Come?...

-- È innamorato morto della signorina!

La signora Eugenia, che alle prime parole aveva spalancato gli occhi,

balza in piedi spaventata.

-- Diventi matta!... Non farti nemmeno sentire! -- E guarda dalla

finestra, inquieta, spiando il ritorno di Elena che è andata nel brolo a

portare al coniglio il suo piatto di bucce.

-- Non sono matta, no! Soltanto, io ci vedo bene, e lei, invece, ha

bisogno di occhiali.

-- Di' su presto! Prima che torni Elena! Spiegati!

-- La paglia vicina al fuoco!... Il signor Nino ha preso fuoco! Sfido io!

A noi non fa colpo, perchè l'abbiamo sempre sotto gli occhi!... Ma non

sa che s'è fatta una bellezza?... Fosse soltanto due dita più alta!

-- Non far chiacchiere! Sempre chiacchiere! Chiacchierona insopportabile!

che cosa hai saputo? Che cosa hai visto? -- La signora Eugenia dà

un'altra occhiata dalla finestra, poi ripete più forte: -- Fa presto!

-- Che cosa ho saputo! Che cosa ho visto!.... Non ci son fatti precisi da

poter raccontare! Guardi anche lei, la prima volta che vien qui il Nino

Moro! Sopratutto quando la signorina gli rivolge il discorso; quando gli

dà la mano! Guardi, e vedrà, e saprà tutto anche lei! L'amore e la tosse

non si nascondono!

-- Ma Elena?... Elena?...

-- Da questo lato, stia tranquillissima. La signorina, in certe cose, è

ancor più ignorante di lei, che è tutto dire! Si conserva un bicchier

d'acqua in ghiaccio! Io le sto accanto, non la sento mai in tutta notte!

Tira dritto filato le sue otto ore di sonno -- beata lei! -- svegliandosi

la mattina allo stesso posto dove si è addormentata la sera!

-- Silenzio, allora! Non una parola ad Elena del Nino! Che non sospetti

di niente, per amor di Dio!

-- Ma se non sospetta nemmeno che gli uomini possano cominciare a

innamorarsi di lei!

-- Per questo appunto... le prime impressioni... Chi sà che turbamento!

Che sconvolgimento!

-- Io non parlo! Io, del resto, non parlo mai con nessuno!... Basta che

un giorno poi... non finisca a parlar quell'altro!

-- Eccola! Sst!...

-- Sst! -- risponde la Luisa, alzando la mano in atto di fare giuramento.

Elena entra di corsa, cantando e rischiarando tutta la saletta col

vestito di batista color rosa; poi si ferma dinanzi alla signora

Eugenia, mostrandole giuliva il piatto vuoto:

-- Guardi, mammetta! Mangiato tutto! Che appetito, oggi, il mio Rolando!

-- Rolando è il nome dato al coniglio. -- E non zoppica quasi più! Le

compresse han fatto miracoli! Ma, sai, Luisa?... Dobbiamo continuare

ancora un bel pezzo, almeno tre volte al giorno!

La signora Eugenia e la Luisa si scambiano un'occhiata sorridendo:

ancora non c'è proprio nessun pericolo. Elena non ha capito niente di

niente.

Però il pericolo c'è sempre, dall'altra parte. Se il Nino Moro fa

qualche sciocchezza?

Il pisolino per quel giorno è mancato. La signora Eugenia è in tutte le

pene.

-- Che cosa fare?... Trovare la persona e il modo per parlargli?... Per

dirgli che cosa?... La Luisa non ha riferito nessun fatto positivo. Non

si può proibire ad un giovinotto di cambiar di colore e di confondersi

dinanzi ad una ragazza.... e non si può proibire a nessuno

d'innamorarsi!

La signora Eugenia fa un lungo sospiro: pensa a quel suo quarto d'ora,

quando anche lei è stata una vecchia matta!

-- Basta, -- conclude poi, -- speriamo bene. Sabato sera o domenica,

l'avvocato Olivieri tornerà a Lodignola: sentirò l'avvocato.

Intanto, in que' giorni, invece di mandar a chiamare e di adoperare il

Nino Moro, fa sempre sgambettare il povero Nicodemo dalla casa vecchia

al caseificio, dalla latteria alle scuole.

