XXVIII.

Nella sua camera Chérie, inginocchiata presso la culla, le aveva udite

entrare. Si alzò lenta, trepidante. Bisognava andare al loro incontro,

salutare Mirella.... dire a Luisa che Florian era tornato -- tornato....

e ripartito.

Il silenzio profondo nella stanza attigua la colpì. Ella si chiese,

movendo esitante verso l'uscio, perchè mai Luisa non parlava? Era pur

solita a parlare con Mirella, a parlarle sempre con quella tenera voce

sommessa, con quel dolce tono materno un po' insistente che pareva

volere ad ogni costo ridestare la mente assopita della bimba.

Che cosa significava questo silenzio?

Non si udiva un soffio; pareva che la stanza fosse vuota.

D'un tratto Chérie comprese. Luisa attendeva silenziosa, immobile, che

il miracolo si compiesse -- attendeva la prima parola di Mirella!

Allora Chérie non osò più avanzare. Congiunse le mani in atto di

preghiera, e anch'essa attese. Attese un suono, una parola, un grido.

Nulla. Il silenzio durava profondo.

S'udì infine il pianto di Luisa, un pianto sommesso e desolato, e poco

dopo i loro passi lievi sul tappeto della scala.... Indi, di nuovo, il

silenzio.

Chérie rimase immobile colla fronte appoggiata allo stipite della porta

chiusa.

Se ne erano andate. Luisa conduceva Mirella nella sua camera... la

metteva a dormire. E non aveva chiamato Chérie! Non le aveva dato la

buona notte; non l'aveva chiamata a salutare Mirella. No. Nessuno,

nessuno aveva bisogno di Chérie. Luisa, anche nel suo grande dolore, non

aveva pensato di chiedere conforto a lei. Era andata via, sola con

Mirella, a chiudersi nella sua camera, a piangere le sue amarissime

lagrime... Avrebbe pianto, avrebbe pregato, avrebbe dormito alfine --

senza neppur sapere che Florian era venuto.... senza sapere che se ne

era tornato via per sempre, senza sapere che il cuore di Chérie era

spezzato!...

Con un singhiozzo di appassionato dolore Chérie si ritrasse dalla porta

e si abbattè piangendo presso la culla.

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(Grande, diafana, luminosa, la luna di maggio sorgeva dalle colline

delle Ardenne; e salendo come un disco opalescente nei cieli, trovò la

piccola finestra ogivale, e raggiò, blanda e luminosa su Chérie e sul

bambino dormiente).

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All'orologio della vecchia chiesa di Bomal scoccarono le undici.

Sveglia nel suo letto, al buio, Luisa contò i lenti rintocchi. Le onde

sonore si spensero e di nuovo nella camera silenziosa non si udì che il

lieve respiro di Mirella. Luisa ascoltò quell'alito leggero e regolare.

Poi pensò a Claudio, e pregò Dio che lo salvasse da ogni male. Ma per il

suo ritorno non pregò.

Esausta dalle emozioni, alfine si assopì.

Ma Mirella non dormiva. Nonostante il suo respiro tranquillo e regolare,

i suoi occhi erano aperti. Immobile nel buio ella ascoltava qualcosa che

lentamente si svegliava in lei: la Memoria.

.... L'orologio della chiesa battè le undici e mezza. Luisa dormiva col

respiro singhiozzante, spasmodico di chi ha molto pianto prima di

addormentarsi.

La stanza era completamente buia, le imposte chiuse, le tende calate.

Silenziosa e sicura come una sonnambula Mirella scese dal letto e

traversò, lieve fantasma bianco, la camera.

Trovò l'uscio, l'aprì silenziosamente, percorse il corridoio e scese la

scala -- i passi dei piedini ignudi cadevano sul tappeto con la

leggerezza di petali di fiore....

Dove andava? Quale pensiero la guidava così per la casa oscura e

silenziosa?

Il ricordo! -- Il ricordo della porta drappeggiata di rosso.

Null'altro vedevano i suoi occhi ossessionati, null'altro ricordava il

suo spirito allucinato -- nulla se non quella tenda rossa calata sopra

una porta chiusa. Doveva rivederla.... rivederla.... ricordarsi perchè,

come, quando l'aveva già veduta. Sì, bisognava rivederla.... _E se

quella porta si apriva_ -- A quel pensiero il terrore indefinito in

cuore di Mirella raggiungeva il parossismo -- perchè sapeva, sentiva che

se quella porta si apriva ella sarebbe morta.

Così, come sospinta da una forza irresistibile, ella giunse all'ultimo

breve tratto di scala -- i quattro larghi gradini costeggiati dalla

ringhiera di ferro -- e qui si soffermò trasecolante.

Anche nel buio sapeva dov'era quella porta. Era là, di faccia a lei --

nera sul nero sfondo dell'oscurità.

