Come l'assassino dopo vibrato il colpo nell'ombra, ero fuggito. Tutta
la notte ero incessantemente fuggito: e sempre invano, poichè avrei
voluto poter fuggire me stesso, o poter credere che fosse un sogno
d'inferno quello che m'era balenato alla mente.
Ed era invece realtà vera, irrecusabile, indistruttibile!
In una di quelle malvage sere in cui quasi un'altr'anima entrava in
me, briaca de' fumi di una immonda passione--in uno di que' turpi
abbracciamenti in cui io saziava, latrando, i pruriti di quella
lebbrosa passione--io aveva generato un essere. E questo essere
maturava ora nelle viscere di quella donna, succhiando i germi del
vizio e dell'abbrutimento. E sarebbe un giorno venuto alla luce--chi
sa con che anima!--e sarebbe stato _mio figlio!_
In nulla avrebbe egli potuto appartenermi, poichè nulla di veramente
mio avevo dato a quella donna, poichè in quell'infame connubio non
avevo portato che la feccia, putrida e fetente, di me stesso. Non un
palpito, non un guizzo, una scintilla, un alito del mio vero _io_:
nulla! E tuttavia egli sarebbe stato _mio figlio!_ Egli m'avrebbe
forse fisicamente rassomigliato. Io avrei forse riconosciuto in lui
l'ampiezza della mia fronte, il color de' miei occhi, il taglio della
mia bocca. Tutto avrebbe gridato contro di me. Avrei dovuto posargli
una mano sul capo e benedirlo, e accoglierlo fra le mie braccia, e
serrarlo al mio petto: e questo mentre la mia anima lo repudiava,
mentre tutte le fibre del mio cuore lo respingevano con un fremito di
repugnanza e di orrore!
E l'enorme schifosa macchia non si sarebbe mai più cancellata; e la
sorda, occulta, inconfessabile angoscia, non avrebbe avuto fine mai
più!
Addio! Tutto adesso veramente si spezzava, si sfasciava, ruinava.
Innocenza, purezza, serenità: tutto era distrutto, sommerso, perduto:
e per sempre!
Seduto in capo a quella ultima scalinata del molo con la testa fra le
mani seguitavo a guardare inebetito le acque nerastre, quando un nuovo
pensiero ruppe nella mia mente con un bagliore acuto e improvviso.
--E se fosse un colpo di astuzia? Se, approfittando della mia patente
inesperienza e del mio cieco confidente ottimismo, ella m'avesse fin
dal principio ingannato? Ed io, nell'esaltato travaglio di quella
crisi morale, avessi soggiaciuto a dei ridicoli rimorsi,
prosternandomi davanti a un tipo quasi ideale di rejetta e vinta nella
diseguale lotta della vita: un tipo che io stesso con le mie mani
commosse di reverenza mi fossi foggiato, mettendolo al posto della
realtà volgare ed urtante?--Quando ella s'era vista lasciare, non
s'era mossa, per corrermi dietro. In nessun modo m'aveva cercato. Non
aveva messo una lacrima, non aveva proferito una parola che tradisse
il desiderio di ripossedermi.--O non era forse questo il mezzo più
efficace e più sicuro per riattirarmi?--Nel darmi adesso il terribile
annunzio, aveva con bel garbo insinuato che sua madre verrebbe a
trovarmi. E se una intesa esistesse fra la figlia e la madre? Se tutto
ciò non fosse che una losca farsa architettata a' miei danni? Se non
fosse che un triviale ricatto?
Considerando simili ipotesi, facevo come colui che sogna cose
meravigliose e felici, e mentre loro sorride con gli occhi, in cuore
già s'attrista, mòrso dal dubbio di sognare, e piange pensando che
l'alba presto verrà a spazzar le rose e gli ori, e a spargere ovunque
cenere fredda.
