[554] Cfr. _Delle antichità cit._ diss. XXX, vol. III. III, pag. 345 e
segg.
[555] Cfr. GIULINI _Memorie cit_. parte III, pag. 366.
[556] _Presbyteri decumanorum extra chorum cantant_, dice BEROLDO _loc.
cit_. ed. MURATORI Diss. LVII.
[557] Dopo un primo stadio di formazione, comunemente noto col nome
di _periodo apostolico_, la comunità cristiana, sotto l'influsso
dello spirito giuridico organizzatore dei Romani (FRIEDBERG-RUFFINI.
_Trattato cit_. pag. 26), cominciò ad acquistare, ancora prima di
divenire religione di Stato, un aspetto sempre più rispondente a
quello religioso e civile romano; e gli ecclesiastici furon ben
presto rivestiti di un carattere ufficiale in tutto simile a quello
dei funzionarî civili, nello stesso modo dei quali, con le stesse
parole e con le stesse forme erano nominati (ID. _ibid_. pag. 32 e
segg.) e tutti coloro che erano investiti del ministerio ecclesiastico
si vennero a contrapporre ai laici costituendo anch'essi un _ordo_
distinto dalla _plebs_ in modo del tutto identico a quello che avveniva
nella costituzione civile.
[558] Cfr. _Concil. carthag_. IV, a. 418-19, c. 22.
[559] In ordinandis sacerdotibus et clericis, diceva S. Agostino (cfr.
POSSIDIO _Vita Augustini_ cit. c. 21), consensum maiorem cristianorum
et consuetudinem ecclesiae sequendam esse.
[560] Cfr. i documenti riportati e indicati dall'IMBART DE LA TOUR _Les
élections episcopales dans l'Eglise de France du IX au XII siècle,_
Paris, 1891, pag. 12 e segg. e passim.
[561] _Cod. Theod._ XVI, 2, 33.
[562] Cfr. i passi riportati dall'IMBART DE LA TOUR. _Les élections
episcopales cit_. pag. 12 e segg.
[563] Il sinodo romano di Eugenio II dell'826 (c. 8) stabilisce:
«Episcopi in subiectis baptismalibus plebibus, ut certe propriis,
curam habere debent, ut cum in ipsis presbyteros necessitas occurrerit
ordinandi, ut reverentius observentur, convenit ibidem habitantium
habere consensum».
E il concilio ticinese dell'850, già tante volte citato, conferma
che «in ordinandis plebium rationibus, civium instituta serventur et
primum quidem ipsius loci presbyteri vel ceteri clerici idoneum sibi
rectorem eligant; deinde populi qui ad eamdem plebem adspicit, sequatur
assensus».
E dall'esempio offerto dalla pieve di Mosciano a quelli delle pievi
modenesi e parmensi, le prove dell'autonomia dei centri rurali è
dovunque dimostrata; ciò che produce come conseguenza che quella della
pieve urbana, che dai centri rurali è circondata, sia anche maggiore.
[564] Cfr. TAMASSIA N. _Longobardi, Franchi etc cit_., pag. 113-18 e
SOLMI A. _Stato e Chiesa secondo gli scritti politici da Carlo M. fino
al concordato di Worms_, Modena, 1901, pag. 3 e segg.
[565] TAMASSIA _loc. cit._, pag. 196 e segg. SOLMI _loc. cit._, pag.
55-57.
[566] In Gallia, come si rileva anche dalla formula del _Missale
francorum_ (ed. DUCHESNE _Origines cit._, pag. 359. «Secundum
voluntatem Domini, in locum s. memoriae illius nomine, virum
venerabilem illum testimonio presbyterorum et totius cleri et consilio
civium ac consistentium credimus eligendum») le elezioni vescovili
anticamente erano indipendenti; ma sotto i Merovingi, per le violenze
e le agitazioni del popolo, il potere regio ebbe occasione ed agio di
intervenirvi per modo che da un semplice mantenimento dell'ordine si
passò rapidamente ad una vera e propria ingerenza; cosicchè la Chiesa
fu costretta ad iniziare una lotta, che ridusse — è vero — l'autorità
regia alla sola conferma; ma le dètte, appunto perchè limitandola
l'ammetteva, pieno ed esplicito e riconosciuto diritto di intervenire
nell'elezione. L'HAUCK, (_Die Bischofswalhen unter der Merovingern_.
Erlangen, 1883), forse un po' impressionato dall'opinione del FUSTEL
DE COULANGES, (_La Monarchie francque_, Paris, 1888, pag. 523-566 e,
sopra tutto, 555-558) che ritenne che l'autorità regia ridusse a nulla
l'intervento del clero e del popolo; ha pensato che questa limitazione
sia stata una grande conquista da parte della Chiesa; ma, in realtà,
egli ha considerato il fatto rispetto ai suoi presupposti immediati;
ma non alla costituzione primitiva della Chiesa. Il can. 10 del quinto
Concilio di Orléans (ed. MAASSEN, _cit_., pag. 103) incomincia «Sed
_cum voluntate regis_... pontifex consacretur».
Questo già ai primissimi del secolo settimo. L'editto di Clotario è del
614. (Cfr. «Monum. Germ. Hist.» _Leges_, I, pag. 14).
Sorto in seguito l'astro dei Carolingi, la Chiesa fu trasformata in
istituzione territoriale e, pienamente sottratta alla dipendenza del
pontefice (cfr. FRIEDBERG-RUFFINI, _loc. cit._, pag. 16), divenne loro
docile e poderoso strumento di governo.
[567] Quest'affermazione si limita, s'intende bene, al periodo franco,
durante il quale l'azione del pontefice nelle elezioni vescovili ebbe
un'importanza così limitata che non occorre fermarcisi su.
