storica di una grande chiesa di autorità e di dominio. Una acuta e
serena critica storica, come quella compiuta dal Loisy nel suo
volumetto rosso: _L'Évangile et l'Église_, vi dirà che così come fece,
nelle condizioni storiche date, il cristianesimo doveva operare e
durare, diventando cattolicismo e Chiesa romana. Il riconoscimento di
questa verità storica non ci vieta di asserire una più alta verità
spirituale; che, cioè, questo trasformarsi e consolidarsi del
cristianesimo in Chiesa era parallelamente un distaccarsi di esso
dalla vivacità e profondità delle ispirazioni primitive, un ricadere
di queste nei vincoli temporalistici e farisaici dai quali il Cristo
aveva voluto con sforzo eroico distaccarle.
Ogni formula nuova del domma, frutto di lunghi affanni, è diminuzione
e vincolo all'indagine; ogni rito che si precisa e si fa automatica
ripetizione è impaccio ai liberi moti dell'anima; ogni incremento
dell'autorità del clero è professionalismo per la via del quale si
giunge a un punto in cui la Chiesa è divisa nettamente in due: un
immenso gregge di seguaci passivi e un piccolo numero di despoti e di
ministri; ogni nuova confusione di potere temporale e spirituale crea
nuove forme di coercizione delle coscienze e scinde l'atto spirituale
dalle forme esterne, obbligatorie e coattive.
Una certa libertà di vita si conserva nel cattolicismo sinchè mistici
si sottraggono, nel chiuso dei chiostri, al vigile contatto del
pontificato, e le lotte di questo col potere regio e imperiale
permettono diversità di atteggiamenti e di opinioni. Ma quando la
coscienza religiosa del nord, più profonda ed attiva, si stacca da
Roma e proclama la sua indipendenza, la Chiesa di Roma, nella
controriforma, si chiude sempre più nella sua tradizione di autorità e
di dominio dall'alto, di obbedienza supina e passiva nel basso; e
l'ordine dei gesuiti diviene la più chiara e terribile espressione di
questo spirito della decadenza¹.
¹ Questa rigida dottrina di autorità assoluta e di obbedienza
passiva avrebbe stremato il cattolicismo togliendogli tutti i
suoi seguaci, specie fra le classi che hanno una qualche
cultura, se non si fosse adottata una doppia misura. Vi sono, in
fatti, due cattolicismi: uno, esoterico, fondato sulla
obbedienza passiva, e nel quale si entra con una lunga
iniziazione nei noviziati o nei seminari; l'altro, essoterico,
per il laicato, al quale molto si concede; al quale anzi si
chiede solo, in sostanza, di essere strumento in mano del clero
per l'azione pubblica di questo.
E negli ultimi tempi la Curia di Roma accentua sempre maggiormente
questa tendenza, in contrasto aperto con quelle sopra descritte della
libertà religiosa e dell'unità alla quale si giunge per essa. Negli
atti del pontificato di Pio X noi troviamo documentate in forma
perspicua le posizioni centrali della teologia e della disciplina
romana: rigida immutabilità del domma, indagine scientifica limitata
dall'autorità e rivolta a conclusioni predefinite, dovere di
obbedienza assoluta di tutti ad un solo, al papa, su su per la
gerarchia del clero, anche in materie politiche e sociali; autorità
piena e perfetta della Chiesa anche sullo Stato e nelle costituzioni
civili, inanità e perversità di tutto quest'intimo affanno della
coscienza moderna dovunque essa tenti di tracciarsi vie che non sieno
le antiche.
E l'origine di questo sistema, logico e tenace fino all'assurdo, è
nella dottrina stessa della verità e della salute religiosa che la
Chiesa propugna; secondo la quale gli uomini sono di per sè cattivi e
schiavi dell'errore e del male, e la salute viene da un Dio esteriore
e sovrano il quale affida il magistero e il ministero alla gerarchia
cattolica; dalla quale quindi conviene essenzialmente dipendere ed
alla quale obbedire perchè essa, per diritto divino, dispensa i mezzi
della salute. Tutto, qui, Dio stesso compreso, passa in seconda linea
e si nasconde dietro l'istituto ecclesiastico; aderendo alla Chiesa le
coscienze si estraniano da sè, si sdoppiano, sostituiscono
all'interiore voce del divino spirito il precetto del confessore e del
superiore; la perfetta religione coincide col perfetto automatismo,
con la perfetta evirazione.