Il pensiero che più la conforta è quello del signor Francesco.

-- Ha promesso di venire a Lodignola!... Lui può accomodar benissimo

tutto quanto! Lui sì! Può allontanare il figlio del suo fattore, con una

scusa qualunque. Il signor Francesco ha un altro stabile in Piemonte:

può mandarlo in Piemonte per un paio di mesi.

Doveva essere un grande avvenimento quell'arrivo del signor Francesco a

Lodignola! La signora Eugenia faceva già in suo onore, spese

straordinarie. Aveva scritto al Beltrami, ordinandogli due paia di

stivaletti. Due alla volta, nientemeno. Un lusso strepitoso! Un paio, di

pelle gialla, di bulgaro, per le passeggiate, e l'altro, un magnifico

paio di pelle verniciata, per la sera.

Pensandoci, aveva impeti di gioia e rideva tra sè.

-- Voglio proprio fare la mia brava figurona! E, pur troppo, l'unica cosa

ormai che mi sia rimasta, come una volta... l'unico mio vanto, sono i

piedi!

Le mani cominciavano a diventare un po' secche, un po' gialle. Aveva

provato a usare, invece del sapone, una certa pasta inglese all'ireos,

ma...

-- Ci vuol altro che pomata per ammorbidire i sessant'anni!

L'avvocato Olivieri arriva puntualmente al sabato sera, ma la signora

Eugenia aspetta a parlare del Nino Moro, quando Elena è andata a letto.

La buona donna, nel raccontare la grande scoperta della Luisa, sembra

disposta a compatire il povero ragazzo; ma l'Olivieri, invece, appena

sente di che si tratta, monta su tutte le furie.

-- Furbo, il villano! Senza un soldo, agguantare ottantamila lire di

dote, è un bel fare il socialista!

La signora Eugenia protesta altamente:

-- Lei va subito a pensar male! Subito la dote! Subito l'interesse!

L'amore, secondo lei, non dovrebbe nemmeno esistere a questo mondo! Ma

se non può più esistere per me, che sono vecchia, e nemmeno per lei che

ha fatto ormai le sue campagne, può esistere benissimo per il signor

Nino, il quale non ha che vent'anni; e la mia Elena è tanto bella e ha

tante buone qualità da far colpo anche per sè stessa, senza la dote.

L'avvocato, col viso torvo, rabbioso, non bada nemmeno a quella vecchia

esaltata e romantica! Lo colpisce soltanto il nome di Elena.

-- Appunto! La signorina Elena! Elena... -- Nel far la domanda, un senso

d'angoscia subentra alla collera, diventa un po' pallido e cerca le

parole. -- Elena... ci pensa?

-- Ancora no, per fortuna! -- Gli occhi della buona signora sfavillano di

tenerezza e di contentezza. -- Ancora non pensa che a Rolando! Ma,

capirà, è un momento! Basta una parola, una semplice occhiatina.

-- Sicuro! Bisogna far presto! Subito! Cacciarlo fuori dei piedi!

-- Adagio, adagio! Andiamo adagio! Cacciarlo via, perseguitarlo in

qualunque modo, oltre che ingiusto, sarebbe anche imprudente. Se Elena

venisse a saperlo? Caro mio, in amore come in politica, non bisogna mai

fare dei martiri! Tanto più poi che, da parte sua, il signor Nino si

contiene non solo prudentemente, ma nobilissimamente.

L'Olivieri alza le spalle con una risata ironica e la signora Eugenia si

riscalda.

-- Nobilissimamente! Sissignore! Schiva tutte le occasioni di trovarsi

con Elena e non si fa quasi più vedere nè qui, nè in paese.

L'Olivieri continua a sogghignare.

-- In nome della poesia e del romanticismo, lei, magari, sarebbe anche

capace di dar Elena in moglie a quel tanghero... ad un contadino!

-- Cioè, scusi tanto, avvocato: in questo caso toccherebbe proprio a lei

a dargliela in moglie, in nome della sua democrazia!

-- Ma come c'entra qui la democrazia?

