Nella sua camera Chérie, inginocchiata presso la culla, le aveva udite
entrare. Si alzò lenta, trepidante. Bisognava andare al loro incontro,
salutare Mirella.... dire a Luisa che Florian era tornato -- tornato....
e ripartito.
Il silenzio profondo nella stanza attigua la colpì. Ella si chiese,
movendo esitante verso l'uscio, perchè mai Luisa non parlava? Era pur
solita a parlare con Mirella, a parlarle sempre con quella tenera voce
sommessa, con quel dolce tono materno un po' insistente che pareva
volere ad ogni costo ridestare la mente assopita della bimba.
Che cosa significava questo silenzio?
Non si udiva un soffio; pareva che la stanza fosse vuota.
D'un tratto Chérie comprese. Luisa attendeva silenziosa, immobile, che
il miracolo si compiesse -- attendeva la prima parola di Mirella!
Allora Chérie non osò più avanzare. Congiunse le mani in atto di
preghiera, e anch'essa attese. Attese un suono, una parola, un grido.
Nulla. Il silenzio durava profondo.
S'udì infine il pianto di Luisa, un pianto sommesso e desolato, e poco
dopo i loro passi lievi sul tappeto della scala.... Indi, di nuovo, il
silenzio.
Chérie rimase immobile colla fronte appoggiata allo stipite della porta
chiusa.
Se ne erano andate. Luisa conduceva Mirella nella sua camera... la
metteva a dormire. E non aveva chiamato Chérie! Non le aveva dato la
buona notte; non l'aveva chiamata a salutare Mirella. No. Nessuno,
nessuno aveva bisogno di Chérie. Luisa, anche nel suo grande dolore, non
aveva pensato di chiedere conforto a lei. Era andata via, sola con
Mirella, a chiudersi nella sua camera, a piangere le sue amarissime
lagrime... Avrebbe pianto, avrebbe pregato, avrebbe dormito alfine --
senza neppur sapere che Florian era venuto.... senza sapere che se ne
era tornato via per sempre, senza sapere che il cuore di Chérie era
spezzato!...
Con un singhiozzo di appassionato dolore Chérie si ritrasse dalla porta
e si abbattè piangendo presso la culla.
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(Grande, diafana, luminosa, la luna di maggio sorgeva dalle colline
delle Ardenne; e salendo come un disco opalescente nei cieli, trovò la
piccola finestra ogivale, e raggiò, blanda e luminosa su Chérie e sul
bambino dormiente).
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All'orologio della vecchia chiesa di Bomal scoccarono le undici.
Sveglia nel suo letto, al buio, Luisa contò i lenti rintocchi. Le onde
sonore si spensero e di nuovo nella camera silenziosa non si udì che il
lieve respiro di Mirella. Luisa ascoltò quell'alito leggero e regolare.
Poi pensò a Claudio, e pregò Dio che lo salvasse da ogni male. Ma per il
suo ritorno non pregò.
Esausta dalle emozioni, alfine si assopì.
Ma Mirella non dormiva. Nonostante il suo respiro tranquillo e regolare,
i suoi occhi erano aperti. Immobile nel buio ella ascoltava qualcosa che
lentamente si svegliava in lei: la Memoria.
.... L'orologio della chiesa battè le undici e mezza. Luisa dormiva col
respiro singhiozzante, spasmodico di chi ha molto pianto prima di
addormentarsi.
La stanza era completamente buia, le imposte chiuse, le tende calate.
Silenziosa e sicura come una sonnambula Mirella scese dal letto e
traversò, lieve fantasma bianco, la camera.
Trovò l'uscio, l'aprì silenziosamente, percorse il corridoio e scese la
scala -- i passi dei piedini ignudi cadevano sul tappeto con la
leggerezza di petali di fiore....
Dove andava? Quale pensiero la guidava così per la casa oscura e
silenziosa?
Il ricordo! -- Il ricordo della porta drappeggiata di rosso.
Null'altro vedevano i suoi occhi ossessionati, null'altro ricordava il
suo spirito allucinato -- nulla se non quella tenda rossa calata sopra
una porta chiusa. Doveva rivederla.... rivederla.... ricordarsi perchè,
come, quando l'aveva già veduta. Sì, bisognava rivederla.... _E se
quella porta si apriva_ -- A quel pensiero il terrore indefinito in
cuore di Mirella raggiungeva il parossismo -- perchè sapeva, sentiva che
se quella porta si apriva ella sarebbe morta.
Così, come sospinta da una forza irresistibile, ella giunse all'ultimo
breve tratto di scala -- i quattro larghi gradini costeggiati dalla
ringhiera di ferro -- e qui si soffermò trasecolante.
