«Sì, Marcantonio, vi è lo scetticismo dei deboli, che è composto di

molte virtù andate a male. Tu, come tanti altri, avevi chiuso il cuore,

non per paura che lo ferissero le cose brutte da te viste nel mondo,

ma perchè ti piacque non credere alle virtù che non ti erano riuscite.

Questa è pure una forma dell’egoismo; ma consolati, è la più comune, è

la meno crudele, quella di cui si può guarire coll’amore.»

Il convalescente sorride alla salute che gli ritorna, e abbandona la

testa affaticata sul guanciale.

— Professore! — gli dice una voce, che ora non lo fa più adirare —

professore, come stai?

— Sto meglio, proprio meglio; e voi altri come state? Che fa Faustina?

— Faustina e Serafina dormono. Anna Maria era stanca, e perchè non si

levasse troppo presto, ho chiuso di nascosto le imposte della finestra.

Sono sveglio io solo; è l’alba. Dunque la va bene?

Il buffo Curti fa questa dimanda colla usata festevolezza; egli ha

l’aria di soffocare in ogni frase una risatina indocile, ma innocente.

— Sì — risponde Marcantonio sospirando — la va bene; ma ho provato a

levarmi, e non sono riuscito; sono tanto debole!

Dicendo queste parole coll’accento querulo degli ammalati che hanno

l’amore al capezzale, il professore pare che chieda misericordia collo

sguardo.

— Che bisogno hai di levarti? — domanda suo genero.

— I miei scolari.... — balbetta Marcantonio.

— Tu non ne hai più nemmeno uno; cioè, no, ne hai due di sesso diverso

— i tuoi nipotini. Non hai tu promesso?

— Come ho io potuto promettere una cosa simile?

— Non si domanda il come; ce l’hai promesso, e vi era un testimonio, la

signora Camilla.

Un rossore fuggitivo colorisce le guance dell’infermo, e il buffo Curti

ne comprende il significato.

— Sai? — gli dice senza malizia — ho in serbo molta roba per quando

sarai guarito.

— Che roba?

— Lettere al _Signor Io_.

— Oh! come!... — balbetta Marcantonio tutto stupito che l’accento

bonario di suo genero non permetta al suo amor proprio permaloso

nemmeno l’ombra del dispetto.

— Sono andato alla posta ed ho ritirato le lettere giacenti; e sai?

il distributore mi ha chiesto se il _Signor Io_ era proprio io. Gli

ho risposto di sì. Sono ventidue lettere; avrai da scegliere, se hai

ancora quell’idea....

— Vorresti credere?...

— Io no — risponde Iginio Curti semplicemente — io no davvero; ma

infine, se tu volessi proprio, padronissimo; intanto fino a quel giorno

ti sequestriamo.

— Non posso — dice l’infermo con voce gemente — non posso.

— Perchè?

— Perchè sono stato un egoista, perchè ho amato prima i miei comodi più

di mia figlia, poi la mia dignità di padre offeso più di mia figlia,

e perchè anche ieri, nel riconciliarmi con essa, io ricominciava ad

amare la pace della mia vecchiaia imminente più di mia figlia. Voi

mi offrite l’ozio studioso, gli agi, la tranquillità, e tutte le cose

che ho avute più care e che mi sono mancate in gran parte, ed una che

ho visto sempre da lontano e che ora è giunta fino a me e mi è più

cara di tutte, l’affetto. Lasciate che questo egoista pentito faccia

un atto generoso — io mi piglio l’affetto e vi abbandono il resto.

Tornerò nella mia casa, andrò a dire ad ogni oggetto che mi conosce che

Marcantonio è un altr’uomo; tornerò ai miei licei, e le mie scolaresche

sapranno che sopra tutti i trattati di filosofia ve n’ha uno che

bisogna leggere di buon’ora e studiare fino all’ultimo giorno della

vita.

Il povero Marcantonio sorride nel dire queste parole e si tocca

ripetutamente il petto coll’indice, guardando in faccia a suo genero

per invitarlo ad indovinare.