Di qui la condanna dell'_americanismo_, pel suo ritorno alle virtù
_attive_, della critica biblica che vuol essere seriamente e solamente
_critica_, della _democrazia cristiana_, proclamazione di autonomia
politica e sociale, del _modernismo_ in genere, rinnovazione interiore
e rinascita dei valori cristiani all'infuori del precetto e della
guida dell'autorità.
Nessuna libertà possibile, quindi, se non quella che sa uccidersi;
nessuna unità se non in questa eguale abdicazione di sè, in questo
ordine di Varsavia¹.
¹ Si sarà osservato, leggendo la cronaca dell'attività politica
dei cattolici, che essi parlano sempre di libertà: libertà del
pontefice, libertà della Chiesa, libertà della scuola.
E i loro fautori così come i loro avversari sono, novantanove
volte su cento, tanto ignoranti in materia che abboccano
all'amo; e taluni dei primi si infervorano sinceramente per la
libertà, e nell'animo dei secondi nasce un certo scrupolo che li
fa timidi.
Non solo: ma se qualcuno domanda davvero libertà per talune
delle molte categorie di vessati ed oppressi dal Vaticano in
maniera spesso brutale, ai clericali riesce facile lanciare il
grido: dagli al persecutore! ed esser creduti.
Sarebbe quindi dovere di ogni uomo onesto, il quale senta dalle
labbra di qualche clericale la parola «libertà», lanciargli in
viso risolutamente un «ipocrita!»
I clericali considerano invece come il loro peggiore e più
pericoloso nemico chi chiede la libertà anche per essi. La
libertà essi non la possono chiedere che per il papa e per la
Chiesa; vale a dire per la dogmatica sistematica, risoluta
negazione di ogni libertà.
Ma chi lotta per la libertà vera lotta anche per la loro
libertà.
Se così è--e voi non avete che a ricordare la storia recente del
modernismo ed a consultare gli atti del pontificato di Pio X per
persuadervi che così è--voi vedete come la lotta per la libertà
religiosa deve essere lotta contro questa tradizione e dottrina e
sistema, della libertà religiosa e di quanti la cercano comune
avversario.
La teologia, la liturgia, tutti i varî elementi della coscienza
religiosa e dell'istituto ecclesiastico romano debbono essere ammessi,
come ogni altra fede, a un giudizio sereno che ne riguardi i titoli e
il valore. La storia di Roma deve essere esaminata con occhio
imparziale, come un grande e magnifico frutto della cultura umana; la
religione stessa cattolica, là dove è credenza spontanea di masse, ed
anche quando è credulità e superstizione, va trattata con rispetto e
con vigile cura, con l'animo di chi vuole non spegnere ma ravvivare la
fiammella fumigante.
Un'altra cosa offende noi modernisti e provoca la nostra azione
rinnovatrice: il carattere del vincolo che lega molti cattolici alla
gerarchia, che la gerarchia vuole oggi ad ogni costo, e con un supremo
sforzo, mantenuto e perpetuato. Noi sappiamo a prova quante anime
sanguinino sotto questo peso, quale abuso di religione esso consenta
per scopi politici, quale terribile ostacolo sollevi contro chi lotta
per la giustizia e per la democrazia.
Sia quale si voglia la fede di ogni credente, noi la rispetteremo. Ma
sia, in ognuno, non dedizione servile ad una autorità esteriore, non
menzogna di una fede assente, non calcolo ed insidia politica; sia
interiore e cordiale adesione ad una dottrina, sincera espressione di
una vita morale, personale riconquista da parte di coscienze che
l'inquietudine religiosa mosse alla ricerca, possesso di spiriti
educati all'autonomia.
Trasferiamo le Chiese, volenti o riluttanti, sul terreno della
libertà; qui esse si provino alla persuasione, alla conquista, al
governo delle coscienze; dai frutti le giudicheremo.