Anche nel buio sapeva dov'era quella porta. Era là, di faccia a lei --
nera sul nero sfondo dell'oscurità.
Colle mani strette dietro la schiena, si addossò convulsa alla
ringhiera.
E rimase così, nella positura identica del suo passato martirio; le
pareva di essere legata, le pareva di dover restar per sempre immobile,
cogli occhi fissi nel buio, verso quella porta -- quella terribile porta
dalla tenda rossa....
. . . . .
Accasciata per terra accanto alla culla, col viso tra le mani, Chérie
aveva udito scoccare le undici ore; poi il quarto, poi la mezza.
Per lei tutto era finito. La sua decisione era presa. Ora che aveva
riveduto Florian non c'era altro da aspettare. Nulla più, nè gioia nè
speranza, poteva venirle dalla vita.
Che cosa avrebbero fatto al mondo lei e il suo bambino? Nessuno aveva
bisogno di loro. Nessuno desiderava mai di vederli, di parlare con loro;
tutti li sfuggivano; tutti li disprezzavano. Neppure Luisa aveva voluto
invocare su di lui una benedizione. No, era un bambino esecrato e
maledetto; era uno sventurato che portava sventura.
Chérie si levò in piedi e s'appressò alla finestra -- la finestra tonda
come quella della cabina d'una nave -- e la spalancò. La luce lunare
piovve per entro la stanza innondandola d'un effuso, latteo chiarore.
«Luna, addio!» disse Chérie. «Addio, notte. Addio, cielo. Addio, tutto!»
Poi si volse e tornò presso la culla. Si chinò e sollevò tra le braccia
il bambino che dormiva.
Come era tepido e tenero e piccolino! Non bisognava che prendesse freddo
-- pensò istintivamente -- e si guardò intorno cercando qualcosa con cui
coprirlo. Prese dal cassetto una grande sciarpa di seta celeste, e
l'avvolse intorno a sè ed al piccino: faceva fresco fuori in quella
bianca chiarità lunare, e dovevano andare lontano.... bisognava passare
il ponte sull'Ourthe e scendere per l'altra riva del fiume,
attraversando tutta quell'erba alta e umida intorno al vecchio
mulino....
Più in là vi era un posto dove la sponda scendeva meno ripida e la
corrente era più forte; ivi, chiudendo gli occhi e affidandosi a Gesù,
sarebbe entrata, correndo, nell'acqua....
Le pareva già d'esserci, tanto sentiva vivida l'impressione che ne
avrebbe avuto. Tante volte a Westende l'anno scorso era corsa così
dentro alle fresche onde increspate del mare.... Assai bene se ne
ricordava.
E adesso sentirebbe, come allora, l'acqua fredda cingerle le caviglie,
le ginocchia... poi quel fresco e forte abbraccio le salirebbe alla
cintola, mozzandole il respiro... poi al petto... poi alla gola....
Allora ella avrebbe stretto a sè con maggior passione e maggior forza il
suo bambino, gli avrebbe posata la bocca sulla bocca per non sentirlo
piangere, e coll'ultimo alito avrebbe bevuto il dolce respiro di quella
piccola bocca, socchiusa sempre ai baci, fragrante d'erbe e di
violette....
Alzò di nuovo lo sguardo alla finestra ogivale. «Addio!» disse ancora
una volta al cielo, alla terra, alla vita. Poi risoluta volse le spalle
a quel cerchio di bianca luminosità.
Si avvolse meglio nella lunga sciarpa azzurra, coprendosene il capo e le
spalle, incrociandosela sul petto ed avvolgendo nelle pieghe cerule
anche il bambino, che le posava ancor dormente al seno.
Poscia, pianamente, aprì la porta. Davanti a lei scendeva a lunghe
pieghe la portiera rossa, ed essa la scostò col braccio facendola
correre indietro sugli anelli. Dalla finestra rotonda dietro al suo capo
si proiettava su lei un fascio d'argentee lucentezze.
Così -- tutta velata d'azzurro, diafana nella luce lunare -- ella mosse
un passo innanzi.
Poi si fermò, trasecolante, impietrita.
Chi c'era là, nell'ombra? Chi stava immobile là sulla scalinata, a pochi
passi da lei?
_Mirella!..._
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Sì; Mirella era là, immota, quasi catalettica, cogli occhi pazzi di
terrore fissi su quella porta. Quella porta si apriva -- si apriva! Ecco
-- ecco -- uno spiraglio di luce bianca appariva sotto alla tenda....
Ah! La porta era aperta... la tenda si scostava!... Ora Mirella sarebbe
morta. Lo sapeva! Ciò che stava per vedere l'avrebbe uccisa, come già
una volta aveva uccisa l'anima sua. Sì... sì... la tenda rossa si moveva
ancora, lo spazio di luce s'allargava....