-- Oh, so anch'io che qui non c'entra affatto! -- Anche la signora Eugenia

sorride ironicamente. -- La democrazia ce la facciamo sempre entrare per

far discendere fino a noi chi sta più su... ma quando si tratta, invece,

di far salire fino a noi chi sta più giù, allora la mandiamo a spasso e

si diventa magari aristocratici!... Tuttavia, giudizio per carità! Che

Elena non se ne accorga e che sopratutto non abbia da compiangere il suo

innamorato. Guai! Di tutti i democratici, l'amore, quando ci si mette, è

il democraticone più vero e più sincero. Io non voglio certamente che

Elena sposi il signor Nino. Mai, mai! L'idea sola mi spaventa. Diversità

di condizione, diversità di educazione. Elena merita molto e molto di

più, siamo d'accordo. Ma per questo non si deve odiare il povero

ragazzo. Tutt'altro! Se si è innamorato... è una disgrazia, non è una

colpa. Elena è bella, buona, affabile, un tesoro. Se anche noi, tutti,

ne siamo mezzo innamorati!... Quel povero diavolo non è corrisposto, non

ha una sola speranza, non osa nè parlare, nè farsi vedere. Lui, come

lui, fa pietà e merita tutta la simpatia.

-- Brava! Anche la simpatia! -- Borbotta l'avvocato.

-- Sicuro! Tutta la simpatia! È nel suo diritto, se è innamorato, se ama!

Ha vent'anni! Direi anzi che fa il suo dovere. Sì, perchè è a vent'anni

che si deve amare! Allora l'amore è bello, allora l'amore.... è amore,

anche se ci fa soffrire, anche se ci fa morire. -- La signora Eugenia è

commossa e sospira. -- È quando siamo vecchi, amico mio, che diventa

peccato! Quando siamo vecchi, allora no; allora non abbiamo più diritto

di perder la testa; allora si diventa matti e ridicoli!

La signora Eugenia parla sempre per sè, solo per sè, tornando col

pensiero indietro di dieci anni; ma quell'altro arrossisce per conto suo

sotto la barba e fino alla radice dei pochi capelli che gli son rimasti.

Che la signora Eugenia abbia indovinato, abbia scoperto ciò che lui

stesso comincia appena, con un senso quasi di terrore e di

sbigottimento, a confessare a sè stesso?

Appunto, anche quel giorno, in carrozza, in tutto il viaggio da Milano a

Lodignola, egli non aveva fatto altro che sottrarre _diciotto_ da

_trentotto_. Ahimè! Restava sempre quel numero terribile: _venti_. Una

ventina d'anni di diversità! Aveva spinto i diciotto di Elena a

diventare quasi diciannove.... Aveva tirato indietro i suoi trent'otto

fin quasi ai trentasette.... Ma la differenza era sempre troppo grande.

Quando Elena avrebbe avuto trent'anni, l'età del fuoco, lui ne avrebbe

avuto cinquanta.... l'età della cenere!

Adesso, tutte queste cifre tornano a ballare nella testa del povero

avvocato. Egli guarda inquieto la signora Eugenia: -- Che abbia inteso di

fargli un rimprovero, di dargli un avvertimento? Ma si conforta subito:

-- No! No! Non è donna capace di sottintesi, capace di lanciar frecciate.

Mi avrebbe dato addirittura del pazzo, senza tanti complimenti. Perchè è

proprio così: non sono altro che un pazzo!

L'avvocato passeggia su e giù per la saletta immusito e a capo basso....

come i cani della villa Roero.

-- Tanto arrabbiarsi contro il Nino Moro! -- Continuava a pensare tra sè.

-- Ha ragione la signora Eugenia. Ed io?... sono ingiusto! Io... peggio

di lui! La diversità della condizione? Ma che cosa sono le mie poche

migliaia di lire messe da parte, il mio studio bene avviato, in

confronto de' suoi vent'anni? La coltura? L'educazione?... L'amore fa

tanti miracoli, quando si hanno vent'anni!

La signora Eugenia l'interrompe:

-- Senta, avvocato!

-- Che c'è?