È Dio stesso, il _deus absconditus_, il Dio immanente, ad una più
intima comunione con il quale la coscienza contemporanea, pur fra
tante incertezze ed errori, si va elevando, il quale rivendica per sè
le anime, geloso di un sacerdozio che si interpone fra lui e queste, e
divenne così grasso ed opaco da empirle d'ombra; e le vuole sue
alunne. Egli, siamone sicuri, dirà dall'intimo a ciascuna anima la
stessa parola; egli farà l'unità.
Roma e l'Italia
I principî e le aspirazioni che io ho brevemente esposto hanno per noi
italiani, viventi in Roma o così presso a Roma, una importanza ed un
significato pratico, pregni di dolore e di vita, che chi è fuori
riesce a stento ad immaginare. Le lotte degli ultimi anni
l'inseriscono a viva forza nell'animo nostro; e nel drammatico
conflitto che ne risulta, avvertito da pochi, volutamente trascurato
da una democrazia immemore dei valori religiosi, si esaurisce la
vitalità spirituale di un popolo, già così fiacca per la lunga servitù
e per la tendenza della razza alla esteriorità spensierata e fugace.
C'è in Italia, come nell'Austria cattolica e nella stessa Spagna, una
libertà religiosa, conquistata attraverso alle rivoluzioni politiche
del secolo scorso e sempre duramente contrastata dalla Curia di Roma;
è la laicità negativa dello Stato, la libertà nei cittadini di non
esser credenti nè religiosi, sino al punto che è possibile ad un uomo
non esser religioso. E questa libertà basta oggi allo spirito italiano
e ad essa bastano le leggi italiane. Presso di noi la Chiesa romana ha
talmente monopolizzato tutto quello che ha attinenza alla vita
religiosa, che nel liberarsi da essa si è quasi esaurita la fiacca
religiosità del nostro popolo. E questa non è liberazione che a metà,
è rinunzia, non rivendicazione dei beni spirituali. Non abbiamo
spezzato le catene; ci siamo mutilati, per liberarci gittandole via
insieme con una parte, la più intima e preziosa, di noi; sicchè in
realtà la coscienza religiosa italiana è ancora schiava della Curia
romana; palpita e sanguina e si agita, avulsa, nelle strette della
antica servitù.
La religiosità che conquista sè stessa, l'attività libera che si
addestra nell'esercizio, la lotta contro ogni cosa che in noi e nel
vicino nostro è avvertita come diminuzione e oscuramento di questa
divina fiamma dello spirito non è intimamente sentita, perchè non
siamo abbastanza religiosi. Mazzini non ha fatto più discepoli, dopo
il 1870.
Ed oggi tutti i giovani che si affacciano alla vita con gesto e
intento di rinnovatori affettano indifferenza per il problema
religioso ed ecclesiastico, quando non giungono alla aperta
confessione di simpatia per la chiesa di Roma; e i seguaci di questa,
vuoti di inquietudine spirituale, si servono sfacciattamente del
vincolo religioso e dei mezzi ecclesiastici per la loro conquista
terrena, di prevalenza politica e di dominio. E di fronte ad essa
stanno l'indifferenza degli scettici e una democrazia preoccupata
d'altro e un anticlericalismo che dommatizza a sua volta ed eccita odî
religiosi, perchè non è giunto ancora al concetto della laicità che è
libertà vera ed intiera.
Per questo i pochi che in Italia hanno il desiderio vivo e pungente
della libertà religiosa rivolgono un appello disperato a tutti i
liberi credenti di fuori, per essere aiutati nell'opera loro; perchè
essi sono sul punto di esser travolti dalla ostentata indifferenza ed
atonia religiosa dei più, che si accordò assai bene con il
clericalismo, maschera e menzogna di religione, ma non tollera una
religiosità attiva ed ardente.
E questo appello assume una forma concreta: aiutateci a costituire in
Roma un centro di vita e di attività che sia come la rappresentanza,
nella città dello spirito, di quest'altra Chiesa di liberi, di questa
universalità cristiana, di questa sovranità della coscienza religiosa
che il presente congresso magnificamente attesta e proclama; e che
dovrà pure un giorno, non uccidere, ma assorbire in sè la Chiesa di
Roma, liberando coloro che essa oggi aduggia ed opprime.