— Il cuore — dice Iginio Curti; ma suo suocero gli fa osservare che

quella non è che una pagina del gran libro, o tutt’al più un capitolo,

e allora il buffo corregge: — L’amore — e il professore nota che

l’amore è l’essenza della gran dottrina filosofica, ma non è un libro.

Iginio Curti non fiata più; allora Marcantonio dice con molta malizia:

— Il libro in cui bisogna imparare a leggere di buon’ora è un libro

chiuso; s’intitola: _Il Signor Io._

Ride Iginio Curti, oh! quanto ingenuamente ride! e Marcantonio, passato

il primo stupore, gusta una contentezza non provata mai, vedendo

accolta la sua sentenza severa con una risata così cordiale.

All’ultimo, poichè Iginio Curti non vuol smettere, Marcantonio ride

anche lui.

— Insegnerai ai tuoi nipoti a leggere nel gran libro — dice Iginio

Curti facendosi serio a stento — è cosa intesa.

— Me ne vado — insiste Marcantonio; — ti assicuro che me ne vado;

sono stato un grande egoista fino a ieri; da domani voglio fare la

penitenza; me ne vado.

Marcantonio prova a rizzarsi, ma non gli riesce, è troppo debole.

— Ohimè! non posso!

Il buffo Curti non ride più; nel suo cranio profano è entrata un’idea

filosofica, ed egli prima la guarda sbigottito, poi, senza staccarne

gli occhi della mente, perchè non se ne vada com’è venuta:

— Ti voglio fare una domanda — dice.

— Sentiamo.

— Fra le varie forme dell’egoismo umano, non ve n’è, o non ve ne può

essere una che sia come chi dicesse l’egoismo della penitenza?

Marcantonio apre gli occhi e la bocca.

— Non capisco — dice; ma ha quasi capito.

— Tu — prosegue il buffo Curti — rinunziando alle tue occupazioni per

venire a stare con noi, dai una consolazione a tua figlia; contenti me,

che, volere o non volere, sono il padre dei tuoi nipotini; rendi felici

colle tue carezze Faustina, per ora, e Marcantonio più tardi; ma se tu

ti ostinassi a dire che ti vuoi pentire, e ci negassi questa felicità,

non ti pare che saresti un egoista?

INDICE

AVVERTENZA _Pag._ 7

I. — Il mio tempo presente » 9

II. — Il mio tempo passato » 23

III. — Il mio avvenire » 69

IV. — Invito al talamo di Marcantonio » 73

V. — La gara — Fasi e catastrofe » 83

VI. — Marcantonio gioca » 107

VII. — «Sono qua!» » 115

VIII. — Si parla di Lui » 127

IX. — Deus ex machina » 149

X. — L’ultima idea del Signor Io » 177

OPERE DI S. FARINA

IL ROMANZO D’UN VEDOVO — 3ª ediz. corretta L. 2. —

AMORE BENDATO — 3ª ediz. diamante legato

in tela » 4. —

IL TESORO DI DONNINA — 3ª ediz. » 4. —

RACCONTI E SCENE — 2ª ediz. » 2. —

CAPELLI BIONDI — 3ª ediz. leg. alla bodoniana » 4. —

UN TIRANNO AI BAGNI DI MARE — 3ª ediz. » 1.20

DALLA SPUMA DEL MARE — 3ª ediz. » 2.50

FRUTTI PROIBITI — 3ª ediz. » 2. —

ORO NASCOSTO — 3ª ediz. con ritratto » 4. —

PRIMA CHE NASCESSE — 2ª ediz. » 1.50

LE TRE NUTRICI — 2ª ediz. » 1.50

CORAGGIO E AVANTI! — 2ª ediz. » 1.50

MIO FIGLIO STUDIA — 2ª ediz. » 1. —

L’INTERMEZZO E LA PAGINA NERA » 1.50

MIO FIGLIO S’INNAMORA » 1.50

IL MARITO DI LAURINA » 2. —

NONNO » 1.50

FRA LE CORDE DI UN CONTRABASSO » 1.20

MIO FIGLIO! — ediz. comune, elegantissima » 5. —

AMORE HA CENT’OCCHI — Un grosso volume

di 450 pagine » 5. —

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Il signor Io · 第 7 / 7 段