-- Il signor Francesco è il solo che può metter tutto a posto. Con una

scusa, con un incarico qualunque, può allontanare il giovinetto da

Lodignola per tre o quattro mesi..... e il tempo e la lontananza

accomodano ogni cosa. Siamo ancora, fortunatamente, affatto in

principio. Una simpatia, un po' di bruciore; ma, come diceva anche la

Luisa, non può essere amore disperato. Il giovine non sarebbe in tal

caso, tanto prudente, tanto timido.

-- Va bene. Parlerò con Francesco. Domani sera vado a Milano; lunedì

mattina andrò subito a cercarlo.

-- Ma no! Aspettiamo che venga a Lodignola.

-- Francesco a Lodignola? Se non ci vien più! Non ci pensa nemmeno!

Il bel viso, fresco e pieno, della signora Eugenia esprime un grande

stupore, una dolorosa mortificazione.

-- Non vien più a Lodignola?... Allora è tornato a Borgoprimo? Il signor

Arcolei è guarito?

-- Ma che Borgoprimo! Che Arcolei!... Don Giulio va sempre di male in

peggio, e la moglie esemplare, l'ammirabile donna Stefania, non

abbandona un solo istante la camera del marito! Francesco è a Milano! Si

diverte a Milano col Faraggiola e coll'Estensi: tutti e tre a far gli

scapoli! Mi dicono che frequentano i teatri di second'ordine, i

caffè-concerti e si divertono colle ragazze... di buona volontà!

-- Il signor Francesco?

-- Francesco, appunto! E dovrebbe, invece, far giudizio, perchè ha due

anni più di me!

L'avvocato ripete così il suo ritornello favorito; ma questa volta lo fa

solo per abitudine.

Si sente vecchio quella sera, vecchio e stanco. Non vede l'ora di

cacciarsi in letto.

-- Buona notte, signora Eugenia. Combineremo domani che cosa dovrò dire a

Francesco.

-- Buona notte! A domani.

Anche la signora Eugenia è rimasta senza parole.

Ciascuno va in cerca della propria candela e l'accende, sopra pensiero.

Si danno la mano, si augurano ancora la buona notte e poi si voltano le

spalle e, senza più dire una parola, l'Olivieri attraversa il corridoio

a terreno per entrare nella sua camera e la signora Eugenia sale al

primo piano, dove è la sua.

-- Due anni più, due anni meno, che importa! -- Mormora l'Olivieri mentre

comincia a svestirsi, e fa un sospirone così lungo, che gli vien su dal

fondo dell'anima. -- I vent'anni del Nino Moro! Ecco la gioventù! Eppure

anche lui, con tutta la sua gioventù, a quest'ora deve essere rabbioso

come un cane!

Sospira anche la signora Eugenia, mentre rimbocca le coperte del

lettuccio; sempre quello suo antico, da ragazza, che si è portato con sè

da Milano.

-- Che scema! Che matta! Speravo tanto nel caso, nel tempo, che lo

allontanassero da quella donna!... Perchè poi?... avrei dovuto pensare

che dopo quella... ce ne sarebbe stata un'altra. Povero Nino!... Se è

proprio innamorato, come dice la Luisa, deve soffrire assai!

È verissimo quanto ha riferito l'avvocato Olivieri. Il Roero non si

muove da Milano, perchè a Milano si diverte a «far lo scapolo» in

compagnia dell'Estensi e del Faraggiola. Sembra che sia un po' di

vacanza, capitata all'improvviso a tre vecchi collegiali: appena fuori,

non sanno da che parte andare. Aprono la bocca per tirare il fiato e

finiscono sbadigliando.

Da tanto tempo erano ligi ai voleri di donna Stefania, sempre così

rigorosa nell'orario! La sera specialmente!

Come avrebbero potuto passar la sera, lontani, fuor dal raggio di donna

Stefania?

Sempre agli ordini, sempre di servizio presso la baronessa Arcolei, o

nei dintorni della baronessa Arcolei, così a Milano come a Borgoprimo,

così al mare come in montagna, che cosa farsene, in che modo

approfittare di quella improvvisa libertà?