Colle mani strette dietro la schiena, si addossò convulsa alla

ringhiera.

E rimase così, nella positura identica del suo passato martirio; le

pareva di essere legata, le pareva di dover restar per sempre immobile,

cogli occhi fissi nel buio, verso quella porta -- quella terribile porta

dalla tenda rossa....

. . . . .

Accasciata per terra accanto alla culla, col viso tra le mani, Chérie

aveva udito scoccare le undici ore; poi il quarto, poi la mezza.

Per lei tutto era finito. La sua decisione era presa. Ora che aveva

riveduto Florian non c'era altro da aspettare. Nulla più, nè gioia nè

speranza, poteva venirle dalla vita.

Che cosa avrebbero fatto al mondo lei e il suo bambino? Nessuno aveva

bisogno di loro. Nessuno desiderava mai di vederli, di parlare con loro;

tutti li sfuggivano; tutti li disprezzavano. Neppure Luisa aveva voluto

invocare su di lui una benedizione. No, era un bambino esecrato e

maledetto; era uno sventurato che portava sventura.

Chérie si levò in piedi e s'appressò alla finestra -- la finestra tonda

come quella della cabina d'una nave -- e la spalancò. La luce lunare

piovve per entro la stanza innondandola d'un effuso, latteo chiarore.

«Luna, addio!» disse Chérie. «Addio, notte. Addio, cielo. Addio, tutto!»

Poi si volse e tornò presso la culla. Si chinò e sollevò tra le braccia

il bambino che dormiva.

Come era tepido e tenero e piccolino! Non bisognava che prendesse freddo

-- pensò istintivamente -- e si guardò intorno cercando qualcosa con cui

coprirlo. Prese dal cassetto una grande sciarpa di seta celeste, e

l'avvolse intorno a sè ed al piccino: faceva fresco fuori in quella

bianca chiarità lunare, e dovevano andare lontano.... bisognava passare

il ponte sull'Ourthe e scendere per l'altra riva del fiume,

attraversando tutta quell'erba alta e umida intorno al vecchio

mulino....

Più in là vi era un posto dove la sponda scendeva meno ripida e la

corrente era più forte; ivi, chiudendo gli occhi e affidandosi a Gesù,

sarebbe entrata, correndo, nell'acqua....

Le pareva già d'esserci, tanto sentiva vivida l'impressione che ne

avrebbe avuto. Tante volte a Westende l'anno scorso era corsa così

dentro alle fresche onde increspate del mare.... Assai bene se ne

ricordava.

E adesso sentirebbe, come allora, l'acqua fredda cingerle le caviglie,

le ginocchia... poi quel fresco e forte abbraccio le salirebbe alla

cintola, mozzandole il respiro... poi al petto... poi alla gola....

Allora ella avrebbe stretto a sè con maggior passione e maggior forza il

suo bambino, gli avrebbe posata la bocca sulla bocca per non sentirlo

piangere, e coll'ultimo alito avrebbe bevuto il dolce respiro di quella

piccola bocca, socchiusa sempre ai baci, fragrante d'erbe e di

violette....

Alzò di nuovo lo sguardo alla finestra ogivale. «Addio!» disse ancora

una volta al cielo, alla terra, alla vita. Poi risoluta volse le spalle

a quel cerchio di bianca luminosità.

Si avvolse meglio nella lunga sciarpa azzurra, coprendosene il capo e le

spalle, incrociandosela sul petto ed avvolgendo nelle pieghe cerule

anche il bambino, che le posava ancor dormente al seno.

Poscia, pianamente, aprì la porta. Davanti a lei scendeva a lunghe

pieghe la portiera rossa, ed essa la scostò col braccio facendola

correre indietro sugli anelli. Dalla finestra rotonda dietro al suo capo

si proiettava su lei un fascio d'argentee lucentezze.

Così -- tutta velata d'azzurro, diafana nella luce lunare -- ella mosse

un passo innanzi.

Poi si fermò, trasecolante, impietrita.

Chi c'era là, nell'ombra? Chi stava immobile là sulla scalinata, a pochi

passi da lei?

_Mirella!..._

----

Sì; Mirella era là, immota, quasi catalettica, cogli occhi pazzi di

terrore fissi su quella porta. Quella porta si apriva -- si apriva! Ecco

-- ecco -- uno spiraglio di luce bianca appariva sotto alla tenda....

Ah! La porta era aperta... la tenda si scostava!... Ora Mirella sarebbe

morta. Lo sapeva! Ciò che stava per vedere l'avrebbe uccisa, come già

una volta aveva uccisa l'anima sua. Sì... sì... la tenda rossa si moveva

ancora, lo spazio di luce s'allargava....

Vae victis! Romanzo · 第 50 / 62 题