Misero me! Ciò che soprattutto mi aveva colpito, osservando la figura
morale di lei, non era forse quel profondo marchio di sincerità che
improntava ogni sua manifestazione? Ciò che m'aveva intimamente
toccato, non era quella totale rinunzia ad ogni speranza, quella
rassegnazione spruzzata quasi di sprezzo e di scherno, ma grondante di
segrete lacrime amare?--Come una di quelle creature a cui i soverchi
pesi della vita e i procellosi urti della sventura han logorate e
svigorite le molle del volere, ella era venuta a me quasi senza
resistenza, illudendosi forse per un attimo di potersi scaldare a una
fiammata di affetto. Aveva un istante creduto alle mie ribalde parole;
e m'aveva aperte le braccia.--Ma appena io, vergognandomi di me
stesso, m'ero levato e codardamente allontanato,--ella aveva
incrociate le braccia sul suo smunto seno, ed aveva abbassata la
testa: rigida e muta come una statua di pietra.
Ed era costei quella a cui, per supremo oltraggio, attribuivo ora una
bassezza che solo la mia mostruosa perversità poteva concepire!
Oh come accanto a me appariva ella grande, nella coscienza della
propria irreparabile abiezione e nell'austera fierezza del proprio
sdegno!
E come invano io annaspava e lottava per distornar dal mio capo la
giusta e severa condanna!--Mani e piedi incatenati dovevo, co' miei
occhi, assistere al mio perpetuo supplizio!
Perpetuo, mi dicevo. E tuttavia non credevo, non mi risolvevo a
credere.--Chi sa! Il pauroso essere ancora non era venuto alla luce.
Appena esisteva nel grembo di lei come informe embrione privo di
coscienza, e che nulla aveva di umano. Se la Natura, provvida, prima
che raggiungesse il suo completo sviluppo, l'avesse distrutto? O se la
mano di colei, in un istante di criminosa demenza, si fosse rivolta,
per odio a me, contro il frutto delle proprie viscere?
Ma infine un'altra via mi restava: una via obliqua e obbrobriosa, ma
facile e sicura.
Il tremendo segreto era posseduto da una sola persona al mondo dopo di
me: e costei non era degna di fede!
Impunemente io avrei potuto rinnegar la paternità di quell'essere.
Davanti a tutto il mondo avrei potuto giurare, con la fronte levata,
senza arrossire, senza battere ciglio. Avrei potuto rimaner l'_unico_
testimone della mia infamia: e vivere, come tanti miseri fanno,
stringendo un losco mercato con la propria coscienza.
Chi sa!
Il tempo avrebbe, forse, mitigata l'acre acerbezza di tutte quelle
cose. Io mi sarei allontanato da quei luoghi e da _lui_. Mi sarei
ricacciato in braccio all'Arte ed ai miei folli sogni.--O forse,
ribellandomi arditamente alla schiavitù di quel selvaggio feroce
egoismo a cui avevo fino allora aggiogata la mia esistenza, mi sarei
innalzato ad una più nobile visione della Vita: mi sarei tuffato nelle
pure e fresche correnti di un sublime ideale altruistico: avrei ad
esso votato tutto me stesso: fino all'ultima stilla di sangue: e avrei
così ricomprata la mia dignità d'uomo e la mia pace....
Scoccavano le undici, quando mi tolsi di là per incamminarmi verso
casa.
La luna, di recente apparsa, spandeva dall'alto dell'opaco azzurro
sulla costa e sulla macchia del paese la sua bianca e fredda luce.
Salire su per lo stradone squallido, sotto la bianca e fredda luce;
riaprire il cancello stridulo, e ridestar gli echi della villa
dormente, doveva essere una cosa carica d'immensa tristezza.
Col piede sul gradino del cancello mi arrestai, la testa nelle mani,
esitando.
Poi mi feci animo: sospinsi il battente, traversai, come un ladro, lo
spazio ghiaioso, ed affrontai la lunga scala.
La voce del cucùlo che cantava nascosto nel folto dell'oliveto; una
folata di vento che passò sul mio capo improvvisa facendo stormire gli
alberi; una foglia secca che cadde, roteando, a' miei piedi: tutto ciò
mi riempì di spavento. Quando giunsi sul terrazzo, e potei co' miei
occhi accertarmi che il sedile sotto il mandorlo era vuoto, respirai.
Già in fondo alla scala avevo trasalito, al pensiero di trovarvi mio
fratello immobile, con le mani conserte, come un giudice, a domandarmi
ragione!