Sempre in tutto punto, anche moralmente, sempre colla serietà misurata

degli uomini importanti, sempre colla rigida freddezza dei grandi

modelli inglesi, sempre fissi cogli occhi sulla sovrana, movendosi a'

suoi cenni, respirando secondo ella batteva il tempo, largo o andantino,

si guardano adesso l'un l'altro, quasi sbigottiti.

Fino a quel giorno avevano vissuto tutti e tre, in politica, con la

visione delle tenebre e del precipizio, mancando oramai il provvido

puntello della forca. In arte, tutto il difficile e nessuna allegria:

alla _Scala_ quando si dava Wagner, al _Manzoni_ quando si dava Ibsen.

In pittura, non sane e gioconde nudità scaldate al sole, ma nebulose

pallidezze nordiche o magre e gelide allegorie di Botticelli londinesi.

E tutto ciò... da più di dieci anni.

Appena a Milano, il Faraggiola pensò subito di ripartire per la sua

villa coll'Estensi, e anche il Roero di andarsene a Lodignola. Più

lontani, no, per esser pronti alla prima chiamata da Borgoprimo.

Ma quella sera? Quella prima sera? Come far venire le undici?

È d'estate; di teatri aperti non v'è che la _Commenda_: vi si

rappresenta il _Paradiso_. Le _pochades_ erano proscritte e scomunicate

dai gravi personaggi di casa Arcolei. Pure, in ognuno dei tre, era

rimasta una reminiscenza eccitante di tutta la pornografia condannata in

quella commedia... La prima donna che mostrava grandi cose...

-- Andiamo a vedere... di che si tratta!

Ci vanno col broncio, sbadigliando alle prime scene per convenienza, ma

poi... -- tutto il loro mondo era lontano; il mondo elegante in Engadina;

il mondo politico a Carlsbad... -- potevano anche permettersi di ridere.

Ridono, in fatti, come matti, e al ritorno discutono animatamente la

prima donna, come se fossero in discussione le varie parti, i diversi

capitoli, del bilancio comunale.

Contentissimi della _Commenda_, risolvono di fermarsi a Milano un altro

giorno, vogliono avere un'idea anche dell'_Eden_.

-- _Le coucher de Jeannette?_

-- Che roba è?

Vanno all'_Eden_, e rimandano la partenza di giorno in giorno, finchè a

partire non ci pensano più. Introdotti da un senatore un po' monello e

incartapecorito protettore di ragazze, salgono nel minuscolo

palcoscenico, entrano nei piccoli camerini... e poi uno dopo l'altro,

come congiurati, le ragazze prima, il biondo senatore dopo, col suo

passetto di giovinotto galvanizzato, loro tre infine, si riuniscono in

un salottino riservato, a cena...

E finiscono col divertirsi a Milano, come non si sono divertiti mai.

Fanno ora i giovinotti, e anche i giovinetti: capriccetti, dispettucci,

bacettini, gelosiette...

È una Milano tutta nuova, che avevano avuto lì a due passi e che non

avevano mai conosciuta, così vicina e così lontana da casa Arcolei, da

quell'ambiente di sonnolenza, da quello stringimento di tutti i freni!

Naturalmente fingevano anche, qualche volta, di annoiarsi, di patire il

caldo; si mostravano addolorati per donna Stefania e inquieti per don

Giulio; brontolavano di dover restar lì a Milano, perchè Milano è vicina

a Borgoprimo.

E intanto il biondino senatore annunciava loro il _Catenaccio_ alla

_Commenda_ e all'_Eden_ l'arrivo della Lola Faller, nientemeno! Una

maraviglia! Eccellente ragazza! Nella danza serpentina, una apparizione!

Nel _Coucher d'une jeune mariée_, carina, carina, irresistibile!

-- Vi presenterò subito. Ho avuto io l'incarico di trovarle un

appartamentino pieno di discrezione...

Ed è così che Francesco Roero abbandona l'idea di passare qualche giorno

a Lodignola.

Del resto egli non avrebbe mai supposto nè immaginato gli effetti

prodotti alla Casa Vecchia dalla sua permanenza in città.

-- Ci siamo! -- Dice una mattina la Luisa, sempre colla sua aria di gran

mistero, alla signora Eugenia.

-- Come ci siamo?

-- La signorina ci casca.

-- Ci casca?