[568] Nell'epoca romana questo fatto si rileva più facilmente perchè
l'elezione del vescovo è regolata minutamente dalle leggi e queste
graduano la facoltà degli elettori in proporzione diretta della loro
posizione nella vita civile.
Vedi a questo proposito a pag. 59 e segg. e _Cod. Theod._ Nov. XVII a.
445.
[569] Vedi i passi riportati a questo proposito dal FRIEDBERG-RUFFINI,
dal CALISSE, dall'IMBART D. LA TOUR e dal VACANDARD E. _Les élections
épiscopales sous les mérovingiens_ in «Rev. d. questions histor.».
XXXII, 126, avril, 1898. «Expectarentur — dice un tipico passo di
S. Leone M. (Ep. X, 6 — Iaffè Reg. 467) — vota civium, testimonia
popolorum; quaereretur honoratorum _arbitrium, electio_ clericorum».
[570] E ciò sopra tutto per la ragione che il clero, come istituzione,
è ritenuto di origine divina e gode, quindi, di un gran prestigio.
[571] A notariis ecclesiae — dice S. Agostino (Ep. 110) — ...
excipiuntur quae dicimus et dicitis... Hoc ad ultimum rogo ut gestis
istis dignemini subscribere qui potestis.
Su questo _decretum quod clerus et populus formare debet de electo
episcopo_ cfr. specialmente l'_Ordo romanus_ in _Bibl. patruum_ cit.,
X, col. 104.
[572] S. AGOSTINO li ricorda varie volte.
Dilectissimis fratribus, clero, _senioribus_ et universae plebi
aecclesiae Hipponensi.... salutem — Ep. 137.
Silvanus a Cirtha traditor est et fur rerum pauperum, quod omnes vos
episcopi, presbyteri, diacones et _seniores_ scitis — _Contra Crescon_.
III c. 29 _ed. cit._ vol. VII pag. 177.
E la stessa precisa frase si trova anche nelle _Gesta purgationis
Felicis et Caeciliani_ in calce alle opere di OPTATO, Parigi, 1567,
pagina 268 — Ep. di forte.
E nello stesso significato troviamo la parola anche nel medioevo.
Nel testamento del prete Teodaldo dell'a. 768 (ed. FRISI _loc.
cit._, II, n. 2, pag. 4) è detto: «obsecro principes terre istius vel
presolis adque _senioris_ ecclesie S. Johannis ut... omnia stavilem
permittatis permanere. E in una donazione al monastero di S. Ambrogio,
dell'a. 863 (ed. GIULINI _loc. cit._, vol. I, append. pag. 444-45) si
stabilisce che se i monaci non adempiono agli obblighi loro imposti
a proposito di un ospedale fondato dal donatore, l'ospedale stesso
passi agli _officiales_ della Chiesa di S. Giovanni di Monza «sine ulla
contrarietatem _senioribus_ ipsius ecclesiae».
Nè son casi isolati. Cfr. a. 787 (MURATORI _Antiq. ital._, III,
col. 587) pontifex (arciv. di Milano) de ipso ordine presbyterum
_seniorem_... ordinare dignetur. — a. 951-962 (VIGNATI, _Cod. dipl.
laud._ cit. I, n. 13, pag. 18-19). Radbertus presbiter de cardine
s. laud. eccl. scribere per iussu domni _senioris_ communuimus. — a.
933. (TIRABOSCHI. _Mem. Nonantola_ cit., n. 82), una per consilio et
consensum _seniorum_ sacerdotis et clerum b. s. Geminiani motinensis,
il vescovo Gottifredo fa una concessione enfiteutica.
Il TAMASSIA (_I sermoni di Pietro Crisologo_ cit.,) ha indicato alcuni
passi che gettano uno sprazzo di luce sui rapporti che con anacronismo
scusabile possono esser detti _prefeudali_, della società romana.
I documenti ora indicati, che contengono il nome di _senior_, di ben
nota diffusione nel campo feudale, possono, forse, esser presi in
considerazione anche da questo punto di vista.
[573] Agostino. _Conc. II in Psalm._ 36, to. 8, pag. 201. «Cum
incestos contra legem decretaque omnium sacerdotum communioni sanctae
adiungeret, cumque obsistente massima parte plebis, etiam _seniorum
nobilissimorum_ litteris conveniretur etc.».
LIBERATI. _Breviarium cit_., c. 14. ed. cit. to V, pag. 763. «Collecti
sunt _nobiles civitatis_ ut eum qui esset vita et sermone dignus
pontificatu eligerent».
[574] In ordinationibus eorum clamant et dicunt: dignus es et iustus e
S. AMBROGIO. _De dignitate sacerdot._ c. 5. E S. AGOSTINO (_Ep_. 110):
Dignus et iustus est dictum est vicies.
Altri esempi per il medioevo ci sono offerti da GREGORIO DI TOURS,
_loc. cit._ passim e specialmente l'ep. 25 del libro quarto, ad
Donnulum.
[575] Cfr., oltre i trattati generali già citati, il REVILLE _Les
origines de l'épiscopat_, Paris, 1894.
[576] Vedi il doc. dell'838 nella nota 2, a pag. 186.
[577] Vedi il doc. riportato nella nota 1, a pag. 186.
[578] Q. FLORENTIS TERTULLIANI _Apologeticus adversus gentes_, Venezia,
1525, c. 37, cap. XXXIX.
De disciplina christianorum. Si quod arcae genus non de ordinaria summa
quasi redemtae religionis congregatur: _modicam unusquique stipem
menstrua die, vel cum velit et si modo possit, apponit_. Nam _nemo
compellitur_, sed _sponte confert_.