Aiutateci a far sorgere, dinanzi al Vaticano, grandioso museo del
cattolicismo medioevale, dal quale i morti dominano i vivi e
diffondono intorno un torbido sogno di dominio, un Vaticano nuovo,
idea e non pietra, che sia l'anima della terza Roma, espressione viva
di una più alta unità delle stirpi umane; unità la quale non associi
popoli vinti e fiaccati dalla forza, nè coscienze volontariamente
prone dinanzi a una larva di divinità esteriore ed autoritaria, ma sia
in ciascuna coscienza di uomo il senso della universalità della legge
di bene che essa porta in sè stessa e che, a chi la conquista, rivela
il segreto del più sicuro dominio di sè e della storia.
Così, allo stesso modo che l'impero romano preparò gli elementi che,
assorbiti e rifusi nella Chiesa romana, condussero ad una seconda
universalità, quella del cattolicismo medioevale, questo, a sua volta,
superato e risolto in una nuova sintesi possente, preparerà
l'universalità del precetto cristiano di amore fra gli uomini e fra i
popoli, l'unità figlia della libertà.
BIBLIOTECA POPOLARE DI PROPAGANDA DEMOCRATICA
N. 2.
ROMOLO MURRI
DEPUTATO AL PARLAMENTO
Il cristianesimo
e la religione di domani
Primo migliaio
ROMA
COMITATO DI AZIONE LAICA
EDITORE
Piazza Trasimeno, 2
Prezzo: L. 1
COMITATO DI AZIONE LAICA
Si è costituito in Roma fra alcuni volonterosi i quali sperano di
veder molti associarsi ad essi, per uno scopo di risveglio morale, di
educazione democratica, di liberazione delle coscienze che sono ancora
serve dell'ignoranza e del pregiudizio, di propaganda idealistica, un
_Comitato di azione laica_.
Esso intende di raggiungere i suoi scopi con tutte le forme di
propaganda diretta che gli saranno possibili: il libro, la rivista, la
conferenza, il convegno. Più, intende raggiungerli, indirettamente,
influendo su tutte le altre iniziative ed istituzioni le quali hanno
anche esse uno scopo di propaganda e di educazione popolare: la
scuola, il periodico, la biblioteca popolare, l'organizzazione di
cultura o professionale o di partito; fornendole di pubblicazioni
opportune, stimolandone l'iniziativa, coordinandone gli sforzi, per
ciò che riguarda la lotta per la libertà religiosa e l'educazione
morale.
(_Continua nella copertina pag. 3_)
Al comitato di azione laica si può appartenere in tre modi:
o come socio _promotore_, versando una volta tanto lire cento;
o come socio _effettivo_, versando lire dieci annue;
o come socio aderente, versando una lira annua.
I periodici aderiranno inviando solo una copia della pubblicazione
alla sede centrale ed impegnandosi a pubblicare le comunicazioni
ufficiali del Comitato.
Le associazioni possono aderire, versando un contributo annuo in
ragione di L. 0,50 per socio ed impegnandosi a collaborare
collettivamente, nei limiti del loro statuto e delle loro possibilità,
ai fini sociali.
La sede provvisoria del Comitato è in Roma, piazza Trasimeno, 2, alla
quale chi voglia può rivolgersi, mediante cartolina con risposta
pagata, per chiedere copia dello statuto ed altre informazioni.
Sezioni del Comitato possono essere istituite dovunque sieno almeno
dieci soci regolarmente inscritti presso il Comitato centrale, e con
l'approvazione di questo.
BIBLIOTECA POPOLARE
DI PROPAGANDA DEMOCRATICA
Sarà pubblicato un volumetto di circa 100 pagine ogni due mesi.
Ciascun volumetto sarà messo in vendita a prezzo di L. 1 la copia. Ma
forti riduzioni verranno praticate alle Biblioteche popolari o per
l'acquisto di più copie.
Abbonamento annuo (6 volumetti)
Lire 4
È in vendita il primo volumetto:
ROMOLO MURRI
Il partito radicale
e il radicalismo italiano
Seguiranno, per il corrente anno 1913, altri due volumetti.
Abbonamento ai primi quattro volumetti
Lire 3