-- Sicuro. C'è un grande cambiamento. Ma non se n'è accorta anche lei,

signora Eugenia?

-- Elena?...

-- Da qualche giorno non canta più, è meno allegra.

-- È vero.

-- Non salta, non grida, non corre. Fa invece delle lunghe passeggiate

solitarie.

-- È vero.

-- Continua a mangiare con buon appetito, questo sì; ma rimane

indifferente a tutte le mie improvvisate, e non si occupa più del povero

Rolando.

-- Ma pure... il signor Nino, qui, non ci viene quasi più. Non si vedono

mai.

-- Che si vedano o non si vedano, io non so. Un cambiamento c'è; questo è

sicuro. Ci stia attenta anche lei.

Poco dopo, Elena entra silenziosa nella saletta, a passo lento,

coll'aria svogliata; ha una lettera in mano.

La signora Eugenia le aveva detto di scrivere al signor Francesco,

pregandolo di voler venire a Lodignola, come aveva promesso tempo

addietro anche all'avvocato Olivieri, per assistere alle feste del

saggio scolastico.

-- Hai scritto. Elena? -- La signora Eugenia si mette a fissare la

giovinetta con uno sguardo più inquieto che scrutatore.

-- Sì. Vuol leggere? -- E fa per darle la lettera.

-- No! No! Figurati! Sono certa che gli avrai scritto una bellissima

letterina, con tutto il tuo cuore. Devi voler molto bene al signor

Francesco... E ricordati, per il tuo avvenire e per la tua felicità,

devi promettere a te stessa di fare in modo di obbedirlo sempre, in

tutto, e di amarlo sempre... più di tutti.

La fanciulla alza i suoi occhioni interrogativi in faccia alla signora

Eugenia... poi commossa le butta le braccia al collo, la bacia, la

stringe, muta, con espressione profonda di mestizia, e se ne va

lasciando la povera donna ancora più inquieta.

-- Oh Dio! Dio! Se la Luisa avesse proprio indovinato! Se incominciasse

anche lei ad innamorarsi del Nino!

Elena porta ella stessa la lettera per il Roero alla posta vicina.

... No, non gli ha scritto con tutto il suo cuore! Il suo cuore, lo ha

fatto tacere... Gli ha scritto due paginette stupidissime. Prima di

tutto, scrivergli di venire per il saggio, era già una cosa sciocca per

sè stessa... e poi sentiva di essere irritata, di essere molto in

collera contro il signor Francesco. No! Egli non le voleva più bene!

Come l'aveva dimenticata! Adesso quella signora cattiva non ci entrava

più... Adesso era lui, proprio lui, soltanto lui, che non pensava

nemmeno di venirla a vedere. Era lui, adesso, il cattivo che non le

voleva più bene, il cattivo che l'aveva dimenticata!

Guarda la lettera, scrollando il capo, mentre la lascia cadere nella

cassetta:

-- Va! Va! Va pure a Milano anche tu, lettera stupida! Sei la lettera che

egli si merita, nè più, nè meno.

Ritornando alla Casa Vecchia, fa un'altra strada e passa dinanzi alla

scuola per vedere se son cominciati gli addobbi per la festa del saggio.

Trova tutti in grandi faccende e il signor Nino che dirige il lavoro.

-- Povero Nino! -- Pensa fra sè, vedendolo. -- Se mi ama davvero, deve

soffrire anche lui!

Gli si avvicina gentile, domandandogli molti particolari, e lodando

tutto quanto egli ha fatto. Non per civetteria, ma per bontà... per

pietà.

Il giovine è diventato pallido. Il pallore, in quella faccia bruna, dà

l'impressione di una sofferenza più acuta. E nel rispondere alla

fanciulla, il suo sguardo è dubbioso, la sua voce trema... Povero Nino!

Ella partendo gli stringe la mano, e quando è di nuovo sola, nel

viottolo ombroso che sale alla Casa Vecchia, cammina lenta, pensierosa.

L'anima le trema, come presa da uno scoramento ignoto, profondo,

indefinito...

-- Se proprio mi vuol bene... quanto deve soffrire anche lui!

La Signorina: Romanzo · 第 37 / 50 题